TONDELLI? PERCHE’, HA MAI SCRITTO QUALCOSA?

di Gian Paolo Serino
(pubblicato in origine su “Il Domenicale”)

serino

Se c’è un lettore che non capisco è il lettore di Pier Vittorio Tondelli.
In realtà, mi correggo, non esiste un lettore di Tondelli: esistono i fan.
Come accade anche per Alberto Arbasino: di Arbasino, però, a occhi chiusi (nel senso che sono contento di non averlo mai letto) riconosco la genialità tipica da “Fratelli d’Italia”. Tondelli, invece, proprio non l’ho mai capito.

Ne scrivevo già anni fa quando Bompiani decise di inserirlo nella collana dei suoi classici insieme a Albert Camus e Thomas Eliott. Ne scrivo ora che PVT, anche le iniziali sembrano suggerire un rapporto del tutto PRIVATO con i suoi lettori, sta per entrare nel fu Empireo dei Meridiani Mondadori e ci sta per entrare addirittura in due volumi. Sarà compagno di collana di tanti grandi, ma lo vedo meglio, in libreria, come compagno di merende, anzi merendine, di Andrea Camilleri, altro defenestrato dalla letteratura Pai (quella degli snack, delle patatine, dei libri da spiaggia unti di olio solare) e lanciato nell’Empireo della nostra Pleiade ambientalista tutta plastica e luccichii dorati.
Dunque, cosa ha scritto PVT? A me non risulta che abbia scritto niente.
Ho letto i suoi romanzi, non un grande sforzo, in realtà sono solo quattro quelli in cui si possa rintracciare un vero e proprio impianto simil narrativo, ma ancora oggi resto della convinzione che non abbia scritto niente. Mi sfugge qualcosa? Forse “Un week end postmoderno” o “Rimini” sono letteratura? Sono un’ottima fotografia degli anni ’80, possono avere qualche valenza sociologica ma alla fine è la stessa che possiamo trovare in qualsiasi articolo scritto su qualsiasi settimanale patinato di quegli anni. Leggere il panegirico musicale di Ivana Spagna o i risvolti, è il caso di dirlo, delle sfilate Pitti uomo non mi suscita grandi emozioni. Diciamo che su Dagospia di Roberto D’Agostino si trovano storie più interessanti, romanzi di più alto profilo letterario, storie più avvincenti.
Recensire o stroncare un libro di Tondelli è impossibile: è come fare buchi nella sabbia, scrivere sull’acqua, disegnare con la sigaretta cerchi in cielo. Eppure PVT è da molti considerato un genio. Non incompreso, ma compreso e compresso nel prezzo. In questo sì, un genio del postmoderno. Talmente geniale che in molti, ancora, non solo lo considerano un grande scrittore ma addirittura un talent scout, uno scopritore di talenti della nostra narrativa.
Con tutto il rispetto, non mi sembra che anche da questo punto di vista PVT ci abbia lasciato molto. Certo, Silvia Ballestra o Giuseppe Culicchia sono da rispettare, saranno delle bravissime persone, ma cosa c’entrano con la letteratura? Personalmente credo che PVT più che un talent scout sia stato un talent discount colpevole non solo di aver scritto libri per piccoli fan ma di aver tracciato la via a tutta la melassa narrativa che ancora oggi subiamo.

124 pensieri su “TONDELLI? PERCHE’, HA MAI SCRITTO QUALCOSA?

  1. vbinaghi

    Per presentarvi Serino, giornalista e critico che conosco da poco e stimo assai. Ho preso il brano dal suo blog:
    http://satisfiction.blog.kataweb.it/satisfiction/2007/07/satisfiction–1.html#comment-74724936
    dove ho messo questo commento.

    Io sono completamente daccordo con Serino. Ho cercato inutilmente nei romanzi di Tondelli qualcosa che non fosse deriva giovanilistica e prosodia pseudobeat fuori tempo massimo. In compenso, la maggior parte dei narratori che ha pubblicato e fatto pubblicare sono alla base del peggiore equivoco che infesta le patrie lettere. Ancora oggi, ci sono cinquantenni che si aggirano in chiave trogloditica con l’anello al naso di Cartier. Pulp italico e cannibalismo d’accatto, son tutti figli suoi. La fortuna? Basta essere organici ai circoli ARCI e pescare a man bassa nel nichilismo indotto.

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  2. fk

    Sono d’accordo, Tondelli è un bluff grosso come una casa. Certi suoi libri sono davvero al di là del bene e del male. Un maledettismo matricianoide con culatello (non a caso) che lascia esterefatti. Nel senso che 15, 20 anni fa eravamo messi davvero male. Al confronto oggi c’è una paratia di “geni” che levati. Culicchia è un ottimo narratore per postbrufolosi. La Ballestra non è pervenuta (secondo me è a Santa Maria di Leuca).
    Se siamo pieni di giovani senza spina dorsale lo dobbiamo anche al Piervittorio e ai suoi allievi benedetti dalla grazia plena.
    Ottimo Giampaolo, ti mando un abbraccio, vai così che vai bene.

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  3. enrico de lea

    non sono mai riuscito a leggere Tondelli, concordo – salsa beat andata a male
    ***
    mentre Arbasino è davvero geniale e godibile, esprime una vena libertina sotterranea da Arrigo Cajumi ad Augusto Frassineti (i “MIsteri dei Ministeri”!), da Fruttero a Flaiano, al radicalismo intellettuale del “Mondo” di Pannnzio (e poi uno che osa candidarsi da “indipendente” nel “severo” PRI di Ugo La Malfa e Leo Valiani, in piena epoca “desiderante”…) – ciò, peraltro, con risultati alterni e discontinui nella sua produzione –
    col nichilismo post-post-settantasette di Tondelli non credo c’entri

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  4. lucaariano

    Concordo con Gian Paolo Serino!Non ho mai amato particolarmente Tondelli e non ho mai trovato Letteratura nei suoi libri…Ma questione forse de gustibus e di certi “miti” di chi è morto giovane…Per quanto riguarda i Meridiani, si sa, che oggi un Meridiano non si nega a nessuno….mai disperare. Magari fra 40 anni ci sarà l’opera omnia di Melissa P!Se fra 40 anni ci sarà ancora chi legge…
    Un caro saluto

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  5. Chanel Totti

    Anche io ho provato a leggere “Altri libertini”…risultato, il giro di boa di pagina 70 e niente da ricordare. Eppure..c’è chi dice che non se ne può fare a meno.Grazie a Serino che nobilita e legittima i nostri scettiscismi.

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  6. Francesco Marotta

    Se c’è un lettore che non capisco è il lettore di amenità (da spiaggia e ombrellone o da bar sport, a scelta) come queste:

    “Come accade anche per Alberto Arbasino: di Arbasino, però, ad occhi chiusi (nel senso che sono contento di non averlo mai letto) riconosco la genialità tipica da “Fratelli d’Italia”. Tondelli, invece, proprio non l’ho mai capito.” Sic!!!

    Auguri.

    fm

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  7. massimo

    credo di far parte degli estimatori di Tondelli: se basta aver parlato 3 volte al seminario di Correggio e avergli dedicato un saggio di “Philologia Pauli” e altre cose. e so che leggere Tondelli non è leggere Kafka. so anche che il suo ritmo a volte è pesante e contorto, come si sarà piegato malamente il suo corpo di due metri all’interno di automobili diverse dalla sua Volvo, e sui sedili dell’aereo (lo racconta in Camere separate). (lo stile è un simulacro del corpo: lasciatemi passare questo aforisma da internet point romano: scrivo da Roma). Eppure: io credo ad una necessità di Tondelli. credo ad una sua esemplarità, nel bene e nel male. esemplarità che significa essere in un solco (quello di Pasolini) che fa ancora ridere e sorridere molti… (per esempio: leggere il biglietto a François Wahl e la riflessione di PPP su occhiobocca e mangiarealtà). Ma Tondelli paga il prezzo di essere non-schierato, in fondo: omosessuale, ma estraneo alla politica gay; e quindi nauseato dall’idea di essere uno scrittore gay; di base cattolica, e quindi inaccettabile a sinistra; ma anche un po’ gaudente, e quindi soggetto a certe dissimulazioni di matrice cattolica… ho l’impressione che nessuno ne abbia ancora capìto molto… (me compreso!). e scusate se ho straparlato, ho sempre timore di offendere qualcuno, appena mi azzardo a teorizzare qualcosa (ma non c’è nulla da teorizzare: le cose ci sono, e chi è ha fatto)
    massimo

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  8. fk

    Abbi pazienza: quale prezzo ha pagato? Lo si discute solo oggi, a 15 anni dalla tragica e prematura scomparsa.
    Per il resto, a mio avviso, è stato un uomo generosissimo, un talent scout, e, mi ripeto – l’ho scritto altrove – lo scrittore più sopravvalutato d’Italia.

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  9. lucaariano

    Massimo intendi la sua malattia? Ma che straparlare, ci mancherebbe!!!Ognuno hai suoi gusti e le sue opinioni… Come talent scout non si discute, ha ragione Franz, però non basta per farne un grande scrittore. Tra lui e PPP (come narratore) ci vedo un abisso linguistico, contenutistico, ritmico, tematico, ecc…
    Un caro saluto

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  10. massimo

    caro Franz… scusa. cerco di dire ancora qualcosa. vedi, sono abituato a leggere i fenomeni su due piani: uno è oggettivo, l’altro è – fammi passare la parola – fantastico o spirituale. dunque: dal punto di vista oggettivo, Tondelli fa una vita di un certo tipo, se ne ammala, e muore a 36 anni. punto, fine della cronaca. dal punto di vista spirituale, io vedo qualcosa di strano (e chiedo perdono a tutti quelli che non saranno d’accordo): non si muore a 36 anni, con quel curriculum di un solo decennio. non si muore così dopo aver scritto camere separate. c’è stata una necessità anche eccessiva: quella di sparire, come sparisce ogni figlio infelice di una madre infelice (e questo è irrazionale e indicibile: ma sappiamo che è così). certo, si può dire: non ha avuto schiena, non ha lottato contro i fantasmi, non si è emancipato dal giro correggese, dall’idea della mamma, dalla frustrazione perché un suo familiare lo cacciava di casa (sono i pettegolezzi che girano a Correggio: e ho ragione di credere a chi li semina). ma Tondelli ne muore. forse mi sto identificando, in questo momento. ma vedi: a me della letteratura non importa molto, se non vi vedo questo carattere di necessità – che è prima di tutto INCARNAZIONE di una VOCAZIONE (traumatica). ricordi l’inizio di Camere separate? Leo ha solo 32 anni, ma è dipinto come un vecchio (le “guance cupree”!). dal punto di vista della cronaca si può dire: prime avvisaglie dell’aids, timore, decadimento fisico, ecc. Ma dal punto di vista ‘altro’, vedo un inabissamento: per il quale non posso provare altro che pietà… e senza Altri libertini, non c’è nemmeno La Merca! (che deve molto anche ad un altro innominabile delle nostre lettere: Aldo Busi: che, per inciso, odia e disprezza la poesia, con argomenti che mi ripeto spesso, nella speranza di fare qualcosa di decente). a presto!
    massimo

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  11. fk

    Carissimo Massimo, io ti leggo sempre con sincera ammirazione, anche perchè -proprio come dici tu – “leggi il libro” su due piani, leggi l’opera e l’uomo in soprapposizione necessaria. Io invece sono diventato un cinico, con gli anni. Io guardo il testo, e i testi di Tondelli li ho sempre rifiutati (ingiustamente, è probabile, e forse non è nemmeno un problema di gusto – ma da “piccolo” lessi Pao Pao, a un dato punto, e a lettura finita lo scagliai contro il muro, io che avevo fatto la naja con grandissimi sacrifici non potevo accettare quello che lo scrittore, con quel tono, poi, mi raccontava; mi sentivo preso in giro). Li ho rifiutati, i suoi testi, perchè non vi ho mai trovato nulla che mi potesse rappresentare; forse perchè io sono stato troppo borghese, troppo poco “altro libertino”, troppo inserito nella società del lavoro, non so. Se leggo Pasolini mi ritrovo nella furia, nel dolore, nello schifo per il mondo in generale e per l’Italia dei mediocri in particolare. Sento il dolore che pulsa, che si connette con me con un cavo diretto, questo dolore è universale, lo senti che è o puo’ essere di tutti. Pasolini è universale, sempre, anche in friulano. Tondelli è provinciale, si ferma al casello, alla casa cantoniera, non scantona, non oltrepassa, non fugge da Correggio, appunto. Un suo epigono? Ligabue, che gira per il mondo ma sta sempre a Correggio. Riempie gli stadi facendo il verso a Springsteen. Una brava persona. Me ne frego. Parafrasando David Mamet: “Sei una brava persona? Non me ne frega un cazzo. Sei un buon padre? Vai fuori dalle palle e va a giocare coi ragazzini”. (Americani – David Foley – 1993).
    Non bisogna avere pietà con gli artisti. Non farsi commuovere. E la letteratura, a mio avviso, deve picchiare e fare male. Ci sono validissimi scrittori che non hanno il colpo del KO. Sono come quei pugili di ottima tecnica, abili schermidori, ma incapaci di piazzare il pugno che stende. Uno scrittore come Pasolini mette KO, ha la famosa “castagna”. Tondelli no.

