POETAS. Racconto a puntate di un viaggio poetico – II

di Alessandro Seri

Svegliarsi in un letto largo quanto la mia stanza da bambino, in una stanza grande quanto il mio appartamento attuale e per di più a Coimbra in Portogallo mette addosso una strana inquietudine da scherzo del destino. Ancora sul letto della sera prima ci sta la sacca con tutto il materiale che il Centro di Studi Anglo-Americani della Facoltà di Lettere dell’Università di Coimbra ci ha fornito: pagine di spiegazioni varie su dove mangiare e come muoversi, il programma di tutta la manifestazione, la cartina della città, un’antologia con i testi di tutti e quaranta i poeti, un piattino di ceramica decorato a mano e una bambolina tipica del luogo che somiglia tanto a un pupazzo voodoo. Cristina, che è di gran lunga più diligente, ha il santo compito di svegliarmi nel caso non mi vedesse in giro entro un’ora decente e anche se sono sveglio lei mi bussa alla porta per ricordarmi che non è bello fare tardi il primo giorno di un meeting internazionale di poesia. E dopo una colazione che diverrà simbolo e ricordo per questi giorni, partiamo a piedi con cartina cercando di raggiungere l’aula magna della facoltà dove come primo atto verrà presentato l’evento. Dopo una scalata non indifferente su per una scalinata lunga una collina, sbuchiamo sulla piazza dell’università nonché punto più alto e centrale di tutta Coimbra. Guardandoci un po’ intorno scorgiamo manifesti di Poetas che come in una caccia al tesoro indicano la strada e s’infittiscono man mano che ci avviciniamo all’obiettivo. Una cancellata poi un cortile e lì scorgiamo i primi poeti e qualche docente in attesa di dare spiegazioni. Ad aiutarci e salutarci è una tra le organizzatrici, la professoressa Adriana Bebiano che ci indica la segreteria dove ci si registra. Si scendono delle scale all’interno di un palazzone retaggio del regime e proprio alla fine degli scalini, perché gli italiani comunque si riconoscono, c’è ad aspettarci Silvana Urzini dell’ambasciata italiana di Lisbona che è venuta in qualche modo a darci il benvenuto e prendersi cura di noi almeno per qualche ora. Entriamo nell’auditorium del rettorato e c’è un gran pubblico e gran parte dei poeti, magari gli altri stanno ancora dormendo in albergo e alcuni si sono persi per le vie ripide e strette di Coimbra. I portoghesi hanno uno stile magniloquente e in presenza del Rettore donna dell’università, la professoressa Maria Irene Ramahlo de Sousa Santos, ideatrice, responsabile e vera anima di Poetas ci dà il benvenuto ufficiale e presenta C.D. Wright, notevolissima poetessa americana, vincitrice di una serie infinita di premi e figura di spicco del meeting. L’intervento si conclude con un’intensa lettura di alcuni dei suoi testi, e tutti restiamo lì rapiti e ipnotizzati. A scrollarci di dosso la poesia arriva un fragoroso applauso che ci porta dritti verso la presentazione dell’antologia del meeting precedente, quello del 2004 al quale tra gli altri parteciparono Rachel DuPlessis, che per un folle scherzo del destino ho conosciuto a Colmurano, e Seamus Heaney e nessun italiano. Mi rendo conto per un istante che in questi giorni saremo proprio al centro di un evento irripetibile e comunque di portata mondiale (ed ora che scrivo mi sembra ancora di più). Rialzo la testa e in un attimo di fronte al pubblico vedo schierarsi una decina di student,i guardo con un’espressione dubbiosa Cristina alla mia destra e poi comincia una performance eclettica con i giovani protagonisti che recitano i loro testi prodotti durante il laboratorio di scrittura creativa che la facoltà tiene da dieci anni (noi a Macerata abbiamo la bottega di scrittura creativa da cinque anni, e penso che forse non siamo poi tanto provinciali). L’esibizione degli studenti termina tra grida lancinanti, applausi e qualche dubbio tra il pubblico dei presenti. Una comunicazione di servizio ci informa che faremo pranzo in una specie di mensa universitaria e poi nel pomeriggio cominceranno le letture. Ora, avendo come sponda Cristina, il mio impegno nel comunicare in varie lingue si dimezza e l’interlocutore principe diventa lei che tanto ne abbiamo di cose da dire e raccontarci. Stavolta del pranzo ricordo soprattutto il vino e lo splendido panorama che si gode dalla terrazza di questo locale, un’ansa bianca del Mondego che taglia il verde scuro della valle, e infatti la metà dei poeti finiscono il pranzo con caffé e liquori sulla terrazza a