Io mi sono laureato una ventina d’anni fa. Mi sono scordato quasi tutto di quello che avevo imparato a scuola. Io mi ricordo solo come si chiamava quella ragazza mi fece toccare un po’ le sue gambe in un vicolo e mi fece avvicinare la mia bocca alla sua. Saranno passati dieci anni. Da allora passo le mie giornate al bar o davanti alla televisione. Mia madre mi dice che devo trovarmi un lavoro e una fidanzata. Io penso che non troverà mai niente. Ho sempre la bocca amara
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Mi piaceva Anna e poi mi piaceva Patrizia e poi mi piaceva Teresa e poi mi piaceva Pina e poi mi piaceva Loredana. Io non piacevo ad Anna e poi non piacevo a Patrizia e poi non piacevo a Teresa e poi non piacevo a Pina e poi non piacevo a Loredana. Io piacevo solo a Ninetta, ma non ero il solo che piaceva a Ninetta.
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Il sindaco mi aveva detto che mi davano cinquecento euro al mese per aiutarmi. L’anno scorso mi ha detto che me ne avrebbero dato duecento. Quest’anno dicono che me ne daranno cento. Salgo tutte le mattine le scale del Municipio. Sono antipatico a tutti gli impiegati perché sto sempre a dire che non fanno niente e prendono pure gli straordinari.
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Mia moglie si è separata da me e questo già mi dava fastidio. Poi se n’è andata con uno che sta a Savona. Adesso mi hanno detto che è morta e sono addolorato.
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Ho avuto per trent’anni la tessera di questo partito. Ogni volta che arrivavano le elezioni mi dicevano sempre che non era ancora arrivato il tempo per la mia candidatura. Nel frattempo è arrivato il tempo per la morte di mio padre e di mio fratello.
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Sono antipatico a tutti i miei vicini di casa solo perché sono distratto e ogni tanto dimentico di salutarli. Sono antipatico a mia sorella perché lei crede che mia madre voglia più bene a me che a lei. Sono antipatico al sindaco perché pensa che non l’ho votato anche se siamo cugini. Sono antipatico a mia moglie perché non ho mai voglia di fare niente in casa. Tutta questa antipatia mi fa stare malissimo e quando stai male veramente sei veramente antipatico a tutti.
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Quando cercavo Francesca ero molto insistente. Quando cercavo a Milena ero molto impaziente. Quando cercavo a Maria ero molto invadente. Non c’è mai stato un solo momento della mia vita in cui sono stato capace di non cercare nessuna. Non c’è stato mai un momento della mia vita in cui qualcuna mi ha cercato con insistenza, con impazienza, con invadenza.
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Quest’anno sono andato in pensione. Mi hanno fatto una lettera prestampata e basta. Nemmeno un fiore. Adesso ho sessantacinque anni e forse un tumore alla prostata. Me lo diranno in questi giorni. Ancora non ci penso ai guai che mi attendono, penso alla festa che non mi hanno fatto.
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Mia moglie se n’è andata con uno che è più alto di me e anche ricco. Io adesso mi vedo ogni tanto con una polacca. Non ci diciamo niente. Lei me lo prende in mano. Io mi sporco i pantaloni prima che si fa dura perché possiamo vederci solo una volta al mese.
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Io tengo le stesse cose che tiene l’alimentari che sta di fronte e le vendo anche meno. Il guaio è che mia moglie non vuole capire che la nostra vetrina è vecchia e la dobbiamo cambiare. Anche lei dovrebbe cambiarsi più spesso e togliersi il lutto.
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Si fece prestare mille euro e non me li ha mai tornati. Si fece prestare la macchina fotografica e me l’ha rotta. Si fece prestare un libro e dice che non lo può più trovare. Quando lo vedo mi dice sempre che io sono il suo migliore amico e questa è la cosa che mi amareggia di più. Non me ne frega niente dei mille euro, della macchina fotografica, del libro.
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I miei figli non credono a me ma alla madre. I miei genitori non credono a me ma a mia sorella. I miei colleghi non mi stimano. I miei amici non mi dicono niente, non so neppure perché sono miei amici.

gente che va / gente che sta.
ma la guerra è finita,
per fortuna,
posso starmi sconfitto
a rimarmi la luna.
Caro Franco,
scusa se ritocco un po’:
“Non c’è stato mai un momento della mia vita in cui qualcuno mi ha cercato con insistenza, con impazienza, con invadenza.”
Nemmeno Dio? Allora è proprio un guaio.
Un caro saluto,
Roberto
Quella della pensione è forte!
sottile sarcasmo il tuo.
Questo qui sta proprio ‘nguaiato. Però il racconto sarebbe bello, se fosse l’inizio di un romanzo ( o lo è?). Così com’è mette solo tristezza.