
Quando si corica e spegne le luci, il dolore al fianco non è più semplice zavorra che appesantisce il cammino ma un morso, un appetito monotono e imperturbabile, come se tutte le innumerevoli richieste che l’universo fa a un organismo vivente confluissero in una sola e spaventosa, verme onnipotente, ventosa dall’unico labbro circolare che assorbe sangue, vita e pensieri lasciando di lui una mummia vizza, ostinatamente cosciente.
E’ così che trascorre le prime due ore della notte, finchè l’ultima resistenza del pensiero crolla insieme allo spasmo dei muscoli contratti, e un istante dopo aver intuito l’estrema verità – ciò che ti fa vivere è ciò che ti fa soffrire, non avrai uno senza l’altro – (la dimenticherà subito dopo, per ritrovarsi ogni notte nell’identica futile battaglia), dichiarandosi sconfitto trova il chimico sollievo di un sonno sconsolato.
Così può cominciare lo spettacolo.
Ora dalle latebre di un passato immemoriale crateri fumiganti rilasciano fantasmi.
L’orrore, l’orrore antico, insieme alle immagini infantili che per prime lo annunciarono, il brontosauro sulla pagina del libro, non il corpaccione immerso nella mota, nè il lungo collo sibilante ma quella testina piccola, stupidamente crudele, e il pensiero disgustoso che ne seguiva: nessuna mente benigna dietro la forza vitale, ma un piccolo feroce cervello, ebetudine organizzata al pasto, centrale divoratrice, strategia di sterminio?
Soccorretelo allora, decorose memorie, pensieri operosi, sublimazioni onorevoli in cui si è variamente prodigato per trarre qualcosa di utile e meritevole dall’inutile merdaio dei giorni, come quando da piccolo toglieva sassi lucenti e speciali dal greto del torrente, e si faceva un tesoro nel cassetto. Ditegli che la messa in scena del mondo e forse nemmeno la sanguinosa avventura di Dio nella carne sarebbe la stessa senza il suo vivere e soffrire.
Il buon ricordo sia per il miscredente la carezza dell’angelo.
E l’anima riprenda a cucire per lui un fresco sudario di foglie.

Binaghi, questo tuo scritto è un po’ violento come spesso accade nei tuoi: assertivo, intollerante, sei converso? ti rispetto quale mio simile ma, per favore, tifa anche un po’ per la tenerezza del disperso o, almeno, lascialo in pace e, se ci credi davvero, prega il tuo dio per lui. fosti compagno?, be’ ti saluto, ancora, da compagno.
Mi ricorda un Testori molto intestardito e masturbatorio.
A chi serve tanta violenza? sete di vendetta? contro chi?
E “l’inutile merdaio dei giorni” poi… rivelerà una sconfitta (magari tua) personale ma, per cortesia, non immischiare anche coloro che nel vivere quotidiano trovano motivi di gioia per lo spirito (come lo chiameresti forse tu) e che non è un semplice sasso lucente e speciale del torrente. Camus parlava dell’immaginarsi un Sisifo felice: sono con lui in questo e per questo non getto maledizioni in giro.
Errata corrige:
“…motivi di gioia per lo spirito (come lo chiameresti forse tu) e che non sono semplici sassi lucenti e speciali del torrente.”
Violenza e maledizione?
Se ce li vedete ci saranno senz’altro.
A meno che non siano della specie eterica dei fantasmi che ci passiamo l’un l’altro, credendo di dialogare.
A me sembra un appello per un agognato sollievo. Il bello della vita in quei ‘sassi lucenti’ tolti dal greto del torrente e conservati come preziosità.
Implorare ‘decorose memorie’ diventa un appiglio onesto, le ‘sublimazioni onorevoli in cui si è variamente prodigato’ corazza al dolore.
i fantasmi siamo noi e il dialogo è pressoché impossibile dalla notte dei tempi. siamo morenti e nasciamo col caso della stoppia allo stoppino del dì per una candela almeno, ma di vanagloria e piene zeppe ne sono le antologie scolastiche e non
Poi con la moltiplicazione dei nick non è che il dialogo lo faciliti.
…. avevo scritto un bellissimo commento, di quelli che restano alla storia della rete, ma…zac… una ditata sbagliata ed è sparito, ed ora non so più replicare il capolavoro.
eccolo, un dolore! uno, poi ve ne è altri, ma in questo momento soffro davvero…
@ gemma
ma no, dai! i fantasmi hanno lenzuola e catene, e strascicano. Noi invece buoni abiti, ampia libertà e baldanza nel passo (e nella scrittura) e dunque dobbiamo essere dialogicamente felici, no? eppoi fa un caldo boia, almeno qui, e si sragiona quasi come quando fa freddo.
‘notte
“Ora dalle latebre di un passato immemoriale crateri fumiganti rilasciano fantasmi.”
Certo che questo stralcino, cadutomi penzolin penzoloni all’occhio è schifosamente brotto 🙂
quello su là è il paziente inglese, non ho dubbi….
certi tuoi post sono davvero spiazzanti: a prima botta lasciano perplessi, poi scavano, si fanno radicale rappresentazione delle fondamenta e, come in tal caso, ci si ritrova pienamente concordi
il binaghi ha un bisogno di amore immenso.
come, forse, quasi tutti.
soltanto amerebbe o ama far proseliti.
qui l’errore.
altri si consolano con ogni tipo di successo o di rimasuglio o di onestà di credo o credenza o ricordo o fede, ma senza tentar di far proseliti!
ma no – si tratta solo, laicamente, di condividere o no – nella fattispecie: la prima – e poi, si scrive di certi aspetti della vita per … comunicarli, per far “comunione” di essa (perchè no?)-
la “comunione” è l’atto plurimo e singolo e ripetente e ripetuto dell’amore in tutte le sfumature, davvero immense: ipocrisia bandita o, almeno, lasciata alla diplomazia
@Trastullo
Il Binaghi sta progettando un romanzo sull’agonia di un letterato, e questo è un frammento.
Quando vorrà far proseliti, fonderà un partito.
un tema così vicino
bravino il binaghi
manicheo, ma (sembra)onesto pur se chetato da un’aggressività che fa truce tenerezza e scintille un po’ da infante
Ma dov’è questa aggressività? io vedo solo talento letterario. Spesso non condivido certe sue posizioni, ma questo non toglie nulla al suo valore
la memoria come salvezza: una possibilità trasversale.
grazie, Valter.
Binaghi è geniale!