sprecarsi in lodi sul paesaggio e fingere ispirazioni auliche. La prima lettura ci dicono che sarà nella Biblioteca Joanina, la storica biblioteca dell’università che secondo i nostri accompagnatori dell’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona è sempre chiusa e dove le visite sono centellinate. Noi invece entriamo in branco da un portone di legno pesante e ci si para davanti una cascata d’oro e libri antichi e tutti restiamo a bocca aperta a far entrare l’aria stantia del chiuso e del protetto. Joao Paolo Moreira, uno degli organizzatori, mi aveva raccontato poco prima che quando, qualche anno fa, fece entrare in questo luogo un importante poeta brasiliano questi, sapendo che quell’oro proveniva tutto dalle colonie portoghesi, tra cui il Brasile, esclamò meravigliato e sarcastico: – Ladrones! – .
Il branco dei poeti e del pubblico si siede e a me capita stavolta di sedermi a fianco di un funzionario dell’ambasciata americana che come tutti i suoi colleghi presenti è venuto a salutare i propri poeti. Ad iniziare la serie di cinque letture è Gastao Cruz, secondo alcuni il più quotato poeta portoghese contemporaneo. Cruz legge con piglio, mi piace, percepisco dai suoni il ritmo di una poesia severa, come piace a me. Dopo di lui tocca alla poetessa canadese Nicole Brossard, ottima lettrice ma accompagnata da uno studente dell’università che traduce in portoghese la sua lettura fatta metà in francese e metà in inglese (scoprirò giorni dopo che questa traduzione voluta dalla Brossard ha scatenato tutta una serie di polemiche e soprattutto ha fatto arrabbiare parte degli organizzatori che volevano letture fatte esclusivamente in lingua madre). Quindi tocca a John Taggart, un attempato americano che dedica poesie a qualche musicista rock che non ricordo e trascina la lettura un po’ troppo in là coi tempi ed io non posso nemmeno evidenziare il disappunto data la presenza del tipo dell’ambasciata americana seduto accanto a me. Però si comprende che Mr. Taggart è simpatico, cosa che coi giorni si rivelerà in tutta la sua verità. La quarta lettura è della poetessa spagnola Helena Villar Janeiro e per la fonetica amica la lettura mi risulta comprensibile e piacevole, cosa di cui non posso affermare altrettanto per l’ultima lettura di questa serie, quella della giovane (oddio giovane… ha la mia età) finlandese Rita Dahl che si sforza di essere simpatica e fa addirittura una presentazione in portoghese, ma che poi nella lettura è un po’ monocorde e la lingua a tagli non l’aiuta certo. Scattano gli applausi e qualche foto che non si dovrebbe fare ma ai poeti tutto e concesso in questi giorni portoghesi persino rubare l’anima di un posto segreto ai più come fosse la caverna custode di un tesoro. Ora il gruppo si sposta verso un’altro luogo simbolo di Coimbra, la Sala Grande Dos Actos, e stavolta tra i cinque lettori ci sarà anche Cristina che vedo e sento già agitata, e cerco con frasi sceme di stemperare l’ansia ma non credo sia possibile, così ripiego verso pasticcini portoghesi e conversazioni più superficiali con una ragazza italiana che sta facendo una ricerca per l’Istituto Italiano di Cultura, e spesso a bocca piena le chiedo informazioni sul suo studio, e intanto il tempo passa e Cristina chissà dove s’è rifugiata a covare la sua emozione che sembra giusta e piena di coraggio.

(continua)

Foto 1, 2, 4 di Cristina Babino (Libreria nel centro di Coimbra ; Università ; Biblioteca Joanina) – Foto 3 di Alessandro Seri (panorama)

5 pensieri su “POETAS. Racconto a puntate di un viaggio poetico – II

  1. Luca Ariano

    Che voglia di viaggiare e di leggere poesie mi avete fatto venire… 😉 Interessante!
    Un caro saluto

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  2. fabry2007

    in effetti si è interrotto sul più bello. comunque, Bebiano, Babino, tutto sembra convergere in un punto: è la famosa linea marchigiana?:-)

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  3. Silvana

    Caro Alessandro,

    sono Silvana! Che piacere leggerti e rivivere quella giornata a Coimbra! Saluti a Cristina e spero a presto.

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  4. Alessandro

    Ringrazio per le belle parole e ovviamente, come insegnatomi dalle telenovelas anni ottanta, ho lasciato in sospeso la lettura di Cristina per aumentare l’attesa. A breve pubblicherò la terza parte. Grazie ancora

    Alessandro

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