Intervista A Beppe Sebaste

Un grande scrittore, Francesco Biamonti, diceva: la mia vita è da cancellare, i miei natali non contano nulla. Eppure quando di se stessi si può dire che poco più che ventenni, e negli anni Ottanta, si è esordito in narrativa, fondando addirittura una casa editrice, ecco, qualcosa da raccontare si ha.
Vuoi parlarci del tuo lavoro con Giorgio Messori, del vostro periodo svizzero?

Avere una vita, accorgersene – e quindi la tentazione della bio-grafia – mi è stato spesso presente. Non solo come scrittore, ma anche nella filosofia (guarda caso, ho tenuto corsi e scritto saggi su temi come la “confessione”, le “lettere”, Sant’Agostino, J.-J. Rousseau, Benjamin Constant, la “testimonianza” ecc.). Ma rispetto a me stesso, non ho quasi la cognizione del tempo che passa (e questo, temo, è già indice di invecchiamento) pur non facendo che predicare l’importanza del senso narrativo dell’esistenza personale. Senso narrativo dell’esistenza oggi minacciato, se non addirittura in via di estinzione, dalla cosiddetta flessibilità (o precarietà, o mobilità) delle vite, che conosce e impone una sola declinazione del tempo: il presente continuo.
Gli anni ’80 sono per me un prolungamento degli anni ’70, cioè ne sono, almeno per metà, parte integrante (Ho scritto proprio in questo periodo una cosa in proposito, che ha a che fare anche con le fotografie di Francesca Woodman, e uscirà su “Nuovi Argomenti”). Giorgio Messori e io, amici inseparabili, abbiamo fondato quella piccola casa editrice – Aelia Laelia – la sera prima di laurearci (in Estetica con Luciano Anceschi), nel novembre 1982, e il giorno stesso la presentammo con una divertentissima e alcolica lettura collettiva a Reggio Emilia. Il nome veniva da una lapide alchimista, così pare, trovata vicino a Bologna nel Cinquecento. Il nostro libro, L’ultimo buco nell’acqua (racconti suoi e miei non firmati), inaugurava e annunciava nel 1983 il senso dell’edizione: libri impubblicabili e felici, libri inclassificabili. Libri di Carlo Bordini, Amelia Rosselli, Patrizia Vicinelli, Marco Papa, Peter Bichsel ecc. Ma, quasi contemporaneamente, sia Giorgio che io ci trovammo a fare gli emigrati intellettuali, io a Ginevra, lui a Vienna e poi a Zurigo e Basilea. Ci scrivevamo sempre e ci vedevamo molto spesso. Fu il nostro apprendistato al mondo, all’essere stranieri e insieme residenti, cioè sradicati. Inoltre la Svizzera (anzi, le Svizzere), se da una parte sintetizzavano il cosmopolitismo e il consumismo americani, dall’altra ci insegnavano il multilinguismo, le frontiere invisibili, la condizione minoritaria degli intellettuali e degli scrittori (la Svizzera ci ricordava spesso l’Unione Sovietica), il dissenso nelle società avanzate e sazie, l’impossibilità dei conflitti sociali là dove il potere censura a rovescio, esaudendo cioè ogni richiesta. E potevamo meglio capire, lì, la carica corrosiva dell’anarchismo di un Robert Walser, o di un rigore alla Max Frisch, tuttora attualissimi

Sei saggista, narratore, traduttore, forse è questo che salta alla mente quando si parla di Beppe Sebaste, questa capacità poliedrica… Puoi dirci qualcosa in proposito, raccontandoci i tuoi libri ai quali sei più affezionato.

