VISIONE

VISIONE

Sono entrato in una classe per una supplenza.
  Improvvisamente mi ha investito una specie di fastidio. Vedevo, come nei cimiteri, delle piccole tombe bianche che emanavano l’odore di una rosa che sta marcendo; caramelle, gomma da masticare ormai amara. Piccoli banchi, disposti con un ordine studiato, millimetrico, con la stessa puntigliosità di un falegname che deve misurare i suoi mobili. E anche i bambini erano ben disposti, allineati, la schiena dritta, gli occhi un po’ assenti ma tranquilli. Anestetizzati.


  Il silenzio mi ha avvolto la faccia come un vento gelido. E ho pensato a quei piccoli busti come l’ultimo omaggio alla vita delle statue funerarie, così commoventi nella loro impossibilità a sentire il respiro e l’aria. E allora la visione è diventata più chiara: ho visto un piccolo cimitero di banchi, di piccole urne abitate da uno sguardo imprigionato; una saletta linda d’ospedale, coi letti bianchi; l’odore di cloroformio.
  In questo silenzio, in questa compattezza, ho guardato alla scuola come a un organismo che sta morendo, sotterrato da mille becchini operosi. Ho visto, e mi sono vergognato del mio baccano. E ho pensato alle maestre come a delle laboriose vestali il cui compito è quello di spegnere un fuoco, di alimentare le statuine imbiancate di un sogno dell’infanzia. Esangui, capaci di trovare parole per tutto, solo parole.
  Ho visto i bambini come dei piccoli universi solitari, gelosi e despoti della loro piccola sapienza.

 Sebastiano Aglieco

8 pensieri su “VISIONE

  1. mmerisi

    non ho mai sentito di bambini così.
    a scuola, poi.
    bè, in effetti, avrei la stessa sensazione di straniamento se accadesse.
    ma le droghe, si sa, fanno di questi effetti.

    Rispondi
  2. elena f

    ricordo che ai miei tempi(non sono un dinosauro, sono nata nel 1967)la disciplina a scuola era una regola ferrea (forse fu ancora più rigida in epoche che hanno dato nobel come pirandello carducci deledda) , ma nessuno è mai riuscito a spegnere in me il fuoco dell’amore per l’arte in tutte le sue forme, e tantomeno il fuoco dell’amore per la vita. fra i più cari ricordi che ho c’è la mia maestra delle elementari…e i banchi allineati e pavimenti tirati a specchio che profumavano di candore.

    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  3. stefanie golisch

    I paesini del Lichtenstein

    …perché la guerra fredda si chiama guerra fredda? Facile, perché è stata combattuta in inverno! Dove si trova il Vietnam? Ancora più facile! In Sud America! Sbagliato? Allora sarà in Africa e se non è in Africa magari in Est-Europa?!

    Dove siamo?

    In un pezzo teatrale di Ionesco? Errato! Siamo in un istituto superiore nell’hinterland milanese. Anno 2007. Non sono le fantasiose invenzioni di uno scrittore del teatro assurdo, bensì le bizzarre supposizioni di alcune maturande. Per chi insegna sarà facile aggiungere dalla pienezza del proprio vissuto aneddoti di questo tipo: assurdi e spaventosi allo stesso tempo. Tanto, come afferma un’altra studentessa del medesimo istituto, cultura generale non ne ho! Cioè : mi dispiace, ma quello che voi mi avete insegnato in 13 lunghi anni proprio non mi interessa!

    Ed è qui il punto: la scuola, spesso giustamente criticata per inefficienza e mancanza di docenti qualificati, opera da tempo su un terreno non più fertile. Per diverse generazioni del dopoguerra la volontà di salire, attraverso la cultura, la scala sociale fu motivazione sufficiente. Scuola e università operavano in piena concordanza per raggiungere un unico obiettivo collettivo. Oggi le cose si sono ribaltate: chi insegna opera proprio contro il Zeitgeist. Fuori dalla scuola quel poco di cultura acquisita non conta proprio niente. Una conoscenza che non venga mai ripresa e approfondita in nessun altro contesto sociale però, è destinata a morire nell’istante appena successivo all’interrogazione. Non è che a quella ragazza che colloca il Vietnam in Sud America non sia mai stata insegnata la geografia, semplicemente per lei questa nozione ha lo stesso valore che ha per me, diciamo, il prezzo di un litro di latte nel Burkina Faso! E per proteggersi contro tutto ciò che ritiene inutile, il cervello umano conosce un ottimo rimedio : la dimenticanza…

    Così per molti insegnanti un altro anno scolastico finisce nella frustrante consapevolezza di aver esaurito le proprie forze in un’impresa assolutamente inutile. Di aver non tanto combattuto contro l’ignoranza del singolo, ma contro l’ignoranza prodotta sistematicamente dal nostro sistema socio-economico.

    Rimane il ricordo di un ragazzo “diversamente abile” , come si suol dire oggi, che ogni volta che mi vede si ferma per comunicarmi con entusiasmo incessante una sua conoscenza di meravigliosa inutilità : i nomi dei paesini del Lichtenstein

    Rispondi
  4. enrico de lea

    non entro nel merito della questione scuola – mi colpisce moltissimo questa tua prosa così dolorosamente magrittiana – solo un insegnante-poeta poteva avere tale visione – è la droga/poesia che fa questi effetti

    Rispondi
  5. Rina

    Penso che la cosa fondamentale da perorare a scuola, ben lontana dalle nozioni, più o meno inutili, sia un atteggiamento civile, educato, basilare per ogni confronto umano e culturale.
    Il fermento nelle classi ha comunque un posto d’onore, preferibile al più solitamente apprezzato rigore, se questo è inteso come creazione di statue inermi, specchio di un sonno di vitalità.

    Rispondi
  6. Giorgio

    Impressionante questa visione, Sebastiano. Da prendere come esempio negativo di ciò che non vogliamo sia la scuola e la società, il cui compito non dovrebbe essere “quello di spegnere un fuoco, di alimentare le statuine imbiancate di un sogno dell’infanzia”.
    Mi sembra importante l’attenzione alla scuola e all’educazione, testimoniata anche dalla gran discussione acccesasi nell’altro post di Valter, ugualmente dedicato alla scuola, ma a partire da un fatto di cronaca.
    Ci sarebbe da augurarsi anche azioni conseguenti, sia da parte dei singoli soggetti coinvolti in prima persona sia da parte di chi governa.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *