1)
Io sono i morti.
Sapete, quelli del mio viso.
A fior di spada sull’acqua del secchio
a filo dello specchio riflessivo.
Sapete, il funerale del vivo.
Dove si impara a star forti.
ANORESSICA
Io dico che hai deviato in nomine patris
e lancio la forchetta sull’abulia:
mania da assiderati, voglia di abbraccio
il getto del cucchiaio e del coltello
e tutte le altre cose da buttar via.
Tu vedo che lavori oscuri sensi
e succhi il labbro di nascosto al mondo
nello sprofondo delle quattro ossa
e pensi che non pensi come voli
e credi che non credi come suoli
e di solito voli ben più in alto
con gli aghi delle flebo nelle mani
dentro i flebili denti delle fami
sentendo solo oppio i quattro morsi.
23)
Io sono la ciminiera del poli-
tecnico. Sono il faro senza luce.
Annebbio la primavera e l’inverno.
I pioli ferrati mi fasciano, su
c’è l’uscita vapore. Sbuffi bianchi.
Ma nessuno mi sale e non fumo mai.
Figura nera io sono, lasciata
testimonianza manifatturiera.
Canto Lilì Marlene con muta voce
e se mi senti sai che hai le vene.
Sono la ciminiera, sono il fato.
50)
Gli appartamenti sono un caso
lascia sorgere il sole e vedrai
lascia due, tre, sette notti
che ti passino sopra con gli occhi aperti verso la fine
mostrando un canto misterioso che poi si azzera.
Chi ha detto tu vai in alto e tu in basso,
qui c’è il motore e qui l’aereo, qui il filo?
Un calcolo di mutui dopo la guerra,
dei matrimoni, certamente qualche sorriso
e qualche danza. Ma chi parlava?
E’ un caso abitare ovunque,
essere o avere figli, tu non dormi, signora, lo sai,
i nomi longobardi delle strade statali
sono un tappeto di gas, di petrolio
eppure qualcosa vola nel buio.
Cosa vorrebbe tutto questo destino
fragile come un petalo volante
ma così vivo da vedere
lo sbotto rosso su una lastra di ghiaccio,
che cosa altro? Perché le case rubano il sonno?
55)
Ai tempi in cui si frugava il fegato
tutto faceva fuoco denso e dèi
i calcoli di povere galline
davano auspicio ai re di Babilonia.
Oggi, io penso, il mondo è un po’ diverso
il senso è dato dall’interlinguaggio
il mal di bile è solo un mio privato
e Babilonia è un sito per i gay.
57)
Il problema dell’esistere
è rimasto sempre uguale:
che tra il nascere e il morire
c’è una tratta individuale.
58)
Te ne vai imbandierata, amore,
con i tuoi veli, il tuo orgoglio
che in un secondo cede in cielo e lenzuolo.
Te ne vai tripudiata d’amore
ogni treno che corre lo sa
e zufola il tuo nome per le mie finestre.
Ne vai con così tanto amore
che quasi ci sembra giusto,
come i bambini folli alla fine del parco.
La messa discute l’amore del non credente
mentre l’ostia appuntata sulla freccia
in volo parabolico crea le comete.
Saranno queste le eterne mete d’amore?
Sarà la luce violata che per offesa fa notte e alba?
O il ballo profumato delle tue anche?
Tu vai come chi muove l’amore
e nello stesso tempo si veste,
in modo che la sua traccia resti nel cuore.
Tu vai verso il tuo amore da bersaglio
dove lo sbaglio – un niente che rimedia –
è luna rossa che si mette a oriente.
59)
Madre immortale
madre precedente
soggiogo del perdono
madre circonfusa
perché nell’azzurro
perché nell’ineffabile
eppure trafitta
eppure dolorosa
madre senza rosa
senza giardiniere
madre che guarda
ogni libertà
madre sorvegliante
e dispensatrice
gaudiosa nel segreto
del mestruo che sparisce
madre celeste
cuore di Maria
madre del deserto
rosa della sete
rosa sabbiosa
fiore incandescente
candido incandido
fiamma della neve
misericordia
madre partoriente
misericordia
a tutti i figli tuoi
misericordia
balsamo dagli occhi
madre sanguinosa
che non muore mai
madre che dorme
dentro la sua arca
Maria viaggiatrice
respira su di noi
Maria dell’atmosfera
e degli oceani
il legno nelle mani
dei figli tuoi
i chiodi da inchiodare
le assi da spezzare
madre del telaio
proteggi i figli tuoi
madre delle vesti
antica nudità
l’azzurro del tuo manto
è la pura verità
l’azzurro che si incrocia
la tua sapienza
la tua misericordia
avvocata nostra
colpita nelle reni
colpisci al cuore
madre delle madri
amore sopra amore
madre sopra il tempo
remota libertà
colpisci al cuore
amore sopra amore.
