MURENE – Casa della Poesia, Milano 21.06.07

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Strepitosa lettura poetica giovedì 21 giugno alla Casa della Poesia, a Milano, davanti a un pubblico non foltissimo ma di qualità. Protagonisti due poeti di Nazione Indiana (Andrea Raos e Andrea Inglese), Alessandro Broggi e lo scrittore Antonio Moresco, che Nazione Indiana l’ha fondata assieme al critico Carla Benedetti, per poi uscirne nel 2005. Una musica che è a volte sfondo sonoro ma più spesso soundrack di una cavalcata poetica a tratti esaltante. Inizia Andrea Raos con un lembo significativo del suo La favola delle api, di prossima pubblicazione. Raos ha creato un’ambiziosa e suggestiva favola-romanzo in versi, lavorando di sottrazione, “ronzando” parole col contagocce, alludendo con delicata intensità. C’è dolcezza e allo stesso tempo violenza suggerita, nelle sue parole. Legge con pacata emotività, usando insomma il registro giusto. La musica – registrata- di Massimiliano Viel potrebbe stare tra la ambient  e le vaghe stelle dell’orsa di un Ligeti.

A seguito è la volta di un brano di Alessandro Broggi, Avvertenza e manutenzione: qui la voce del poeta è registrata; si tratta di una prosa poetica di stampo “pinteriano”, tipica della produzione più recente di Broggi, giocata più sul non detto che sul detto, di modo che la sensazione provata, fin dall’inizio,  è di smarrimento e straniamento; la voce recitante è commentata dall’artista concettuale Gianluca Codeghini (oggetti sonori) e da Stefano Brizzi, alla batteria. Atmosfera musicale  sostenuta, d’impatto, ritmica incalzante.

E’ poi la volta dello scrittore di culto Antonio Moresco che legge due brani tratti dai Canti del Caos – “Canto di Principessa” e “Canto dello sballo”. E’ a mio avviso il momento meno riuscito della serata: Moresco è monocorde nella lettura, e i suoi elenchi di nequizie e sporcizie (soprattutto nel primo brano, quello sulla prostituta africana) non danno mai lo scossone di una emozione autentica. E’ a mio avviso questo il problema dei Canti del Caos, fatti di  una scrittura di grande tenuta ma che non concedono mai un attimo di respiro, non cedono mai a un “adagio” e non s’impennano viceversa mai in un”mosso”; sono fatti in sostanza dell’affastellarsi irrecuperabile di immagini disgustose, per cui l’impressione generale è di monocorde inautenticità, come se lo scrittore avesse azionato fin dall’inizio un lanciafiamme letterario e questo rimanesse in funzione per tutto il romanzo, proprio fino alla fine, distruggendo tutto con ottusa – più che cinica –  mancanza di pietà.  Una rappresentazione del male fatta di solo male, per intenderci, personalmente la trovo poco interessante; nemmeno De Sade, tra l’altro,  va così a fondo in questo senso.

Si arriva all’ultima performance, quella più lunga, complessa e riuscita: Andrea Inglese legge Piccola epica del disastro e la sua voce diventa anche strumento elettronico, dettando i tempi dell’ improvvisazione musicale di Giovanni Cospito e Stefano delle Monache (laptop & elettronica) e dello strepitoso percussionista Franco D’Auria. L’atmosfera complessiva è apocalittica, Inglese recita con una certa bravura ma soprattutto con la giusta cattiveria. Sembra quasi di essere finiti in un vagheggiabile sequel di Arancia meccanica. Questa è senza dubbio una commistione, la chiamo così, che potrebbe essere più delle altre soundtrack di un film di genere fantastico.

Con un gioco di luci appropriato – insomma con l’intervento illuminato di uno scenografo delle luci – questo spettacolo, lo chiamerei così, a questo punto, sarebbe potuto essere ancora più efficace. Ma io sono un incontentabile, e  giustamente. Applausi fragorosi e meritati, soprattutto alla fine.

Franz Krauspenhaar

(Immagine da: Peeping Tom, di Michael Powell, 1960)

16 pensieri su “MURENE – Casa della Poesia, Milano 21.06.07

  1. franzk

    Non direi.
    Piuttosto, sono il Dennis Hopper della letteratura (quello de L’amico americano, soprattutto) 🙂

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  2. francesco sasso

    Ciao Franz

    In ogni reading estivo c’è sempre l’accompagnamento o l’intermezzo musicale. Ma dico, mai una bella jam session di sola poesia, una riunione di poeti che si ritrovano per una performance di sola voce, non dico per un’ora, ma per due tre quattro, fino al dissanguamento fonetico.

