“Summer of Love: Art of the Psychedelic Era” è la mostra presentata dal Whitney Museum, un museo di arte contemporanea dell’Upper West Side di New York. Due piani interamente dedicati all’arte del 1967 e degli anni immediatamente successivi. Si arriva a stento al 1970. Forse tutto si ferma con Woodstock. Ci sono quadri, pitture, sculture, video installazioni, fotografie di Isaac Abrams, Richard Avedon, Lynda Benglis, Richard Hamilton, Elliott Landy, Robert Indiana, Yayoi Kusama, Richard Lindner, and John McCracken, tra gli altri, e c’è persino Jimi Hendrix presente come pittore con il suo unico acquerello. Tra l’altro piuttosto notevole. Ma a parte questo? L’impressione è che si fosse di fronte ad un insieme di documenti storici molto importanti dal punto di vista documentaristico, e anche in questo caso non si tratta di pezzi di prima scelta.
Quello che invece dà la misura delle cose e cioè che ci troviamo di fronte per la prima volta nella storia dell’arte in generale, ad un arte comparata. O meglio a delle esigenze che per essere espresse hanno bisogno di chiamare a raccolta tutte le arti. All’entrata del museo viene offerta la solita audioguida, come in tutti i musei che si rispettino, ma non ci sono spiegazioni di cio’ che si vede. C’è una playlist. E quella vale la pena. Ve la trascrivo nel caso qualcuno di voi appassionati volesse una compilation dedicata.
“You’re gonna miss me” by The third Floor Elevator 1968
“All You Need Is Love” by The Beatles 1967
“Lucy in The Sky With Diamonds” by The Beatles 1967
“Revolution No. 9” by The Beatles 1968
“Piece of My Heart” by Big Brother & The Holding Company 1968
“San Francisco Nights” by Eric Burdon 1967
“East – West” by Butterflied Blues Band 1966
“So You Want to be a Rock’n’Roll Star” by The Birds 1967
“Baby Won’t You Tell Me” by The Charlatans 1965
“Someday” by Chicago 1968
“Acid Commercial” by Country Joe & The Fish 1967
“Bass Strings” by Country Joe & The Fish 1966
“Crossroads” by Cream 1968
“Ohio” by Crosby, Stills, Nash and Young 1971
“Break on Through (To the Other Side)” by The Doors 1967
“Mr Tambourine Man” by Bob Dylan 1965
“Cyrcle” by Fleur des Lys 1966
“Kill for Peace” by The Fugs 1966
“I Know You Rider” by Grateful Dead (data n.p.)
“Somebody to Love” by Great Society 1966
“H-O-P-P Why” by Hapshash and the Cloured Coat 1967
“Are you experienced” by Jimi Hendrix 1967
“Foxy Lady” by Jimi Hendrix 1967
“In a Gadda Da Vida” by IronButterfly 1968
“White Rabbit” by Jefferson Airplane 1967
“Won’t you Try Saturday Afternoon” by Jefferson Airplane 1967
“Mercedes Benz” by Janis Joplin 1970
“Raise Your Head” by Janis Joplin 1969
“Dark Magik” by Moby Grape 1967
“I Like Marijuana” by David Peel 1968
“Interstellar Overdrive” by Pink Floyd 1967
“Granny Takes a Trip” by Purple Gang 1967
“Mona” by Quicksilver Messenger Service 1968
“Street Fighting Man” by The Rolling Stones 1968
“Wild Horses” by The Rolling Stones 1971
“Samba Pa Ti” by Santana 1970
“Soul Sacrifice” by Santana 1969
“Venus in Furs” by The Velvet Underground 1967
“What Goen On” by The Velvet Underground 1969
“Wille The Pimp” by Frank Zappa & Mothers of Invention 1969
Accanto a questa, direi deludente, mostra dedicata alla “Summer of Love”, si è aperta ieri in due sedi diverse (a DUMBO – Brooklyn e a Manhattan), presso la Jonathan LeVine Gallery una mostra dal titolo *E Pluribus Venom*. Autore della mostra Shepard Fairey, in arte Obey, uno street artist piuttosto famoso, il padre di molti degli artisti di strada che si vedono da noi, il teorico dell’arte “virale”. Obey ha un tratto piuttosto caratteristico e riconoscibile e forse è meno potente ed intenso di altri street artist (spesso genericamente definiti writers), ma sarebbe una di quelle mostre da non perdere. Perche’ alla base di tutta questa grande corrente c’è una filosofia artistica che difficilmente puo’ non essere condivisa, soprattutto da chi utilizza Internet come mezzo di comunicazione e, spesso, di produzione o fruizione artistica. Per questi artisti che utilizzano stencil, sticker, poster, alla base di tutto c’è la possibilità di riprodurre all’infinito e distribuire massivamente e a costo zero per chi ne usufruisce, la propria arte. Inevitabilmente, spesso, i messaggi sono altrettanto espliciti, slogan, ma ora che nel resto del mondo, dopo decenni di ghettizzazione la street art è diventata una vera arte, riconosciuta con mostre e monografie, si stanno affilando gusti e messaggi.

grazie per questo reportage, Emilia.
su street art e altro c’è anche un blog: http://www.biescrew.com/index.htm
buona permanenza dall’altra parte del mondo!
fabrizio
Per chi era di là da nascere, quella famosa estate è un po’ equiparabile ad un eden perduto (o meglio: mancato).
Nella mia playlist TUTTO The Piper at the Gates of Dawn di Syd Barrett e Pink Floyd e Jefferson Airplane al massimo volume come chiedeva il dottor Gonzo di PAURA E DISGUSTO A LAS VEGAS (H.S. Thompson docet), ma senza scagliarli nella vasca possibilmente…
Ma dove è finito quell’album da fricchettoni incalliti che è FOREVER CHANGES (1967) dei LOVE???
Che ora ha dei nipotini (anche se di stampo un po’ differente) nei Magic Numbers secondo me.
Per l’arte di strada e gli stencils: un capitolo intero lo merita Banksy, l’uomo misterioso che insieme ai ratti della metropolitana ha messo in “subbuglio” Londra. http://www.banksy.co.uk/
Fatevi un giro!
Fine dei consigli per gli acquisti.
mi sono dimenticata di ringraziare per il post! che potrebbe pericolosamente nutrire la mia logorrea musicale…