di Mauro Baldrati
La sindrome di imitazione – una sorta di coazione a imitare comportamenti, gesti, pose di personaggi di forte impatto mediatico – è un meccanismo psicologico che ha origini antiche. Si narra che Luigi XIV, il Re Sole, tormentato da una ragade anale un giorno ruppe gli indugi e decise di farsi operare. Non fu certo una passeggiata, visto che non esisteva l’anestesia. La notizia immediatamente si propagò a corte e molti nobili, i reclusi nell’immenso pollaio di Versailles dove il re-geniaccio li spennava vivi facendo loro pagare somme esorbitanti per avere un posticino nel suo entourage, si sottoposero volontariamente all’operazione, anche se i loro ani aristocratici erano perfettamente sani. Si imitava il re, colui che stava al vertice della piramide mediatica dei suoi tempi, l’avatar circondato da pettegolezzi, invidie, desiderio e fantasia morbosa.
Oggi è l’era delle bad girls, ragazze senza talenti particolari che, per gli insondabili meccanismi della trasfigurazione, tormentano l’immaginario di molte ragazze: Kate Moss che tira cocaina col fidanzato tossico, oggetto di una sequela di commenti scandalizzati e moralisti con tripudio di foto su tutti i giornali scandalistici del mondo che le hanno procurato almeno un raddoppio dei contratti pubblicitari; Britney Spears cantante di canzonette leggere creata in laboratorio che sprofonda nel degrado e viene fotografata fuori dalle cliniche di disintossicazione rapata a zero. Tutti a guardare, a stupirsi, a sfogare un desiderio voyeuristico verso l’immagine del successo stuprata da una caduta nella crisi che non fa che aumentarne il fascino.
L’ultima sembra essere Paris Hilton, di professione “ereditiera presenzialista”, colei che ha fatto della mancanza di talento una forma superiore di vuoto, condannata a 45 giorni di carcere per guida in stato d’ebbrezza e con la patente revocata, poi ridotta a 23 e già scarcerata dopo 3 per “buona condotta”. Giornali e televisioni si sono scatenati in un mare di servizi, reportages, le foto della cella dove l’ereditiera avrebbe dovuto trascorrere il suo mesetto, con “non più di un’ora al giorno” per fare la doccia, “truccarsi” ecc. Questo voyeurismo così attento ai dettagli sembra avere come risultato quello di confondere i personaggi reali con le proiezioni fantastiche, i corpi con gli alter ego, il desiderio con la sua ipotesi, e il tutto viene interiorizzato dall’immaginario del pubblico, soprattutto giovanile, con effetti ancora tutti da verificare. Ci chiediamo, per esempio, se diventerà alla moda – o se già lo è – non sapere e non sapere fare nulla, guidare semi ubriachi e – il massimo del glamour – finire pure in galera, come in quella (virtuale, ma in questi casi i fatti non sussistono, conta solo la notizia) di Paris Hilton. D’altra parte l’ha detto lei stessa: “Voglio essere un esempio per i giovani”.

mi ha colpito l’attenzione ai “dettagli”, che parrebbe in contrasto con la “superficialità” (oltretutto: questa attenzione mediatica impiega tecnica, video, riprese, rete, lavoro e lavoro e lavoro). è una superficialità su cui si consumano i residui di attenzione e moltissime ore di lavoro (perché quelli che ci lavorano, ci lavorano; gli altri mangiano – mangiamo – questi “dettagli” inutili, e consumano il tempo…). a che cosa serve questo nulla? da che cosa è guidato? serve a questo – a consumare il tempo di una vita che si allunga a dismisura?
massimo
Credo che questo post parli di mitologia. Una forma di mitologia definibile come riempitivo, ma pur sempre mitologia. Disumana in quanto l’oggetto-mito non ha assolutamente nulla di divino: si tratta di ragazze che cadono. La caduta della stella è comunque un topos interessante. Per quanto concerne la cronaca, ahimè, mi trovo a dover precisare che Britney Spears ha un alone più specifico: non è solo un prodotto di laboratorio, è la bambina cresciuta sotto l’occhio mediatico. Il suo debutto insieme alla Aguilera e a Timberlake avvenne nel Mickey Mouse Club, quand’ella avea nemmeno sei anni. E l’era delle bad girls, a questo punto, data anni addietro. Penso a Drew Barrymore in clinica di riabilitazione a tredici anni, penso a Courtney Love che nel 1992 fu arrestata sulla base di un articolo del Vanity Fair per aver fatto uso di eroina nei primi mesi di gravidanza. Il sistema stellare mediatico a mio avviso dice molto di più dei suoi fruitori che della sua stessa mitologia. Racconta di un’umanità avida di tragedie. Avida di cadute. Avida di demitizzazione. Britney Spaers con un esaurimento nervoso innesca un principio di identificazione sadico: quanto più in alto arrivi, tanto più fragoroso è il tonfo verso il basso e dietro questo tonfo aleggia la soddisfazione del cosiddetto uomo comune (sempre che ne esistano ancora) di sapere la stella creatura umana e fallace. Ne osserva lo sfracellamento al suolo con una specie di soddisfazione. Ma guardando più da vicino questo meccanismo è facile accorgersi di quanto il famigerato “uomo comune”/voyeur non sia solamente intransigente col mito caduto. Temo lo sia di più con sè stesso.
Quando vedo, sento, leggo tutto ciò mi prende un profondo scoramento sui “miti” della nostra epoca. Ha ragione Marco quando parla di mito. Ma sono questi i nostri eroi? Qual’è il confine tra realtà (reality) e finzione? Tuttò ciò pare sia un prodotto a tavolino che quando la gente si stanca sparisce e viene gettato. Quanti di questi miti si sono autodistrutti quando si sono spenti i riflettori su di loro? Aborro questa concezione di uomo-ogetto-prodotto da osservare come in un Grande Fratello!E’ questo il futuro che daremo ai nostri figli?
Un caro saluto
Interessanti i tre approfondimenti qui sopra, ringrazio quindi Massimo, Marco e Luca. I miti esistono da sempre. Sono serviti, e forse servono, anche per capire i tempi. Diciamo che, rispetto alle bad girls del passato, il nostro presente offre una novità: un tempo erano bad girls con un alone “maledetto”, ma esprimevano comunque un talento, un’arte, una storia; oggi ci si focalizza su miti senza talenti: la nostra Paris è come le sorelle Lecciso, non sa fare nulla, il mito si alimenta da sé. La stessa Kate Moss è una modella, e il mito che l’ha circondata è andato molto oltre la sua immagine pubblica. Quindi ho qualche dubbio se chiamarli davvero “miti”. Sono abbastanza d’accordo con questa osservazione di Marco: “quanto più in alto arrivi, tanto più fragoroso è il tonfo verso il basso e dietro questo tonfo aleggia la soddisfazione del cosiddetto uomo comune”. E’ un voyeurismo dai caratteri estremi, che va dagli sbranamenti (in gran parte finti) dei programmi della cosidetta “regina dei dannati” Maria de Filippi ai reality, alle icone dell’arte senza talento, che vivono della propria autoproduzione pseudotrasgressiva (se guardate qui c’è una delle foto che ha contribuito a lanciare il personaggio pseudoscandaloso di Paris hilton: http://bilesnarksneer.typepad.com/bile_snark_sneer/images/paris_hilton_30.jpg). Insomma, a me pare che, rispetto al passato, il fenomeno sia abbastanza nuovo e ancora tutto da capire.
Io qui non credo di avere contribuito granché comunque, sono in un Internet point e scrivo di fretta. Considerateli appunti sparsi.
Salutissimi a tutti.
parlando da giovane ke in questo mondo è stata lanciata senza volerlo,senza aver potuto conoscere un mondo meno materialista e volgare come quello odierno spero,visto ke il mondo nn si può cambiare, ke almeno qualke persona con un po’ di cervello si riesca sempre a salvare e ke un giorno i miei figli non debbano confrontarsi con un mondo tanto superficiale e svuotato di senso…
quì poi
c’è pure la sindrome!
Ricordo una Spears con la panZa gonfia da fast-food, tempo fa.
Chissà se qualche sua fan l’ha imitata anche in quell’occasione.