di Loris Pattuelli

33 dischi senza i quali non si può vivere di Ernesto Assante e Gino Castaldo (Einaudi Stile Libero 2007) è uno di quei libri che non mettono mai fretta al lettore. Sembra incredibile, ma con la scusa dei 33 dischi da salvare si può parlare di tutto, proprio di tutto. L’eroe di questo libro è un supporto fonografico chiamato ellepì (long playing) che, detto tra noi, è anche la merce più anticonvenzionale che si sia mai vista in giro, una specie di bene primario mezzo individualista e mezzo collettivista, mezzo gaudente e mezzo sacro. E’ prima di tutto un omaggio affettuoso al vecchio disco, all’album:
“Noi ragazzi degli anni cinquanta siamo stati testimoni della nascita, dello sviluppo, del successo, del declino e della morte di un supporto che si era confuso completamente con l’opera che conteneva, il disco. E oggi siamo testimoni della nascita , dello sviluppo e del successo di una musica digitale che vive in mille supporti differenti, anche nei dischi ovviamente, ma in un ruolo secondario, minore, sempre più irrilevante. Il nostro libro, insomma, odora di vinile, racconta un’epoca , una maniera di far musica, che in qualche modo è finita. E della quale, almeno per noi, è difficile fare a meno”.
Ritornando al libro, la prima cosa da fare (io non ci sono riuscito) è proprio quella di evitare di fargli le bucce, di irrigidirsi sull’essenziale che inevitabilmente manca. Gli autori, com’è giusto, hanno fatto scelte molto personali, molto rispettose di quella cosa chiamata arte pop. Però manca Sergent pepper dei Beatles, manca Hot rats di Frank Zappa, Music for 18 musicians di Steve Reich, My life in a bush of ghosts di Brian Eno e David Byrne; manca quello che, per me (ma soltanto per me), è il più bel disco degli ultimi vent’anni. Fuori il titolo? Eccolo: Michey Hart At the edge Rykodisc rcd 10124.
A questo punto mi permetto di elencare alcune scelte particolarmente azzeccate: Pet sounds dei Beach Boys, Koln concert di Keith Jarrett, Kind of blue di Miles Davis, Electric ladyland di Jimi Hendrix, A rainbow in a curved air di Terry Riley, If i could only remember my name di David Crosby, Highway 61 revisited di Bob Dylan. Ma, visto che ci sono, vorrei anche sapere come si fa a non mettere in lista I am the blues di Willie Dixon: in questo disco il bluesman più saccheggiato dal rock canta e dirige la più sensazionale e gioiosa piccola orchestra mai apparsa sulla faccia della terra. E poi come si possono dimenticare i 29 blues di Robert Johnson? Qui c’è tutto quello che un eventuale marziano dovrebbe sapere di noi terrestri. E Satisfaction dei Rolling Stones? Qualcuno sa dirmi in quale album era? Io non lo so e non lo voglio neanche sapere. Era un 45 giri, sicuramente il 45 giri più sconvolgente di tutto il rock’n’roll. Chissà se qualcuno ha mai stampato un ellepì con soltanto questa canzone. Satisfaction e poi il silenzio per tutto il resto del disco. Più o meno come un coup de dés di Mallarmé: 10 pagine di versi e un altro centinaio di fogli bianchi per le note del lettore.
Il libro di Assante e Castaldo è proprio un gran bel libro. Io ogni tanto lo sfoglio come un almanacco, poi mi metto a sognare e a sragionare senza tanti scrupoli. Prendiamo la pagina dedicata a Revolver dei Beatles. Non è vero che il destino dei sogni è sempre quello di diventare incubi. I quattro di Liverpool la rivoluzione l’hanno fatta sul serio e l’hanno pure vinta, se è per questo: “La più smagliante qualità del gruppo era saper inventare forme del tutto inedite, a volte addirittura sconcertanti, con una sensazione di semplicità, una sorta di avanguardia messa gioiosamente al servizio delle masse. Di più, con loro si compie definitivamente la rivoluzione che era rimasta implicita alla musica popolare, la trasformazione da artigianato ad arte”. Mi sono soffermato anche su Remain in light dei Talking Heads e, memore delle mille apocalissi della nostra trasognata quotidianità, ho iniziato a canticchiare qualche ritornello particolarmente azzeccato di questa straordinaria band newyorkese. Eccone uno che, lo confesso, mi ha fatto sentire prima iridescente, poi trasparente, e infine assente. “Come sono arrivato qui?” grida David Byrne. “Una volta nella vita devi farti questa domanda!”, risponde il coro. Remain in light è la tribalità che si mischia con l’elettronica, la metropoli che si sposa con il deserto. E come non esaltarsi davanti a My favorite things, l’opera che John Coltrane ha continuamente reinventato negli ultimi sette anni della sua vita?