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  12. Fabio Brotto

    Sarà vera ‘sta roba del KO, caro Franz, ma non mi ritrovo proprio. I grandi scrittori, quelli grandi davvero, aprono la mente, fanno vedere, fanno risorgere, non stendono: la pretesa di “épater le bourgeois” mi sembra datatissima, avanguardistica e ormai davvero bollita. Tra l’altro, cosa vuoi mettere KO con gli stomaci e gli addominali che circolano…

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  13. franzk

    Beh, Fabio, non parlavo di épater le bourgeois, a dirti la verità.
    Sono d’accordo, su questo: questa pretesa è datatissima, non foss’altro per il fatto che se ci sono dei borghesucci a ‘sto mondo sono proprio gli scrittori.
    Non mi va tanto il tuo dividere in due partiti; tra gli “apritori di menti” e i “picchiatori”.
    Non possono fare le due cose, i bravi (per i grandi magari facciamo un altro post) scrittori?
    cazzo centrano gli addominali poi, spiegamelo tu.

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  14. Fabio Brotto

    Ho bisogno di chiarimenti, Franz. Vorrei sapere chi sono quelli che la lettura dovrebbe mettere KO. Se sono gente insensibile (con addominali forti, che se ci dai un pugno sulla pancia manco lo sentono – oggi si digerisce e si assorbe tutto, il Mercato si diletta di ciò che dovrebbe scandalizzare e sovvertire e provocare, ecc.: quello volevo dire) essendo insensibile non sentirà. Se son gente già sensibile, perché infierire su di loro e a che pro?
    Quali sarebbero dei contenuti che potrebbero mettere KO? S’è già visto tutto e letto di più. Si è scritto di ogni possibile e immaginabile abominio. Ma forse tu parli di forme? Anche quelle son state sperimentate. La realtà è che siamo dentro un immenso Mercato, che piaccia o no offrirà sempre più spazio per tutti. In cui tutto però tenderà a equivalersi. E’ lo scambio nichilistico, bellezza: forse l’unica forma possibile di libertà. Forse. Dove ci mettiamo dentro anche questo nostro blog che non mette KO nessuno. O no?

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  15. vbinaghi

    Vorrei dire a Massimo che non è di uomini che parliamo ma di libri, di romanzi veri o presunti. Per l’uomo Tondelli e la sua morte prematura provo rispetto e compassione, ma il suo ruolo nella narrativa è stato secondo me negativo. Il suo indubbio carisma personale, la sua iperattività letteraria, hanno portato alla ribalta giovani scrittori che pigramente sono rimasti tali, in un momento in cui gli ideali storici della sinistra tramontavano e non si è trovato di meglio che pescare nel torbido del disagio giovanile e di un “dereglement” fatto spesso solo di pose.

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  16. franzk

    Carissimo Fabio, è il tono che conta, il tono. Non sono bravo a spiegarmi, purtroppo. I contenuti sono sempre quelli, lo so.
    KO è emozione. Emozione forte. Per gli scrittori oggi è sempre più difficile darne, proprio per quello che dici tu, a mio avviso.
    Le pappette della Ballestra che emozioni ti danno? Le storielline di Culicchia?
    A me ‘sti narratori della pianura mi fanno venir voglia di andare a pescare, ecco.

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  17. Davide Fent

    mia lettera a Il Domenicale

    Buongiorno,

    Sabato su Il Domenicale il mio Amico Gian Paolo Serino, sicuramente tra i critici letterari più intelligenti, preparati e sensibili ha portato un “piccolo” attacco all’ eterno Pier Vittorio Tondelli… voglio troppo bene a Gian Paolo, e conoscevo questa sua antipatia per Tondelli, provo una difesa con questa introduzione di Don Antonio Spadaro al suo
    “Lontano dentro se stessi. L’attesa di una salvezza nell’opera di Pier Vittorio Tondelli,( Milano, Jaca Book, 2002. pp. 320 – euro 19), ricordando che Pier Vittorio Tondelli è morto purtroppo prematuramente a 36 anni quando Scrittrici e Scrittori poi entrati nella Storia non avevano ancora pubblicato, voglio ricordare i 3 volumi under 25 di Transeuropa che hanno segnato un’ epoca (basta leggere le critiche entusiastiche di un Grande come Geno Pampaloni) e non solo Silvia Ballestra e Giuseppe Culicchia, ma Andrea Canobbio che passerà a Einaudi e Rizzoli, Andrea Demarchi che passerà a Mondadori e Rizzoli, Andrea Mancinelli che passerà a Baldini & Castoldi, Raffaella Venarucci-Krismer che passerà a Baldini & Castoldi, Guido Conti che passerà a Guanda, e a Romolo Bugaro, in finale al Premio Campiello di quest’ anno con il bellissimo “Il labirinto delle passioni perdute”, per non dimenticare Gabriele Romagnoli. Queste antologie saranno un modello per molte case editrici, tra le quali Theoria, Feltrinell, Mondadori, Stampa Alternativa, Einaudi, Minimun fax e Meridiano zero.

    Ecco Don Spadaro (scritto nel 2001)

    “A dieci anni dalla scomparsa di Pier Vittorio Tondelli (1955-91) la sua Opera è già stata inserita tra i «classici» della letteratura. Anche a prescindere dall’interrogativo sul senso della sua classicità, la narrativa tondelliana appare di robusto spessore, intensamente legata com’è ai nuclei vitali di una vita aperta in maniera complessa alla trascendenza. E tale apertura si realizza in pieno postmoderno italiano: gli anni Ottanta. Solcare i sentieri di quest’esperienza letteraria significa addentrarsi in una vicenda tenera e drammatica. Siamo di fronte a una letteratura che non prende congedo dalla biografia del suo autore: scrivere significa per Tondelli volgere lo sguardo sul mondo per cercare di comprendere in profondità il reale, ora con disincanto, ora con passione, ora con ironia. Così egli abbraccia un’idea forte della letteratura intesa come un «vegliare la vita del mondo e raccontarla».

    Su questa linea si muove il presente volume, proponendo la ricerca di una fenomenologia letteraria dell’attesa della salvezza attraverso l’opera tondelliana. Essa svela una personalità alle prese col senso del limite, dell’angoscia e dell’abbandono in un tempo segnato dall’uscita dal primato del politico (gli anni Settanta) e dall’immersione nel vortice del postmodernismo culturale e mediatico del «gran serraglio balbuziente». Il contesto culturale degli anni Ottanta è stato infatti segnato da spinte che potremmo definire prometeiche e dionisiache, intese come forme di desiderio. Nelle pagine di Tondelli si registra appunto un’immersione in queste forme. Su tali basi il volume prova a cogliere le radici e le «linee di fuga» e di «attesa». Attraversando l’opera tondelliana il lettore è immerso in quest’attesa, e la salvezza appare non un «dopo», un «al-di-là», una meta, ma un cammino, un attraversamento, che ha la sostanza del desiderio.”

    Un caro saluto con Stima e Affeto per Gian Paolo

    Davide Fent

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  18. Davide Fent

    di Antonio SPADARO

    in Stilos, 11-24 ottobre 2005

    Laterza ha da poco pubblicato il volume di Enrico Palandri dal titolo Pier. Tondelli e la generazione. L’autore è amico e coetaneo di Tondelli. Tondelli è morto, Palandri è vivo. Non è una differenza da poco. Lo dico perché questo libro sembra rispondere più al desiderio di un confronto impossibile e negato che a una riflessione su Tondelli e la sua opera. Lo stesso Palandri afferma: «Pier non è dunque tanto l’oggetto, ma l’interlocutore di queste pagine». È vero. Si ha l’impressione che il Tondelli di cui parla Palandri sia una sorta di fantasma, dalla natura ectoplasmatica. Si può dialogare con lui, lo si può attraversare, ma non toccare. Il ritornello di queste pagine è letteralmente il binomio «io e Pier». Le pagine sono il tessuto di un lungo monologo in cui chi parla riferendosi all’altro parla in realtà di sé, in un lavoro di scavo circolare intenso, ma anche estenuante perché frutto di un dialogo, che diventa un confronto appassionante ma anche, a tratti, imbarazzante (come lo è ogni ermeneutica dell’amicizia). Sotto il filo del discorso si avverte distinto il bisbiglio di un lungo e lento stream of consciousness.

    Il lavoro di Palandri è quello di ricollocare bene e fino in fondo la figura di Tondelli nel tessuto storico-culturale degli anni Ottanta. La cosa principale per lui è affermare che quella di quegli anni è stata la generazione «mia e di Pier» (io e lui, ancora). Una generazione di «eretici»: «perché se la storia è sempre storia dei vincitori, l’eresia è la storia degli sconfitti». Lui ed io: eretici e sconfitti. Il clichè del perdente colpisce ancora, rafforzato dal mito dell’eretico (con gli ovvi e triti riferimenti ripetuti al Concilio di Trento e alla Chiesa Cattolica e alla Santa Inquisizione, e a quant’altro…). Questo è un libro buio e cupo, in realtà. Lo stesso Palandri ricorda che Tondelli considerava la sua visione «angosciante e castrante». La verità è che i percorsi (ma soprattutto le radici) di Tondelli e di Palandri sono molto differenti. Palandri non parla mai (se non in un accenno rapido) delle radici contadine (e cattoliche) di Tondelli, che non sono affatto quelle di Palandri, però. Il suo sembra un discorso sincronico, tutto stretto sul fusto di una condizione generazionale, dalla quale Tondelli però, fortunatamente, è sempre riuscito ad evadere con uno sguardo obliquo, pur essendoci immerso (è questo il genio tondelliano).

    Tondelli, in pochi anni, è riuscito a vedere (e a descrivere) quel che aveva sotto gli occhi, ma anche la penombra, o meglio il lato negativo del positivo visibile. Tondelli è stato un autore in fuga, non innestabile radicalmente, anche se saldamente sempre ancorato nelle proprie radici. Questo lo rende aperto a tutte le letture possibile: gender studies, lettura teologica, lettura storico-culturale, lettura generazionale, etc. Ma rende improduttive sia letture asettiche o equidistanti (non stupisce che Palandri citi spessissimo un libro di Roberto Carnero che è appunto introduttivo, dimenticando nel testo ogni altro riferimento, e fornendo una bibliografia finale troppo incompleta). Ma soprattutto rende impossibile quel che Palandri sembra voler realizzare: ibernare lo scrittore Tondelli nel metro quadrato di una sensibilità storico-generazionale, che ha fatto per altro il suo tempo. Se molte pagine di Tondelli vivono (non «sopravvivono» archeologicamente) ancora, è per la qualità dello sguardo che le ha generate, non per il perimetro storico-sociologico-culturale (quel che Palandri definisce «i suoi contesti») nel quale sono nate. Certo, «Pier ha cercato di raccontare un modo di essere nel proprio tempo legato allo scrivere, ha affidato al romanzo alcuni motivi sottesi alla difficile modernità italiana ed europea». È verissimo. Ma quale sembra essere l’idea che Palandri ha della letteratura? «La letteratura – scrive – offre forse l’immagine più fasulla della storia, proprio perché è sia sognatrice che vittima della vanità di spiegare». Cosa pensava Tondelli? Altro. Egli, infatti (e proprio parlando dell’amico Palandri!) affermava una «fiducia nella letteratura» che riconosce come sia «possibile risolvere la frattura tra quotidiano e fantastico, ricercare con le parole una propria identità»; soprattutto come sia «possibile affidare alla letteratura, al libro, la comunicazione di una propria esperienza e di un proprio linguaggio reali». Due universi paralleli, dunque? No, forse. Ma certo molto differenti, che il tempo e l’amicizia ha accostato e unito, senza però confonderli.

    Il libro di Palandri su Tondelli è accorato perché dentro c’è Palandri che parla di Palandri. E la coscienza di Palandri è inquieta, viva. Forse mai è stato scritto e si scriverà su Tondelli un libro così coinvolto. In questo senso è un libro vero, da leggere. Si ha però come l’impressione, alla fine, che il libro sia stato scritto non su Tondelli certo, come si diceva, ma per Tondelli. Lo si capisce dal titolo, tra l’altro: Pier. Tondelli e la generazione. È un titolo criptico, ammiccante, privato, come se fosse per parole private dette in pubblico. Chi è «Pier»? La risposta è nel sottotitolo. Quale generazione? La sua, la loro. Sì, il libro è una sorta di lettera postuma, che contiene ricordi, ammiccamenti, simpatia, antipatia, precisazioni, rimproveri, complicità. Già lo chiedevo a Palandri in un dialogo poi pubblicato on line dall’Università di Bologna e citato in Pier: in questo confronto serrato, io che in quegli anni Ottanta sono?entrato quando ero appena quattordicenne, che posto ho (e, con me, tutti gli altri lettori venuti «dopo»)? Dunque io «non c’ero». Io e gli altri, se?abbiamo uno svantaggio (la non conoscenza immediata di ciò che voi avete?vissuto, la vostra contemporaneità), forse abbiamo però un vantaggio su tutti i possibili Palandri: essere un po’?più distanti, vedere le cose da una posizione più obliqua e prospettica.?Tondelli al di là della sua (cioè della «vostra», «loro») generazione. Un altro vantaggio personale per me (almeno così io reputo): lui ha frequentato i suoi amici e il suo «clima», io per anni i libri della sua biblioteca personale con tutte le sue annotazioni e sottolineature. Un’esperienza indimenticabile.

    Ma questo di Palandri era un libro necessario. Doveva essere scritto, era nell’aria. Bisogna tener conto di queste pagine come si tiene conto di una testimonianza fin troppo sofferta e spaesata. Posto ciò, si potrà proseguire verso una lettura ampia, interessata a?ricercare quale sia il sostrato di umanità che emerge dalle pagine?di Tondelli, le sue tensioni interne più profonde e radicali (persino metafisiche!, perché no?); la sua “moralità” nel senso più radicale del termine: il?rapporto con la vita, le parole che denotano una intensa partecipazione?biografica e una devozione in ogni caso ostinata e coinvolgente?all’esistenza umana e alla pratica della scrittura e della lettura. Al di là e attraverso ogni precisazione di ogni discorso generazionale, e di ogni tentativo di contemplare o incollare cocci infranti.

