Achille Maccapani, funzionario, saggista, narratore, milanese interista, e fermiamoci qui, sceglie, inseguendo l’amore, la riviera ligure, quel lembo estremo, terra di confine, tanto caro a Francesco Biamonti e non solo. Raccontaci qualcosa di te, Achille, le tue passioni musicali, che so molto forti, quelle letterarie.
Anzitutto, Marino, ti ringrazio. Abito a Ventimiglia da qualche anno, ma bazzico nella città di confine dall’estate ’87, dopo che mi sono fidanzato con Chiara. Sono tanti anni che respiro quest’aria, benchè di famiglia ferrarese, nato e vissuto nell’hinterland milanese: da apolide sono diventato un ligure di adozione. Questa terra mi è davvero entrata nelle viscere. Si è rivelata utile la conoscenza superficiale del francese imparato alle medie: mio suocero lavorava nei cantieri edili a Montecarlo, tutto il dialetto di questi luoghi di confine è intriso dall’influsso linguistico franco-provenzale. La mia formazione è maturata da ragazzino, a metà degli anni ’70, quando ascoltavo i concerti sinfonici alla radio e leggevo i libri in prestito presso la biblioteca di Cavenago Brianza. Ascoltavo le sinfonie di Beethoven e Brahms, ma divoravo anche i romanzi di Silone, Salgari, anche saggistica. E volevo scrivere. Ho fatto due primi capitoli di altrettanti romanzi. Solo a 20 anni ho portato a termine un romanzo vero e proprio: era l’estate ’84. Poi l’ho lasciato in cantina. Tra il ’95 e il ’98, quando tornavo in treno da Milano, spesso incontravo proprio Biamonti. Chiedeva di me, dei parenti di mia moglie. Ci siamo incontrati l’ultima volta (purtroppo!) nel ’99 a Soldano: un pomeriggio meraviglioso in un pub locale. Da quell’incontro forse è nato lo stimolo di riprovarci qualche anno dopo.
So che collabori con dei saggi di argomento giuridico per Italia Oggi, ma poi nel 2005 riscopri il romanzo tenuto in cantina per vent’anni Taci e suona la chitarra, edito da Frilli. Dicci un po’ di questa storia e di come é andato.
Durante un incontro con Luca Doninelli (era il febbraio ‘85), cui avevo sottoposto quel romanzo, mi sentii dire che era meglio mi dedicassi alla saggistica. Dal ’93 ho pubblicato libri di diritto comunale. Dal ‘96 ho iniziato a collaborare con Italia Oggi, sempre per commentare leggi, decreti, circolari, sentenze. Nell’estate del 2004, durante un trasloco, ho ritrovato il vecchio romanzo. L’ho riveduto integralmente per sei mesi e ho smesso a fine febbraio 2005. L’ho spedito ad una ventina di case editrici: Frilli mi ha contattato dopo due settimane, l’hanno accettato subito. Era un bildungsroman ambientato nella Milano degli anni ’80, quella del mio periodo universitario (studiavo legge), carica di tensioni, rabbie post-anni di piombo. Era la fase delle piramidi di Panseca, dei primi anni delle tv Fininvest. Mi rifugiavo ascoltando l’heavy metal: Judas Priest, Iron Maiden, Metallica, Motorhead. Il romanzo parla di questi brutti anni. Credo che abbia venduto bene, non so molto.
Poi un noir, fantapolitico, Delitto all’Aquila nera, Aquila che é un pub vero, a Dolceacqua? Cos’é successo, hai scoperto che a Dolceacqua trascorreva le sue vacanze Bertinotti nella sua casa in collina, e hai deciso di ambientarci un fantapolitico, o é maturato altro?
L’Aquila Nera è un locale esistente a Dolceacqua da decenni, ha un passato fatto di storie e vissuti incredibili. Ho vissuto, per lavoro, nel paese dei Doria durante gli anni post-alluvionali dal 2000 al 2003. Ho respirato il più possibile l’atmosfera dusaighina (dolceacquina, ndr). L’estate 2001 è stata davvero strana, è accaduto di tutto e di più: a parte il G8, c’erano i fuochi, i concerti della rassegna Tenco, la visita del ministro Scajola. Ho vissuto questi fatti in prima persona. E poi le soffiate sul covo delle BR ad Apricale, smantellato dai servizi segreti: voci da bar, pissi-pissi che girano sottovoce, notizie che non si trovano sui giornali. Ho lasciato sedimentare il tutto nella testa. Cinque anni dopo, ho deciso di ricavarne questo fantathriller, un remesciu (mescolanza, ndr) di realtà e finzione. Bertinotti trascorreva tutte le estati a Dolceacqua, fino al 2005 compreso. Si sentiva davvero accolto in questo paese stupendo.
L’estremo ponente ligure pare si adatti molto ai noir, siete in parecchi. E un’altra cosa: nei ringraziamenti citi Giuseppe Genna, é stato importante ?
