PERCHE’ E’ UN BRUTTO ROMANZO di Valter Binaghi

ammanniti

Il premio Strega a “Come dio comanda” di Ammaniti.
Si sapeva da mesi (inutile la pantomima di ierisera su RaiUno), ma non è questo il problema.
Chiacchiere di corridoio affermano che ce n’era qualche migliaio di copie invendute (il libro non è andato bene, e non fidatevi delle classifiche che sono truccate) e questo è l’unico modo di provare a smerciarle, ma neanche questo è il problema.
Il fatto è che è un brutto libro.
Ammaniti è un artigiano discreto, che ha finora scritto un romanzo solo (Io non ho paura) e per il resto solo post cannibalismo, premiato da una intelligentia sinistrese dominante, che si piange sempre all’opposizione anche se ormai governa paese e società da trent’anni.

Perchè è un brutto romanzo?
Essenzialmente perchè è dis-umano. Sceglie la via più facile, che è quella di rappresentare non l’umanità (con le sue miserie e le sue aspirazioni), ma semplicemente di mettere in campo una galleria di freaks, mostri e deformità che tendono al grottesco, compiacendo un nichilismo strisciante che, dopo il declino dei grandi ideali della cultura progressista, è l’unico oggetto poetico rimasto a chi non ha il coraggio della bellezza.
Ammaniti è l’alter ego di Moccia, che rivende ai teen agers il loro stereotipo televisivo, e da lui inseparabile: i suoi personaggi sono degradati come pretende la sociologia alla moda, il determinismo becero che riduce l’uomo alle sue sottoculture d’appartenenza.
Ne è passato di tempo da quando De Andrè cantava che “dal letame nascono i fior”.
Ci vuole coraggio per la Bellezza e infinita pazienza per aspirare alla Verità, e amore dell’uomo per ritenerlo degno della pietà di Dio. Oggi è invece il tempo di colui che Nietzsche chiamava “l’ultimo uomo”, il miserabile insetto che fa della sua minuscola statura la misura di tutte le cose, e scaccia dal Cielo ogni cosa che sia grande perchè l’accidia gl’impedisce di corrispondervi e chiama questo illuminismo e spregiudicatezza intellettuale.
E’ ora di dire basta, a chi è rimasto un po’ di sangue nelle vene.

45 pensieri su “PERCHE’ E’ UN BRUTTO ROMANZO di Valter Binaghi

  1. Alessandro

    Valter può anche aver ragione sul brutto libro di Ammaniti e sull’intelligentia sinistrese ma anche il suo post sa tanto da controintelligentia sinistrese. Alla fine chi se ne frega di Ammaniti, e del premio strega… le signore del gruppo di lettura che tengo in piedi in un paesino marchigiano vogliono leggere Chinua Achebe, Toni Morrison e tra gli italiani Roveredo e qualche altro. A proposito a me spesso piace la bruttezza infinita che proprio perchè infinita non è bruttezza cosi per la bellezza, Olé! (come dicono a Ugualos)
    Alessandro Seri