    PS Baci e Abbracci 🙂 🙂 🙂
    davide fent
    Un abbraccio forte, forte, fortissimo a Seja 🙂 🙂 🙂
    davide

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  19. Fabio Michieli

    sono un fervido difensore del diritto di stroncatura. ma sono pure un lettore di Tondelli, come del resto lo sono di Palandri (che conosco).
    mi spiace notare che sia l’antipatia – umana o letteraria poco cambia – nei confronti dello scrittore a condurre quella che non è né una stroncatura né una critica, ma una semplice presa di posizione dettata forse dall’esigenza di chiarirsi più che di chiarire.
    se Tondelli è entrate nell’empireo letterario italiano, tanto di cappello. può piacere o no (io per esempio ho sempre mal digerito il Nobel a Quasimodo per il semplice fatto che non ritengo sia stato un poeta), ma da qui a negare ogni funzione o ruolo nel panorama letterario degli ultimi trentanni mi pare una chiusura critica bell’e buona.
    Tondelli non ha mai amato, ahimè, lo stile piano lineare; ha sempre cercato una vera e propria risposta alla sua fisicità nella scrittura. ha parlato più col corpo e del corpo di quanto non si creda; CAMERE SEPARATE è tutto un cadere e rialzarsi come a seguire con lo sguardo una serie di arcate di una qualsiasi cattedrale.
    ma sono le pagine giornalistiche, più informali se vogliamo, a cogliere la mia attenzione nell’ultimo periodo. in UN WEEKEND POSTMODERNO si ritrovano tutti gli elementi di continuità col nostro quotidiano; esagero pure dicendo che nulla è cambiato da allora e che lucidamente Tondelli avesse colto il segno di un cambiamento che se era aldilà dall’attuarsi venti e più anni fa ora è utopia pura.
    cos’è che non piace di Tondelli? l’avere palesato i suoi riferimenti letterari a tal punto d’averli inseguiti in forme e citazioni più o meno evidenti?
    sarà pure una colpa ma io trovo questo geniale.
    sul fatto poi che I Meridiani stiano per accogliere Tondelli, be’ il torto alla collana è stato fatto moltissimo tempo fa e non mi pare che sia il caso di gridare allo scandalo proprio ora

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  20. vbinaghi

    Mamma mia, Fent.
    E pensare che io Tondelli e il Tondellismo me li vorrei proprio lasciare alle spalle. Comunque, questa è la miglior dimostrazione dell’effetto tossico della pseudo letteratura.
    L’impossibilità di parlare di uno o quattro romanzi senza tirarci dietro una generazione intera, con tanto di tutor e ammennicoli.
    La fortuna di Palandri (mio coetaneo) è cominciata con un romanzo scritto a vent’anni brutto e piagnucoloso: Boccalone.
    Poi seguito da una serie di “giovani scrittori” con romanzi d’esordio ancora più brutti, come Jack Frusciante di Brizzi.
    Il romanzo che non parla in prima persona ma (astuta operazione editoriale sinistrese)pretende di interpretare una generazione (in realtà rivendendo ai vent’enni gli stereotipi selezionati dal furbo redattore). Da lì, per un po’ abbiamo assistito al declino del romanzo in funzione di scritture “sintomali”.
    Poi Tondelli, che ha elevato la cosa a sistema.
    L’ultimo in ordine di arrivo è Pierantozzi, di cui hanno già cominciato a fare il freak editoriale del decennio.
    Basta, dai. Ridateci una prosa sapiente, uno sguardo sul mondo che vada al di là del proprio ombelico, una letteratura che non sia tale solo per dimostrare l’esistenza dei sociologhi.

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  21. franzk

    Una cosa sola, poi magari ci ritorno: Tondelli in questo paese è un intoccabile. Si sfoderano nomi accoppiati a case editrici. Una lobby, diciamolo una volta per tutte.

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  22. franzk

    “Il libro di Palandri su Tondelli è accorato perché dentro c’è Palandri che parla di Palandri.”

    Insomma, un’autobiografia di Palandri su Tondelli. Se avesse scritto di Tondelli sarebbe stato sicuramente meno accorato. Ma sarebbe stato un libro su Tondelli o su Palandri che parlava di Tondelli parlando di Tondelli?

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  23. Pasquale Giannino

    Valter questo pezzo non mi piace, neanche un po’. Tranne il titolo. Tutto il resto è ridondante, si sarebbe innescato lo stesso accanimento con la sola intestazione. Cos’è che ti ha colpito dell’articolo di Serino? Che persino un autore sopravvalutato come Tondelli sta per varcare la soglia dei Meridiani? Ohibò, un minore del Novecento come Raffaele La Capria ne è forse più degno? A me pare che stiamo scoprendo l’acqua calda. E tu pretendi il colpo da KO, Franz? Mah! Signori miei, la nostra letteratura è in fin di vita da una trentina d’anni: l’agonia è iniziata il 2 novembre del ’75 all’idroscalo di Ostia… Sapete dirmi dove sono oggi i Gadda, i Silone, i Levi, i Buzzati, i Moravia (autore a torto mitizzato come narratore ma sfido chiunque a batterlo nei reportage africani…)? Per quanto mi riguarda salvo Vincenzo Guerrazzi, Gian Ruggero Manzoni e pochi altri che per di più compaiono solo di rado nelle vetrine delle librerie. Il libro è oramai un prodotto commerciale, esattamente come può esserlo un paio di jeans o un videofonino. Che piaccia o no, è questa la realtà. E l’articolo che hai proposto, Valter, poteva essere dedicato a decine di altri autori. Perché Serino abbia scelto Tondelli non lo so ma posso immaginarlo: perché era un diverso. E quando si parla dei diversi l’auditel sale.

    Un caro saluto.

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  24. fk

    Pasquale, dài !I Moravia! Ci sono, i Moravia. E’ pieno di Moravia. E’ pieno di salotti a loro volta pieni di coppie in crisi in un sacco di libri contemporanei.
    Poi questa storia del “diverso”… Siamo nel 2007, non più negli anni 80. Tra un po’ saranno “diverse” le coppie sposate, davvero.
    Io credo che Serino – provocatoriamente, come è sua abitudine – abbia detto quello che molti pensano e non dicono; forse per paura di passare per quelli che attaccano “il diverso”. Ma è ora di non avere riguardi per nessuno, altrimenti, davvero, tra vent’anni continueremo a chiamare “diverso” una persona che ha un orientamento sessuale simile a quello di milioni e milioni di persone.
    Come con le “quote rosa”: non capisco perchè le donne non si ribellano.

    @Fabio. Parata a tesi. Me la segno.

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  25. Fabio Brotto

    Dal punto di vista antropologico, vorrei fare questa osservazione: sia Tondelli che Pasolini (quest’ultimo con maggior evidenza per ovvie ragioni) condividono lo statuto di vittima, che nella nostra società consente di raggiungere lo status più alto, e talvolta i più alti onori. In sostanza, se un artista viene visto come vittima, sarà stimato di più di uno che di quella condizione non gode. La vittimizzazione proietta la sua luce a posteriori sull’intera opera (parentesi: io non amo san Pasolini, nel senso che non mi piacciono i suoi libri, i suoi film e nemmeno la sua attività di corsaro al soldo del corsera, e non lo amo perché vedo in lui una formidabile tendenza alla semplificazione, che peraltro è perfettamente in linea con le esigenze profonde del sistema tardoindustriale).
    Il 27 di Franz, che condivido, mi porta ad aggiungere che intere categorie o classi della popolazione in Occidente sono affezionatissime allo status di vittima, e non lo abbandonano volentieri. Gli omosessuali tra tutti. E questo perché vedersi come vittime (in attesa di beatificazione ex post perennemente differita e goduta anticipatamente) dà l’illusione di essere i migliori, “quelli che hanno capito”, “quelli che hanno ragione”, “i buoni”, ecc. ecc. Spesso gli artisti e i letterati, e massime i poeti, rientrano nel novero di queste categorie.A maggior ragione se oltre che artisti sono “diversi”, ecc.

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  26. ellepi

    In questa discussione ci sono degli eccessi incredibili, questo è il segnale che Tondelli ha ancora una sua presenza forte nel panorama letterario italiano, e che liquidarlo con un’etichetta da saldi di fine stagione è quanto meno approssimativo.
    Invito chiunque dei non estimatori di Tondelli a fare una disamina critica e attenta di Camere Separate che è stato il miglior romanzo italiano degli anni ’90. Parliamo della lingua che c’è in quel libro, parliamo anche di quello a cui accennava Massimo, e cioè la filigrana di una fatalità e di una necessarietà di quel libro che in certe pagine e deflagrante. Oppure del cambio di passo di uno scrittore che dopo aver tentato la strada dello sperimentalismo in Altri Libertini si è dato al romanzo polifonico in Rimini e soprattutto a quella meravigliosa musica interiore che presiede la maggior parte delle pagine di Camere Separate.
    Anche il discorso sul talent scout mi puzza, perché a me non piacciono quegli scrittori usciti dalle antologie di Tondelli, ma lì andrebbe celebrato il suo impegno e la sua passione, la sua generosità rarissima oggi, anche il suo mettersi in discussione. Tondelli non era mica l’editor della narrativa di quegli scrittori, era una persona disposta a credere che la letteratura non fosse il circolo chiuso e irrespirabile di oggi, vagamente mafiosetto, ma un orizzonte aperto. E su questo infatti mi piacerebbe che si discutesse anche, perché nei suoi romanzi coglie un certo mood non provinciale, è uno scrittore che gira l’Europa, che si interessa di scrittori come Prokosh e Isherwood, poco inseriti nel tessuto genetico italiota, ecc…
    Mi piacerebbe anche, sempre restando sul testo, parlare di Altri Libertini. Perché quello è il libro di uno scrittore vero. Non è un conato espressivo, non è la trita solfa di genere dei molti contemporanei.

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  27. alessandromorgillo

    Signor Fabio Brotto, condivido la sua analisi. Forse bisognerebbe aggiungere che a certi cattolici piace tanto essere messi in croce… Su Pasolini poi la penso esattamente come Dario Fo. Un genio. Il suo Mistero Buffo è un capolavoro. A teatro. Torniamo al sodo… Cosa ha detto Dario Fo di Pasolini? Nulla. È stato uno che faceva l’elogio della Marchetta. Quando si ha il dono della sintesi!

    Cosa penso io di Pasolini? Un uomo incapace di sublimare il suo istinto nei feticci del mercato. Inadeguato.

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  28. Pasquale Giannino

    Parlavo del Moravia di “A quale tribù appartieni?” Franz. Di quelli francamente non ne ho più visti.

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  29. marcosimonelli

    Io sono paranoico e questo è un fatto.
    Ma quando si parla di omosessualità e si usa il termine “diversi”, ciò mi fa accapponare la pelle.
    Subodoro l’omofobia.
    Finchè si critica una scrittura, stilisticamente e contenutisticamente, nulla in contrario, qualcosa di buono ne verrà fuori. Quando si usa il termine “diverso” in riferimento ad un omosessuale mi viene da suggerire che, se avete dei problemi, andate da uno psicosessuologo invece di leggere libri, potrebbe rivelarsi un investimento migliore.

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  30. fabry2007

    concordo, Marco. da un altro punto di vista, ho sempre tenuto in grande onore il termine “diverso”; il problema della società è il conformismo, la gregarietà: il diverso è l’unico che ha capito cos’è la vita. ma alla fine quello che conta è che nessuno si senta o sia detto diverso nel modo più irrispettoso del termine. basta un sorriso, per far crollare certi muri.

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  31. marcosimonelli

    Guarda, Fabry, credo di aver inteso di cosa parli. Ma sotto quel punto di vista, diversi siamo tutti, perfino due gemelli identici lo sono. Andrebbe spostata l’accezione di cui parli da “diverso” a “differente”.

    Ora, parlando di linguistica, io credo che le parole che usiamo siano lo specchio della società in cui sono state prodotte, utilizzate. Poi, ovviamente, il senso si modifica nel tempo, subisce variazioni etc. Pochi magari lo sanno, ma un omosessuale è chiamato “finocchio” perchè quando li bruciavano per sodomia, v’era l’uso d’aggiungere semi di foenicula volgare per attutirne l’odore (e qui mi sono sempre chiesto se fosse possibile che l’odore di un sodomita bruciato differisse da quello di un eterosessuale o di una donna, ma questo è un problema mio, olfattivo).

    Il termine “diverso” riferito ad un omosessuale racconta un’altra storia: parla di un’omologazione standard a cui qualcuno non si allinea. Ora, nel mio piccolo, se faccio due conti, (ma non son bravo in matematica) fra “diversi” e “uguali” non mi sembra che si possa stabilire una maggioranza assoluta. Proprio in fatto di numeri, i conti non mi tornano. In questo senso il termine mi suona anacronistico: un po’ come “cielo TRAPUNTO di stelle” nella canzone di Modugno. E’ una questione di prospettive, mi suona desueto rispetto ad una realtà.

    Fine della divagazione pseudolinguistica.

    Per quanto mi riguarda, poi, essendo fiorentino, l’epiteto “buco” non mi sconvolge, anzi, mi fa respirar l’aria di casa.

    Baci

    Rispondi
  32. fk

    Ok Pasquale, scusami.

    Marco, non trascurerei il termine “culattone”, in uso qui a Milano. Lo trovo simpaticissimo. Gay invece lo trovo omologante, come “diverso”, appunto.

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  33. Gian Paolo Serino

    @Pasquale: Premetto che non lavoro per una televisione per cui, purtroppo o per fortuna, gli indici che si alzano sono diversi e spesso non soltanto d’ascolto.
    Per il resto trovo quanto mai lontano da ogni realtà che io abbia indicato Tondelli in base alla sua diversità. Quale sarebbe? Non riesco a trovarla neppure nei suoi orientamenti sessuali.
    Semmai in certa critica che, è oggettivo, ha innalzato Tondelli da scrittore a icona di quella che tu chiami diversità.
    Se avessi ragionato nei termini che indichi non avrei scoperto “La luce della Resistenza”, uno scritto inedito di Pier Paolo Pasolini (di gran lunga, insieme a Jack London e Luciano Bianciardi, tra i miei “corsari” preferiti)che ho pubblicato su “La Repubblica” o, sempre per restare a Pasolini, avrei dato spazio (sempre su “La Repubblica”) alla sceneggiatura “La nebbiosa” (scoperta poi riportata anche dal tg1).
    Trovo quindi completamente infondato il tuo attacco.
    Il mio a PVT era non un saggio esaustivo sulla produzione di Tondelli ma una breve sintesi su un mio punto di vista chiaramente opinabile. Ma non per i motivi che hai addotto.

    Gian Paolo

    Rispondi
  34. Fabio Brotto

    So bene che è un terreno minato, ma… che cos’è esattamente l’omofobia? E’ l’opposto di eterofobia?

    Un’altra domanda: sui media odierni è più facile essere linciati come omosessuali o come omofobi?

    A me pare che, si licet continuare la discussione su questo interessante ma scivoloso terreno, i post di Marco e Fabrizio confermino pienamente la mia idea: ciò che conta oggi è lo status vittimario (il diverso è l’unico che ha capito cos’è la vita – o chi ha capito cos’è la vita è l’unico diverso… quindi ci sarebbe anche da chiedere: cos’è la vita?).

    Rispondi
  35. fabry2007

    Fabio, Gesù era un diverso. a qualcuno sembrava strano che non si sposasse. poi non la pensava come gli altri. però aveva capito cos’era la vita. ed è stato pure una vittima. Guccini si avvicina forse a questa accezione, quando scrive: “è bello ritornar normalità, è facile tornare fra le tante, stanche pecore bianche. scusate, non mi lego a questa schiera, morrò pecora nera” (o qualcosa del genere). Leopardi era preso a sassate lì dove ora ci sono le epigrafi con i suoi versi. è la diversità di chi ha capito qualcosa più degli altri: non sempre, ma spesso. e spesso diventa vittima, ma senza volerlo.

    Rispondi
  36. Domenico Lombardini

    Io credo che tutto possa essere spiegato in termini junghiani: per raggiungere la vera individualità l’essere umano deve prima differenziarsi – sfuggendo oggi alla pressante omologazione – e poi integrasi comunque nella collettività. Pasolini, che amo, si è fermato al primo stadio, forse, e forse anche Tondelli. Mi chiedo: esiste un motivo per cui l’integrazione non è avvenuta?

    Rispondi
  37. Pasquale Giannino

    Ah! signori miei quanta prosa leggo in questo sito di poesia: non intendevo “diverso” in quel senso!!! Fabrizio noi due ci siamo capiti… Tanto per esser chiari, Tondelli era un “cattolico diverso”. Fabrizio è un prete diverso. Io sono un ingegnere diverso, cazzo!

    Gian Paolo ti senti attaccato da me? E perché mai? Non ti ho mica sparato con la lupara… Ho solo detto che tutto ‘sto clamore mi sembra eccessivo per uno come Tondelli, che non è più dozzinale di molti altri osannati contemporanei. Per andare sul pratico, perché hai scelto Tondelli e non Ammaniti?…

    Rispondi
  38. Giancarlo Tramutoli

    Son d’accordo anch’io che Tondelli è sopravvalutato. Che il termine diverso non significa più nulla. Che un campo minato, per me, è un campo pieno zeppo di matite e che Gesù fece bene a non sposarsi. (immagino la sua perplessità: in chiesa o al comune? Dico?) D’accordo anche con Franz, che uno scrittore dev’essere sconveniente, tosto fino alla sgradevolezza. Poi se c’ha pure senso dell’humour, stappiamo volentieri un po’ di bottiglie. Ciao a tutti.

    Rispondi
  39. vbinaghi

    Ribadisco: quando di uno scrittore (per attaccarlo o difenderlo) si finisce col citare il suo orientamento sessuale, significa che vale poco. Paragonare Tondelli a Pasolini è offensivo: il secondo ci ha spiegato cosa stava diventando l’Italia, il primo solo com’è dura elaborare il lutto della fessa di mamma.
    Se Altri libertini è il romanzo italiano degli anni Novanta “Vite di uomini non illustri” di Pontiggia cos’è? Per non dire “Nati due volte”, che è anche meglio. La domanda è: chi esalta Tondelli ha letto qualcos’altro oltre il medesimo e i suoi epigoni?
    Comunque, ragazzi, vi prometto altre stroncature a breve.
    Anzi una rubrica: “Per farla finita con….”

    Rispondi
  40. vbinaghi

    Pasquale: visto che il post l’ho fatto io, ho scelto Tondelli per la sua influenza culturale, non per la sua (in)consistenza letteraria.
    Ammanniti? Arriva, arriva… Aspettiamo lo Strega.

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  41. fk

    Ecco, Pontiggia. “Nati due volte”. Un libro ENORME. Pontiggia era troppo poco “altro libertino”, troppo borghese, evidentemente. Un gigante della nostra letteratura, ecco.concordo con Binaghi: quando si remena il cucchiaione delle chiacchiere sugli orientamenti sessuali vuol dire che tutto nasce – e muore – lì.

    Rispondi
  42. Davide Fent

    Caro Valter,
    Ciao, Buonasera… Con tutto il Rispetto civile per questo dibattito, che ho seguito…
    il Tuo..
    “… Paragonare Tondelli a Pasolini è offensivo: il secondo ci ha spiegato cosa stava diventando l’Italia, il primo solo com’è dura elaborare il lutto della fessa di mamma….” mi sembra un eccesso, non fa onore alla Tua Sensibilità, Cultura e intelligenza…
    Comunque un abbraccio forte a Tutti…
    Cercherò la raccolta degli articoli di Geno Pampaloni, con Grazia Cherchi miei “fari” letterari, proprio su “Camere separate”, che considero un Romanzo, nè omo, nè etero, nè bi, ma solo sessuale-affettivo sui Rapporti…
    Per il resto, stanco… molto stanco… continuerò a sperare che le ragazze e i ragazzi continuino a Leggere, anche Pier Vittorio, che per un cattolico etero-sessuale di retroguardia come me rappresenta un’ Anima pulsante e pensamte come Pasolini, come Pontiggia… e tantissime e tantissimi altri, in un’ Italia di forchettoni, calciatori, veline, omini e ominicchi e quaquaraqua…
    Baci e Abbracci 🙂
    davide fent
    allora ho trovato questa Poesia di un Poeta che amo molto che è Davide Rondoni, poeta di Forlì, siamo sempre lì in Emilia Romagna, Rondoni con Giampiero Neri (Giampietro Pontiggia, fratello di Giuseppe) due miei Amati Maestri…
    “Blues stasera del vento”
    di Davide Rondoni

    Amami cielo basso
    tremito dei rami, amami
    dimmi qualcosa di importante
    tra le luci delle insegne
    e le luci degli amori brevi,
    ___________________vento, tu
    suggerisci qualcosa al mio cervello invecchiato
    dove ramifica il corallo
    qualcosa al mio petto di zucchero
    soffiato – –
    __________e al ventre
    che svuotata conchiglia
    rimormora il mare.
    ______________ Carezza vento questi tetti
    piatti, le piastrelle e i bambini sulle terrazze, il mio
    bicchiere, dimmi
    qualcosa d’amore
    non tralasciare nulla
    lascia indietro solo i lamenti, ma
    proprio tutto il resto della vita
    canzoni, chiasso di godere, silenzio e maestà,
    lunghi sospiri e fiato mozzato
    proponi, vento, proponi!

    ________________ E’ la sera giusta stasera,
    non perdiamo l’occasione di far arrivare
    questo dolce carico carretto
    fino all’eterno,
    ___________ ma muovile
    tu quelle ruote, anche dall’inferno
    un soffio ti prego
    dei tuoi, un soffio…

    Un tempo si prepara piumato
    e crudele, tredicenni
    fissano in un video per ore
    la luce senza ardore che viene dalla rete,
    seta fuggente sugli occhi
    sorpresi fino a sentire un lieve
    disagio per l’esistenza del dolore
    a bocca aperta vedono
    vicina e anche dentro di loro
    accadere la morte. Saranno facili
    prede impaurite dei venditori che spacciano
    un mondo perfetto.

    Ma tu vento che nessuno sa dove
    dimmi qualcosa di chiaro bene
    qualcosa che entri nel midollo
    spinale e in quel silenzio nativo
    sia difeso, veloce
    più dei riflessi sul vetro del treno
    che cattura nella luce il mio volto
    _______________un istante come un istante
    qualcosa più veloce del non esser più niente.

    In questa età del feeling
    gli scrittori più noti arrivano
    alle stesse conclusioni dei pubblicitari,
    e tutto è aperto, i musei, i pub e le chiese,
    e la domenica le aule parlamentari
    per la visita confusa di gente che dice
    a tutto è carino! ma non sa più
    che cosa è : domandare.
    __________________ Io ricordo
    le mani chiuse di mia madre,
    gli occhi chiusi per sempre di Marta.
    ______________________ E
    che ogni cosa ha un segreto
    se non lo domandi scompare.

    __________________ Daremo figli
    alla luce e li esporremo
    anche alle tenebre,
    a volte faremo grandi bevute
    e grida di piacere o di pena
    senza imprimere movimento
    a tutta la vita che c’è nella vita ?
    __________________ Il buio è solo il buio
    godere è godere, gli oceani
    in silenzio solo vasto
    silenzio di oceani?

    Ma il fuoco chiaro, febbrile del giorno
    che scende tra gli alberi
    – chi lo guarda ? chi è esperto
    dell’aria,
    ________ del dolore ?
    _________________ chi
    segue le linee sulle mani della betulla
    e avverte lo slegarsi di molecole,
    la notizia minuscola in cronaca
    come qualcosa che riguarda il suo amore ?
    Dove sono bestemmia e visione,
    rompere i gusci delle buone maniere.
    __________________________ Far di sé
    un ufficio reclami
    dove si sfogliano riviste ed è vietato fumare
    non è dignitoso e nemmeno dà gusto

    far di sé un silenzioso, placido
    acquario non so se valga la pena,
    preferisco all’equilibrio il viaggiare
    su quel che resta d’un vecchio fusto
    che in pericolo inclina
    inseguendo lei, Moby, ballerina
    balena che ci trema al centro degli occhi.

    Niente è come entrare
    perduto sotto le volte di una cattedrale.
    Dire piano ave Maria il mondo non va via.
    __________________________ O camminare
    verso il volto
    che non ha scandalo del male.

    ________________________ Eh, che cosa
    afferrare se non quello
    da cui siamo sempre afferrati ?

    La semplice conoscenza del movimento
    nel camminare in viali trafficati,
    come l’uomo che si arresta per le scale
    e non ne ricorda il motivo,

    _______________________ la sorpresa
    di lavorare nel medesimo lavoro
    che muove tutte le ore nella creazione,
    il fiore delle figure in cui si tengono
    i pianeti e quelle sulla scrivania
    lasciata in ordine dalla segretaria
    prima di spegnere la luce, andare via.

    Amami cielo basso, io lo so
    che l’amore sempre stupisce
    e sempre lavora,
    lo so anche stasera che qualcosa di più
    di questo whisky nel bicchiere finisce,
    alzando gli occhi che hanno febbre
    sulle luci di una città italiana
    che incanta e ferisce.
    _______________ Tu vento che nessuno sa dove
    continua a disegnare figure che non comprendiamo
    nel movimento delle nubi
    sul lume debole di luna,
    nelle ombre dietro i vetri della mia casa
    nel palazzo che ho di fronte.

    E lascia che canti in questa notte
    un viso che ha dolore e lode
    ____________________ in parti uguali di sguardo.

    Baci e Abbracci 🙂 🙂 🙂
    un provatissimo
    davide

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  43. marcosimonelli

    Vuoi o non vuoi, se siam qui a parlare di Tondelli (stroncature, esaltazioni, svicolamenti, discorsi annessi e connessi, polemiche letterarie ed esistenziali, filologiche e teologiche) significa che qualche punto scoperto il suddetto l’ha toccato. A mio avviso ciò conta assai e qualcosa deve pur voler dire. Ad ognuno dirà qualcosa di diverso ma intanto parla.

    Ora posso anche permettermi una confessione vigliacchissima (vigliacchissima perchè fatta adesso, dopo 45 commenti): non ho mai letto nulla di Tondelli. Ne conosco a malapena qualche stralcio biografico, so di cosa parla Camere separate ma non l’ho mai letto perchè sono ipocondriaco e affrontare una lettura del genere per me sarebbe LA FINE. Quando avrò imparato a gestire più funzionalmente il mio rapporto tra lettura e paura colmerò questa mia lacuna, anzi, visto che Binaghi Tondelli lo butta via, se gliene avanza una copia anche fotocopiata me la può mandare contrassegno.

    Vite di uomini non illustri l’ho letto e m’è piaciuto assai. Quello ce l’ho e mi perturba in una maniera che posso affrontare.

    A Fabio Brotto vorrei esplicar che l’omofobia potrebbe a grandi linee oggi giorno essere approssimativamente definita come una variante tematica della xenofobia. Sempre di fobia si tratta.

