Posto qui delle poesie inedite di Maria Pia Quintavalla tratte dal poema in versi “China” (iniziato a scrivere nel 2001, insieme a “Purgatoriale” e “Quintavez”, costituivano tutte parti del romanzo stesso “China” scritto in centocinquanta pagine fino ad oggi, in versi; è stato scritto prima e contemporaneamente ad “Album feriale”).
Quintavalla assieme alla potessa Rosaria Lo Russo leggerà alla Casa della Poesia (Palazzina Liberty), martedì 15 maggio ore 18 per il ciclo curato da Milanocosa organizzato da Adam Vaccaro
dove sarà presente anche La poesia e lo spirito.
I tuoi foulards
I tuoi foulards che da lontano apparivano turbanti,
con gli occhiali fumé spessi di miopia senza rimedio,
tu maestra di sottrazione di sé a se stessa, così ti vedevamo
icona, negli antri dei portoni apparire nei borghi degli inverni
da intenso bianco,
Quei foulards ti vestivano come una madonnina,
castigando la purezza della fronte e il naso
ti infagottavano mamma,
che più buona facevano, ti proteggevano in realtà
la testa dai dolori cervicali e da altri fulmini
che non celesti, potevano colpirti.
Cara madre dai foulards in pervinca azzurro
o rosa fucsia pallido, che in ampio nodo
incoronavano il tuo viso come un manto
regale come una Bernadette antica, e ti destinavano –
al sacrificio, o alla visione.
Foulards custoditi in collezione dai molteplici
colori: a tinta unita come li definivi,
o in fantasia di bianco e blu chanel, alla moda
degli anni sessanta, o a disegno geometrico
un poco futurista, e giovanile.
Foulards che regalavi spesso alle tue figlie in visita,
come tagli preziosi, quasi monili di tessuto.
Nel più privato regalandoli aggiungevi, assorta
mentre li deponevi sul nostro capo o al collo,
Tienilo, ma per questa volta,
oppure separandotene, beh te lo regalo.
La sostanza!
Tu, che di “sostanza” amavi fare scorta,
tu che la ciccia dolce e imperturbabile portavi addosso
come collana d’oro tu – che non osasti mai smentire tale
il grande corpo della madre, trovasti nella magrezza ultima
una catarsi antica mistica, di te sognata, una tappa
ritmica del corpo e cuore di ragazza che diceva no – al suo cibo.
Una sua splendida e trovata vita,
poiché dal lato di magrezza del pensiero, spirito
dove non ti eri mai piegata, dal lato sconsolato di tuo corpo attento, febbrile
sua muscolatura, scatto dei “no” ripetuti
in fondo al tempo – dove non ti eri più plasmata, così
all’ultimo tu lo facesti integra, e t u o.
Né pancia o adipe più rivedemmo,
ma corpo asciutto di ragazza.
Fammi vedere gli occhi
Nanén! Miciòti, mi chiamavi al telefono quando la sera
fuori dal nido – ci cercavamo. Nanén, nome di tutti
i bambini della terra. Il nome di nanén nel nido – chiude
piano le porte e i battenti –di taglienti spade.
Sono la mamma, nanén! Sono la mamma, mi senti?
Ah sei tu, correvano sul filo le voci trepide
reclamanti la perpetua attesa – di te come sirena. Come stai, nanén,
gli ultimi tempi ancora – erano i dialoghi sognati, e anche uditi,
domande che avvenivano non avvenivano mi riavvolgevano
ragni nel cuore nelle anse maree di un battito respiro
sotto il diaframma risposta, che riposa.
Atre volte invece, Fammi vedere gli occhi, – te ne uscivi,
appena io seduta a tavola poiché di fronte –
e là tu mi vedevi, scrutavi avidamente
con libidine gli occhi smisurat, a te somiglianti. Ti ho fatta io,
riprendevi poiché io evitavo, Io! ti ho fatta così bella, rivendicavi
oppure “la mia bambina ecco!” aggiungevi,
come se fosse l’ultimo -ricordo di me concesso, avuto.
Io mi giravo a lato, turbata dalla giurisdizione
che poiché là assoluta, mi ghermiva; seducevi me, vinta
ed io, pronta di lingua ma nel cuore no, ribattevo con uno:
Smettila su, sono cresciuta! già confusa –
e con voce di tenera ragione tentavo persuadere,
oppure là troncando brusca, cercavo di sorprenderti.