60)
Per fortuna la vita è una cosa che dice “Cresco”
e dall’antro borghese un giorno ti nasce Cristo
le ragazze impaurite che guardano i militari
capirai che il tuo corpo è più vero delle invenzioni
mentre scappi col braccio spezzato dalla mitraglia
incredibile istante di un gioco di terra che sbaglia
per fortuna la vita si impone dal ventre dormiente
dove niente discorre il perché ed il percome del mondo
ricordarsi di questo è promessa di rivoluzione
il commercio gettato alle fruste fuori dal tempio.
61)
ICONA
Puoi dire che la melagrana
ha l’aspro dell’abbandono
ma l’inverno la colora
ogni grano un velo di gelo
una lacrima dipinta
dentro il rosso del suo manto:
il rosso timorato di gota!
Puoi dire che il miele canta
un madrigale autunnale
ma il fuoco brucia l’aroma
della resina che cola
il miele caldo che giace
nell’oro del suo cadere:
nell’oro dormiente di pace!
Puoi dire che il fico si squarcia
su tutta la sete d’estate
ma l’anima resta viola
al desiderio del sole
intera come un gioiello
che imporpora il velluto:
la porpora del tuo fiore!
Puoi dire che il figlio ti muore
e il buio ti sfonda il petto
ma l’eclisse del costato
geme di gemme venture
la primavera di ghiaccio
gli fa luce scivolando:
il ghiaccio del tuo fulgore!
62)
Succedere che al pieno del cibo
la fame bilanci gli esseri
viventi è legge del mondo:
ma che su questa legge poste
si siano le tavole di pietra
per fondare una civiltà ma in modo
che la natura sia solo disturbata,
ciò no, non è giusto
che per astri gelati e vulcaneggianti
per il loro ruotare minerale
nessuno ci fermerà in quanto atomi d’essi
ma di materia addensata e possibile
si formano creazioni sorridenti
non è giusto allora qui, tutti uguali,
continuare a picchiare i propri bambini
uccidendo di giorno ciò che di notte si mette in terra.
63)
La primavera passa
inarcando la schiena.
L’eternità, retorica, si esibisce
nelle domeniche popolari.
Anch’io, lungo le strisce dei tramonti sbiancati,
ho chiesto pietà alle sere senza confine.
Anch’io mi son rimessa fra mani e chiari di cielo
ma sempre era primavera valente
la rapida, ventosa sete di allungo
spingendo da dentro l’aria
la foggia della volta stellata.
Anch’io, come le sorelle formiche,
fra sera e giorno trasportavo gli spilli
tutto pungeva
e io scioccamente credevo di fare il fieno.
Si sbandiera il bucato per tutti i vicoli
il polline in volo costeggia gli esseri umani
anch’io stendo nell’aria tristi preghiere lucenti
per rimanere viventi desiderando morire.
64)
Se lo avessi saputo che le tue labbra
erano veleno, era la forbice sulle ali,
forse ancora prima sarei già finita;
ora invece mi eleva una gru ferrata
passivamente sono premuta al suo fondo
bocconi sul pavimento d’acciaio;
la coffa, l’albero motore, l’aria di pioggia,
se lo avessi saputo, che mi strappavi
mentre ora mi tengo sull’edilizia
e sorvolo le gabbie armate desiderando affondare;
io, ritenzione idrica della vita,
tu, morte erotica buia con il rossetto,
infinito omicidio che non ho fatto,
sarei già soffocata fra le tue labbra.
(Immagine: Kim Novak in “La donna che visse due volte” di Alfred Hitchcock)


Che posso dire delle poesie di Anna Lamberti Bocconi? Non voglio stare a perdermi in involuti cerebralismi, le voglio definire con un unico aggettivo: bellissime.