    Parafrasando quel gran paracefalo di un americano: quando ascolto musica, ascolto musica. Quando ascolto poesia, ascolto poesia.

    franc

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  3. Francesca Matteoni

    Ciao! Provo a rispondere io a Francesco, pur non avendo presenziato alla serata (ma invidiando Franz Hopper…): una cosa è l’accompagnamento e un’altra la contaminazione tra le arti. Sono d’accordo con te quando ti arrabbi per la prima delle due: di solito la poesia accompagnata, appunto, è pessima poesia, che si appoggia allo strumento per acquisire chissà quale pathos che di per sé non ha.
    La contaminazione tra le arti è invece qualcosa di sperimentato eccome già altrove -basti pensare a video e musica – vedi i vari connubi con Michel Gondry dove l’arte del regista si fonde a perfezione con quella del musicista/autore – creando una creature nuova. Per dire non è che Beck o Bjork senza Gondry fanno pena (anzi!!!!!! cavoli) e viceversa: ma insieme sono talmente bravi che riescono addirittura a fare altro. Perché dunque non in poesia?

    Se un poeta decide per qualche motivo ad esempio che la sua opera non si presta a nessuna “musica” è già quella una contaminazione tra il verso ed il silenzio, dato che il versificare è prima di tutto comporre suoni.

    L’intermezzo qui mi pare proprio non entrarci nulla. E’ una tattica per un pubblico che “non ce la fa” e basta.

    Mettere assieme due arti e farne un unisono se riesce è invece una manifestazione di bravura e, si spera, bellezza.

    Io intanto mi sono andata a sentire cosa fa Viel: qui c’è il suo sito, per i curiosi – http://www.maxviel.it

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  4. marcosimonelli

    Se si tratta di una jam session vocale di tre ore o più, io ci sto: e, ci tengo a precisarlo, mi interessa più come esperienza esistenziale che artistica. Secondo me dovremmo
    a) Capire fra di noi chi può essere interessato ad un esperimento simile
    b) Trovare un posto dove incontrarsi per jammare (premetto che io lo farei anche senza rimborsi o gettoni)
    c) farlo.

    Famolo e famolo strano. Baci

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  5. francesco sasso

    Ciao Francesca, dici:

    “La contaminazione tra le arti è invece qualcosa di sperimentato eccome già altrove -basti pensare a video e musica – vedi i vari connubi con Michel Gondry dove l’arte del regista si fonde a perfezione con quella del musicista/autore – creando una creature nuova.”

    Hai ragione. Ma anch’io non c’ero a Milano. Ho solo letto il reportage on the road di Franz e, interpretando il testo, a me non pareva di scorgere un progetto di ricerca e di contaminazione.
    Franz, tra le altre cose, esordisce con “Strepitosa lettura poetica”, e poi scrive: “Una musica che è a volte sfondo sonoro ma più spesso soundrack di una cavalcata poetica a tratti esaltante.”, e chiude il pezzo con “questo spettacolo, lo chiamerei così” ecc; e pone in primo piano le opere dei poeti, non la contaminazione poesia/musica. Forse c’è, ma il testo di franz non lo dice.
    Francesca, tu dici:
    “Se un poeta decide per qualche motivo ad esempio che la sua opera non si presta a nessuna “musica” è già quella una contaminazione tra il verso ed il silenzio, dato che il versificare è prima di tutto comporre suoni.”

    Non sono d’accordo. L’essenza della poesia è nel ritmo e nel silenzio. La sua essenza è il silenzio modulato. In questo non c’è contaminazione. La tua affermazione suona arbitraria, come se, per esempio, l’essenza artistica di un quadro è sempre contaminata perché fatta da linee e colori.
    Se un poeta decide che la sua opera non si presta a nessuna “musica”, decide di dar vita alla poesia, la quale si riferisce a una situazione mitica, che si dimentica non appena viene ricordata, e rivela un fine e perciò conferisce un empito di vita, ma non offre mezzi. La poesia, secondo me, a differenza dalla musica, crea da sé la propria occasione, e poi ne testimonia con l’arte della performance di sola voce.
    Se l’indole musicale del discorso poetico è evidente, non lo è l’idea della contaminazione fra le varie due arti. Dico la mia, ma non affermo di essere nel giusto.

    A Marco:
    famolo con o senza?
    Meglio senza musica.

    Franc.

