Testo: Francesca Matteoni
Immagine: Cristina Babino
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Brockwell Park
“Gli alberi fanno compagnia”.
(Un mio amico pittore.)
Da quando vivo sola ho imparato
che l’autunno è migliore dell’estate
al suo versarsi sulla terra piega
il chiaro delle voci nell’interno.
Il bambino nella finestra accanto
guarda le gazze prendere il volo
pensa forte una coperta d’alberi
di rami dispiegati sopra i tetti.
Gli scoiattoli in cerca di biscotti.
Ho messo nel lettore Figure Eight
perché spesso mi tornano i suicidi
con amara ed ironica pietà.
Solo i morti conosciamo davvero
il resto è imitazione dell’amato
nel buio non capire o trattenere.
I quaderni, le penne, le monete
nella borsa di Mary Poppins verde –
sono uscita senza aver lavorato
ma ho bisogno presto di un lavoro
della notte restituita al sonno
con il gemere delle tubature
l’urlo dei cani spento sopra i muri.
L’acqua nel parco si ammassa di foglie
un’isola nell’isola incostante –
le anatre cercano pozze scure
di pesci, riemergono nello strato
impietrito, lontano delle frasche.
Mi chiedo dei sopravvissuti, quanti
dai nidi – se sanno, se ricordano.
Un’altra acqua restituisce lenta
pezzi anonimi di senso, quest’osso
mutilato nel fango, non più bianco
l’inchiostro evaporato delle carte
un ordine di buste e di bottiglie.
Siamo l’archeologia di plastica
l’involucro deforme ci resiste.
Non scriverle le poesie, tienile
per camminare svelta nella pioggia
o nella luce quieta di novembre –
L’aria sulle vetrate rannicchiata
una seconda pelle che declina.
Spingendo nelle lame le parole
unirmi il sangue al sangue di altri uguale.
Non scrivere, non sperare, non dire.
C’è una gioia nella mia tristezza
e un’ombra disarmante nell’amore
mi cresce dentro il nudo dei tramonti.
Ho nostalgia del ferire inquieto
mi mancano le vite sconosciute.
Io – non riesco ad appartenere
eppure ogni gesto m’appartiene.
Esistono le cose tutt’attorno
fatti più trasparenti le vediamo –
Mentendo la propria solitudine
si riconosce meglio dove amare.
Addomesticare poi significa
creare dei legami. Ogni giorno
un po’ più vicina, tenermi stretta
l’erba ruvida di spago, scorrere
i grani sporgenti, i nodi. La volpe
si può vedere a volte nella sera
sgusciare in una fiamma dai cancelli.
8 novembre 2006
NOTA
Brockwell Park è un grande parco nel sud di Londra tra il quartiere di Brixton e Herne Hill. “Figure Eight” è un album del cantautore americano Elliott Smith morto, presumibilmente, suicida nel 2003. Per il titolo Smith si ispirò ad un esercizio obbligatorio del pattinaggio artistico (“nodo a otto”, boccola in italiano), dove l’esecutore deve seguire la linea lungo due cerchi intrecciati, senza arrivare da nessuna parte.
I sopravvissuti… nella primavera del 2006 sono andata spesso a visitare una famiglia di anatre canadesi nel laghetto del parco. I pulcini in meno di dieci giorni da quattro sono scesi a due, nonostante la vigilanza dei genitori. La notte, le volpi e più di tutto i cani non controllati dai padroni.
Un’altra acqua restituisce lenta… il riferimento è ad un’installazione di Mark Dion alla Tate Modern di Londra di qualche anno fa. L’opera era una sorta di moderno reperto archeologico. Prima c’erano i fossili, i monili celtici, i calderoni, gioielli dei faraoni. Oggi abbiamo le bottiglie della Seven Up e le tessere plastificate tornate nel fondo del fiume.
La poesia è apparsa sul numero 50 della rivista Pagine (Zone editrice) nel mese di maggio 2007.
Il titolo della fotografia è After the tree. E’ stata scattata a Westonbirt Arboretum, Tetbury, UK nell’ottobre 2005.

Vorrei ringraziare Francesca e Cristina. Mi hanno emozionato: l’una con le parole, creando un mondo straordinario: cito alcuni versi su tutti:
“C’è una gioia nella mia tristezza
e un’ombra disarmante nell’amore
mi cresce dentro il nudo dei tramonti.
Ho nostalgia del ferire inquieto
mi mancano le vite sconosciute.
Io – non riesco ad appartenere
eppure ogni gesto m’appartiene.”
– e Cristina perché la sua foto è di quelle che fanno venir voglia di scrivere (mi capita di rado, ad esempio con quelle di Jerry Uelsmann). I colori e la luce mi hanno riportato di colpo a luoghi a me particolarmente cari e affini.
Insomma, grazie davvero.
Questa poesia mi piace davvero molto.
Mi piacciono alcuni versi che sono delle sentenze dette con calma e coraggio.
Da quando vivo sola ho imparato
che l’autunno è migliore dell’estate
al suo versarsi sulla terra piega
il chiaro delle voci nell’interno.
Anche io ho imparato questa cosa una decina di anni fa.
Sì sì sì! Giusto, Francesca (Genti). Mi associo. Anche i versi sull’autunno mi hanno colpito. Mi ci riconosco.
La poesia di Francesca, al di là della sua bellezza, ha la rara dote di dire la verità. Grazie a Francesca G e a Gaja.