Il libro di Assante e Castaldo parla dei 33 dischi senza i quali non si può vivere. Meglio dargli un’occhiata ogni tanto, inserirlo nel circuito delle nostre piacevoli abitudini. Intorno a questo pezzo di cartone con dentro un pezzo di plastica c’è ancora molto da dire e da ridire. Potrebbe anche essere un buon inizio.

C’è “Thick as a brick” dei Jethro Tull?
“E Satisfaction dei Rolling Stones? Qualcuno sa dirmi in quale album era? Io non lo so e non lo voglio neanche sapere. Era un 45 giri, sicuramente il 45 giri più sconvolgente di tutto il rock’n’roll. Chissà se qualcuno ha mai stampato un ellepì con soltanto questa canzone. Satisfaction e poi il silenzio per tutto il resto del disco. Più o meno come un coup de dés di Mallarmé: 10 pagine di versi e un altro centinaio di fogli bianchi per le note del lettore”.
SOTTOSCRIVO.
Il LATO B del 45 giri (Decca, che non è la città) è THE UNDER ASSISTANT WEST COAST PROMOTION MAN, non mi chiedete come fa, perché non credo di averla mai sentita…
e “Astral weeks” di Van Morrison?
WoW…bel pezzo!
David Crosby lo sentivo da ragazza, insieme a Stills, Nash e Young!
bei tempi!
ciao
🙂
Io ho imparato a suonare la chitarra sui bassi di “Right between the eyes”. Adesso ditemi che non c’è neanche Four Ways Street di CSN&Y!
E poi manca anche THE SONGS OF LEONARD COHEN, il suo primo disco, anno 1966.
Vuoi che ti dica cosa c’era nella side A?
Suzanne master song winter lady the stranger song sister of mercy
E sai cosa c’era nella side B?
So long Marianne Hey, that’s no way to say goodbye stories of the street teachers one of us must be wrong
E il disco mix più sconvolgente degli anni ottanta? Manca pure quello.
L’ho appena tolto dal giradischi e sai come si chiama?
PAPAS GOT A BRAND NEW PIGBAG a suonarla era una gran bella orchestrona punk chiamata PIGBAG
A questo punto ti tocca scrivere i 33 inclusi, magari in un altro post, così scateniamo un dibattito incazzosissimo di quelli che piacciono a me. Anzi, sai che ti dico?
Facciamo i 33 di LPELS!!!!!
The Beach Boys-Pet Sounds-
The Beatles-Revolver-
Bob Dylan-Highway 61 revisited-
Bob Marley-Live at the Lyceum-
Brian Eno-Music for airports-
Caetano Veloso-Estrangeiro-
The Clash-London Calling-
John Coltrane-My favorite things-
Fabrizio de André- Le nuvole-
Ella Fritzgerald-sings Cole Porter-
Frank Zappa- Joe’s garage-
James Brown- Live at the apollo-
Jeff Buckley-Grace-
Keith Jarrett-Koln concert-
Kratwerk-autobahn-
Led Zeppelin-4-
Marvin Gaye-What going on-
Miles Davis -kind of blue-
Pink Floyd -The dark side of the moon-
Robert Wyatt -Rock buttom-
The Rolling Stones -Let it bleed-
Talking heads-Remain in light-
Terry Riley -A rainbow in a curved air-
U2 -Actung baby-
Tne velvet Undergrond -The velvet Underground and Nico-
David Crosby If i could only remember my name-
Bruce Springsteen -Born in USA-
Jimi Hendrix -Electric ladyland-
PRINCE -sign o’ the times-
Neil Young -Zuma-
Paul Simon -Graceland-
The Who -Who next-
Elvis Presley -Elvis 56-
Bonus track
John Lennon -imagine-
Questi sono i 33 giri senza i quali non si può vivere di Assante e Castaldo. Ci tengo a chiarire.
Concordo su pochissimi, ma credo che l’età mi freghi.