Sì, e ora anche “blogger”, nel sito Internet che mi ha realizzato un amico… Non è che questi gesti, queste posture, non so come dire, di scrittura, siano per me molto distinti tra loro. Traduco (è un po’ che non lo faccio) quello che prolunga in qualche modo un mio desiderio di scrittura (o di lettura: andrebbero ancora indagati i rapporti inconsci e consci tra ciò che uno scrittore ha voglia di scrivere e quello che ha voglia di leggere). Oppure traduco quegli scrittori che (massimo complimento per un autore) mi hanno dato voglia di scrivere. Insomma, con la traduzione ho un rapporto empatico (a parte Rousseau, in fondo ho tradotto solo Emmanuel Bove e Nicolas Bouvier).
Ho cominciato con lo scrivere poesie, come tanti, finché non ero più sicuro della loro forma grafica, sulla pagina. Non sapevo più scriverle, solo leggerle, come spartiti, ed era il sintomo comunque di un mio desiderio di scrivere in prosa, dove funzionassero altre regole, altre sintassi, altre possibilità di inventare forme. Con Giorgio Messori ho condiviso l’avventura di forme narrative molto brevi, che non sapevamo noi stessi come chiamare, e che fino a qualche anno fa per gli editori erano un tabù (ma forse anche oggi). La dimensione saggistica in fondo è già presente in questa sospensione della prosa: il saggio è prosa e racconto, insegnava Montaigne che ne è l’inventore, in tutti i casi un tentativo, un esperimento. Ma in questi ultimi anni la mia vera palestra è stato il giornale. Avere collaborato (per un certo periodo assiduamente) all’Unità – grazie all’invito dell’ex direttore Furio Colombo, e soprattutto di Stefania Scateni, responsabile e curatrice delle sue pagine culturali, “Orizzonti” – mi ha insegnato un’ulteriore dimensione dell’asciuttezza e della brevità (brevitas significava anche intensità, nelle teorie della prosa fino al Seicento). Mi interessa una ricerca di forme e luoghi della narrazione non ancora occupati dal senso (è un modo di dire che prelevai tanti anni fa da Peter Handke).

HP L’ultimo autista di Lady Diana é stato pubblicato da Quiritta, una casa editrice romana che poi ha avuto difficoltà. Fu un lavoro che piacque molto tant’é che a breve uscirà di nuovo, pubblicato da Stile Libero. Come ti era venuta l’idea di quella storia?

Rispetto al mio ultimo “romanzo”, HP. L’ultimo autista di Lady Diana, per continuare il discorso, vorrei dire che il commento che più mi ha gratificato è quello che mi attribuisce l’invenzione di un nuovo genere di romanzo, con un uso attivo e strutturale della testimonianza e dell’archivio, qualcosa che va oltre gli “effetti di realtà” che ne esaltano il romanzesco, qualcosa che va forse nel “documentario” – forma ancora tutta da scoprire e reinventare… Ecco, sono molto interessato a questi esperimenti, queste ricerche, anche nell’arte contemporanea e nel cinema. Qualcosa che forse era già presente in Porte senza porta, il mio libro sui “maestri” (nelle librerie lo si trovava negli scaffali più impensati; io per esempio lo considero un libro di narrativa, ma nel ’97 vinse il premio del tascabile per la saggistica).

Porte Senza Porta è un libro che racconta un viaggio nelle officine dei maestri contemporanei, pittori, musicisti e sciamani, dove, mi pare di capire, cerchi l’ispirazione nell’arte di chi ti emoziona. Ho letto che sarà ristampato da Avagliano.

Per ora la ristampa di Porte senza porta è rinviata, e comunque non sarà da Avagliano. Cerco un editore dove sentirmi a casa, dopo la delusione di Feltrinelli che ho voluto abbandonare già anni fa. Il libro in uscita (fine giugno/inizio luglio) è dunque HP, con Einaudi Stile Libero, dove ho aspettative di trovarmi piuttosto a mio agio.
L’idea di HP, come mi sia venuto in mente di scriverlo, è qualcosa che non ha mai cessato di stupirmi, e questo stupore attraversa tutto il libro, è anzi uno dei suoi temi. Dovrei, per rispondere, riportare qui tutto il primo capitolo, cosa eccessiva. In sintesi: è un libro su un uomo massacrato dai media, per riabilitarne la memoria e la vita vera; è un libro sullo stupore, una detection di un detective strambo, che è uno scrittore, io; è un tentativo di biografia, ma anche l’autobiografia di un testimone, e interrogazione sul senso di questa operazione; è il mio libro su Parigi (e alcuni lettori lo hanno usato, giurano, come guida alla città); è un romanzo sulla sfida che la letteratura nella sua dimensione minoritaria) lancia all’onnipotenza (maggioritaria, ovvio) dei massmedia.

Ho avuto il piacere di ascoltarti alla radio un mese fa, nella trasmissione Damasco, dove hai raccontato i tuoi libri, le tue letture. Ginsberg e Beckett, soprattutto, ma anche diversi svizzeri. Qui, per chi fosse interessato, è possibile ascoltare la puntata su Beckett.

Quella trasmissione di Radio3, Damasco, è davvero una bella idea, anche se a farla ci si sente un po’ matti, visto che si parla assolutamente da soli. Anni fa avevo lanciato su l’Unità una serie molto simile, raccontare cioè il libro o i libri della propria vita, il libro viatico, importante per la propria formazione (anche e soprattutto sentimentale). In quello spirito, a Damasco ho raccontato, tra le altre mie folgorazioni, l’importanza dell’incontro con le poesie di Allen Ginsberg quando avevo 16/17 anni, e volevo scrivere ma non sapevo né cosa né come. Di colpo l’ho saputo, ho saputo cioè che potevo scrivere di tutto, su tutto. Ginsberg mi ha sbloccato, è uno di quegli autori importanti perché mi hanno aiutato a sormontare le autocensure, che sono i veri ostacoli all’espressione. L’autocensura dominante è quella di chi crede di non avere a disposizione niente di degno di essere raccontato, la paura della banalità, o dell’ordinarietà, ecc. Su questa scia di pensiero, gli autori per me più importante sono quelli che hanno allargato l’area del raccontabile (Walser incluso, ovviamente). La puntata su Samuel Beckett (mi sentivo assolutamente inadeguato) è dedicata all’incanto attivo, non so come dire, e al rigore, che l’opera di Beckett mi ha sempre comunicato. La sua generosità, tale che, in filosofia, qualcosa del genere, pur essendo lontanissimo, la trovo solo in Emmanuel Lévinas. O nella Ginestra di Leopardi, che senza illudersi non si piega né si vanta, e diffonde profumo anche nel deserto, anche senza arrivare a destinazione, forse, di nessuno. Mi incanta e smuove il coraggio di quel forse. La stessa cosa è per me la grammatica dell’indicibile che si sforza di articolare Beckett.

Lavori in fieri e progetti per il futuro?

Cosa sto scrivendo? Devo dedicarmi di più, in questo periodo, a una scrittura che avevo avviato nel periodo in cui la prima edizione di HP faceva trambusto allo Strega, quindi quasi due anni fa. Un altro strano romanzo documentario, ma senz’altro più intimo. Parla di case che si svuotano, di archivi, e soprattutto del “parlare coi morti” (una delle definizioni, credo, dell’attività dello scrittore). Parla molto anche di realtà, realtà prosaica, di soldi ad esempio. Forse il suo titolo più veritiero, più aderente, potrebbe essere semplicemente Fantasmi.

20 pensieri su “Intervista A Beppe Sebaste

  1. elio grasso

    Che bello risentirti, Beppe, e che bello sapere che il tuo romanzo uscirà in Stile Libero… Un abbraccio e grazie a Magliani per aver “prodotto e consentito” l’intervista. Un abbraccio,
    Elio Grasso

    Rispondi
  2. lucaariano

    Marino sono sempre interessanti queste interviste!Sebaste non lo sentivo da un po’ (in intervista). Da quest’estate in un programma di TV Parma in cui si parlava di scrittori e cultura a Parma.
    Un caro saluto

