La più grande forza non viene dal combattere, ma dal riuscire anche ad accettare, non dal mettersi a contrasto continuamente, ma dal sapersi fare molto piccoli (a vedersi per i piccoli che si è) e ascoltare, aspettare. C’è molto più coraggio nella gioia che nella rabbia – la si porta, la gioia, attraverso il proprio dolore, la propria imperfezione, è la tregua che sappiamo concederci per vedere il mondo fuori da noi stessi. Queste sono un po’ le cose che ritrovo in una delle più belle poesie di Sereni ed una delle più care alla mia vita.
APPUNTAMENTO A ORA INSOLITA
La città-mi dico- dove l’ombra
quasi più deliziosa è della luce
come sfavilla tutta nuova al mattino….
“……asciuga il temporale di stanotte” – ride
la mia gioia tornata accanto a me
dopo un breve distacco.
“Asciuga al sole le sue contraddizioni”
– torvo, già sul punto di cedere, ribatto.
Ma la forma l’immagine il sembiante
-d’angelo avrei detto in altri tempi-
risorto accanto a me nella vetrina:
“caro- mi dileggia apertamente- caro,
con quella faccia di vacanza. E pensi
alla città socialista ?”.
Ha vinto. E già mi sciolgo: “Non
arriverò a vederla” le rispondo.
(Non saremo
più insieme dovrei dire.) “Ma è giusto,
fai bene a non badarmi se dico queste cose,
se le dico per odio di qualcuno
o rabbia per qualcosa. Ma credi all’altra
cosa che si fa strada in me di tanto in tanto
che in sé le altre include e le fa splendide,
rara come questa mattina di settembre…..
giusto di te fra me e me parlavo:
della gioia.”
Mi prende sottobraccio.
“Non è vero che è rara, – mi correggo- c’è,
la si porta come una ferita
per le strade abbaglianti. E’
quest’ora di settembre in me repressa
per tutto un anno, è la volpe rubata che il ragazzo
celava sotto i panni e il fianco gli straziava,
un’arma che si reca con abuso, fuori
dal breve sogno di una vacanza.
Potrei
con questa uccidere, con la sola gioia….”
Ma dove sei, dove ti sei mai persa ?
“E’ a questo che penso se qualcuno
mi parla di rivoluzione”
dico alla vetrina ritornata deserta.
da: Gli Strumenti Umani (Einaudi, 1966)
(questo post è per F.)

grazie per Sereni, Francesca. è stata anche per me tra le migliori letture degli anni passati. vi sentivo un’umanità declinata in una singolare perfezione formale, anch’essa come scavata nella carne, concretissima e ideale nello stesso tempo.
un messaggio da custodire, di quelli senza scadenza.
fabrizio
nb: F non sono io:-)
“C’è molto più coraggio nella gioia che nella rabbia – la si porta, la gioia, attraverso il proprio dolore, la propria imperfezione, è la tregua che sappiamo concederci per vedere il mondo fuori da noi stessi”.
Ho trovato questa frase proprio bella, bello trovarla quando si accende il pc alla mattina.
🙂
grazie, per avermi ricordato anche questa poesia del grande Sereni:
TERRAZZA
Improvvisa ci coglie la sera.
Più non sai
dove il lago finisca;
un murmure soltanto
sfiora la nostra vita
sotto una pensile terrazza.
Siamo tutti sospesi
a un tacito evento questa sera
entro quel raggio di torpediniera
che ci scruta poi gira se ne va.
“Breve sogno”: Petrarca che non muore, anche in questa bella – e problematica- poesia di Sereni.
… “è la volpe rubata che il ragazzo
celava sotto i panni e il fianco gli straziava”
Anche la poesia di Sereni è colta, e certo non “per il popolo”. Queste parole, infatti, non possono essere comprese da chi non abbia presente il terribile passo di Plutarco (Vita di Licurgo, 18)che sta in un libro terribile. Dove Plutarco scrive:
“I ragazzi spartani mettono tanta serietà nel rubare, che si racconta di uno, il quale aveva avvolto nel mantello un volpacchiotto da lui rubato, e si lasciò dilaniare il ventre dalla bestia con le unghie e i denti, sino a morirne, piuttosto di farsi scoprire. La storia è perfettamente credibile, se si considera il comportamento dei giovinetti spartani ancora ai nostri tempi: io ne ho visti molti morire sotto la sferza all’altare di Artemide Ortia”.
Sereni ha la vista lunga, e grande sapienza.
la gioia, la cosa gioia di un occaso certo, malcapitata dentro lo sguardo di domanda: manna di un perpetuo tuo nel suo d’altri. il sangue non c’entra o, almeno, è l’abisso di noi, si fa desiderio nel già perdente e perduto dado del dato, sùbito disdetto. con la vacanza è il vuoto, e la gioia un’assassina di verdetto, sì del funebre nel segreto del brevetto. faccia stranita e l’acqua già si asciuga senza segno di rivoluzione né rivolta nonostante il furto della volpe.
Grandissima poesia di uno dei miei poeti preferiti…Quanti si sono ispirati a lui – me compreso –
Grazie Francesca!
Un caro saluto
c’è in Sereni una sorta di pudore delle passioni, anzi, a fronte del dolore del mondo, quasi il sentire la gioia come una colpa, un lasciarsi andare al mondo – privo dell’ottimismo “delle magnifiche sorti…” è più figlio di Montale di quanto sembri – in fondo, sempre l’essenza del dubbio illuminista d’ascendenza lobarda – uno di quelli dai quali (forse) abbiamo imparato
corrige: loMbarda
ma se vi scrivo non funziona che posso fare?????
Help MPQ
Gran bel post!!!
Cara Francesca, qui ci piratizza qualcuno, è segregato ogni commento,
ma Sereni richiede spazio e ascolto – eterni, non solo lombardi..finalemnte!
Hai fatto una ncosa giusta a riproprorre questi testi..
Che bene che fanno.. Maria Pia
C’è molto più coraggio nella gioia che nella rabbia – la si porta, la gioia, attraverso il proprio dolore, la propria imperfezione, è la tregua che sappiamo concederci per vedere il mondo fuori da noi stessi.
il coraggio della gioia è quello di una vita che sa accogliere la vita, grazie francesca, di cuore, per queste parole.
saluto tutti
elena f