Comunque dei Kraftwerk avrei messo Trans-Europa Express. Dei Pink Floyd il primo e infatti lo metto, ma c’è la questione Barrett-Waters di mezzo: io decisamente Barrett, Waters mi fa paura con quella faccia da alieno che stava bene nel cartone del treno spaziale, non mi ricordo il titolo). Jarrett è un grande, ma il jazz io non ce la fo – anche se questo scatena ire. Arrivo fino all’ascolto martoriato di Chet Baker – perché era lirico e perché mi spezza l’anima – e lì mi fermo. Neil Young Harvest, cavoli. Non c’è storia. Brian Eno non l’ho incluso per un capello… era il 34 o il 35.
Ecco la mia lista (personale e parziale, ma sincera, di sicuro dopo la sigla di Ufo Robot queste sono le cose che ho sentito di più). Ho cercato di mettere un solo album per artista.
1) VELVET UNDERGROUND The Velvet Underground and Nico
2) PINK FLOYD The Piper at the Gates of Dawn
3) FABRIZIO DE ANDRE’ In direzione ostinata e contraria (vale? è il boxset, non sapevo decidere un album!)
4) LEONARD COHEN Songs of Love and Hate
5) NICK DRAKE Pink Moon
5) TIM BUCKLEY Happy Sad
6) BJORK Homogenic
7) ROLLING STONES Aftermath
8) NICK CAVE The Good Son
9) PATTI SMITH Horses
10) LOVE Forever Changes
11) BOB DYLAN Blonde on Blonde
12) RADIOHEAD Kid A
13) CSI Linea Gotica
14) JEFFERSON AIRPLANE Surrealistic Pillow
15) BELLE AND SEBASTIAN If You’re Feeling Sinister
16) ROBERT WYATT Rock Bottom
17) SYD BARRETT Barrett
18) NEIL YOUNG Harvest
19) JOHN LENNON Imagine
20) THE ROLLING STONES Aftermath
21) LOU REED Transformer
22) LAURIE ANDERSON Bright Red
23)PORTISHEAD Dummy
24) MOGWAY Young Team
25)U2 War
26) TOM WAITS Rain Dogs
27)SIGUR ROS Von
28) ELLIOTT SMITH From a Basement on the Hill
29) DAVID BOWIE The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars
30) SMASHING PUMPKINS Mellon Collie and the Infinite Sadness
31) JEFF BUCKLEY Grace
32) CLASH London Calling
33) MERCURY REV Deserter’s Song
…volevo aggiungere: ganzo questo post!
Ganzo si, il post. Ma Assante e Castaldo da passare a fil di spada.
Intanto il jazz va fatto a parte, altrimenti due dischi non ha senso. Poi MANCA IL BLUES!!!!!!!!!!!!!
Poi: di Neil Young mette Zuma e non Harvest.
Poi: niente e dico niente del meraviglioso pop inglese degli anni ’70: Jethro Tull, Van der Graaf, Yes, EL&P, David Bowie!
Per metterci epigoni come Jeff Buckley (meglio il padre allora!)o pippette mielose come Paul Simon.
E’ chiaro che ogni antologia presta il fianco a critiche, ma questa è quanto meno disomogenea.
Matteoni, la tua è omogenea e bella assai, ma un po’ troppo dipendente dall’anagrafe.
E poi, dei Radiohead, meglio OK. COMPUTER
Un posto per i solismi di Syd Barrett è sprecato. Capisco il romanticismo del personaggio, ma i Pink Floyd migliori non sono i suoi. Waters sarà brutto, ma è lui IL SUONO.
Binaghi: siamo d’accordo (e questa è da segnarsi!) che il jazz doveva stare a parte. Il blues forse in questa classifica è stato fagocitato nel rock (vedi i Rolling Stones: le ascendenze blues sono chiare). Boh!
Neil Young: d’accordo.
Buckley padre e figlio da mettere tutti e due, del primo per me la lotta è sempre tra Happy Sad e Starsailor.
I Jethro Tull (Ian Anderson il folletto flautista) li ho sentiti a Pistoia anni fa – mio babbo aveva la cassetta di Aqualung purtroppo si è rovinata. Per forza se la tieni al freddo e al gelo e alle intemperie di montagna, vicino al pozzo dell’acqua e tra i trucioli della falegnameria… ma vallo a spiegare a mi’ pa’come si conservano le cose…
però Paul Simon non è una pippetta… le canzoni di Paul Simon si fanno benissimo sul piffero e di conseguenza mi hanno permesso di fare soldi per strada durante i viaggi quando ero giovine e libbera. Viva The boxer!
Vedo ora: OK COMPUTER è oggettivamente migliore di KID A.
Ma a KID A voglio più bene.
Barrett-Waters – no, non c’è storia per me. Chi scrive canzoni sulle biciclette, gli gnomi e gli elefanti effervescenti vince sempre. E’ una cosa personale, non tanto per la bruttezza di Waters!
