“DELLA TRADUZIONE POETICA” di Marco SCALABRINO

scrittura-cuneiforme.jpg
Nat Scammacca (poeta, narratore, fondatore nel 1968 dell’ANTIGRUPPO), i cui testi ho avuto il privilegio di volgere in Siciliano (POEMS PUISII – 1999), ebbe a scrivere che la poesia “pigghia tantu di ddu spaziu nna lu chiù nicu di li cucchiarini chi ci vulissiru misati sani pi travirsàrilu di punta a punta”. E Stanley H. Barkan (poeta ed editore newyorchese) ha puntualizzato:
Il traduttore assolve a entrambe le attribuzioni, soddisfa entrambe le condizioni: attraversa ovverosia “il cucchiaino” e lo riconsegna mutato eppure indenne nella lingua di destinazione.


Ecco quindi consumarsi, per l’ennesima volta, l’atavico, irrisolto dilemma: DELLA FEDELTÀ DELLA TRADUZIONE. Della fedeltà alla parola, dell’asservimento alla materia? O della fedeltà al pensiero, dell’anelito all’essenza? Distinzione nota, da Voltaire in poi, come l’opposizione tra traduzioni “brutte e fedeli” e “belle ma infedeli”.
In realtà, non credo valga la pena ulteriormente attardarsi su questo logorato topos. La soluzione al dilemma ritengo sia scontata: la devozione all’uno e all’altro aspetto. E non tanto per codardia, per serafica salomonicità; quanto perché stimo che il traduttore debba praticare il proprio “ufficio” nel rispetto della originalità dell’autore, al contempo convogliandone la lettera e catturandone lo spirito. Ma non una devozione pedissequa, precostituita, giacché come ha rilevato Luca Guerneri . La percentuale – se così vogliamo definirla – della fedeltà all’una, la parola, e all’altra, l’essenza, è dunque variabile; è da valutarsi circostanza per circostanza. Deve esserlo! In funzione del risultato ultimo: la Poesia. Risultato che non lasci trasparire il lungo studio e il grande amore che sono stati necessari; che induca anzi il lettore alla considerazione che le poesie sembrano essere state concepite (nel nostro caso) in Siciliano.
Tradurre poesia è impresa nella quale è bello, gratificante, necessario riuscire. Ciò perché la traduzione (questa poco considerata, forse, faccia della letteratura) è per forza di cose re-invenzione in certa misura del testo originale, è una sorta di passe-partout che ci introduce a un diverso trip letterario, è uno star-gate che ci spalanca l’altrui universo. Un universo composito, intriso di mito e radicato parimenti nella attualità, crudo e allucinante e altresì tenero e sognante, un universo che se per taluni caratteri rinveniamo sotto casa, per taluni altri ci svela spaccati, scene, luoghi esoterici e misteriosi: la Poesia di ogni latitudine, di ogni lingua, di ogni vocazione.; operazioni caratterizzate tutte – secondo lo studio di Franco Fortini – dall’assunzione del dato da tradurre quale .

Alba Olmi (docente universitaria e traduttrice), nel suo saggio ”Estudos de Traduçao numa perspectiva Teórico-Crítica e Interdisciplinar”, delinea, tra l’altro, alcuni aspetti specifici della traduzione: 1) l’affinità tra il traduttore e l’autore dell’opera tradotta, 2) i vantaggi e gli svantaggi connaturati al passaggio da una lingua all’altra; elabora delle considerazioni illuminanti: 3) è l’opera stessa da tradurre a suggerirci i percorsi, 4) i versi più belli del mondo diventano insignificanti o insensati una volta infrantane l’armonia o la musicalità; e, soprattutto, afferma: 5) l’iniziativa personale richiesta al traduttore, 6) che si tratta di una trasposizione di testi (non di parole o frasi) da una cultura all’altra.
.
Oggi si tende a rivalutare la traduzione riconoscendole sia il carattere di opera intellettuale che di opera di creazione .

4 pensieri su ““DELLA TRADUZIONE POETICA” di Marco SCALABRINO

  1. alessandro ghignoli

    bel post! il traduttore “è” uno scrittore. come dice Meschonnic si deve ri-creare un testo e non riportare parole. già Leonardo Bruni (1440) nel De interpretatione recta affermeva una visone ermeneutica del testo. e grazie per ricordare Nat Scammacca e l’Antigruppo.

    un abbraccio

    Rispondi
  2. Antonio Fiori

    Interessante proposta di lettura e riflessione. Segnalo a mia volta un lavoro di Joyce Lussu, “Tradurre Poesia”, Ed.Robin, 1999. Un saluto a Giovanni e a Marco Scalabrino.
    Antonio

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *