Buon compleanno vecchio Bob

di Loris Pattuelli

dylan-papa.jpg(Oggi Bob Dylan compie 66 anni. E’ nato, infatti, il 24 maggio 1941 a Duluth, nel Minnesota. Un’età veneranda per un menestrello. Eppure il vecchio Bob è passato indenne attraverso oltre quarant’anni di musica, di avventure, di concerti, di sfide. Non del tutto indenne a dire il vero, infatti, causa un grave incidente in moto nel 1968 che gli provocò una lesione all’osso del collo, è stato fermo per tre anni, confinato nella sua proprietà di Woodstoock, assediato continuamente da ammiratori, vagabondi, mitomani. Bob Dylan ha riconfigurato di continuo i propri pezzi, rendendoli talvolta quasi irriconoscibili. Alcuni sono passati alla storia, anche per alcune mitiche covers: Mr Tambourine Man dei Byrds (1965), This whell’s on fire di Julie Driscoll (1968), molte canzoni rifatte da Joan Baez, poi due leggendarie Like a Rolling Stone, All along the watchtower di Jimi Hendrix, e Knockin’ on heaven’s door dei Guns n’ Roses. Di seguito pubblichiamo il contributo di un dylaniano di lungo corso MB.)

Bob Dylan è un busker alla rovescia, un artista che, se si escludono gli spostamenti, si esibisce quasi tutti i giorni dell’anno. Certo lui non suona per campare, ma molto difficilmente riuscirebbe a sopravvivere senza strimpellare il suo concertino quotidiano. L’impresa si chiama Never ending tour (di cui abbiamo avuto alcune recenti date in Italia: 26 aprile a Torino, 27 a Milano) e consiste nel suonare sempre e dovunque. Solo così, a quanto pare, gli spiritelli della ricreazione possono scatenarsi come si deve e mantenere anche una certa dose di equilibrio. Qualcuno pensa che questa sia una roba da pazzi, qualcun altro è convinto invece che si tratti del vezzo di un artista molto geloso della propria libertà. Io propendo per la seconda ipotesi. Per chi volesse saperne di più, si consiglia la visione di No direction home di Martin Scorsese, davvero una delle opere più belle di questo nuovo millennio.
Il busker suona per le strade delle grandi città, Bob Dylan te lo ritrovi direttamente dietro l’uscio di casa. Io l’ho visto a Ravenna, a Bologna, a Modena, in piazza a Ferrara, al palazzetto dello sport di Casalecchio, alla festa dell’unità di Correggio. Recentemente in America ha girato per centri commerciali, sale bingo ed altri luoghi di aggregazione e di svago. Qualche tempo fa si è messo a dire che lui canta come Frank Sinatra, ma in realtà il nostro eroe è soprattutto un bravissimo DJ. Un DJ? Sì, proprio così, un DJ in libera uscita che si diverte a voltare e rivoltare tutto quello che pop e avanguardia neanche hanno mai sospettato esistesse.
Se il busker porta la musica in strada, lui riporta la strada nella musica. Giusto quello che stanno facendo i DJ oggi nel mondo. L’ultima volta che l’ho sentito cantare era, se non ricordo male, al palazzetto dello sport di Casalecchio di Reno. La scenografia era una tenda da teatro con un cielo stellato vagamente natalizio. A tre-quattro metri di altezza c’erano un paio di faretti viola e un paio di faretti bianchi. E poi basta. Lui tutto vestito di nero e gli orchestrali in completo grigio. Moltissimo rock-blues con appena una spruzzatina di cose più svagate e campagnole. Voce tranquilla. Pochi giochetti di laringe e faringe, poche piroette sulla galaverna e sulla carta vetrata.
Bob Dylan è un busker alla rovescia e nel suo ultimo disco, Modern Times, riporta tutto a casa. “Tutti vanno e anch’io voglio andare”, dice la prima canzone del disco. La copertina mostra un taxi che attraversa una notte piena di luci.”Non sto parlando, sto solo camminando”, dice la canzone di chiusura. In mezzo ci sta un’ora abbondante di “tempi moderni”, tempi sfocati, veloci e confusi, tempi buoni giusto per dire che, per un busker alla rovescia, tutte è passato e tutto sta ripassando nella più semplice e pura delle mobilità.

All along the watchtower
(Lungo le torri di guardia)

Deve esserci una via d’uscita
disse il giullare al ladro
c’è troppa confusione
non riesco a rilassarmi
gli affaristi bevono il mio vino
i contadini arano la mia terra
nessuno lungo la linea
conosce il valore di tutto ciò.

Non c’è motivo di preoccuparsi
disse gentilmente il ladro
molti qui fra noi
pensano che la vita è solo un gioco
ma tu ed io sappiamo
che questo non è il nostro destino
così non raccontiamo altre frottole
adesso che si sta facendo tardi.

Lungo le torri di guardia
i principi stavano all’erta
le donne andavano e venivano
proprio come i servitori scalzi
lontano nei campi
un gatto selvaggio ringhiò
due cavalieri si stavano avvicinando
il vento incominciò ad ululare.

(Traduzione di Loris Pattuelli)

9 pensieri su “Buon compleanno vecchio Bob

  1. Francesca Matteoni

    Io resto legata al primo Bob Dylan, con un amore particolare per Blonde on Blonde, anche se la mia canzone preferita resta l’apocalittica A Hard Raing Is Gonna Fall (O dove sei stato figlio mio dagli occhi azzurri?…).

    Ho questo ricordo – il giorno di Natale del 2000, ero con il mio ex a San Sebastian, una giornata bellissima di sole, ma ovviamente tutti in casa a festeggiare tranne noi che dovevamo ammazzare la giornata di Inter Rail… finimmo a passare il pomeriggio sul porto cantando Chimes of Freedom (e naturalmente la dura pioggia che sta per cadere) inventando le parole, con qualche ubriaco delle cinque che ci guardava storto.

    Una curiosità – A Hard Rain… l’ha ripresa Syd Barrett in Dark Globe (Wouldn’t you miss me) – quasi lo stesso inizio, ma un’apocalisse volta in nostalgia, un mondo introiettato.

    Sempre di Barrett è un blues omaggio dissacrante a Bob Dylan – qui c’è una traduzione –

    http://www.maggiesfarm.it/sydbarrettbobdylan.htm
    e qui l’originale, con i i giochi di parole

    http://www.sydbarrett.net/subpages/lyrics/miscellaneous_lyrics.htm#Bob%20Dylan%20Blues

    Per dire che quando un artista è enorme può essere continuamente reinventato (meglio se da altri geniacci).

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  2. fabry2007

    Dylan e De André sono stati due colonne, nella mia vita. una delle emozioni più forti fu ascoltare, quasi all’improvviso, il cambio di voce (bassa, roca) in “Love and Theft”. non mi stancavo di imparare ogni volta una sfumatura di quei pezzi: neanche oggi mi stancherei.
    gazie, Mauro.
    fabrizio

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  3. lucaariano

    Sempre un grande!!!Avete visto che escono DVD e CD con l’Espresso? Non per fare L’OT però progetto interessante…Grazie per l’omaggio!!!
    Un caro saluto

    Rispondi
  4. loris pattuelli

    Grazie Francesca per averci ricordato il Bob Dylan blues di Syd Barrett. Io con see Emily play e The piper at the gates of dawn sono diventato un adolescente, ma i suoi dischi postumi, lo confesso, mi hanno procurato sempre una strana pena. Anch’io preferisco il Dylan elettrico di Bolonde on blonde e highway 61. Di hard rain, invece, mi sono stancato quasi subito. Forse per via del troppo miele che vi aggiungeva Joan Baez, forse perchè l’après le déluge è pur sempre meglio di una ordinaria apocalisse. La canzone di Bob Dylan che adesso ascolto più volentieri è i shall be released nella versione di Jerry Garcia. Mi aiuta nei lavori domestici e pure anche con la ricerca del sacro graal. Anch’io, proprio come Fabry, non riuscirei mai a staccare Dylan da De André. La mia presunta stereofonia dipende tutta da loro. E grazie anche ad Enrico per averci ricordato che l’azzardo della libertà è forse la cosa più Dylaniana che ci sia.
    Posso accennare una bella ipotesi e non spiegarla neanche sotto tortura?
    Per me il modo di sparire di Bob Dylan non è molto diverso da quello di Robert Walser. Nei dintorni di un manicomio o sulla sunny side of the street c’è sempre la possibilità di mettersi al servizio di qualcosa o qualcuno.
    C’è una canzone che io adoro e che Bob Dylan non fa mai nei concerti. Si chiama you ain’t going nowhere. Darei non so cosa per riuscire a tradurla decentemente… ecco il testo originale:

    Clouds so swift
    rain won’t lift
    gate won’t close
    railing froze
    get your mind off whintertime
    you ain’t going nowhere

    whooeee ride me high
    tomorrow’s the day
    my bride’s gonna come
    oh oh are we gonna fly
    down in the easy chair

    i don’t care how many letters they sent
    morning came morning went
    pick up your money
    and pack up your tent
    you ain’t going nowhere

    buy me a flute
    and a gun that shoots
    tailgates and substitutes
    strap yourself
    to the tree with roots
    you ain’t going nowhere

    genghis kahan he could not keep
    all his kings supplied with sleep
    we’ll climb that hill
    no matter how steep
    when we come up to it

    whooeee ride me high
    tomorrow’s the day
    my bride’s gonna come
    oh oh are we gonna fly
    down in the easy chair

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  5. vbinaghi

    Bob Dylan per me è IL maestro. Punto e basta.
    Adoro tutto ciò che ha inciso, ma se dovessi fare due titoli direi: “Bringing it all back home” per il primo periodo e “Oh mercy” per il più recente. Con la mia band abbiamo diversi pezzi suoi in repertorio e il mio sogno nel cassetto è un reading dedicato a lui, parole e musica. Aspetto di farlo quando si decideranno a dargli il Premio Nobel per la letteratura.

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  6. Davy Bartoloni

    Il testo di questa canzone, e’ stato utilizzato per l’episodio finale della terza stagione di Galactica (2003), come colonna sonora di un esodo dei sopravvissuti del pianeta .. circa 40.000 persone, .. una puntata indimenticabile, e con queste parole nel finale… davvero straordinaria…

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