    Rispondi
  3. beppe sebaste

    salve, grazie, appena rientrato a roma da parma. ho voglia di salutarvi tutti. ciao gianni, è vero, eravamo a parma a parlare di letteratura, di cttà, e quindi di politica. se qualcuno on line è di parma, sappia che (anche grazie a gianni biondillo che è venuto a parlare) esiste una mia (ahimè) candidatura possibile lì per mandarmi con una lista di sinistra al consiglio comunale, e cercare di smuovere le cose – meno affari, meno cocaina, un po’ più di arte estetica e letteratura nelle piazze, cioè socialità. un abbraccio, beppe

    Rispondi
  4. Giancarlo Tramutoli

    Seguito e apprezzato anch’io “Damasco” su radio3. In particolare mi ha fulminato la puntata su Allen Ginsberg che ha avuto per me l’identica illuminazione aprendomi alla scrittura con la sua lezione di libertà espressiva totale. Come magnificamente dici qui sopra. Grazie.

    Rispondi
  5. lucaariano

    Caro Beppe io vivo e voto a Parma. Ci siamo conosciuti un paio di anni fa al ParmaPoesiaFestival ad una serata con Zavattini. Ci presentò Giuseppe Marchetti. Non so se ricorda? In che lista è? Quella dell’Ulivo per Peri o quella di socialisti per Sicuri? Grazie!
    Un caro saluto

    Rispondi
  6. beppe sebaste

    caro luca (ariano?), mi scriva sul mio sito (www.beppesebaste.com), le rispondo, o meglio, ti rispondo. confesso che la tua scelta limitata a quelle due liste mi confonde un po’: sono indipendente in un’altra lista ancora, appena un po’ a sinistra del partito democratico. sul sito http://www.alicenonlosa.it c’è un mio intervento mandato ieri dal treno (un altra, un’intervista della settimana scorsa, è in archivio; troverai commenti pesanti, genere squadristi. mi fa piacere se lo leggi, e poi magari mi scrivi. grazie. e grazie al sito, scusandomi di avere invaso lo spazio con una comunicazione quasi privata (in realtà molto pubblica: politica). beppe s.

    Rispondi
  7. lucaariano

    Caro Beppe, la ringrazio. Visiterò il suo sito e le scriverò. Sinceramente nella marea di liste, come in ogni elezione, non solo comunale – alle politche va anche peggio – mi sono perso. Sì, sono Luca Ariano. A presto
    Un caro saluto

    P.S.Scusate a tutti per questa digressione-conversazione semiprivata!

    Rispondi
  8. Berto Piandelli

    Quanto dice Beppe Sebaste non è semi-privato; il suo intervento su http://www.alicenonlosa.it riguarda tutti quelli che si occupano di letteratura e di arte in genere, che si sia daccordo con lui o meno(io l’ho letto, vi invito a fare altrettanto); concerne la specificità di Parma ma è estensibile a tutti (persone e luoghi).

    Rispondi
  9. maria pia

    Caro Beppe!

    ma va, che i primi trecento lettori di questo bel sito sono o di Parma- Parma come me, e te, e LUca e Monica, o amanti e lettori innamorati come Berto Piandelli, carissimo amico che sta curando uno splendido, quanto a te necessario -da leggere, blog IPOETIDIPARMA. (ora è da vedere se it o com)e te lo aggiungerò..o io o lui!
    Certo che so della candidatura, ci siamo visti a passeggio per l’aurea Parma, o Crisopoli.
    Certo la decadenza non vi è mancata, neppure lì, e la politica tradizionale, diciamolo, è giustissimamente in crisi, ma di questo magari non tutto insieme qui.
    Caro Beppe, e cara Parma, ma soprattutto cara scrittura!

    Bé allora augurissimi per il tuo nuovo libro, “stile libero”!!!

    da Maria Pia

    Rispondi
  10. maria pia

    La figuraccia era solo stanchezza, prima di un’uscita lavorativa…(cosa fanno i poeti di notte?)ma sarei tornata, come dissi, e faccio. grazie da Luca.

    Bene così: ora Beppe, sfogliati questo blog bellissimo (e tra l’altro ricordo che ne hai scritte di poesia, da…ragazzo, dunque dovresti forse scrivere a ” bertop.jumpy.it ” se già nn vi siete scritti, e se lui è libero dai blocchi censori.. )

    Pubblicità:
    per la cronaca, quegli amiconi di jumpy, mio server, che forse è odiato per via di mediaset, mi tengono bloccate la mails in ingresso!! Se c’è un jumpino all’orizzonte, che mi fischi, succede anche ad altri ??Ehi, c’è qualcuno?e che si fa:
    O jumpy si protegge o ci sarà la presa del palazzo di inverno dei pirati, seconda volta in un mese!

    Scusa Beppe, Maria Pia Q.

    Rispondi
  11. Berto Piandelli

    Un messaggio per Maria Pia:
    – ho ricevuto il tuo messaggio delle 17,53, ma solo quello.
    Ho l’ impressione che ci siano di nuovo problemi sul server, speriamo almeno che quelli inviati siano arrivati !!! Tra poco provo a mandartene uno di prova, così vediamo.
    – grazie per le belle parole e per la pubblicità (ringraziamento esteso a Luca Ariano). Ho già scritto a Beppe Sebaste, ma temo che, se mi ha risposto, il server di cui sopra abbia colpito.
    Speriamo bene. Un saluto finale alla bella Parma, che si merita il meglio !!!

    Rispondi
  12. lucaariano

    Berto è da ieri pomeriggio che cerco di contattarti via email ma mi torna indietro. Ragazzi perchè non abbandonate jumpy e il Berlusca? 🙂
    Un caro saluto

    Rispondi
  13. Berto Piandelli

    Privato per Luca (e per gli altri che cercano di contattarmi) e mi scuso molto per questo: è per forza di abitudine, ma lo farò.
    Speriamo comunque in una riattivazione veloce del server di proprietà (ahimè) del malefico tappo.

    Rispondi
  14. maria pia

    Mediaset avvisata , funzionari algidi riferiranno, cìè una guerra di pirati in corso..No, non, non ricevo più nulla.

    Andrò a leggermi il sito di Beppe, e ho riletto pure la tua intervista..la vicenda di un scrittore che attraversa gli anni settanta, ottanta, novanta, e alza la sfida rinnovando sé nella sua scrittura, bello.
    A proposito, in Aelia Laelia, dall’iniziativa di Beppe S. e Giorgio Messori,entrammo subuto coinvolte io, Daniela Rossi, Chiara Scalesse,Carlo Bordini, e ora non ricordo più bene tutti, ma c’era un bel gruppo redazionale;
    come tutto sembra evaporare, o restare cristallizzato nel tempo, a seconda lo si guardi..in un eterno presente, dicevi bene Beppe,che è anche condanna all’ipertrofia, al gremito-vuoto di questi anni, sic.

    Ricordo, a caso: uno dei più inediti libri di Aelia laelia, “Il lettore, il narrare” di Peter Bischel(olte la stupenda Amelia Rosselli, e Patrizia Vicinelli).

    Buona vita, intanto. (le elezioni non dovrebbero più essere tanto affari al di là delle persone, saimo d’accordo, sentiamo che dovrà cambiare tutta la maniera – e la materia del “fare politica”..la rete prefigura numerose, di queste cose).
    Maria Pia

    Rispondi
  15. maria pia

    Bene!Ogni messaggio qui scritto, a voi, e a Beppe, NON viene trasmesso?!Ne è saprito uno lungo e dettagliato a Beppe.
    (Help)

    Riprova n 2 da MPIa

    Rispondi
  16. maria pia

    Ho letto i tuoi acrostici nel frattempo, e mentre il mio server fa i capricci, domani sarò a Parma, in pieno campo di marte…elettorale, ma non votante, contemplante osservatrice esterna, sperimo bel tempo, mah!

    Che vincano le vergini sagge!Quelle folli, temo non siano solo dionisiache, (Tanzi docet)
    CIt. Parmigianino,(chi non sapesse) che affrescò la Chiesa S.Maria della Steccata, a Parma,dove Antonio Porta andava anche a ispirarsi..)

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *