Nel 1967 la chitarra di Lou Reed e il caustico violino di John Cale dettero vita a quel perturbante gioiello rock che è Venus in furs, inquietante riassunto psichedelico dell’omonimo romanzo di Leopold von Sacher-Masoch. Erano gli anni della Factory di Andy Warhol: mentre sull’assolata West Coast il flower power imponeva un rassicurante ottimismo, a New York la pop-artera pronta a smascherare con massicce dosi di iperrealismo il lato oscuro del sogno americano. “Kiss the boots of shiny shiny leather”, cantavano i Velvet Undergorund: il binomio piacere-dolore faceva così il suo magistrale ingresso nella cultura e nell’immaginario musical-popolare.
Esattamente quarant’anni dopo, Terza persona cortesedi Gian Maria Annovi riproduce la stessa inquietudine sensoriale, si riappropria del masochismo usandolo come correlativo oggettivo per delineare una crudele storia di oppressiva fedeltà. Se in “Poesie dando del Lei”, Vivian Lamarque si rivolgeva direttamente al proprio psicoanalista junghiano usando una formula di cortesia, Annovi adotta lo stesso procedimento per riferirsi con estrema cortesia ad un carceriere, o – meglio – all’idea che ce ne propone. Il contrasto frai due testi non potrebbe essere più netto: dalla positiva atmosfera infantile della stanza psicoanalitica alla casa-prigione con annesso torturatore.
Rileggendo la tradizione italiana lirico-grammaticale del pronome “Lei” (un femminile maiuscolo di stampo duecentesco) trascina il lettore in un “dialogo per voce sequestrata e persona che tace”, un poemetto in sette movimenti in cui l’eroe sadico non compare mai ma la cui assenza pesa, allarma e preoccupa.
Grazie ad un dettato lineare e monodico, Annovi ci presenta una serie di “camere” (ma più corretto sarebbe definirle “stanze”, con riferimento ad una precisa scansione strofica) in cui un io (o ciò che ne resta) si rivolge a “Lei”, entità incorporea capace però di operare un’attenta e precisa dissezione corporale ai danni della voce che le si rivolge. Un massacro in presa diretta o, come accenna il sottotitolo un “reality in sette visioni” (raccapriccianti). Della dimensione del reality show, il testo di Annovi conserva l’iconografia del quotidiano (“un appunto sul cartone del latte”, “stiro le Sue calze con letizia”, “fumo di nascosto una Marlboro”), si immerge in un panorama domestico al limite del banale dove però l’io non è mai soggetto ma sempre oggetto di una pena, costantemente vittima della ferocia di “Lei”. L’ambiguità pronominale (Chi è “Lei”? Una Musa/Beatrice dominatrix oppure un “tu” da cui mantenere le debite, rispettose, distanze?) è qui stratagemma capace di detonare l’intera economia narrativa della compagine: Lei “richiude i miei tormenti con graffette”, “è il regista che mi dirige nel supplizio”, “si pente che già non mi ha interrato”. La distanza fra i due protagonisti fa sì che ogni loro incontro dia luogo ad una rassegnata, lacerante sopraffazione: “di certo il Suo amore è perfetto mi dico”, conclude l’autore con spiazzante consapevolezza.
Lineare dramma sull’impossibilità dei rapporti o metaforico referto di un amore molestato dal problema della forma (e della formalità), Terza persona corteseracchiude, inscenandoli, sia i dilemmi del vincolo (da intendersi in senso lato: a “Lei” è dovuta sottomissione, abnegazione e fedeltà, quasi si trattasse di un’entità divina temibile, da Vecchio Testamento), sia la consapevolezza di una disfatta totale, a cui consegnarsi (immolarsi) in un quieto martirio: “mi tolga tutto quello che desidera// lo scrivere di versi soprattutto”è la remissione estrema di chi, consapevole di non avere più scampo, sviluppa una particolare sindrome di Stoccolma, una sorta di connivenza empatica con le ragioni della propria sofferenza al puro scopo di sopravvivere; non a caso la dedica del poemetto è una citazione da Carmelo Bene: “Non ai morti, ma ai feriti”. È dunque una compartecipazione ad una resistenza estrema, la materia che maneggia Annovi, il subire per non soccombere.
TERZA PERSONA CORTESE di Gian Maria Annovi (Edizioni d’If, Napoli, 2007)


Lei voi tu ella… mah! Non ci ho capito un …zo.
Cmq complimenti.
Pasquale
un altro commento come questo, pasquale, e ti espello. chiaro?!
SITTING TARGETS SI è SVEGLIATO!!!
hoinoi!
Se ci riesci… ma perché non ti qualifichi? hai qualcosa da nascondere?
Riemersa da ceneri e lapilli vesuviani, con sempre viva in mente la tua vulcanica performance ecco che ti ritrovo in accattivante e sapiente parola, e qui lascio il mio bacio a te e a Gianmaria ,nel caso ci leggesse…:-)
sempre più chiaro il concetto di
identità!