    Mi trattengo per non svicolare troppo: sul provare dei sentimenti di persecuzione (per credo religioso, idee, sesso, cibo, gruppo rock preferito etcetera) – ritengo sia nella natura umana. Forse fa parte delle serie di fobie di cui tutti siamo più o meno afflitti. Insicurezza forse. In un senso o nell’altro. Meno umano è finirla lì. Non son pratico di citazioni teologiche e affini ma mi sembra sia San Paolo (Fabry correggimi se sbaglio) che diceva “Il peccato non è sentire ma consentire”. E questo a mio parere vale ancora. Perchè se io ho paura di essere perseguitato rientro in una casistica (chi non l’ha mai provato almeno una volta?) se io comincio a dichiarare che tutto il mondo è contro di me e mi do fuoco per protesta magari sono un tantinello paranoico più della media.

    Fine della psicoanalisi da comodino del Simonelli.

    x Franz: a Milano culattone si pronuncia con la O aperta o con la O chiusa?

    Rispondi
  44. vbinaghi

    La scrittrice da guepiere e frustino?
    Marco, dovrei mettermi a leggerla apposta.
    Però avevo una cuginetta che innaffiava con la canna i pulcini del nonno, ne ammazzava due o tre per volta e rideva come una pazza.
    Diceva che da grande voleva fare il pirata.
    E’ uguale?

    Rispondi
  45. francescomarotta

    E’ un thread “bellissimo”, niente da dire. E tutto a partire da uno “scritto” che ha indiscutibilmente i crismi dell’anticipazione; percorso, com’è, dal sacro fuoco dell’annuncio e della profezia. Molto probabilmente, anzi, con assoluta certezza, sarà considerato dai posteri la prima pietra dell’erigendo edificio dove saranno elaborati, e troveranno dimora, gli statuti della nuova critica letteraria, del canone del nuovo millennio…

    La sostanza? Due assunti, due dogmi indiscutibili: Tondelli è uno scrittore di quart’ordine; i suoi lettori sono, nella migliore delle ipotesi, dei minus habentes.

    Fantastico.

    Tu ti aspetti, che so, uno straccio di spiegazione, se non proprio di rivelazione; che, magari, “qualcuno” ti dica perché sei un idiota, avendo letto e apprezzato l’opera del “mentecatto” in questione, pur non essendo un fan (sic!). Attesa vana: la verità è così, si accetta a scatola chiusa (rimozione di ogni sinapsi intellettiva o capacità critica compresa). Se no, che verità mai sarebbe? E infatti, almeno all’inizio, qualcuno (cfr. Sannelli) tenta un timido approccio a un discorso “altro”, del tipo: signori, perché non entriamo nello specifico della sua opera, dei suoi scritti, dei testi? Cacciato dal “tempio”! Tenta anche qualche altro, ma desiste subito…

    Poiché questa metodologia mi “affascina”, e intendo utilizzarla anche come “sostitutivo” di tante altre “cose”, “sostanze” più o meno lecite comprese, nonché come strumento di risoluzione (ci credo ciecamente!!!) di svariati “problemi”, mi permetto umilmente di chiedervi una lista, anche ridotta a un esiguo numero di esempi e di esemplari, di libri da leggere e “pensieri da pensare”, e tutto per non sentirmi quell’imbecille che sono. Già grato perché, finalmente, qualcuno mi ha aperto gli occhi e “ri-velato” a me stesso, spero vogliate esaudire la mia richiesta.

    Dev(u)otamente.

    fm

    Rispondi
  46. alessandromorgillo

    @ Domenico Lombardini
    Pasolini e Tondelli non si sono integrati nel tessuto sociale perché cattolici fortemente omofobi, immersi in una dimensione di provincia che non poteva accoglierli. Quella italiana. Al di fuori del contesto nazionale, definirei questi due autori storicamente minori.

    Rispondi
  47. alessandromorgillo

    @ marcosimonelli

    Non mi sono mai posto il problema della diversità, ma della marginalità.

    Il mito di Pasolini è frutto del suo tempo. Quando i media erano in grado di creare mostri. Sacri. Il culto di Tondelli è figlio della sua generazione. Dell’Italia che viveva al di sopra delle sue possibilità. Assiepata.

    Rispondi
  48. vbinaghi

    @Marotta
    Per quanto mi riguarda ho spiegato, in qualche riga certo.
    L’esegesi testuale non è da blog, per quanto mi riguarda.
    Ci sono stili di scrittura che non capisco e non apprezzo in molti dei post che si fanno qui dentro: mi limito a saltarli.
    Pluralismo è pure questo.

    Rispondi
  49. Gian Ruggero Manzoni

    Potrei dire molto su Todelli. Potrei dire molto sulla mia ‘generazione’, perché la conosco bene. Potrei dire molto su quel che ha lasciato o non lasciato (in genere). Potrei, ma la mia generazione mi ha un po’ stancato. Concordo che in quegli anni si è scritto molto, ma poco ha ancora tenuta. Concordo che narrativamente parlando (ma anche poeticamente o visivamente etc.) l’Italia culturale sia allo sbando anche a seguito di quegli anni e di quelle scelte… cmq mi fermo qui. Bene al Binaghi che ha lanciato il sasso Serino e ottimi molti degli interventi, sia pro sia contro Tondelli e i tondelliani. E via così. Vi ho letto con piacere. Buonanotte.

    Rispondi
  50. Domenico Lombardini

    @ alessandromorgillo:
    nel parlare di Pasolini e Tondelli, assieme, subodoro un po’ di accanimento verso chi è evidentemente diverso (“mi chiedo che madri avete avuto?”, direbbe Pasolini). PPP e PVT sono estremamente diversi, il primo estremamente più eclettico del secondo,ad esempio. Mi viene in mente una poesia di Rosselli, non so bene perchè: «tu non distribuire / pensieri nelle selve, ai poveri, ma ai / ricchi, dona tutto il mio sangue»: la poesia antiborghese in Italia ha ancora un senso? Secondo me sì. Naturalmente se la forma mentis è quella borghese, Pasolini diventa inevitabilmente un “autore minore”. Questo fatto conferma, tra l’altro, la mutazione antropologica avvenuta.

    Rispondi
  51. alessandromorgillo

    Domenico Bombardini, in Italia le classi agiate non hanno mai avuto una dimensione borghese. Uno stile di vita internazionale. Non hanno mai occupato il centro, lontani dalla marginalità. Sono sempre stati degli accattoni. Nel nostro paese una sola classe sociale da sempre tutela i suoi caritatevoli interessi particulari e clientelari. Quella ecclesiastica. Al di fuori del suo dominio siamo tutti periferici. Ho trent’anni. Non sono mai stato comunista. Non sono mai stato cattolico. Mi hanno battezzato. Alla Sormani di Milano ho letto tutto Pasolini. Ho visto tutto Pasolini. L’ho sempre trovato puritano, tradizionalista, conservatore. Piccolo. Nonostante tutto.
     
    Che madre ho avuto? Non è mai stata una madonna incestuosa. Lavorava. La vedevo poco. Molto discreta. Aveva i suoi problemi. A diciotto anni mi sono trasferito a studiare in un’altra città. Andavo a trovarla un paio di volte all’anno. Per pochi giorni. La sentivo una volta alla settimana all’inizio. Poi sempre meno.

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  52. Fabio Brotto

    “Antiborghese”. Temo sia parola ormai priva di alcun significato. Qual è l’ideologia borghese in Italia oggi? Per definire l’antiborghese, che è termine evidentemente parassitario,costruito in antitesi, dovremmo prima definire il borghese. Oggi questo mi pare impossibile. Era forse possibile ancora al tempo di Turati e Gramsci. Chi ne sarebbero oggi i rappresentanti a livello politico – culturale? Rutelli, Fassino, Prodi e gli intellettuali che li sostengono ecc. sono rappresentanti di che, di un’anima della borghesia, “riformista”? Se così fosse, avremmo una borghesia becera (lega), una affaristica (forza italia), una conservativo-burocratica (an), una più o meno riformista e più o meno legata al “capitale moderno”(PD), una radicale (radicali) e poi… infine risulterà che l'”antiborghesia” è rappresentata dai centri sociali. Per me, borghesia e antiborghesia sono termini da bandire. Occorre trovarne altri, più efficaci nella descrizione del nostro complesso mondo.

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  53. francescomarotta

    @ Valter (non: @ Binaghi: perché un eventuale “dissenso”, in un rapporto di “reciproca” stima, non scava distanze, né accende formalismi generici: anzi; semmai accresce e definisce meglio l’intelligenza dell’oggetto in questione: o dovrebbe: almeno per quel che mi riguarda).

    Vedi, caro, la questione è un po’ più complessa di come la poni, i.e., molto più semplice. E non credo sia assolutamente una questione di “stili di scrittura”, come dici. Quale sarebbe, in questo caso il referente stilistico? E dove? Nello scritto (sic!) del Dott. Serino che tanto ti piace? Ma qui sta il punto: piace a te. E così come esiste la tua libertà di pubblicarlo, blog o non blog – una libertà sacrosanta -, esiste, anche, quella di esprimere il mio non gradimento, soprattutto quando offende la mia intelligenza di lettore e la dignità delle mie scelte. Ti pare? Lì non è scritto, e spiegato (come etica imporrebbe), perché Tondelli è un pessimo scrittore: il nocciolo del discorso è che i suoi lettori sono degli idioti.

    Ora, se qualcuno pubblicasse un post nel quale afferma che i lettori e gli estimatori di Lasch (è un esempio) sono dei coglioni oscurantisti, tu cosa fai: ti incazzi o no? Passi oltre, fai finta di niente? Non credo proprio. E meno male! Passare oltre e ignorare, sarebbe
    “pluralismo”? Ho i miei dubbi. O, almeno, per me, quel termine indica e significa ben altro.

    Io non ho intenzione di bypassare un bel niente. Mai. Soprattuto, qualora l’ipotesi si verificasse (e ormai non manca molto, purtroppo), di fronte a post che rechino questa avvertenza: “è consentito il commento solo a chi è d’accordo con la linea (sic!) editoriale”.

    In un periodo come questo, la cosa migliore sarebbe una bella vacanza. Anche e soprattutto intellettuale. Chi può, se la prenda. E metta a riposo, almeno per un po’, le sinapsi. Lo faccia, nel caso, anche per me.
    Lo vorrei tanto: ma mi è rimasto solo lo sgabello per il picnic.

    Ciao, caro.

    fm

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  54. Domenico Lombardini

    “In un periodo come questo, la cosa migliore sarebbe una bella vacanza. Anche e soprattutto intellettuale. Chi può, se la prenda. E metta a riposo, almeno per un po’, le sinapsi. Lo faccia, nel caso, anche per me”

    ci voleva, grazie Francesco

    Rispondi
  55. Domenico Lombardini

    @ Brotto:

    “ogni tentativo qualificante
    si declina in retorica di trenta anni fa (proletario
    piccolo borghese – altri residui).
    però resta la miseria, il lavoro miserabile
    la demagogia, il popolo cane”.

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  56. Fabio Brotto

    Occorre lo sforzo intellettuale, la “fatica del concetto”. Un prezzo che sono in pochi a voler pagare. Per i più è meglio adagiarsi sui luoghi comuni, le sicurezze, le consuetudini di pensiero…

    Rispondi
  57. francescomarotta

    @ Fabio Brotto

    Una “curiosità”.

    Il delirio di onnipotenza, la presunzione di poter giudicare la storia (la lettaratura, in questo caso, è pura funzione strumentale), i vivi e i morti alla luce di (presunte) rivelazioni improvvise che, escludendo a piori ogni contraddittorio, ogni dubbio, ogni minima parvenza di critica (cioè, l’esercizio, a qualsiasi livello, dell’intelligenza che interrogando si interroga: in definitiva, l’umano in una delle sue più sostanziali declinazioni) – ebbene, in quale delle categorie da te citate si iscrivono? “Luoghi comuni”? “Sicurezze”? “Consuetudini di pensiero”…?

    fm

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  58. sergio garufi

    mi accodo alle sagge e illuminanti parole di francesco marotta, che ha espresso perfettamente il mio pensiero al riguardo. aggiungo solo che a mio avviso gli scritti di serino andrebbero discussi nei licei,quale esempio mirabile di come non si fa critica letteraria.

    Rispondi
  59. alessandromorgillo

    Ma quando la finirete di ipostatizzare le vostre vite, sempre alla ricerca di uno status, e di storicizzare il presente? Fra qualche decennio vedremo come sarà posizionato Tondelli. Nel frattempo godetevi il Meridiano. Sui miei scaffali Ikea le Bibbie della Mondadori non sono ammesse.

    Amen.

    Rispondi
  60. vbinaghi

    @Francesco, Sergio e chi vuol capire
    Ma davvero credete che si possa fare “critica letteraria” su un blog, al di là della chiosa o della provocazione intellettuale?
    Quella di Serino (non spetta a me difendere la sua intelligenza, ma frequentate il suo blog e vedrete che ne ha da vendere, senza fans che fanno quadrato intorno a lui come su Lipperatura, o senza tirare sassi chiudendo ai commenti, come si fa su Carmilla) è evidentemente tale, e in quanto tale l’ho postata.
    Farò altri post del genere, perchè in questo paese le stroncature non sono frequenti: ci facciamo piacere tutto per piacere a tutti.
    Pazienza se non vi piaceranno.

    Rispondi
  61. francescomarotta

    Morgillo, quando la finirai di baloccarti nell’eterna adolescenza in cui ti agiti e dibatti, godendo come un bambinone alle prime seghe e stupendoti dell’effetto? Cresci. Che in questo caso significa: o dici a chi ti rivolgi con le tue affermazioni generiche, gratuite e offensive o vai affanculo, perché della mia vita tu non sai un cazzo e le ipostasi, status compreso, te le appiccichi dove ben sai.

