Il 14 maggio è apparso su Il primo amore un appello per favorire la traduzione dello Zibaldone di Leopardi in inglese.
Lo ripropongo, perché mi sembra una occasione che dovrebbe mobilitare la cultura italiana.
Come dice Franco D’Intino, “Leopardi è un genio del calibro di Goethe e di altri autori universalmente conosciuti, ma non è entrato nel canone internazionale dei fondatori della modernità. Particolarmente macroscopico è il caso dello Zibaldone che, a distanza di più di un secolo e mezzo dalla morte del suo autore, non è stato ancora tradotto nella lingua più diffusa del mondo e non è stato assimilato dalla cultura anglosassone. Mentre avrebbe tutte le caratteristiche di una summa moderna in grado di attraversare la crisi delle grandi narrazioni ideologiche e filosofiche e di porre come pochissime altre opere e forse come nessun’altra la necessità di ripensare i fondamenti.
Lo Zibaldone potrebbe diventare la ‘scoperta’ del secolo, facendo di Leopardi un ‘caso’ culturale/editoriale, come è accaduto di recente in Francia, dove la traduzione integrale (Editions Allia) ha venduto migliaia di copie ed è stata accolta con entusiasmo da critica e pubblico, conquistando le prime pagine di giornali e riviste.
Tradotto in inglese Leopardi sarebbe di fatto conosciuto in tutto il pianeta, non solo in Inghilterra, negli Stati Uniti, nel Canada, in Australia, ma anche nelle ex colonie (in estremo e medio oriente e in Africa) e nell’Europa colta che legge correntemente l’inglese”.
E Antonio Moresco: “E’ una storia emblematica: un uomo che, da solo e con pochi altri, armato della sua passione e della consapevolezza dell’ importanza dell’impresa, cerca di colmare un vuoto, di supplire alla superficialità, all’inconsistenza, alla cecità e alla sordità del grosso delle nostre strutture culturali e civili, raccogliendo attorno a sé alcuni traduttori che stanno già lavorando da tempo (qualcuno addirittura gratuitamente) e che hanno già tradotto quattrocento pagine dell’opera (‘Sono bellissime’ mi dice D’Intino ‘E’ incredibile vedere come suoni bene in inglese la straordinaria lingua italiana di Leopardi!’).
Tutto questo perché -pare incredibile- il più grande libro di pensiero che sia stato scritto nel nostro paese e nella nostra lingua non è ancora stato tradotto nella più diffusa lingua del mondo. C’è l’editore, ci sono i traduttori, c’è l’entusiasmo, c’è tutto il resto… Quello che manca sono i soldi per ripagare almeno in parte il lavoro di anni dei traduttori. E dire che la cifra da coprire non sarebbe neppure alta rispetto all’enormità dell’impresa (100.000 euro). Eppure, neanche di fronte a un’iniziativa di tale importanza, si è ancora fatto avanti in Italia uno sponsor privato o pubblico disposto a coprirla (‘Mi sono ridotto a fare il mendicante’ mi dice ancora D’Intino ‘eppure finora non ci sono riuscito…’)…
Anche il Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati si sta già muovendo in questa direzione e sta chiedendo ai propri lettori in rete di raccogliere fondi”.
Il 16 maggio Il primo amore ha pubblicato nuovi dettagli: chi vorrà, potrà fare un versamento per una raccolta di fondi che contribuisca a questa impresa a questo n. di conto corrente:
Banca Sanpaolo di Torino
Agenzia Roma 61
ABI 01025
CAB 03289
C.C. 1090

il ritardo su L. non stupisce – sia perché scrive in italiano sia perché L. contamina le dita, come qualcosa che supera troppo tutti – e impedisce di vivere come prima… questo distruttore di ogni sacro è imbarazzante e micidiale come molte cose sacre…
m
Sono d’accordo con te, Massimo. D’altra parte, se non contamina… e non impedisce di vivere come prima…
Però, un po’ per amor di patria un po’ per amor di poesia, ci sarebbe stato da aspettarsi di più, sia nel passato sia nel presente, sia dalle istituzioni sia dalla intellighenzia.