Sta venendo un tempo
Sta venendo un tempo – te ne uscivi improvvisa, spalancando vetri e silenzio,
sullo stupefatto giardino di San Paolo – e indicando il nord, viene da Milano, e porta pioggia.
Annuivo seguendo il tuo profilo sporgersi additare dove il fischio dei treni aumentava
tu restavi calma davanti, ne eseguivi imperterrita l’ascolto di vicende del tempo e di stagioni,
latrice di messaggi – giudizi antichi.
Balossa
Balossa, le sussurrai un pomeriggio per farla scherzare, sei proprio una balossa
e facendole solletico piano sulle gambe scarne, pur sempre belle. A quella parola
che in dialetto significa monella, volevo ricordarle tutta l’impertinenza,
la bellezza fiera e la prorompente sfida che da lei emanava nella giovinezza,
e dal suo corpo sempre.
Ma cosa dici, fu la risposta, io che ho vissuto come una suora! mi tappasti la bocca.
Maria Pia Quintavalla è nata a Parma, e vive a Milano. Ha pubblicato: Cantare semplice (1984, Tam Tam Geiger), Lettere giovani (1990, Campanotto), Il Cantare (1991, Campanotto), Le Moradas (1996, Empiria), Estranea (canzone) (2000, Piero Manni, introduzione di A.Zanzotto ) Corpus solum, (2002 Archivi del ‘900), Album feriale( 2005, Archinto )
Recenti antologie: La donna, gli amori (a cura di G.Sobrino, 2001 Loggia de’ Lanzi), Le parole esposte (a cura di N.Lorenzini – 2002 Crocetti). Quaderni Rosa – Scrittrici Italiane dell’Ultimo
Novecento (a cura di N.De Giovanni e G.Rech, 2003, Presidenza del Consiglio dei Ministri), Poeti nel limbo (M. Merlin, Interlinea 2005), Trent’anni di novecento (a cura di Alberto Bertoni, 2005 Book). Premi : Tropea 1990, Cittadella 1991, Città S.Vito 1991 e Nosside videopoesia 1991 per Lettere giovani; Alghero Donna 2000, Marazza Borgomanero 2000 e Nosside “Gold winners” 2000 per Estranea (canzone), finalista in cinquina al Premio Viareggio 2000. Vincitrice finalista al L.Montano, Città S.Vito al Tagliamento, vincitrice al Violetta di Soragna 2006, per Album feriale.
Dal 1985 cura la rassegna nazionale Donne in poesia, e le omonime antologie. (Comune di Milano 1988, ristampata Campanotto 1991).
– Cura e organizza seminari di lettura del testo poetico; con l’Un. Statale di Milano laboratori di lingua italiana; per la libera Università delle donne e la Società Umanitaria di Milano il festival “Donne in poesia, oggi” . Con Archivi del 900, e con l’I.S.U, “Poetiche”.
– Suoi testi tradotti: in lingua inglese: Gradiva, N.Y, Traduzione/tradizioni(Mi); tedesca (Skema, Università di Tubinga); spagnola (Certa ed Empireuma ), croato(Ed. DHK, Zagreb).

Mi piace questo genere di versi, di un’autenticità genuina. Leggendoti ho capito che i miei foulards oggi vestono il mio amore di figlia, quasi lo avvolgono di leggera fastosità, e me ne beo inconsciamente. Si rimane sempre nanén 😉
..nell’ultimo verso c’è il rigore fiero di una vita, quasi un vessillo.
Belle. E oggi è la festa della mamma..
Un saluto
Cara Rina, è vero, si vede che inconsciamente, sarà centrato questo 13 maggio..perché China,(Gina etc)è la protagonista.
E questo doppio di figlia e madre è un manto che difficilmente si scioglierà, credo, per sempre.
Maria PiaQ.
Una importante nota di lettura, non aveveo controllato!
Quando ho invato i files a Luca erano separati solo dal titolo(non asteriscati) e così preda dei treni io, e poi lui, non ho considerato il rischio non si capisse inizio-fine degli ultimi in specie..Domani Luca reinserisce asterichi, per la pace di chi legge, in effetti, sennò ci sono salti silistici, eccome.
