Esiti, – dove si ostinano parole
e resistenza.
Rotoli in preda al silicio,
tra segni elettronici persi
nel vuoto del web.
Ora insisti
sui versi, – ti avviti
sugli input, desisti…
Se nel monitor vibrano impulsi vitali
o già morti, – dati al ritmo di bit
*
Più debole è la forza che si ostenta.
Ma forte della stessa debolezza
è la forza che arretra con arte
a un’insidia, esponendosi al rischio.
*
La fame è come un’ape.
Ronza sulle bocche minacciando
chi non paga fino all’ultimo
centesimo
per ogni usurpazione.
*
Dona un nido a quel dio
che ti bacia mordendo
la lingua del tuo desiderio.
*
Che sia gloria di un rebus, –
L’ape che integra il seme
coi nomi specchiandone il petalo.
L’ultrasuono di un lessico
umano d’incognite in codice.
Paradigmi perfetti.
Labili gesti che inventano
l’alibi a un ordine entropico.
Un progetto labiale.
La sua circonferenza in una rosa.
*
Si reintegra all’elica
opaca la linfa dell’acero.
– Invisibile
in lingua perfetta
al disegno di farne strumento
vitale, – alimento e matrice.
In origine solo
frumento dell’iride, intima
albedine infusa nell’erica
scura. – Nel cavo
indagare plausibile
i fili dell’acqua.
La coscienza – lo specchio.
*

Grazie Marina, solo ora ho visto che hai postato i miei testi.
Un caro abbraccio. Nicola
ricerca di perfezione tesa all’essenza
a tratti spasmodica,
vibratile nel petalo.
concordo con antonella belle poesie, alcuni passaggi anche di più
Che altro dire se non grazie, davvero. Nicola