le parole

La sofferenza non si misura, non si pesa, non si vende, rimane dov’è, ti fa compagnia, oggi al cimitero pensavo che avevo voglia di morire, oggi avevo voglia di morire, ma non ero io, ero in me con la mia voglia, ero in me che non morivo, sto scrivendo male, sto cercando di scrivere male, sto cercando di non scrivere come scrivo sempre, lascio zampillare le parole in altro modo, ma ormai il solo è segnato, cerchi di piegare le frasi in un altro senso, ma lo stile torna, si rialza, si rimette dritto al centro della pagina, ormai lo stile è come la tua sofferenza, te lo sei scavato dentro, non ti lascia più, puoi solo farlo tacere, solo in questo modo ti lascia, ma appena torni a parlare il tuo stile ritorna, ritorna la tua sofferenza, qualunque cosa dici è per soffrire, anche dire una barzelletta ti fa soffrire, non hai più modo di parlare senza stile, e dunque senza sofferenza, il tuo stile non ti lascerà mai più, è andata così, nessuno ne ha colpa, non sai quante parole ti restano, non ti resta la vita, ti restano le parole, non ti restano i giorni, ti restano le frasi che ancora non hai scritto, questo non si capisce, questo fatto che le frasi sono l’unico luogo in cui ha luogo la tua vita, le frasi sono le tue vene, le tue ossa,il tuo sguardo, tu guardi il mondo con le parole, tu ti muovi quando si muovono le parole, ti fermi quando si fermano le parole, non hai tempo per altro, quando cerchi altro non trovi nulla, tu ormai puoi cercare o farti cercare solo dalle parole, è andata così, sta andando così anche adesso.

3 pensieri su “le parole

  1. Roberto Rossi Testa

    Caro Franco,
    sofferenza dello stile e stile della sofferenza.
    Sembra un gioco di parole da poco, ed è la nostra condizione.
    Un saluto complice,
    Roberto

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  2. Stella Maria

    Vado sempre di corsa, la mia vita va di corsa, corro, corro e spesso mi chiedo: dove?
    Leggo di corsa, veloce, di sfuggita, ma il dolore mi colpisce sempre e mi fermo, in religioso silenzio, lo respiro e lo vivo e metto in pausa ogni impegno, c’è tempo per riprendere a correre, più tardi.
    Il dolore è un amante infedele, quando pensi sia finita per sempre, ritorna e ti travolge lasciandoti senza fiato, senza respiro. Non c’è una misura del dolore, magari la trovassero, sapremmo quando è alla fine. Arriva quando meno te lo aspetti e come un uragano ti devasta il cuore, è vero, vorresti morire e l’assurdo invece è che ti fa sentire vivo come non mai. Ti rimangono le parole e allora, amico mio, tirale fuori, così come vengono: disordinate e senza stile o in rigorosa forma letterale, scombinate e senza senso o piene di significato. Con irruenza e rabbia o con dimessa presenza, sommessamente in un sussurro.
    Urla la tua sofferenza, sbattila in faccia al mondo ma non lasciarla mai muta nel tuo cuore o ti distruggerà, si trasformerà nel male oscuro che non ti abbandona mai e come un serpente velenoso sarà sempre pronta a morderti il calcagno. Lascia che le parole fluiscano così come escono, scavino il loro solco sempre più profondo fino a tramutare la sofferenza in ferita dolente ma rimarginata. Trova il tuo balsamo miracoloso, l’unguento, nelle frasi che ancora non hai scritto e lascia che il tuo cuore pompi solo sangue. Dona al mondo il tuo dolore perché qualcuno lo legga e ti aiuti a portare la croce. Poi lascialo andare perché torni vestito di nuova luce e afferra la mano che dolcemente è tesa per curarti le ferite e aiutarti a sopportare la sofferenza, muta compagna all’ombra della nostra vita.
    Ora ti abbraccio mio sconosciuto amico e torno a correre.

    Stella Maria

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  3. paola castagna

    Le parole quelle vere che non sono ancora state scritte, Franco quelle che stupiscono,rendono vivi e in faccia sputate.
    Paola Castagna

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