I testo sono -“I tuoi foulards”
– “La sostanza” TERMINA COL VERSO: “ma corpo asciutto di ragazza”
-“Fammi vedere gli occhi”, inizia col verso “Nanén micioti” e termina col verso “sotto il diaframma risposta che riposa”
-“Balossa” e “Sta venendo un tempo” sono poemetti brevissimi, e autonomi..
(spesso poi ,io uso il primo verso in corsivo, come un titolo, Celan docet, e non esplicito che vale come titolo..)
A domani, con le lenti nuove degli a capo e dei titoletti.
Scusate davvero, Maria Pia Q.
Cari lettori e lettrici mi scuso per il disguido nella prima versione di questo post ma nel passaggio tra word e versione on-line del blog ho perso i corsivi che erano i titoli delle varie posie. Ora corretto la lettura risulta agevole e comprensibile.
Un caro saluto
DOVEROSO AGGIORNAMENTO ALL’INCONTRO DI MARTEDI^
“IL CORPO DEL CANTO” curato da Milanocosa, Adam Vaccaro alla Ppalazzina Liberty, Casa della poesia, ore18.
M.Rosaria Lo Russo, Maria Pia Quintavalla, e Lello Voce leggeranno interverranno e leggeranno sul tema.
SEguiranno: dibattito fra A:Vaccaro e Tiziano Salari sul “dove va la poesia, oggi”, ed interventi musicali.
Doveroso per il poeta Lello Voce, e per il dibattito con Salari.
MPQ
Se commento questi inediti come vorrei, passo ancora una volta per partigiano. Così freno la mano, limitandomi a chiedere a Maria Pia di non fare come Giancarlo Majorino, il cui poema è ormai assunto a leggenda metropolitana.
Pur conscio del fatto che affrontare la dimensione del “poema” richiede i giusti tempi (e il giusto coraggio), mi auguro di vedere presto “China” in libreria, anche perchè non leggo poemi nuovi dai tempi di quello (bellissimo) di Derek Walcott.
Grazie Berto per essere passato!
Un caro saluto
Ha ragione Berto,nel chiedermi di muovermi,se non voglio far passare quarant’anni, coem fece Giancarlo Majorino; gli è che iniziai ad un anno esatto dalla morte di mia madre,a scriverne, ma intanto, concresceva Album.
Ma non è il solo motivo: è la censura, la paura l’accidioso sonno di Oblomv che resta coricato accanto alla finestra in ombra, aspettando che la madre ritorni..Non so bene, ma è certo che il semenzaio della prosa deve avere influito se io, dopo, e e prima, sento il bisogno di sostare lì..e non salpare.
Poi, nel frattempo sono ricominciate le liriche i poemeti, insomma un bel burdèl..
Ma che bello i “partigiani”, che invece andavano sulle montagne a difendere la libertà,..scherzo, però se vuoi farlo, non mi vergognerò. Questa “China”, che è chinata e liquida di inchiostro, e anche un poco cina nel suo spostarsi sempre più, ma in specie è lei, Gina – avrebbe il sottotitolo, anche di una canzone “Un’ora sola ti vorrei”,c he però la brava Alina Marazzi,(nipoote di Hoepli, in un film, ora libro, incantevole omonimo, ha già citato,bé si mise davanti a 72 h. di superotto, aperse i diari, e non uscì più di lì…fino a che le immagini scelsero di farsi film, lo conmsiglio a molti/e, come scrivere la propria madre..)
io, a sprazzi e flash ne sono stata investita, mentre trascorrevano gli ultimi tremendi mesi, in ospedale: i pezzi più violenti e lirici, qui non postati, poi quelle onde provvisoriamente si assestarono in questa simil prosa…che è poesia in prosa, credo.
ma ci pensò Loi, a dirmi: Ma sei matta, che è pieno di versi?Così di lustro in lustro, sono rinavigati in versi, eh?!
E io c he speravo di svestirmi dell’annoso abito, e pure, dell’ambiente, a volte amniotico a volte claustrofilico…della poesia!!
Maria Pia
Mentre ..sta venendo un tempo, (è piena di francesismi il nostro idioma parmigiano!)e fuori tuona!mi commuove che questo tipo di amore si comprenda, lasci scia di sé,perciò che ne volli dare testimonianza.