(e detto questo ad es. una delle mie canzoni del cuore è Confortably Numb…)
secondo me qui ci vorrebbe il Luca Tassinari a scrivere un racconto passando di 33 in 33. però, scusate, Diamond dogs di Bowie ce lo metterei e non potrei fare a meno della voce roca di Dylan in Love and Theft. bravo, Loris, stavolta ciai azzeccato proprio.
Voglio dire, My Life in the Bush of Ghosts di Eno-Byrne, 1981, Igort nel suo blog l’ha definito il più bel disco di tutti i tempi. Sono piuttosto d’accordo, credo di averlo ascoltato fino allo sfinimento. Da solo si mangia in un boccone Music for Airports e Remain in Light, che pure sono grandi.
Non so. Eno mi dà sempre un po’ più dell’ingegnere che del musico.
Tranne che nelle collaborazioni come questa, ma anche come No pussyfooting (Fripp), Heroes (Bowie) e tutte quelle con Harold Budd. E ci vogliamo scordare i primi due dischi dei Roxy Music, dove tiene a bada quel gigione di Bryan Ferry?
Ridatemi gli anni Settanta (la musica, dico)!!!!!!!!!!!!!!!
Il più bel disco che vale i primi 1000 di tutti i tempi è: John Barleycorn Must Die dei TRAFFIC!
Mi stupisco di Castaldo che conoscevo bene!
Led Zeppelin 4?
Led Zeppelin 1 e 2 e via andare.
Jethro Tull: Thick as a brick, il resto se ne puo’ fare a meno.
Yes: Relayer, il resto se ne puo’ fare a meno.
Genesis. The lamb goes down etc., il resto se ne puo’ fare a meno soprattutto dal 1976.
Manca PETER HAMMILL IL POETA MALEDETTO DEL ROCK(CON MOGLIE E FIGLI)!!!!
E I Van der Graaf Generator!!!
Di PH non si puo’ fare assolutamente a meno di SITTING TARGETS, A BLACK BOX, NADIR’S BIG CHANCE, AS CLOSE AS THIS.
Dei VdGG PAWN HEARTS, STILL LIFE, THE PLEASURE DOME. Ma insomma cuccateveli tutti.
Che palle ‘sti snobboni di critici italiani che non tengono conto del prog. inglese, come se fosse stato un fenomeno soltanto commerciale.
WELCOME TO THE CANTEEN dei Traffic, wow!
Ma poi diciamolo: DAVID BOWIE è FINTO. Come musicista non esiste.
Beautiful post!W i Led Zeppelin, for ever!!!Mi preferite band: Pink Floyd… 🙂
Un caro saluto
Io una mia lista non ce l’ho. Preferisco lodare o criticare quelle degli altri. Nella mia dovrei mettere tutto Hendrix, Dylan, Grateful Dead, Jefferson Airplane, Janis Joplin, Satie, Cage, De André… e poi ci dovrei mettere trecentotrentatré volte l’Ave Verum Corpus di Mozart.
Ringrazio Francesca Matteoni per aver incluso nella sua lista I Jefferson Airplane. Grandissimi i Jefferson e BLESS ITS POINTED LITTLE HEAD è il più bel disco dal vivo di tutti i tempi. Posso consigliare anche la scatola psichedelica piena di rimasterizzati e versioni alternative intitolata JEFFERSON AIRPLANE LOVES YOU? I Pink Flyd saranno anche i Pink Floyd, ma Syd Barrett era davvero tutta un’altra storia. Fosse stato un po’ più attento con gli acidi, adesso staremmo ancora tutti qui a fare oh oh…oh oh…oh oh…oh oh…! Grandi i Clash. LONDON CALLING è perfetto per quando fai i lavori domestici. “Down in Vineland there’s a clubhouse…di Patti Smith è una di quelle canzoni che non smetteresti mai di canticchiare. Proprio come “Here they come, here they come, here they come…” di Laurie Anderson. Grande HARVEST di Neil Young, ma in BROKEN ARROW c’è tutto quello che serve per ricordare (Big Time) e c’è anche tutto quello che serve per volare tra le nuvole (Musica Arcade). Posso azzardare un disco per l’isola deserta? E’ SUPERSESSION di Al Kooper, Steve Stills e Mike Bloomfield. E poi, visto che ci sono, perché non mettere anche tutto Brassens e tutto Ferré? E la DISCREET MUSIC di Brian Eno? E il teatro della musica eterna di LaMonte Young? Binaghi fa bene a pretendere la musica inglese degli anni settanta. Ma come si fa? Io a forza di ascoltarla me la sono scordata. Deve essere per via del fatto che il ricordo risale il tempo mentre l’oblio ne segue il corso. Qualcuno ricorda WOODEN SHIPS di Crosby, Stills, Nash e Young? Io un bel giorno sono partito con quella nave e quando sono tornato era già la stagione del punk…. Adesso mi fermo. Stop. Passo e chiudo.
Franz, anche empty pages dei traffic non era male e poi Luca sono d’accordo con te, Led Zeppelin for ever 😉
e i Gentle Giant dove li mettete? e i van der Graf generator, i Colosseum, etc,etc? Alla fine è impossibile stabilire una graduatoria… 🙂
Ach questo maledetto (dis)gusto per le graduatorie… Cui prodest? Vabbé.
Certo posso sopportare la mancanza che so dei Joy Division (li ho tutti il loro dischi e me li tengo cari :-)), ma che manchi il benché minimo accenno a Nick Drake, uno dei più colti musicisti (e poeti) che ci siano stati sulla scena musicale, beh questo lo trovo eccessivo. E sconcertante -si sa ogni scarraffone è di mamma sua il bello…
Avanti con la prossima classifica, please.
Scordavo… Arridatece il vinile!!! Il lato A il lato B la cover i testi senza bisogno della lente e surtout la cultura dell’ascolto!
…lista per lista aggiungerei:
1. King Krimson – In the court of the Crimson King
2. Genesis – The lamb lies down on Broadway
3. De Andre’- Tutti morimmo a stento e La buona novella
4. F. De Gregori – Rimmel
5. F. Guccini – Radici e Via Paolo Fabbri 43
4. Claudio Lolli – Aspettando Godot e Ho visto anche degli zingari felici
general, ti dedico questo:
“David Bowie, ovvero uno, nessuno e centomila. Quarant’anni di carriera all’insegna delle metamorfosi, dell’incessante ansia di percorrere e precorrere i tempi: “Time may change me, but I can’t trace time” (“Changes”, 1971) è da sempre il suo credo. Un genio mutante, dunque. Ma il trasformismo è solo la più appariscente tra le arti di questo indecifrabile dandy, incarnazione di tutte le fascinazioni e contraddizioni del rock e, in definitiva, della stessa società occidentale. Nessuno come lui ha saputo mettere a nudo i cliché della stardom, il rapporto morboso, ma anche ipocrita, tra idoli e fan, il falso mito della sincerità del rocker, l’assurdità della pretesa distinzione tra arte e commercio. Bowie è stato anche uno dei primissimi musicisti a concepire il rock come “arte globale” (pop-art?), aprendolo alle contaminazioni con il teatro, il music-hall, il mimo, la danza, il cinema, il fumetto, le arti visive. Con lui scompare ogni confine tra cultura “alta” e “bassa”. Perché – secondo una sua stessa felice definizione – “è insieme Nijinsky e Woolworth”. E’ grazie ai suoi show che il palcoscenico del rock si è vestito di scenografie apocalittiche, di un’estetica decadente e futurista al contempo, retaggio di filosofie letterarie e cinematografiche, ma anche dell’arte di strada dei mimi e dei clown. E in ambito musicale la sua impronta è stata fondamentale nell’evoluzione di generi disparati come glam-rock, punk, new wave, synth-pop, dark-gothic, neo-soul, dance, per stessa ammissione di molti dei loro esponenti di punta.
Ma Bowie è anche la prova definitiva che la critica rock è una scienza inesatta. Nessuno come lui ha fatto accapigliare critici e pennivendoli del globo. Oggi, all’alba di un nuovo millennio, sono rimasti davvero in pochi a contestarne il ruolo di innovatore e precursore del rock. Pochi, e spesso in malafede. Perché Bowie è tra i più amati, ma anche tra i più odiati miti della musica popolare contemporanea. Difficile da metabolizzare – specie per le frange critiche meno provviste d’ironia – il suo atteggiamento da primadonna altezzosa, ma soprattutto la sua eterodossia rispetto ai sacri dettami del rock: il suo uso spregiudicato dell’immagine, la sua ostentata artificiosità, il suo voler essere artista d’avanguardia vendendosi al pubblico come una starlette di Broadway. E’ innegabile, comunque, che la sua lunga carriera, dopo i fasti del decennio 70, abbia conosciuto un costante declino, interrotto solo da sporadici lampi di genio che, per un attimo, hanno fatto gridare nuovamente al miracolo”.
il resto lo trovi da queste parti: http://www.ondarock.it/songwriter/davidbowie.htm
@Franz
Ma poi diciamolo: DAVID BOWIE è FINTO. Come musicista non esiste.