    Ce la fai? Almeno tenta, può essere un primo passo verso l’assunzione di responsabilità.

    fm

    Rispondi
  62. ellepi

    Posso rivolgermi direttamente a marotta un attimo? Non so come poterla conttattare direttamente, non avendo una sua mail. Ho visto che è nato a Nocera Inferiore, città nella quale c’è la Oedipus edizioni per la quale curo una collana di poesia, Liquid.
    Mi piacerebbe poterle parlare, se gradisce. Le lascio la mia mail: [email protected]

    Rispondi
  63. francescomarotta

    Valter, la “stroncatura” è un esercizio di grande intelligenza, cultura, capacità critica e sensibilità: non uno slogan lanciato in aria per sbalordire gli astanti.

    Se per qualcuno il blog è il luogo di una gara a chi è più figo o a chi ce l’ha più lungo, pensa per un attimo che, per qualcun altro, è uno spazio in cui investe, gratuitamente, energie, desiderio di confronto, di conoscenza, voglia di incontro di intelligenze non omologate e non omologabili. Ti risulta? Da una persona del tuo spessore intellettuale (il rispetto per quello umano mi è sacro, ed è sempre al di là di ogni possibilità di essere intaccato, invischiato e svilito in queste dispute) ci si aspetterebbe almeno la considerazione per questo (non trascurabile) aspetto.

    Quanto poi al discorso blog, in generale, non ti sembra di contraddirti? Come mai, se non è il luogo adatto a qualsivoglia esercizio (“serio”?) di critica testuale, lo utilizzi per le tue stroncature? Come mai, per quale “miracolo”, se nello spazio virtuale tutto è fuffa, esiste un luogo di splendore, intelligenza e profondità intellettuale, guarda caso il blog del Dott. Serino? E perché si dovrebbe frequentarlo? Forse perché vi si “spara” a vista su qualsiasi “sfumatura” che, anche lontanamente, si avvicina o tende al “rosso”?

    E pazienza se queste domande non ti piaceranno o ti sembreranno “soltanto” retoriche.

    fm

    Rispondi
  64. Fabio Brotto

    A Francesco Marotta: credo che gli atteggiamenti che tu indichi vadano riportati alle sicurezze. Di cui evidentemente c’è un grande bisogno. Io, dal canto mio, non ho il gusto del “furor”, e mi trovo male in compagnia dei “berserk”.
    All’inizio scrivevo che secondo me Tondelli e Palandri sono “persone che non trascendono il personale”. Ovviamente è un parere che può non essere condiviso. Uno mi può spiegare che secondo lui Tondelli è un genio. Rimarranno due opinioni differenti. Quello che non posso accettare, e che nei blog accade di frequente, è che si dica: tu affermi questo perché sei un cretino, perché non sai leggere, perché sei un incolto (o equivalenti). Bisognerebbe anche ricordarsi il detto di Lutero “qui certat cum stercore” con quel che segue…
    In fondo, se la mia opinione è esatta, il non-trascendimento del personale fa dei due soprannominati una cifra della loro epoca, anche se non si ama, come accade a me, la loro scrittura.

    Rispondi
  65. Giorgio

    Solo adesso riesco a fermarmi pochi minuti su questo post, innanzitutto per dire che condivido quanto afferma Francesco Marotta: poche o tante che siano le parole, se sono dette da un critico, o da qualcuno che si pone come tale, è bene che siano in grado di argomentare e di fornire qualche chiave di lettura, oltre a dichiarare il gusto personale.

    Fra l’altro, il numero di parole usate da Serino per Tondelli non è da poco, con quelle parole si può dire molto. In letteratura bisognerebbe sempre far parlare i testi, senza partito preso. Bisognerebbe poi, per una corretta valutazione storica, considerare uno scrittore nel suo contesto e da quello desumere eventuali apporti originali.

    C’è un’annotazione di Leopardi nello “Zibaldone”, che adesso non ho il tempo di andare a cercare, in cui si dice che spesso gli imitatori gettano discredito sull’iniziatore di una certa maniera. Può darsi sia quanto è successo a Tondelli, screditato da tanti tondelliani.

    Per quanto mi riguarda, io non sono un fan di Tondelli, a suo tempo però lessi “Altri libertini” per soddisfare la mia curiosità. Penso che Tondelli sia all’origine di tanti sperimentalismi che oggi si fanno in Italia, in narrativa, sul linguaggio. Un linguaggio, il suo, in grado di rappresentare il quotidiano in modo non minimalistico, ma drammatico. Inoltre è notevole la sua capacità di far vivere le atmosfere della provincia italiana e di creare personaggi vivissimi solo con una frase, un’azione, un dettaglio. Ciò mi sembra basti per guardare a lui come a uno scrittore degno di tale nome, non meno di tanti altri.

    Per finire vi ricopio un pensiero non mio, ma che mi pare dica qualcosa di vero e che sottopongo alla votra attenzione: “Non scrivo contro qualcosa o qualcuno. Per me scrivere è un gesto assolutamente positivo: significa dire ciò che si ammira, non combattere ciò che si detesta”.

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  66. francescomarotta

    Ritenta, Morgillo, sarai più fortunato. Sono convinto che puoi fare di meglio, molto meglio. L’energia e la volontà, del resto, non ti mancano, visto come, e dove, agiti una delle due manine mentre con l’alra digiti sulla tastiera. E non ti preoccupare, il complesso di Peter Pan non si supera da un giorno all’altro. Ci vogliono molti tentativi, soprattutto nei casi particolarmente gravi, quando il “disturbo” si sposa a una consistente, e persistente, miscela di omofobia e misoginia. Però, vedrai che bello dopo. Ti si apriranno nuove prospettive: hai tutta la vita davanti per capire, anche, qualcosa delle donne.

    Addio, cicciobello.

    p.s.

    Se ti capita, chiedi a FranzK di passarti un paio di indirizzi, magari quello del dott. Felix Peyote o del dott. Gerardo Carotenuto: operano anche in rete.

    fm

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  67. Chiara Daino

    Mentre accadevo “via col vento” favorevole, una voce mi chiama: per nome.

    “senza Altri libertini, non c’è nemmeno La Merca! (che deve molto anche ad un altro innominabile delle nostre lettere: Aldo Busi”.

    In quanto autore del citato “marchio” – ribadisco la mia totale adorazione linguistica per lo Scrittore Aldo Busi e l’amore assoluto per la di lui Narrativa e Carismatica penna/pena. Aldo può. E molto, tanto, gli devo. Tornando al “protagonista” del post, personalmente non lo vivo come influenza “fondante” e spontaneamente riconducibile al mio De Scivere [il che non è valore tolto o aggiunto, mera mania di precisazione egocentrica]

    Tuttavia [e qui sì, sorrido e ribadisco]: “Eliott” è Refuso terrorifico. E ancora: “recensire o stroncare un libro di Tondelli è impossibile: è come fare buchi nella sabbia, scrivere sull’acqua, disegnare con la sigaretta cerchi in cielo” – le trovo metafore very pop [tropPO-Per i miei gusti soggettivi e contorti].

    Del resto io non sono poeta e non sono un NOME nella letteratura contemporanea – ma al Festival Internazionale di Poesia IO ERO [là, con le firme “riconosciute”] come La Merca E’ finalista al Premio Tassoni. Quindi, se ne deduce OGGETTIVAMENTE che la situazione è ancora più pericolosa del previsto per il futuro delle Lettere.
    Il mio concetto di libertà mi consente di leggere Tondelli e “trattenere” tutto quello che mi ha fatto vibrare e – contemporaneamente – versificare un testo Heavy Metal, piuttosto che dialogare [in altri spazi] delle traduzioni di Omero. Per lo stesso principio – guida avvolgerei le varie valine nelle pagine di Moccia e ne farei tanta bella carta straccia per tappezzare la povertà dei vespasiani pubblici.Il problema è che non mi interessa. Io voglio sapere, conoscere e fare. Usare tutto il mio essere quale dorato IMBUTO CAPOVOLTO e concentrarmi per migliorare, esplodere, imperversare.
    Non è compito mio QUOTARE Tondelli – [o chi per lui]: io sono chi recita e non chi si occupa della critica [teatrale o…]

    Lascio la critica ai critici – del resto se tra i blog più letti di myspace [al terzo posto, per precisione] spicca il TotoDaino [o: chi la concupisce? ] pare evidente il ruolo di Guru che il Gossip sempre.

    E sia.
    Con stima per chi si da e prova e provoca [reazioni e sensazioni pro-positive] e un allegro trallallerollelollà.

    «Cessate, o poeti, il vostro teorizzare,
    i contrasti furon da sempre insoluti;
    con un piede metrico e l’altro in corpus,
    mai furon costanti gli allori.
    Dunque cessate, più non cavillate
    e lasciate sentir chi lo fa;
    e siate uniti e le diatribe mutate
    in un vario trallallerollelollà.
    Non cantate più strofe accaniti
    non più canzoni trite pien di gara
    i contrasti furon da sempre insoluti,
    dacché la prima pietra mise verbo.
    Dunque cessate, più non cavillate
    e lasciate sentir chi lo fa;
    e siate uniti e le diatribe mutate
    in un vario trallallerollelollà»

    [W.Shakespeare, Molto rumore per nulla, liberamente tradotto e – (re) interpretato]

    Un commento che sia
    Chiara Daino

    P.s. E a chi mi chiese – ecco il pronto intervento della Dama: non c’è grotta di Grazia a riparo.

    Rispondi
  68. francescomarotta

    @ Fabio Brotto

    Grazie per la risposta.
    Spero di avere l’occasione di replicare, aggiungendo magari qualche considerazione che contestualizzi meglio le mie domande.

    fm

    Rispondi
  69. Gian Ruggero Manzoni

    L’essere gay, o ‘diversi’, come un tempo si diceva, così come l’essere Napoleone a mio avviso incide su quel che scrivi (fai), così come l’essere etero oppure pigmeo o centometrista… il tuo essere è il tuo scrivere, e viceversa. Un romanzo come CAMERE SEPARATE io non l’avrei potuto scrivere perché non sono gay, o, almeno, finora così è stato, seppure, in certi miei romanzi, una certa ‘philia’ fra maschi l’abbia fatta affiorare, ma un fatto è tratteggiare in base a ciò che hai osservato, un altro è l’andare al cuore della materia per sviscerarla per poi rederla arte… (e questo non per dire che Tondelli sia stato un artista – penso l’abbiate inteso). Se sei siciliano viene fuori, così come se sei tedesco… oppure un apolide… uno scrittore apolide (nomade) farebbe fatica a scrivere una pagina dando voce a uno stanziale… lo farebbe parlare, sempre e comunque, come lo vede, lui, da apolide, non certo come uno scrittore stanziale potrebbe farlo. Inutile che stiamo qui a raccontarci che la scrittura è-può essere neutra… la scrittura è colui che la mette su pagina, così come colui che la mette su pagine, spesso, se non sempre (se Grande), diviene la sua scrittura. Se sei un totalitario prima o poi vien fuori, così come se sei asessuato, lo stesso vien fuori se sei negro o giallo… e via così. Non stiamo a raccontarci balle perché qui, tutti, chi più o chi meno, scriviamo e sappiamo cos’è la scrittura. Tondelli era gay (un caro amico, e posso dirlo… entrambi al DAMS di Bologna in quegli anni, ci iscrivemmo entrambi nel 1975, così come autori Feltrinelli nello stesso anno col nostro primo libro – 1980) e l’essere gay veniva fuori dal suo fare scrittura-cultura… così come dal suo vivere o, ad esempio, dalle scelte che fece anche politicamente, cioè come visse la politica (allora, che non era robetta da poco). Non volevo più intervenire su quest’argomento e poi ci sono cascato, ma quando si leggono fregnacce non si può non dire. Ognuno è quel che è, ovviamente, ma non stiamo qui a fare dei giochini ‘politicamente corretti’ per paura di essere tacciati non so di cosa. Non tutti i gay mi stanno bene, così come non tutti i puttanieri, così come non tutti i preti, così come non tutti i negri (e non si abbia paura di usare questo termine). Perché dobbiamo usare termini come uomo di colore o colorato? Non sono di colore, per noi bianchi, anche i cinesi? Spesso per timore di offendere diventiamo più ipocriti degli ipocriti stessi. Da noi in Romagna, dove abito io, per dire gay si usa il termine culorotto (“rot in te cul” o “cul rot” in dialetto), oppure busone (simile al toscano buco)… volgare tutto ciò? Bagaglio tradizionale. Ovvio che ci si deve emancipare anche e soprattutto dalla tradizione, ma mai la si deve rinnegare, in particolare se vuoi tirare delle fila di ordine socio-antropologico-culturale. “Tondelli l’era un rot in te cul”… e allora ?!? E anche di quelli che andavano giù duro, cioè da Vespasiani, come una volta si diceva quando i Vespasiani ancora esistevano. E allora? Come vi suona: Gay da Toilette? A mio avviso più ingiurioso di “busone da pisciatoi o da cessi da cinema”… se non fosse stato così come avrebbe potuto scrivere certe pagine di ALTRI LIBERTINI ? Io non mi sono mai fatto inchiappettare in un vagone merci di un treno fermo alla stazione di Bologna o di Reggio, lui sì, e allora? Faccia da bravo ragazzo, ma andava giù duro… e se non vai giù duro difficilmente ti becchi l’AIDS. Almeno, in questo, non era un finto come invece i tantissimi-infiniti finti che oggi bazzicano nel mondo letterario o artistico in genere. E finto sta per: scrivere senza aver vissuto quel che riporti su carta. Amen.