Tranquilli, la mia forbice impietosa sta tagliando tanto, di narrazione, (dopo avere scoperto che mai da mano poetica viene accettata quella di narratrice..), ma poi mi manca il cuore, anche, a dire “tutto su mia madre”, dovrei dire anche tutto su me..e che dire allora, della giovinezzza lunga una vita, che non ha ancora nomi?!
Il carissimo amico Mario Spinella, una delle anime di MIlanopoesia, diceva sempre gli occorsero non meno di quarant’anni per rievocare, alla giusta distanza, la ritirata dalla Russia..Io, della mia “meglio gioventù”,sento ancora materia fresca, troppo calda, che mi si appiccica alle mani; provai con “gli invisibili”,alla fine delle moradas, ma là erano gli scomparsi veri,i muti(“Assursero,(risorsero)/arretrati presi dentro e/ spariti, senza fuoco/..ma rimasti, a presto dire o a presto/senza più non dire, visionare//di silenzio dicente, di acqua statica/impostura”).
Per i viventi sarà cosa ardua e diversa, credo.
Perché mischiare storia della madre alla figlia allora, o le due infanzie, come accade in CHINA,, ma perché già le sono, incontrovertibili.
Grazie, della sororolaità-
Maria Pia Q.
N.B.Ma lo sai Anto, che quell’annuncio di tempi freddi veniva durante l’adolescenza,e non verso i trent’anni quando lasciai Parma.profezie, può darsi, in poesia ho sempre “saputo” prima.
grazie a te maria pia.
e ti credo che è materia fresca, sei nel pieno della tua mejo gioventù! riguardo le profezie può capitare in poesia. a me, ad esempio, è capitato per beslan, scrissi di bambini morti e distesi sulle coperte in un grande piazzale, quando trovarono nei binari della ferrovia il cadavere di un marocchino con accanto il corano, e alte volte ancora. abbraccione a.
altre 🙂
Grazie, per “la mejo gioventù”, non ne sono ultimamente così certa. .
Sul valore profetico dellla poesia, è profondamente vero, non si sa mai ponderarlo prima, ovviamente.
Credo però, non per tutti ci sai tael dono, o sensibilità, o ascolto..
A meno che,.. non sia un professione di poetica, di impegno del poetare, e lì cambia tutto.Profetizzare il presente (Machado)
Cosa diceva Cvetaeva (mutuando da Mandelst’am)?
” essere il battito al minuto che renda l’esatta pulsazione del secolo…”
(E chi ce la fa, oggi?)
Ecco un bel posti per G.R. Manzoni, che ne va pazzo!
Baci, da MPia
“Fammi vedere gli occhi, – te ne uscivi,
appena io seduta a tavola poiché di fronte –
e là tu mi vedevi, scrutavi avidamente
con libidine gli occhi smisurat, a te somiglianti. Ti ho fatta io,
riprendevi poiché io evitavo, Io! ti ho fatta così bella, rivendicavi
oppure “la mia bambina ecco!” aggiungevi,
come se fosse l’ultimo -ricordo di me concesso, avuto.”
Leggo interiormente questi versi pensando irresistibilmente a Bertolucci, quando leggeva i suoi de La camera da letto.
Versi distesi, dai movimenti leggeri (come, se non ricordo male rilevava Bertoni nel suo ottimo saggio) sul tempo rammemorato del legame filiale sostanziato e ricreato nei sentimenti quanto negli oggetti (foulards) e nelle parole (nanèn, miciòti): mantra e fiamma a ravvivare l’affetto, a fugare la notte dell’oblio.
Una scrittura sapiente, una malia sottile, vi è, qui, che sa trascinare verso dopo verso, in una storia personale e non solo: dentro un sentire che pare anche il nostro.
Un caro saluto
Giovanni
Che bella sorpresa risentirti, Giovanni!
Sono stata colpevolemnte(?) affossata da un brutto periodo, quelli di tipo familiare. (E tu, come stai? )
Ma ecco che, per rilettura di un amico, e poeta, mi si reillumina di sensi, quanto lo credevi messaggio nella bottiglia, e citando quel mantra e segni, nei nomi, negli oggetti, ne segnali la vita e vitalità, anche per altri. .
le vostre orecchie sono sincere, miei cari.
E te ne sono grata, Giovanni, della eco, affettiva. Maria Pia