Pentiti, Franz. Bowie da Space Oddity a Aladdin Sane ha consumato tutte le maschere dei trent’anni a venire. Perchè attenzione: il rock è molto più teatro che musica. La rock star è la vittima auto-sacrificale dell’età del narcisismo diffuso.
Rock’n roll suicide.
Alla faccia di Jim Morrison, che si è preso sul serio.
Ragazzi, avete ragione. Bowie è un genio dell’immagine.
Musicalmente è a livello di Gil Cagné (il purtroppo scomparso visagista delle dive).
🙂
@binaghi
Concordo. Bowie è il mutante che ha rifiutato i cassetti: we can beat them just for one day -di più non è richiesto e domani avremo un’altra maschera.
jazz a parte, naturalmente, ma anche un pochino di nuovo prog… Tool? sana elettronica contemporanea nulla? E la mia Polly Jean Harvey? Com’è se son vivi non va bene?
Io credo che dovremmo davvero imparare a distinguere il suono dalla sola immagine. Bowie è l’Andy Warhol del pop. Un nulla con la musica intorno. Ha fatto a mio avviso qualcosa di buono quando si è affidato al più grande stilista del rock, Robert Fripp: gli album “berlinesi” dei primi anni 80 esprimono una ricerca interessantissima, permeata di ottimo “krautrock” all’inglese. Negli ultimi tempi ha sfornato qualche album interessante (a furia di dài e dài ha imparato anche a lui). Ma come musicista, ribadisco, è poco più che inconsistente. E’ un grande fenomeno mediatico, questo sì.
Prima o poi bisognerà ristabilire la differenza che passa tra un “fenomeno” e un artista dei suoni.
Dimenticavo: un disco secondo me imperdibile è NEU! dei grandissimi NEU!, (1977)gruppo tedesco che fondeva elettronica (alla Kraftwerk) con sussulti punk e new wave. In seguito alcuni del gruppo hanno fondato i LA Duesseldorf (Los Angeles Duesseldorf) attivi se non sbaglio fino all’inizio degli anni 90.
@Mario.
P.J.Harvey. Hai ragione, è una grande di oggi. Forza dirompente.
Ricordo un articolo su Bowie che lessi tanto tempo fa: diceva che era uno specialista dello spreco del proprio genio. Infatti ha senz’altro scritto e interpretato grandi pezzi (Heroes per esempio è molto bello), e anche qualche grande album; poi però si sprecava in album e pezzi assolutamente mediocri. Ero e sono abbastanza d’accordo.
Quando il maschio si mise a lesbicare
Il miglior album di David Bowie resta The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders From Mars del 1972. Ziggy Stardust la migliore power ballad del rock.
Solo a Berlino la voce di Ziggy si fa carne. In Heroes c’è tutta l’acustica della contemporaneità.
David Bowie resta l’icona più virile del rock. Glam. Le donne lo sanno. Sotto i lustrini un uomo pallido come un lenzuolo. Superdotato.
1)The Velvet Undergruond, The Velvet Ubderground and Nico, 1967. 2)Elvis Presley, Sunrise, 1976. 3)The Clash, London Calling, 1980.
Morgillo, scommetto che nei commenti metti sempre i grassetti e i corsivi perchè è d’uso in Inghilterra e in tutto il mondo anglofono, vero?
my list:
FRANK ZAPPA – APOSTROPHE
VAN MORRISON – ASTRAL WEEKS
VAN MORRISON & THE CHIEFTAINS -Irish Heartbeat
VAN MORRISON – Moondance
TRAFFIC – John Barleycorn must die
GENESIS – The lamb lies down on Broadway
ROBERT WYATT – Rock bottom
TERRY RILEY – A rainbow in curved air
F.DE ANDRE’ – Tutti morimmo a stento
F. DE ANDRE’ – Storia di un impiegato
AREA – Caution Radiation Area
PIERO CIAMPI -Andare camminare lavorare e altri discorsi
BRUCE SPRINGSTEEN – BORN TO RUN
F. GUCCINI – Folk beat n. 1
F. GUCCINI – L’isola non trovata
F. GUCCINI – Radici (ad esclusione della “Locomotiva”, più carducciana che altro)
LEONARD COHEN – Songs of Leonard Cohen
LEONARD COHEN Songs from a Room
LEONARD COHEN Songs of Love and Hate
NUOVA CANZONIERE ITALIANO – Ci ragiono e canto
JETHRO TULL – Thick as a brick
NEIL YOUNG – Harvest
NUOVA COMPAGNIA DI CANTO POPOLARE – Li sarracini adorano lu sole
“nuovo” canzoniere italiano etc.