Non mi ritengo un noirista doc. Mi piace giocare con i generi, scoprire nuovi mezzi per raccontare storie. I romanzi di Giuseppe Genna (mi riferisco a Nel nome di Ishmael, Non toccare la pelle del drago e Grande Madre Rossa) sono stati la vera fonte, il punto di partenza per cercare di raccontare in questo romanzo il ponente di confine come lo sentivo io, con un clima nervoso, pulsante, di ghiaccio. Non sono nativo di questi luoghi: ma li sento miei, respiro l’aria e la tensione quotidiana, ci convivo. Ho cercato di fare molto di testa mia, senza far riferimento ai filoni del giallo ligure, ammesso che ce ne siano. Il fantathriller è solo il mezzo per raccontare tensioni e problematiche molto attuali nell’entroterra del ponente di confine, diviso tra la difesa dei valori rurali e la trasformazione di questi piccoli paesi in finti paradisi fiabeschi ad uso e consumo del turista di città.
Biamonti e il suo lirismo, una strada che tu non hai scelto, chissà magari con altri lavori, ecco qualche parola su un lavoro in progress. C’é un Evirato che se mi si passa il termine direi: potente, al quale stai lavorando. E qui salta fuori senz’altro la passione per la musica classica.
Di works in progress ce ne sono due. Uno, appunto, è dedicato alla vita avventurosa del dissoluto convertito, il Don Giovanni della Milano di fine ‘700: Luigi Marchesi, primo sopranista degli albori del Teatro alla Scala. L’altro, al quale sto attualmente lavorando, è ambientato in questi ultimi anni tra l’Austria, il ponente ligure di confine e la Svizzera tedesca, lo sento vicino a questo periodo di forte trasformazione culturale europea: parla del precariato esistenziale e lavorativo nel mondo della musica classica, delle orchestre giovanili di formazione, e di altro. La musica è lo sfondo, l’occasione per mettere in luce quanto dici: torno spesso, infatti, ai romanzi di Biamonti, ma anche ad altri scrittori di questa epoca inquieta e instabile (penso a Laura Facchi, a Tullio Avoledo, ai tuoi Quattro giorni e al Collezionista di tempo, che non vedo l’ora di leggere…) per trovare spunti di partenza. Per leggere e studiare. E poi scrivere senza fretta, ma con pazienza e costanza. Tornare spesso sul testo cartaceo per rivedere, riscrivere. Senza stancarsi. Prima o poi spero di venirne a capo, notti e week end liberi permettendo.
Grazie di questa chiacchierata, ricordo ancora che Delitto all’Aquila Nera é stato pubblicato dall’Editrice Zona e uscirà in libreria a maggio. Inoltre che l’Autore lo presenterà alla Fiera del libro di Torino, ma non solo, un po’ in giro per tutta la Liguria. È un romanzo che si legge bene, con una struttura snella, che bada al sodo, come badavano al sodo, ossia a darsele a Genova durante il G8, ma é anche un intrigo di poteri e uno spietato richiamo alla calma per chi crede di curare una terra fragilissima impiantandoci solo agriturismi.
Maccapani é un autentico osservatore, e descrivendo certi personaggi liguri, dà la prova di conoscerne a fondo i caratteri liguri, miserie e gloria.
Achille Maccapani, Delitto all’Aquila Nera, Editrice Zona, pagg. 160 – maggio 2007 – € 15,00.=

Grande Achille, sono proprio curioso di leggere il nuovo noir!
@Marino: complimenti per l’intervista. Ho votato la poesia e lo spirito come miglior z-blog letterario e spero proprio che vinca!
Guarda qua.
Il mio fantathriller è già uscito in anteprima nelle librerie di Ventimiglia e dintorni (a causa della presentazione al teatro comunale di Ventimiglia di venerdì scorso, 4 maggio). L’uscita nazionale, e dunque anche per Imperia, è prevista invece in questi giorni. Direi che forse da oggi stesso potresti trovarlo nelle librerie di Imperia.
I primi dettagli sono disponibili sul seguente link: http://www.editricezona.it/delitto.htm
Inoltre presenterò il libro nel pomeriggio di sabato prossimo alla Fiera del Libro di Torino, presso lo stand del Consorzio “Perilibri”. Altri appuntamenti sono previsti alla Fiera del Libro di Diano Marina (26 maggio) ed a quella di Imperia (3 giugno). In corso di definizione, invece, le date di Dolceacqua e Santa Margherita Ligure.
Colgo l’occasione per ringraziare l’amico Marino per il meraviglioso gesto, e soprattutto per le bellissime parole spese: lui ha visto nascere il romanzo, in mezzo alle varie revisioni susseguitesi. E questa soddisfazione, credimi, “non ha prezzo”.
Ciao, Achille, ti ho citato in un commento su NI.
ce ne vorrebbero di più di queste interviste, che ci – mi – aiutano ad entrare nell’intimo del personaggio così che si possa conoscere meglio, perchè io credo che l’autore infine rifletta una buona parte di sè in “quel personaggio”.
un saluto
Ciao, Gianni.
Ti ringrazio vivamente. Spero di vederti presto, dopo il bel pomeriggio di un anno fa alla fiera del libro di Imperia.
ci sono molti noiristi atipici in libreria, alcuni molto bravi (come narratori, in genere).
Grazie della segnalazione.
Bene, grazie a tutti, a Ed che ci ha votato e a Maccapani che si
é sottoposto alle domande.