    Rispondi
  70. lucaariano

    Sono completamente d’accordo con questo ultimo intervento di Gian Ruggero!Su tutta la linea.
    Un caro saluto

    Rispondi
  71. Fabio Brotto

    Io, Gian Ruggero, non sono affatto d’accordo su quello che implica il tuo “scrivere senza aver vissuto…”.
    A meno che non lo si prenda così alla larga da poter dire che Dante è stato all’inferno, Goethe ha incontrato Mefistofele, Balzac ha vissuto mille vite, ecc. ecc. E’ pur vero che la personalità dello scrittore è in qualche modo sempre operante entro la scrittura, come le sue idee, la sua visione del mondo, ecc., ma davvero mi sembra che tu (e non solo tu) qui riduca la letteratura a mera espressione della soggettività immediata. Il che non è. Nella letteratura alta l’elemento soggettivo è sempre mediato, e questa mediazione garantisce il suo respiro di universalità. Confermando e aggravando il mio giudizio su Tondelli e Palandri come “persone che non trascendono il personale”.

    Rispondi
  72. alessandromorgillo

    Condivido il pensiero di Fabio Brotto.

    A Gian Ruggiero Manzoni scrivo solo che oggi non ha più senso parlare di diversità ma di marginalità. E l’omoerotismo in Occidente non è più marginale. Altri istinti sono al limite. Da emancipare.

    Rispondi
  73. anna lamberti bocconi

    Morgillo: di che istinti oggi al margine, al limite, da emancipare, parli? Mi interessa molto.
    Capello in quattro: noterei che casomai non è l’orientamento o la preferenza sessuale un istinto, ma il desiderio sessuale in sé.

    Rispondi
  74. Fabio Brotto

    Una precisazione concettuale. Occorre ben distinguere tra istinti e pulsioni da un lato, e desideri dall’altro. Le pulsioni e gli istinti sono condivisi da umani e animali. Ad esempio la fame o l’impulso sessuale. Nell’uomo subentra il Desiderio, che gli appartiene come essere che ha trasceso la pura natura e ha creato la cultura. Ad esempio. In questo momento io ho fame, e anche il mio amico Abdallah ha fame, e anche la mia cagnetta China ha fame. La China mangerà qualsiasi cosa io le darò, dal tozzo di pane alla trippa al mangime secco, l’importante è saziarsi. Io desidero terribilmente non semplicemente cibo, ma una bella salama al sugo, e lui un piatto di polpette di agnello. Anticipiamo nella mente l’oggetto di desiderio, e possediamo i segni per comunicarci questa anticipazione. Il cane può preferire un osso ad un piatto di mangime secco, ma questo lo si vedrà al momento, se gli si offre l’alternativa. Non possiede i segni del desiderio, ma solo i segnali della pulsione. Lo stesso per il sesso. Una cagna in calore si accoppierà con qualsiasi maschio, la lupa in calore solo col maschio alfa (indipendentemente dalla sua bellezza, o da segni particolari). Si tratta di pulsione sessuale differentemente codificata e regiolata nelle varie specie. Un umano come me, invece, se gli si offrirà una donna che egli giudichi brutta, per quanto avverta l’impulso sessuale potrà dire: no, io desidero solo una donna bella (e magari con particolari caratteristiche). Gli umani sono creature del Desiderio, che articola e dirige le pulsioni trascendendole. Su questo punto oggi c’è una grande confusione di idee.
    In ogni caso, tra gli umani nessun istinto può essere totalmente “emancipato”, se per emancipato si intende una assoluta liberazione. Anche l’eterosessualità deve essere codificata, e lo è in forma differente nelle varie società. Tant’è vero che la pedofilia è condannata anche nella sua forma etero. L’alternativa è la caduta di ogni differenza e lo scatenamento di una violenza indifferenziata.

    Rispondi
  75. A. Padua

    lasciamo stare i commenti, dove ho letto di tutto, ma questo pezzo di serino è davvero indecente. Tondelli è per me uno scrittore importante, ma conoscendo la sua opera ci si accorge che da molti punti di vista la si può criticare e ridimensionarne il valore. Ciò non vuol dire che lo si possa fare in un modo così sciatto e puerile. questa non è una stroncatura, è una cazzata.

    Rispondi
  76. Gian Ruggero Manzoni

    Caro Fabio, Tondelli scriveva di vita vissuta, così come Palandri… chi hai citato viaggiava su altri binari… su altre tensioni-altezze… è un altro tipo-modo di fare letteratura. Sia Tondelli che Palandri (a prescindere dal giudizio critico sulla loro opera) confermo, di persona, che hanno vissuto quello che hanno scritto, al contrario di ‘maschere’ della commedia dei “pupi di mamma” come Santacroce, Caliceti, Vinci, Nove, Mozzi, lo stesso Ammaniti etc.etc. che fanno anch’essi del ‘generazionale’ o pseudotale… che descrivono come da protagonisti tale dimensione, senza però esserlo. Non certo un frustino o l’andare a bere in osteria con gli amici o il rollarsi una canna o il minuettare in scuole di scrittura creativa ti dà un vissuto da poter mettere su carta… e se non hai un vero vissuto, facendo letteratura di detto tipo, puoi andare tranquillamente a casa.

    Poi chi l’ha detto che Dante non sia stato nel vero all’Inferno, in Purgatorio e in Paradiso… e il Demonio non è forse apparso anche a te, Brotto, quella sera, su quel dato ponte, oppure mentr ti specchiavi nel farti la barba? E Balzac… conosci bene la vita di Balzac? Io, ad esempio, ho fatto in vita mia anche il Moschettiere… io c’ero a La Rochelle… e ho anche combattuto nella Falange Macedone… ma queste sono altre questioni: rientrano nei parametri della statura e del tempo… della curvatura spazio-temporale… dei mille rimbalzi che solo a pochi sono concessi 😉

    Rispondi
  77. alessandromorgillo

    Per istinto intendo la propensione naturale di cui scrive McDougall.

    Oggi l’istinto di sopravvivenza struttura l’omoerotismo alla conservazione dell’individuo e porta in concreto a soddisfare la sua tendenza interna.

    La settimana prossima pubblicherò qualcosa di meno vago in proposito sul mio blog. Adesso si va al cinema.

    Rispondi
  78. Fabio Brotto

    Il problema, Gian Ruggero, è se quel vissuto lì, vissuto-vissuto e non finto-vissuto( cioè suppongo tu intenda dire vissuto straziante davvero il soggetto che lo vive), sia nell’opera letteraria mediato in modo tale da risultare significante anche per chi, in quanto vissuto di quel tipo, non vi riconosce affatto il proprio personale vissuto. Insomma: del vissuto di Tondelli che me ne importa, se non è reso in qualche modo universale, tale da poter dire qualcosa anche ad un vecchio eterosessuale maschilista reazionario come me? Qui e soltanto qui è il punto. Se l’opera di Tondelli, oltre ad essere una testimonianza, sia anche arte. Spero di essermi spiegato. De hoc licet opinari.

    Rispondi
  79. lorenzo

    dissolvere i problemi/ipotesi esegetiche

    un mio amico camionista (wittgensteiniano) di ariccia tale enzo mi ha suggerito che:

    è forse un equivoco linguistico all’origine del problema che la signorina C. Daino ha creduto bene sollevare dedicando ad
    esso addirittura una web page, il di cui sopra “Totodaino”.

    dice enzo infatti che la domanda originale, che la signorina Daino esprime qui sopra nella forma

    “chi la concupisce?”

    e nel suo blog nella forma

    “chi se la scopa?”

    era forse da intendersi in primo luogo nel senso della ben nota espressione idiomatica romana, i.e.,

    chi ti s’incula?

    saluti,
    lorenzo carlucci

    Rispondi
  80. fk

    Complimenti dottore per la finezza. Che le ha fatto la sig.na Daino?

    Volevo dire che Serino non pretende (almeno credo) di essere l’Harold Bloom italiano; mi sembra che facciate un po’ di confusione. Il pezzo di Serino è giornalistico, senz’altre pretese. Una provocazione con degli argomenti, a quanto pare. Uno di quei pezzi a mio avviso perfetti per un blog, per scatenare una discussione che è senz’altro di ottimo livello – basti pensare alla posizione di Manzoni che ha conosciuto Tondelli e quell’ambiente e ne puo’ parlare più di altri con cognizione di causa e col giusto distacco. Siamo di fronte anche a un fenomeno di costume – o malcostume, come spesso in Italia. Un paese che riconosce, per esempio, uno scrittore dopo morto (per suicidio con colpo di pistola alla tempia, mi pare) dopo dieci anni e grazie all’interessamento di un editore di qualità; e che crea delle beatificazioni proprio grazie all’intromissione nella vita privata di un altro (Tondelli).

    Rispondi
  81. Chiara Daino

    Eccomi Franz!

    @Lorenzo Carlucci: oggi 07/07/2007 diamo i numeri dei peccati. Se il mio capitale è L’IRA [ e, per cortesia, tu e il tuo alter ego camionista, cercate di cogliere un gioco linguistico talmente semplice che potreste anche intuirlo]il tuo è L’INVIDIA. Ritorni fastidioso portavoce della prassi per cui “tutti possono dirsi scrittori”. In primis: se ho scelto “copula” anziché “scopa” è solo per RISPETTO al sito LPELS. Procediamo: per rispondere alla tua wittgensteiniana domanda [e inizio seriamente a pensare – alla luce della frequenza con cui lo citi – che tu non abbia letto altro e/o riesca a formulare un pensiero TUO] ti posso giosamente ribadire che sono i FATTI a parlare. E per quanta bile tu possa sputare per sentirti migliore, dove sei RIMANI. E non resti e non passi: dov’eri quando sceglievano i poeti per il festival Internazionale di Poesia? Quando ti ha letto Giulio Nascimbeni? Chi tra i tuoi colleghi ti porta come esempio?

    Sei patetico e sono stufa di persone come te – i POPOETI che oltre il frigo e la fidanzata – non hanno altro di cui fregiarsi e/o essere fieri.
    Dacci un taglio perché di frustrati è pieno il mondo, non sei neanche così originale. Sei banalmente fastidioso come le zanzare estive. Ristabiliamo i parametri. Io non sono Cristina Campo, ma tu non sei. Punto.

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  82. Chiara Daino

    P.s. tuttavia anche Lorenzo Carlucci ha il suo senhal e il suo senso – ” ciò che non sono/ciò che non voglio” [L.C. è un senhal – per tutti i camionisti che leggono]

    Il lemma che definisce la Letteratura italiana Contemporanea? Lemming. Un topo dopo l’altro [ma quale gatto volete mangiare? Siamo oggettivi…] pronti a suicidarsi in massa – pur di non ammettere. A chi? A se stessi: la differenza. Artista non è Artigiano. Nozionismo non è Cultura. Nepotismo non è Carisma. E ancora: quale distinguo? CHI si distingue? Bla-blaterare di umiltà e democrazia artistica per poi? Paupulare col fiato corto? In-catenare in terzine la partita dove la palla rimbalza tra il proprio specchio e il proprio salotto? Diamo una spinta: giù dal Parnaso! Diamo i numeri: due calci e Due Calzini.

    E sia LIVELLA.

    Rispondi
  83. massimo

    copio e incollo:

    Ad esempio, si è discusso su Tondelli: senza vedere che Tondelli ha avuto il grido per 11 anni e che il suo nome sopravvive alla morte da 16; non si vede che 27 anni di durata del nome significano che il suo nome è un Nome: nome è nome, con nominanza e discreto onore. [Ecc.]

    ***

    ancora, detto in un altro modo. 27 anni di durata ininterrotta sono un segno di cui tenere conto. e anche un testo ha la sua BIOLOGIA: discorso sulla vita E discorso sull’arco, il cui nome è MORTE.

    ***

    la base della letteratura italiana è essenzialmente carismatica (e non stupisce, se si guarda alla sua origine: l’imprinting fridericiano – stupor mundi – è stato troppo forte): rileggere la descrizione del conte Leopardi a casa di Puoti, nella “Giovinezza” di De Sanctis. senza carisma – nel doppio senso, sacro e profano – l’Italia non riconosce autori. questa discussione è parallela alla discussione di Absolutepoetry su De Angelis: si può criticarlo? sì, no… ma il problema era un altro (darwiniano): se “Milo” è criticabile, molti possono sopravvivere alla Bufera ; se non lo è e la sua poesia è alta (e lo è), molti devono accettare la propria scomparsa. Il maschio-adulto “Milo” supererà la selezione naturale; altri maschi-adulti no. Lo dico senza cinismo, e a malincuore (e Daino lo sa, perché ne abbiamo parlato): chi scompare è Persona, figlio di Dio, e il naufragio delle sue illusioni (con conseguenti frustrazioni) è doloroso. perché la vita esista, la vita è esposta a questi fallimenti, che riguardano (nel nostro caso) decine di migliaia di colleghi umanisti poeti scrittori autori. (non è vero – per inciso – che, come si dice, “ora scrivono in troppi”: i rimatori erano moltissimi anche nel Trecento, nel Cinquecento, nel Seicento).

    Biologia del nuovo. e il nuovo, che dura – rimane: “dico che i morti uccidono i vivi”. ne parlo astraendo dalla cronaca: come uno che guarda il fenomeno Tondelli, non l’uomo.

    Rispondi
  84. Chiara Daino

    Chiara Daino, 26 anni: “Diffidate di una donna che vi dice la sua vera età. Una donna che vi dice ciò, vi dice tutto [Oscar Wilde]

    Forse per questo? Abbraccio che sia Franz!

    Rispondi
  85. vbinaghi

    A me quelli che insultano le donne non piacciono.
    Se poi lo fanno su un thread che non c’entra un cazzo, mi piacciono ancora meno.