chi ha memoria di un gruppo strano, tra il punk ed il cabaret berlinese, “the sparks”? ricordo un singolo (e l’album che lo conteneva) che ebbe un certo successo – ma non ne ricordo i titoli…
Dai, Franz, David Bowie è David Bowie. Sposò poi una somala. Le donne più belle del mondo! Te la ricordi Imam? Oggi risulterebbe ancora una modella esotica? Futuribile il suo stacco coscia.
Morgillo, io penso sinceramente che Bowie sia sopravvalutato.
Imam è una donna bellissima. Bowie è un fascista.
“Faccetta nera…”
🙂
Io sull’isola deserta ci porterei anche questi due dischi: INCREDIBLE STRING BAND, THE HANGMAN’S BEAUTIFUL DAUGHTER e THIRD EAR BAND, ELEMENTS.
Nel primo album c’è una donna con un bolldozer che costruisce la casa della sua infanzia, e poi c’è un minotauro che non sogna bene per colpa delle sue corna, e poi c’è un acrobata che vorrebbe diventare un cappello da strega, e poi c’è un canto molto cellulare che augura a tutti la buona notte, e poi c’è una città che non riesce a sentirsi parte della realtà, e poi c’è il walzer della luna nuova che racconta la fiaba delle foglie danzanti, e poi c’è il mago dei cambiamenti che insegna l’arte del galleggiare, e poi c’è una corona verde che promette di nascondere tutti i segreti, e poi c’è la notte che circonda i bambini che saluta dal piano di sotto, e poi c’è infine anche un bel crepuscolo che ci attraversa e non ha nessuna intenzione di conoscerci.
Nel secondo album una fantomatica banda del terzo orecchio cerca di suonare la terra, l’aria, il fuoco e l’acqua.
Chi ha la fortuna di non conoscere queste due opere è pregato di rimediare quanto prima.
THE HANGMAN’S BEAUTIFUL DAUGHTER degli INCREDIBLE STRING BAND e ELEMENTS della THIRD EAR BAND ci ricordano una cosa molto bella e molto semplice: vivere fuori dal tempo e dal mondo non è soltanto possibile, ma prima di tutto auspicabile.
eravamo …”vinil razza dannata”
***
p.s.: Al Pistoia Blues festival s’esibisce Greg Allmann (ex Allmann Brothers)
E la Matteoni non ci ha detto niente! Pagherà caro pagherà tutto!
Mi dicono che Allmann è un po’ andato.
Io nell’isola deserta ci porterei
ROBBIE ROBERTSON Il primo album solista, omonimo
DYLAN – Oh mercy!
TOM WAITS – Blue Valentine
NICK DRAKE – Pink moon
PAOLO CONTE – 900
ROLLING STONES – Let it bleed
LOU REED – Berlin
PATTI SMITH – Easter
PINK FLOYD – The dark side of the moon
JETHRO TULL – Thick as a brick
FRANK ZAPPA – Overnite sensations
BOB MARLEY – Uprising
DIRE STRAIT – Il primo, omonimo
BEATLES – SGT Pepper
VAN DER GRAAF – H to He
DE ANDRE’ – Non al denaro non al cielo non all’amore
BATTIATO – L’era del cinghiale bianco
JOHN LEE HOOKER – The healer
LED ZEPPELIN – Il quattro
CREEDENCE – Cosmo’s factory
CSN&Y – Four way streets
GRATEFUL DEAD – American beauty
WHO – Quadrophenia
DE GREGORI – Alice non lo sa
DAVID BOWIE – Aladdin sane
SKUNK ANANSIE – Post orgasmic chill
RADIOHEAD – Ok computer
CAT STEVENS – Teaser and the firecat
ELTON JOHN – Goodbye yellow brick road
REM – Automatic for the people
MERCURY REV – Deserter’s song
GABER – La mia generazione ha perso
WILLIE DIXON – I’m the blues
ed Hendrix lo lasciate agli squali?, ohibò!
@Valter. Hai ragione, H to He. Album fondamentale.
@Marco. Infatti. Hai ragione. Hendrix? Tutto nasce da Hendrix! (Roba da matti!)