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  6. fabry2007

    impeccabile Franz, nel descrivere luci e ombre senza peli sulla lingua. Francesca mi convince per un modulo di sola poesia per il 22 settembre romano. troppo ci vorrebbe per creare qualcosa di questo genere: “mettere assieme due arti e farne un unisono, se riesce, è invece una manifestazione di bravura e, si spera, di bellezza”. leggo ora Francesco, che è su questa linea, mi pare, passando da un’altra parte.

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  7. fk

    Ciao Francesco, grazie per i tuoi appunti. In effetti, forse, non sono riuscito a raccontare adeguatamente la serata ,nel senso che ho privilegiato il racconto delle mie sensazioni. Ho parlato però di “commistione”. Ecco, la mia sensazione è che si è voluto davvero fondere musica e poesia; creando proprio una specie di “soundtrack” di un ipotetico film che potrebbe stare nella testa dell’ascoltatore-spettatore. (Ma è, lo ripeto, una mia personale percezione).
    A mio avviso, comunque, la poesia non “deve” nulla. Tutto (poesia, prosa, musica, video) puo’ essere usato, riutilizzato, violentato, commisto, ecc.
    Non credo, sinceramente, nella sacralità dell’arte. Non credo in alcuna “purezza”.
    Commistione, contaminazione: sempre più vedo queste parole come “d’ordine”.
    Un caro saluto.

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  8. lorenz

    Grande Franz!!!
    Non so se su Moresco sono del tutto d’accordo, nel senso che di certo lui non è adatto a leggere e di certo c’è un che di eccessivo nella sua scrittura che un po’ infastidisce e di certo è vero che fa troppo “il pieno” quando occorrerebbe qualche “vuoto”, ma a me qualche emozione intensa l’ha data, e qualcosa di autentico l’ho sentito e mi piacerebbe sentire dei suoi pezzi letti-recitati da altri – mentre i suoi canti del caos nel loro insieme non sarei in grado di leggerli fino alla fine.
    Però volevo dire che, a parte questo piccolo distinguo personale (parentesi: anche Raos non mi sembra portato alla lettura), mi è piaciuta molto la recensione e mi è piaciuto molto leggere uno scrittore che fa una critica bella spietata ma autentica, sentita (e che di certo, ripeto, pur con dei distinguo io credo ci azzecchi)a un altro che pure conosce.
    E’ merce rara sui blogs, questa. E ce ne vorrebbe di più.
    Lorenz
    Quanti di certo…

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  9. fk

    Vabbè, grazie, Lorenzo. Moresco io lo stimo molto, sia chiaro. Leggete “Lettere a nessuno”, per esempio. Un libro importante, forte, autentico.

    Sui Canti del Caos: se non sei riuscito a portare a termine la lettura è un cattivo segno. I libri vengono scritti per essere letti fino alla fine. Quasi tutti. La mia impressione è che i Canti del caos siano stati scritti per NON essere letti.

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  10. Pepita

    Dottore Krauspenhaar ora pure contro le Murene!

    Lei è peggio di Batman versus Penguin, l’Esorciccio contro Dracula, Bombolo e i Meganoidi… ma come fa? si allena nell’acquario di Genova ad ore impreviste del giorno e della notte?

    ah, dotto’, dotto’. L’aspetto solo nel remake italiano di Crocodile Dundee.

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  11. Andrea Raos

    Ciao Franz,

    Mi accorgo solo ora che non ti ho mai ringraziato per questo pezzo – sono del tutto fuori ma vabbé, questo già lo sai. Scusa il ritardo.

    Hai scritto un bel resoconto, molto fedele mi sembra.
    Come puoi immaginare su Moresco non sono d’accordo con te (a me piace anche molto come legge, tra l’altro – altrimenti non l’avremmo invitato), ma spiegare come e perché richiederebbe una riflessione vera (per la quale preferisco aspettare che esca anche la terza parte dei Canti).
    Ah, io le prime due parti le ho lette tutte, due volte ciascuna. Dici che sono grave?

    Buona fine agosto, stammi bene,

    Andrea

    ps: sul fatto che non sono portato per la lettura in pubblico sono d’accordo con Galbiati. Il problema è che mi diverto da matti!

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  12. Carla

    Bentornato Andrea Raos!
    Spero di aver occasione di sentirti ancora recitare poesie, insieme ad Andrea Inglese e Francesco Forlani…

    Siete fantastici!

    🙂

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  13. lapoesiaelospirito

    Ciao Andrea, grazie per essere passato di qua! Sei grave, sì, ma questa non è una novità!:-)
    Sono contento che hai gradito il mio resoconto di una serata che ricordo con grande piacere. A presto!

    Franz

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