    Rispondi
  86. Gian Ruggero Manzoni

    @ Binaghi ha scritto: “La testimonianza non fa testo, se non per i contemporanei. Forse è proprio questo il punto”… la frase spinge e suona molto d’effetto, cmq racchiude in sé il germe di un’interrogazione ben più vasta che riguarda non solo la letteratura, ma lo spettro completo della cultura e della creatività umana. Sparata non da poco, Valter, non so fine a che punto voluta al fine di definire il fenomeno Tondelli o panorami ben più ‘universali’ (psico-universali)…

    @ Fabio. In effetti, se la poni così, diventa difficile poter far passare il buon Tondelli. Pier Vittorio è stato molto bravo nello scrivere i suoi saggi narrati, definiamoli così, raccolti in “Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni ottanta”, un libro che resterà… invece è molto più debole nei suoi romanzi. E’ un’icona generazionale e, come tale, va presa. Una sorta di apripista. In “Altri libertini” ci sono gli anni ’70 visti da un uomo infine mite… seppure le sue scelte a certi livelli (vedi sopra), che molto riusciva a ironizzare, seppur amaramente, sulla sua generazione e su di sé. In “Altri libertini” non emerge la violenza (quella vera: sangue, sudore e piombo) di quegli anni perché Pier Vittorio non era un violento, quindi il tutto va letto anche tenendo presente questa chiave (si pensi a librini come “Il diario del soldato Acci” e “Pao Pao”… in cui narra della naja con estrema leggerezza, non certo come l’avrei potuta narrare io, sebbene qua e là l’indice dell’accusa o il ‘lampo della tragedia’). In primo luogo PV doveva gestirsi la ‘diversità’ (perché, allora, diversità era, inutile raccontarci storie – se eri omo non è che l’Autonomia o l’Estrema Sinistra, così come la destra, ti facessero sconti… l’omo era visto come colui che non sprangava, quindi un caro amico – tollerato – ma non un compagno… e la differenza c’era, e non era differenza da poco).

    Todelli resterà? Come fenomeno socio-culturale penso di sì, come scrittore reputo di no. Ecco, resterà come intellettuale, e intellettuale lo era anche fin troppo. Era un ottimo intellettuale, di grande intuizione e di buonissime letture. Il mito Tondelli? Chi muore a 36 anni, cioè giovane, e di AIDS nel ’91 non poteva che diventare un mito, almeno negli anni successivi… e ancora e in parte lo è, un mito, per certuni. Poi, col tempo, il mito si affievolirà (Pier Vittorio non era Pasolini, il paragone non ci sta neppure se tenti col burro), di lui resterà, come ho detto, il segno del buon intellettuale, oltretutto intelligente anche nel gestirsi il ‘potere’ poi derivatogli da un libro ‘vero-vissuto’ uscito nel momento giusto… perchè poi PV, negli anni ’80, non è che sia stato a dormire sugli allori… il successo avuto lo ha fatto fruttare entrando nel giro che ‘conta’ (addirittura mettendosi a scrivere per un giornale di centro-destra come Il Resto del Carlino), al contrario di altri, me compreso, che, toccato il momento di popolarità letteraria a 23 anni, si sono poi persi inseguendo i massimi sistemi, quindi arroccandosi in una sorta di elitarietà ideologico-intellettuale-artistica che non faceva e non fa sconti e per la quale non venivi e non vieni scontato (ancora oggi ci portiamo dietro quella scelta, senza, però, rinnegarla… anzi… e, chi ‘conta’, non ce l’ha mai perdonata – non si perdona lo sputo in faccia, e noi abbiamo sputato; non so fino a che punto mossi dalla giovinezza, dal carattere, dalla fierezza… ma lo sputo è andato). PV, invece, è stato, in questo, più concreto e meno radicale, più ‘fine’, diciamo così… più ‘sgaio'(usando un termine che andava allora) ma era nella sua indole e, come ben si sa, è impossibile sfuggire alla propria natura. In molti, fra noi, lo hanno anche definito una sorta di ‘traditore’. Io no. Lui era così, nulla più. E qui chiudo definitivamente.

    Rispondi
  87. lorenzo

    chiara non sai che delizia alle sette e mezza del mattino vedere il tuo girotondo da bambina incazzata che batte i piedini e vorrei dirti che forse non è l’ira il tuo peccato ma l’elazione ma lasciamoli stabilire i nostri peccati a qualcun altro le tue domande (“ti ha letto nascimbeni?” [tra l’altro, non so chi sia], “ti hanno invitato a questo festival?” “ti citano come esempio?”] dovrebbero far sorridere chiunque si dedichi all’arte ma così non è. binaghi se fosse uomo come le sue parole vogliono fare intendere mi avrebbe sfidato a duello invece ha solo sgocciolato.
    è anche possibile – criticando il malcostume – contribuire a perpetuarlo.

    lorenzo

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  88. Davide Fent

    Buongiorno,
    torno qui dopo aver letto tanto, pensato molto 🙂 e mi trovo e dico grazie veramente di Cuore a Gian Ruggero Manzoni per questa sua ultima risposta a Fabio. Anche se , ma è un mio giudizio personale, che la memoria di Pier Vittorio Tondelli andrà oltre il tempo, per questo, ma è sempre una mia definizione personale, lo definisco Eterno. Non torno più sulle analisi, ognuno rimarrà del suo pensiero, Vi invito (se lo desierate) però ad anadre a leggere la recensione che un Gentiluomo come Geno Pampaloni fece a “Camere separate”… Poi concorso con Gian Ruggero, sicuramente Pier Vittorio ha toccato momenti “poeticamente” e sociologicamente alti con ““Un weekend postmoderno”…
    Baci e Abbracci
    davide fent
    PS Un abbraccio particolare e tanti bacioni a Chiara, non tanto da Rispettare prima di tutto in quanto Donna, quindi Essere Superiore, ma da Rispettare… Rispettare… Rispettare, non comprendo nemmeno io perchè siano partite offese in commenti dedicati “pacatamente” a volte meno, ma è la Letteratura, a Chiara… (che si è già egregiamente difesa… e non ha certamente bisogno di difensori…)
    PS2 Abbraccio forte a Gian Paolo (se ci legge), con quale andremo avanti a dicutere all’ infinito su Tondelli, ma è la Belleza di vivere amando la Letteratura e i Libri…. discutevamo su Pier Vittorio in un sabato milanese in un taxi quando stavamo andando a trovare Alda Merini, la dice lunga… la dice lunga…:-) 🙂 🙂
    Bonne Dimanche a tutte e a tutti… pensando che dall’ Alto un giovane signore ci vede e sorriderà… sorriderà… ed è bello…Cattolicamente Bello pensare questo 🙂

    Rispondi
  89. alessandromorgillo

    Signor Binaghi, nel suo caso le zanzare sono degni avversari.

    Non smetterò mai di ridere. L’Italia ha sempre vissuto indietro di 20 anni. In differita. Il problema dei testimoni non si pone. Tondelli poi negli anni ’70 e ’80 sarebbe stato diverso da chi? Una nazione dedita all’omoerotismo! Dovunque. La cosa più erotica era il culone di Lino Banfi.

    Rispondi
  90. vbinaghi

    @Gian Ruggero
    Diciamo che, nel mio tentativo di pensare l’essenza dell’arte, i poli dialettici potrebbero essere la testimonianza e l’archetipo. E’ una dialettica che evidentemente esclude la pura consumazione generazionale, quella che sembrano prediligere gli arruolati dell’attualità come il tizio qui sopra, il Warhol de noantri.

    Rispondi
  91. vbinaghi

    A me sfugge il motivo per cui insisti su questo thread: sei intervenuto più volte per dire che di Tondelli non serve parlare perchè è scaduto, poi altre volte per insultare Marotta e poi me.
    Non è che veramente non hai un cazzo da fare?
    Guarda che in questo periodo si raccolgono pomodori nel salernitano. Potresti guadagnarti anche due lire.

    Rispondi
  92. alessandromorgillo

    Io avrei insultato te e Marotta? Non offendere l’intelligenza di chi ci legge! E poi chi cazzo siete tu e Marotta? In ogni caso, se vuoi, possiamo andare assieme a raccogliere i pomodori nel salernitano…

    Rispondi
  93. fk

    @Lorenzo Carlucci.

    Ha ragione Valter Binaghi.

    E (consiglio) non passare da queste parti, che con una manata ti elimino.

    Rispondi
  94. alessandromorgillo

    I messaggi di Lorenzo Carlucci avevano il dono dell’ironia. Una certa qualità. Quelli della Chiara Daino erano grevi. Non mi pare che Carlucci abbia offeso nessuno.

    Lorenzo, neanche io so chi sia questo Giulio Nascimbeni… Deve essere un pezzo grosso.

    In ogni caso, una donna sa difendersi benissimo da sola. Non ha bisogno di valorosi scudieri.

    Rispondi
  95. lorenzo carlucci

    salve morgillo che sa dirstinguere tra ironia e grevità meno male sì pare che nascimbeni sia un pezzo grosso ma chissà di cosa (di critico? di scrittore? d’uomo?) io non saprei non sapevo neanche cosa fosse il festival internazionale della poesia ma sono contento ora di saperlo contento che esista una cosa del genere contento che chiara vi abbia preso parte insomma tutto a posto l’unica cosa che dico e che dico in particolare al fascistone manone Fk (che evito sempre di leggere perché propone sempre cose noiosissime e marchiate da un gusto di quart’ordine a quanto mi pare) è che questo è uno spazio pubblico, il blog della daino con il totogioco sulla propria topa è uno spazio pubblico, gli insulti isterici qui sopra della daino sono pubblici e solo per questo io intervengo (se mi va) mi oppongo (se mi va) a chi alimenta in pubblico immagini dell’arte dell’artista e della letteratura che a me non piacciono o che mi fan venire il voltastomaco. in privato fate pure tutto ciò che volete nessuno verrà a ficcare il naso, là.

    a presto,
    lorenzo

    Rispondi
  96. fk

    Sei proprio un povero scemo. Davvero. Se in uno spazio pubblico uno insulta e disprezza gli altri puo’ essere che al gestore dello spazio pubblica possa venire in mente di eliminare gli insulti e sbarrare la strada all’entrata a chi insulta. Chiaro? Alla prossima sei fuori.

    Rispondi
  97. lorenzo carlucci

    può essere. ma tienimi fuori ma sai che me ne frega. fai tu. eh.
    “Non mi pare che Carlucci abbia offeso nessuno.” (A.M.)

    lorenzo

    Rispondi
  98. fk

    In uno spazio pubblico fisico per chi insulta qualcun altro c’è la forza pubblica. Noi redattori del blog siamo la forza pubblica di questo spazio pubblico virtuale. Dunque, Carlucci, tu te ne puoi pure fregare, non noi. Se torni qui con intenzioni serie (come dicevano i bravi ragazzi di una volta ai futuri suoceri della fidanzata che volevano sposare)nessuno ti “torcerà un capello”.
    Alla prossima intemperanza sei fuori FOREVER, perlomeno dai miei post (non dovrebbe essere un grande sacrificio, per te).

    Rispondi
  99. enos

    Avrei molto da dire chiaramente, essendo stato amico di PVT per 20 anni e girando per l’Italia e per il mondo a diffonderne la figura e le opere, ma a me basta un unico riscontro per contestare le critiche (qualcuna anche giusta) e cioè quanto sia vivo e apprezzato da migliaia di lettori (che credo siano i critici più attendibili nel periodo lungo, non come fenomeno letterario improvviso e effimero!) e dalle vendite delle continue riedizioni dei suoi libri, quindi io andrei adagio a sparare a zero facendo i giudici sapienti perchè mi piacerebbe vedere se dopo 16 anni dalla loro morte si parlerà ancora (nel bene o nel male) di quelli che lo stanno criticando compreso anche Serino che veramente fra tutti quelli ch conosco non l’ha mai sentito nominare nessuno ….Enos

    Rispondi
  100. Duff Lucking

    Davide Fent:

    Tondelli è morto, Palandri è vivo. Non è una differenza da poco.

    effettivamente

    Rispondi
  101. antonella

    Ho letto questo post, non ho letto i commenti se non i primi due.
    Stando a quanto letto, potrei tranquillamente annoverarmi tra i “fan” di Tondelli Pier Vittorio.
    Quando leggo un libro cerco poche cose: cerco che al suo interno ci sia qualcosa di interessante, qualcosa che mi colpisca, qualcosa che mi trascini con divertimento o con passione all’ultima pagina. Cerco anche complicità con l’autore, cerco delle cose che mi accomunino a lui, cerco delle storie che mi somiglino, storie che abbiano attinenza con il mio vissuto. Certo la ricerca a volte non dà i frutti sperati anzi, talvolta si scoprono cose nuove che ci fanno guardare alla scrittura con occhi differenti e altrettanto nuovi.
    Nei libri di Pier Vittorio ci ho trovato tanto del mio mondo. Una sorta di spirito di appartenenza fortissimo legato più che altro alla territorialità e a tutto ciò che in essa è contenuto: le stazioni puzzolenti, l’autobahn del Brennero, la pianura (la pianura!!!!!) e non credo che tutte queste siano banalità. Certo, non dico che in assoluto mi sia piaciuto tutto ciò che ha scritto (Rimini la ritengo una storia abbastanza banale), ma credo anche che non esistanto scrittori che in assoluto hanno scritto sempre delle cose meritevoli di essere lette.
    Per me, per esempio, Arbasino è difficile e sfiancante: ho provato un libro suo e non mi ricordo neanche quale ma per una come me non avrebbe senso leggere uno scrittore simile: è un mio limite.
    Io sono una lettrice normale, un po’ esigente forse. Mi piace sperare che un libro e la sua storia abbiano a che fare con me. Tondelli, per quanto mi riguarda, ha avuto molto a che fare con me.
    Quanti scrittori sono riusciti, fino ad oggi, in questo? Forse li conto sulle dita di una mano.

    Rispondi
  102. enos

    Leggendo il libro IO&TONDELLI, curato dal sottoscritto e Ennio Trinelli,in cui 10 giovani autori si confrontano con la narrativa tondelliana in modo personale e originale, troverete molte risposte…
    Edizioni del FOGLIO letterario 2007 euro 10…Ciao a tutti Enos

    Rispondi

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