Danilo Dolci (1924-1997)

Annunciano di avere ammazzato
milletrecentoventisette persone,
si vantano di averne rovinate
di schianto altre diecimila,
si gloriano di aver distrutto
dighe, industrie
“anche per elevare il morale del popolo”,
di aver sconvolto undici strade:

anacronistici mostri
lo sterminio lo chiamano vittoria.

*

A Allende è andata male
(amico mio,
ricordo quella notte a Santiago,
non eri ancora una speranza del mondo,
ti domandavo perché non trovavo
le percentuali dei bambini spenti
in Sudamerica: mi rispondevi
erano svanite da quando a Cuba
le avevano abbassate).
Più guardingo
Devi vigilare i nostri Pinochet.

Non confondere le chiacchiere col lavoro,
non confondere maldicenza con dialettica,
non profanare incontri con parole
superflue.
Non confondere rapporto nonviolento con lasciar fare,
non confondere sicurezza in una istituzione
con sviluppo del fronte democratico,
non confondere amore con gelosia.

Rifiutati a sparare soluzioni:
senza dileguarti, apprendi
a riproporre agli altri le domande.
Rifiuta il disdegnoso volo:
cura fondare il fronte
più necessario
in cui ciascuno cresca.

*

Esistono contrade
ove il diritto al lavoro è alla gente
come appiccicosa striscia per mosche
– più si dibattono più vi si impigliano -,

esistono contrade ove è come
il profumato nettare
di alti fiori di acacia per mosche
– pure sognanti il miele – senza le ali.

*

Non la notte ti opaca ma la nebbia
che da dentro ti invade pur nei giorni
più assolati, se troppo aspri colpi
ti confondono e l’animo si ottunde
pesante, assimilandosi alla terra –

finchè è un lume di gioia, di un successo
lieve, a un rinnovato sangue, riuscita
l’assopito sperare
ripiglia a penetrare il mondo attorno:

come nel buio fervido
le acute radiche dell’eucalipto.

*

Ho visto vergini madri di venti figlioli
ho visto donne sterili partorire,
non ho visto né servi né padroni
ma fratelli vivi insieme.

I sassi hanno spremuto olio buono
le brughiere pietrose, miele e latte;
fichi dolcissimi sono abbondati.

Prima che i miei occhi appassiscano,
ho visto.

(tutte le poesie sono tratte da: Poema umano, Torino, Einaudi, 1974.)

Danilo Dolci (Sesana, oggi in Slovenia ma già provincia di Trieste, 28 giugno 1924 – Partinico, 30 dicembre 1997) è stato un animatore sociale, sociologo, educatore e poeta italiano.
Dopo aver effettuato gli studi a Milano, negli anni del fascismo sviluppò presto una decisa avversione alla dittatura. Arrestato a Genova nel 1943 dai nazifascisti, riuscì a fuggire.
Nel 1950 decise di abbandonare gli studi universitari e di aderire all’esperienza di Nomadelfia – comunità animata da don Zeno Saltini – a Fossoli (frazione di Carpi); dal 1952 si trasferì nella Sicilia occidentale (Trappeto, Partinico) in cui promosse lotte nonviolente contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti ed il lavoro. Subì diverse persecuzioni e processi.
È considerato una delle figure di massimo rilievo della nonviolenza nel mondo.

Bibliografia

Fare presto (e bene) perché si muore, De Silva – Torino 1954;
Banditi a Partinico, Laterza – Bari 1955;
Processo all’articolo 4, Einaudi – Torino 1956;
Inchiesta a Palermo, Einaudi – Torino 1957;
Una politica per la piena occupazione – Einaudi, Torino 1958;
Spreco, Einaudi – Torino 1960;
Milano, Corea: inchiesta sugli immigrati, Feltrinelli – Milano 1960;
Conversazioni, Einaudi – Torino 1962;
Racconti siciliani, Einaudi – Torino 1963;
Verso un mondo nuovo, Einaudi – Torino 1965;
Chi gioca solo, Einaudi – Torino 1966;
Poema umano, Einaudi – Torino, 1974
Esperienze e riflessioni, Laterza – Bari 1974;
Creatura di creature, Feltrinelli, Milano 1979;
Dal trasmettere al comunicare, Sonda, Torino 1988;
La struttura maieutica e l’evolverci, La Nuova Italia, Firenze 1996;
Nessi fra esperienza etica e politica, Lacaita, Manduria 1993;
Comunicare, legge della vita, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1997;
Una rivoluzione nonviolenta, Terredimezzo,2007.

(tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/Danilo_Dolci)

15 pensieri su “Danilo Dolci (1924-1997)

  1. swan

    “Esistono contrade
    ove il diritto al lavoro è alla gente
    come appiccicosa striscia per mosche
    – più si dibattono più vi si impigliano -”

    Una quartina da standing ovation!
    Un genere poetico molto condiviso.

    Apprezzato!
    Grazie!
    Nadine (Swan)

    Rispondi
  2. Berto Piandelli

    Carissimi,

    sei un pozzo di sorprese; mi ero quasi dimenticato del tutto di Dolci ed ecco che arrivi tu !
    Dopo dieci anni di silenzio editoriale un suo libro è stato pubblicato da “Terre di mezzo” (avete presente quegli extracomunitari che vi rompono le scatole cercando di vendervi libri spesso bellissimi ? Eccom, quella roba lì).
    Obbligatoria una silenziosa riflessione.

    Rispondi
  3. enricodelea

    è splendido come Dolci sabbia saputo coniugare la nonviolenza come strumento d’azione sociale con la pietà creturale, facendone oggetto di poesia

    Rispondi
  4. lucaariano

    Ringrazio Berto, Swan ed Enrico per essere intervenuti. Scusa ma oggi sono davvero di fretta. Tornerò domani con più calma!
    Un caro saluto

    Rispondi
  5. mariapia

    Ecco come essere impegnati politicamnte, in Italy, possa fare deviare l’interesse poetico, o attutirlo ..

    Idiozie!!
    “prima che i miei occhi appasssiscano/ho visto!”

    Grazie, Luca! Anch’io, rientarta coi treni del lunedì, accuso ritardo ovunque..(che aspettino)

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  6. Rina

    Mariapia, mi hai rubato il verso che preferivo
    “Prima che i miei occhi appassiscano,
    ho visto.”
    Condensano tutto, tutto quello che è dato da una testimonianza diretta. Il vivere in prima persona, -esserci- fisicamente permette di vedere con l’occhio della sensibilità. E capire, provare pietà, e cercare veramente per ogni realtà una soluzione che non sia univoca
    “Rifiutati a sparare soluzioni:
    senza dileguarti, apprendi
    a riproporre agli altri le domande.
    Rifiuta il disdegnoso volo:
    cura fondare il fronte
    più necessario
    in cui ciascuno cresca.”

    ..in una terra non sua, ha contribuito a diffondervi, coi modi di un poeta, quella presa di coscienza che sta alla base di ogni piccolo passo in avanti.

    Un grazie a Luca

    Rispondi
  7. carla

    Questo inciso
    è da elevare…

    -Cura fondare il fronte
    più necessario
    in cui ciascuno cresca –

    Ciao Luca, grande come sempre!
    🙂

    Rispondi
  8. marcosimonelli

    Quando lasciai il ginnasio, mi iscrissi ad un corso di recupero e in tre anni riuscii a prendere la maturità linguistica. Più che un liceo era una gabbia di matti, ma ebbi la rara fortuna di avere degli insegnanti che più che professori erano precettori. Credo fossero gente abbastanza “illuminata”, sicuramente sapevano come stimolare l’intelligenza altrui.
    Durante quegli anni, credo verso il 1996, nella mia scuola furono organizzati dei seminari. Uno di questi fu sulla comunicazione di massa e a dirigerlo c’era Danilo Dolci. Si parlò di maieutica. Si parlò della differenza tra trasmissione e comunicazione. Parlava un linguaggio semplice, diretto, soprattutto sapeva ascoltare. Era un uomo mastodontico, mite, con uno sguardo che potrei definire solo come “buono”. Mai rivisto occhi del genere. Credo fosse verso febbraio perchè ricordo i coriandoli carnascialeschi resi pappa nelle pozze di pioggia. Non ricordo esattamente su cosa vertesse il seminario ma su di me ebbe degli effetti sbalorditivi: nello stesso giorno ammisi a me stesso la mia omosessualità, decisi che mi sarei adoperato epr non considerarla più un “problema”, presi a scrivere qualsiasi pensiero mi passasse per la testa su un apposito quaderno e mi comprai quanti più libri di poesia contemporanea riuscii a trovare. Il tutto in nemmeno 24 ore. Danilo Dolci sapeva far partorire verità comuni. Io credo che per la mia psiche sia stata una specie di levatrice e mi abbia permesso di dare alla luce una nidiata di gemelli con ben poco travaglio. Non so come ci sia riuscito, sta di fatto che gli sono debitore. Mi ritengo un privilegiato per averlo incontrato.