Anna è una delle migliori poetesse italiane, ha pubblicato tanti libri e ha avuto intense e prestigiose collaborazioni, le manca solo di essere riconosciuta con la pubblicazione di un libro da parte di una casa editrice “grande”, spero che questo riconoscimento le arrivi presto.
il primo testo è davvero folgorante – mi sono fermato, dopo averlo letto, per timore che la tensione espressiva calasse nei successivi – timore inutile, essendo versi d’inusuale forza espressiva ed originalità – complimenti all’autrice
E’ successa una cosa strana, anzi chiedo scusa a Franz per averlo involontariamente costretto a leggersi tutto il malloppo delle mie poesie più vecchie; credevo di avere selezionato dalla mia opera omnia un certo – piccolo – numero di testi fra i più recenti; invece per un errore nel salvataggio, credo a causa del mio PC che fa le bizze e continua a spegnersi, è partito un file poco espunto. Risultato: vedo qui sopra quasi esclusivamente poesie di tanti anni fa, a molte delle quali non avevo neanche dato la dignità della pubblicazione, di venire passate in bella copia. Ma vedi un po’ che roba. Ora sono lievemente imbarazzata, ma non importa. Amor fati ora e sempre. Accettiamo il caso e che Kim Novak mi protegga.
Dài, facciamocene una ragione. Kim Novak ora pronobis…
mi associo a francesca genti. assolutamente.
conosco le poesie di anna da tempo: si sono intersecate con un momento importante della mia vita. meraviglioso, il caso.
e pure kim novak, meravigliosa! 🙂
invito a leggere altre poesie sue su liberinversi, tanto per farsi un’idea della produzione più recente.
http://liberinversi.splinder.com/tag/anna_lamberti_bocconi
s.
Carissima, non per vantarmi, ma il merito di aver invitato Kim Novak su questo sito è mio:-)
Ben venuta e complimenti per queste poesie! Ho ritmi lenti in questi dì ma leggo prima o poi quasi tutto… 😉
Un caro saluto
Anna mi affascina molto questa pagina tua, proprio a partire dal profilo di Kim Novak, a partire perché sta prima delle tue poesie e ne dà, da subito, la cifra dell’eleganza.
Questa tua pagina piena di bellezze mi ricorda la frase conclusiva di una tua nota autobiografica “Ama i reading, le presentazioni, e in genere tutte le situazioni in cui ha la possibilità di fare bella figura”: ecco, qui c’`e tutto questo, mi pare. Mi pare di sentire la tua intonazione a leggerti qui, e questa è una situazione dove non solo fai bella figura, ma ti si può incontrare.
Sono d’accordo con la Genti che ti si debba il riconoscimento di un editore “grande”, perché la tua poesia occupi in Italia il posto che si merita.
Ma in fondo, cara Anna, mi piaci non solo perché sei bravissima ma perché da poetessa ti dedichi alla poesia, piuttosto che quella costruzione, che trovo di molti trombona e pataccara, dell’immagine del poeta.
molto belle in effetti. arrivo qui tramite il blog di giosannino, e mi piace assai ciò che leggo!un saluto, luCap
ciao anna leggerti è sentire.
Benvenuta ad Anna, ironica e tagliente e alla sua poesia dove ogni cosa è a portata di mano – la semplicità, l’apparente immediatezza è spesso il più difficile dei risultati. Ci vuole tutta una vita per essere semplici. La storia del file non corretto e delle poesie omesse rende il post ancora più bello: le imperfezioni (sbadataggini, etc etc) sono i nostri punti vivi!
Che piacere leggere qui, mentre l’estate mi rapisce e mi porta via (per l’esattezza da un point sirolese): queste belle poesie di Anna, così belle e pulite.
Per la pronuncia, pulita tagliente,. e mi si perdoni la parola disabusata, naturale (che vuole dire del talento ma anche della non curanza sciolta , sono doti di natura infatti, non acquistabili.
Le ho rilette, me le regalasti ad una strana lezione su Silvia Plath, e qui ne trovo di nuove, ma sempre dotate di quel grido intenso, di libertà.
Che non si può acquistare..a buon mercato,neanche quella.
Grazie.
E anche a Franz, che ritrovo fresco come se non facesse caldo…e tutti giù a scappare… dalle città, se si può
Con la fresca aria di poesia .molto meglio.MPia
Ringrazio davvero tutti per l’attenzione e i commenti. Chi mi dice sinceramente che gli piacciono le mie poesie mi fa felice e lo amo.
In particolare rispondendo a:
F. Genti e F. Tini: GRAZIE siete sempre stupende. Ma questa cosa dell’editore importante, io non so come si fa, forse non ci ho mai provato seriamente, magari ho dei freni inconsci! Chi lo sa. Vorrei tanto non dovermi “sbattere” per fare le cose belle. Se Mr. Einaudi è in lettura, si senta turbato da queste mie parole e mi faccia uno squillo.
MariaPia: mi ha colpito l’aggettivo “naturale”. Lo apprezzo moltissimo e vuol dire che mi hai capito. Penso che corrisponda anche all’ultima frase di Tini.
Tanti baci e buone vacanze per chi vi è già.