Lo so, Marco, è che io ne ho fatto una pelle, non lo ascolto quasi più, come pure i Cream. Ho messo quelli che ascolto sul serio.
@Franz, dear, la Matteoni non paga nulla: è povera. Il Pistoia blues fa schifo ormai da dieci anni. Non mi ci fate pensare. Io in quei giorni non ci sarò, ma se c’ero andavo a casa in montagna.
Dunque a questo punto e dopo aver visto che da una parte c’è chi sostiene con me Barrett, dall’altra si fanno due nomi ENORMI come Drake e Buckley (Tim) – mi sento abbastanza incoraggiata a dire – facciamo la playlist di LPELS! Ogni redattore un album – poi si estrae la canzone. Si fa?
E aspetto altre quote rosa in questo post: figliole su, sveglia, che anche voi invece che leggervi tomi di letteratura vi sparate i CD.
Domanda: ma Nick Cave, lo metto solo io in classifica????
Matteoni, non parlare di quota rose, dài. Mi si akkappona la pelle.
Krauspenhaar: le preferivi beigè?
Ok, va bene, dico la mia.
Andavo a gattoni, nei primi passi inciampavo tra i fili della chitarra elettrica di mio fratello, le prime parole sapevano di Overnite Sensations, mentre aspettavo Godot e lui mi lasciava canticchiare Hendrix.
La musica che dagli anni 70 ha caratterizzato la storia, la mangiavo col pane nel latte la mattina.
Mentre a sei anni baciavo di nascosto la foto di Bowie perché lo consideravo un uomo bellissimo.
Di mio, oggi, conosco la musica d’altri tempi rispetto una generazione che ha creato ben poco. Passavo da un Bob Marley ad un Guccini, da un King Krimson ad un Hendrix, note che da sempre riempiono i miei ricordi e per ogni storia, per ogni amore, ogni nuova avventura sempre quella musica. Quella che il fratello insisteva sulla chitarra fino a farle male.
Suonava una chitarra presa in prestito e sognava girando per strade sempre più buie di provincia.
Il poeta soggiornava senza saperlo e la ricerca era nelle parole che conoscevo.
Ne mancano tanti all’appello ne sono convinta, ma arriveranno anche quei nomi dimenticati a far capire quanto grande la musica è sempre stata.
Avete già salvato i 33 più importanti, nei singoli aggiungo un Ti ricordi quei giorni di Guccini, una Bocca di rosa che faccio senza dirvi di chi.
Il resto è ancora appeso a quel filo, nel quale inciampavo per arrivare ad un fratello.
Che ringrazio ancora, per il sapere che mi ha donato, senza di lui certi 33 citati non li avrei mai conosciuti.
( anche se oggi da grande musicista che è, rabbrividisce per quello che ascolto.)
La linea perfetta è tra Vbinaghi e Pattuelli.
…cioè Franz, come sempre del resto.
E’ vero?
bowie è geniale, altro che finto.
io nonostante tutto la classifica dei due tizi non la trovo così malvagia. credo abbiano fatto un discorso di oggettività musicale, di impatto su costumi e musica successiva. è ovvio che a guardare i propri gusti e ricordi viene fuori di tutto, ma lo scopo di quel libro non era quello.
ahò, è mejo renatino de bovie, che stai a ddì? ma va a magnà er sapone, và! viva zero, tutti l’artri so’ gnente, c’ha raggione quello che se firma co’ a kappa.
I miei orizzonti musicali sono totalmente altri.
Ma che ne dite di questi due duetti di Nick Cave?
http://www.youtube.com/watch?v=oIMxNLl8RNs
http://www.youtube.com/watch?v=uHdNCHomHlU
che sse sorcino? aho, io che vegnu da fabbriano te digo che bbowie (er duca bianco) facea cosse che noartri umani non vidiamo…. robba dfa compete co lu santu jullare francesco.
Mi comunica Fk che il caro Gian Ruggero cita Emozioni di Battisti, finalmente qualcuno ci ha pensato.
Tu chiamale se vuoi emozioni…Grande Gian un abbraccio.
e il vecchio e caro Brassens?
Valgono gli album live?
io aggiungerei qualcosa dei Deep Purple, Made in Japan, per esempio è stupendo.
e anche Janis Joplin con il suo primo album finto-live insieme ai Big Brother & The Holdin Company “Cheap Thrills”
ciao ciao
Se parliamo di live, bisognerebbe ricordare anche
Rock’n roll animal di Lou Reed
Peter Frampton comes alive
Get’s her ya ya’s out degli Stones e un sacco d’altri.