    Rispondi
  9. lucaariano

    Grazie Marco per questa tua bella testimonianza di vita su Danilo Dolci. Eh sì, sicuramente è stata una fortuna averlo conosciuto. Doveva essere una grandissima persona…
    Un caro saluto

    Rispondi
  10. Angela D.N.

    si, un uomo mastodontico. nello stesso periodo di marco o forse giusto qualche anno prima ho avuto anch’io modo di conoscerlo in un seminario organizzato dalla docenza di un corso universitario cui collaboravo. si parlava di ‘omile’ o città e di cosa trasforma l’omile ( raduno di animali della stessa specie vedasi canile o porcile)in una forma aggregativa di elevata qualità che possa definirsi città. non c’erano scrivanie era la comunicazione in cerchio e nell’accanto e lui era attentissimo a tutto e forse più ai silenzi che alle parole. gli studenti ne furono entusiasti e quell’aula era diventata università, scuola, dove l’imparare e il dare sapere, si mescolava nel flusso indistinto che è l’amore per la conoscenza. in un secondo incontro più ridotto e riservato a casa sua, nel visitare il suo giardino ho sentito il suo saper camminare tra le zolle e anche se straniero ad una terra dura la stava amando come fosse da sempre stata sua. è stato contadino, è stato muratore, ha parlato alla pari con quelli con cui voleva traformare una realtà avvinta dalla prepotenza e dall’oltraggio. etica e valore della comunicazione che fa esprimere la dignità delle cose. l’ho rivisto un’altra volta solamente e la sua accoglienza ha riscaldato il mio cuore ed è a quel calore che penso quando mi capita di sentire di lui.
    mio figlio ha avuto la fortuna di fare una esperienza bellissima, nella scuola dell’infanzia che per qualche anno ha gestito una delle sue figlie, insegnante da sempre che in pensione aveva deciso di costruire un’asilo improntato allo spirito del padre, da lei condiviso. era molto buffo per noi genitori ritrovarsi per l’intera domenica a fare girotondi o a costruire aquiloni o fare i plastici di uno zoo che i bimbi avrebbero dovuto visitare subito dopo o le mamme che ogni tanto di mattina dovevano andare per cucire i vestiti ai pupi dei bimbi o a fare i dolcetti di martorana. era buffo perchè tutti dalla vita frenetica avremmo preferito la domenica senza orari e a volte si giocava a dadi per chi dovesse andare in rappresentanza tra me e il padre di mio figlio e cosi anche gli altri. ma una volta lì le cose cambiavano ci stavamo occupando dei nostri figli e loro con noi. il numero dei bimbi era ridotto a quello che normalmente forma una classe e con gli altri genitori si diventò amici e i bambini hanno instaurato un legame che resiste indelebile. l’unica esperienza didattica valida che ritengo abbia vissuto mio figlio, grazie libera.

    Rispondi
  11. lucaariano

    Grazie Angela per questa tua splendida e toccante testimonianza!Ce ne fossero oggi di Uomini così….
    Un caro saluto

    Rispondi
  12. Angela D.N.

    penso che ci siano, altrimenti noi donne che faremmo. certo sempre meno forse ma, poi io non ho conosciuto l’uomo in quel caso, e sai tra il fuori e il dentro bah 🙂

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