Cristina
La Matteoni è un talento raro. E’ pazza, ma questo è un altro discorso…:-)
Mi rendo conto di aver assurdamente tralasciato di parlare della last (but not least). La Babino. La sua versatilità è ormai proverbiale. Poetessa, fotografa, critico. Immagino sappia cucinare benissimo (credo – da informazioni assunte- che le sue torte siano eccezionali).
Due talenti rari in un colpo solo: tutta vita, stamattina.
Troppo gentile, Franz. Ti meriti una fetta della mia crostata alle ciliegie 😉
Anche a me questa poesia è piaciuta molto. Particolarmente per la presenza degli animali e di come sono vari, muti e sapienti compagni di quello stato di semiebrietà “nem alegre,nem triste, nem poeta”, come dice quel gran canzonettaro di Caetano Veloso, in cui si cammina nei parchi e il tutto e il niente sono vertiginosamente in vena. Grazie!
Ehm… posso prenotarmi anche io per una fetta di crostata? (e qualche altra tua foto?) 😉
(perché, aggiungo, anche le tue foto sono food for thought! 😉 )
Che bella commistione Francesca e Cristina!Cucini bene? Dai che prendo l’aereo e per cena sono lì… 😉
Un caro saluto
Se la poesia è anche (anche) la/nella sua capacità di emozionare, di regalare un fremito che ti si imprime addosso, sulla pelle, e non va via nemmeno dopo ripetute abluzioni, questo testo realizza in pieno il fine. E non solo questo.
“Mentendo la propria solitudine
si riconosce meglio dove amare”.
Un distico stupendo, indimenticabile.
p.s.
Cristina, un grazie, con imperdonabile ritardo, ma sincero. Per tutto.
fm
Ho apprezzato soprattutto la citazione dal piccolo principe (che, lo devo dire, secondo me l’hai messa lì apposta per sbriciolarmi dentro, nevvero, matteoni?)
Immettersi nella lettura dopo aver visto la foto è un’esperienza di quelle di Alice (di Wonderland, sì).
Di questo testo, come in altri matteònici, mi turba il non detto: sebbene ci siano questi incisi dove sembra che il pensiero poetante raggiunga un vertice conclusivo, definitivo e quasi epigrammatico, ho avuto come l’impressione che ci fosse qualcosa di più, che rimane forse dietro agli alberi; fruscii, sguardi, voci, richiami che nel testo non ci sono eppur si sentono. Ottimo. Brave.
Vi ringrazio tutti, davvero. E mi auguro che questo incontro tra me e Cristina produca ancora altro. Le foto di Cristina sugli alberi sono meravigliose. Gaja anche io adoro Uelsmann! E Bullock, restando a parlare di boschi.
Francesca e Francesco: la solitudine costringe ad ascoltarsi. A me piace molto la solitudine, esattamente quanto mi piace vivere circondata dai bambini e quanto spesso ricerco la gente… forse è perché come dice Franz sono pazza e, si sa, tra simili, ci si riconosce.
La chiarezza/l’oscurità, il dire e non dire (a cui accenna Marco), con parole non mie: c’è un verso di Montale – “tendono alla chiarità le cose oscure”.
Anna: grazie per aver visto gli animali – io da bambina volevo fare la veterinaria, accidenti!
La volpe, Marco, è lei. E molte altre cose, persone…
ciao a tutti!
“Io – non riesco ad appartenere
eppure ogni gesto m’appartiene”.
ci vedo la tua poetica, Francesca. un conflitto che genera vita, instancabile e tenace, tra gli alti e i bassi del metro e della vita, un vuoto e un pieno che si cercano a vicenda.
Avevo lasciato due commenti, qui, col mio alias LunaRay.
Ehm… dove sono?
C’è un problema?
E – nel caso – qual è?
Anyway,
Emily Dickinson (1830–86). Complete Poems. 1924.
Part Four: Time and Eternity
CXXXIII
WATER is taught by thirst;
Land, by the oceans passed;
__Transport, by throe;
Peace, by its battles told;
Love, by memorial mould;
__Birds, by the snow.
Bonsai
L’acqua ci compone e ci impasta
alla terra mescolata, il nostro credo modella
mormorandoci nelle vene, ci dà voce
mutando note e stato – che sentimentale! –
diventa della nostra pelle l’aspro canto.
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Preferisco il ridicolo di scrivere poesie, al ridicolo di non scriverne.
Wislawa Szymborska
SoniaLuna
Mi viene un sospetto: forse il Moderatore non ha capito perché ho parlato di “acqua” qui? Dio mio, l’io poetico parla dai bordi d’un laghetto! «Specchio» d’acqua per antonomasia, dunque, da Narciso in poi. Del resto, lo stesso io poetico parla d'”acqua”: «L’acqua nel parco si ammassa di foglie», Un’altra acqua restituisce lenta / pezzi anonimi di senso, quest’osso».
Come dire, non andavo “fuori tema” neppure alle medie 😛
Ciao Sonia, a volte i commenti vanno in moderazione in modo automatico e misterioso…è successo spesso anche a me! Cristina
Ok, contro il misterioso mondo dell’informatica (rete!) non possiamo ancora nulla… Grazie, Cristina ^^
questa poesia è così perfetta, nelle sue parti, da risultare annacquata. è gelida. calcolata.