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  2. Gian Ruggero Manzoni

    Caro Valter sono totalmente in linea. Sei troppo buono nel dire che la cultura di sinistra domina da trent’anni… è dall’immediato dopoguerra che domina, e si deve passare da lì se vuoi editare (…il bello è che se vuoi editare anche con la Mondadori o con l’Einaudi, cioè col Berluska, devi essere targato in tal modo – così, tanto per essere ‘coerenti’, cioè a libro paga del Cavaliere seppur votanti l’intruppata, o, meglio, dichiarandosi pubblicamente da quella parte – solo che il Cavaliere e fuori per far denaro e non guarda in faccia a nessuno, neppure a sé stesso, dalla gran caricatura che è, i ‘sinistri’ a suo libro paga invece pontificano dalla televisione e dai giornali – ma questo è un altro argomento ancora). Comunque, e vogliamo essere obiettivi, cose ottime la sinistra ne ha anche dato, ma per il 90% è stato solo fumo (e sono carino), fino al punto di giocarsi, negli ultimi 15 anni, raschiato il barile degli intelligenti-talentuosi che aveva, anche le carte del cannibale-splatter o del giallo-noir, generi a suo tempo definiti dai circoli dei pasoliniani-moraviani letteratura del disimpegno, qualunquista, fascista e di serie B se non C… mentre ora anche MicroMega ne cuce le lodi e ne partorisce antologie. Quindi è già tutto detto… siamo alla frutta, al caffè e all’ammazzacaffè. Non mi si parli, poi, della letturatura di destra (sempre se queste categorie esistono ancora, cosa che dubito – sono più propenso, da anni, come già ho scritto in carta e web, che sia giunto il tempo di parlare di arte-scrittura partorita dal Pensiero Forte e arte-scrittura partorita dal Pensiero Debole – in tal modo reputo che si debbano, nell’oggi, fare le divisioni-distinzioni)… dicevo, e non mi si parli di letturatura di destra (vedi, ad esempio, il ‘caso’ Buttafuoco)… anche i grandi della destra sono ormai morti e sepolti da un pezzo (seppure pochi siano stati anche loro)… e non mi si parli, neppure, di letteratura cattolica (dove sono, oggi, gli scrittori-poeti cattolici di ‘peso’?). Un solo appunto, Valter (e con ciò condivido l’ultima parte del commento di Alessandro Seri), può esistere un ‘brutto’ (truce-volgare-truculento) che è a tal punto ‘antisublime’ che diviene sublime (vedi, ad esempio, i quadri di Bacon oppure, per dirne due fra i tanti, il Satyricon di Petronio e l’Eliogabalo di Artaud – non certo le cavolate che scrive Ammaniti). Attenzione, quindi, a dare definizioni del Sublime, così come dell’Assoluto o del Bello… forse meglio dire: arte-scrittura partorita da un Maestro, da porsi in netta antitesi-contrapposizione tico/estetica con l’artigianato-il mestiere-il compitino fatto a casa-la paginetta frutto della scuola dell’obbligo etc. – non aggiungo altro – la realtà è sotto agli occhi di tutti – rischierei di diventare noioso… però ‘incazzarsi’ è ancora necessario, oppure anche questa è energia sprecata?

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  3. Giovanni Monasteri

    Mah. Forse non si può rappresentare un’umanità diversa da quella di cui si è rappresentanti. Specialmente oggi.
    Bella l’invettiva, ma mi lascia freddo e perplesso.

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  4. lucaariano

    @Concordo con Ghignoli!Chi ci bada davvero ai premi? Lo Strega ora farà impennare le vendite del flop di Ammaniti? Non credo proprio…

    @Gian Ruggero io non butterei però via tutta la cultura di sinistra dal dopoguerra almeno fino agli anni ’70 non solo in Letteratura ma anche nel Cinema. Ora certo siamo allo stanco epigonismo e artigianato dozzinale (non arte) però gran parte delle opere migliori che resistono al tempo sono venute fuori da quella cultura. Mi riferisco al primo neorealismo, a Pasolini (Cinema, Poesia e Letteratura) e tanto altro…
    Lo dico da uno di sinistra stanco della cultura di sinistra attuale, in questo siamo d’accordo.
    Un caro saluto

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  5. vbinaghi

    @Gian Ruggero,
    Credo che lo spartiacque Pensiero Forte/ Pensiero Debole sia il più attuale, e infatti era sotteso alla mia noticina. Per quanto mi riguarda, Destra e Sinistra sono tornate ad essere connotazioni puramente spaziali.
    Posso dirti che mi dispiace di non abitare dalle tue parti?
    Ne avremmo di cose da dirci….

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  6. lucaariano

    Sì Gian Ruggero, visti i tempi attuali il 10% è una buona soglia do sbarramento! 😉 Ma forse non sarà che come tutti i secoli poi bisogna scremare? Cosa ci è rimasto del ‘300, del ‘600, dell’800 e così via? Siamo davvero nel XXI secolo o proesguiamo stancamente il Novecento? Questa domanda se la sono fatti molti altri prima di me e per ora non c’è risposta!Io penso sempre che il tempo sia galantuomo…non lo vedremo però noi!
    Un caro saluto

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  7. fk

    Premi o non premi, Ammaniti è un ottimo narratore puro. Sa tenere una storia per duecento pagine senza cedimenti. Non è poco comunque.

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  8. alessandro ghignoli

    la cultura di sinistra (e qui già mi dovrei fermare per definire ‘cultura’, ma proseguo), come le altre, non si sono accorte (volutamente?) che nell’89 è successo un piccolo fatto come la caduta del muro. l’obbligo quindi da parte di chi si sente di sinistra -come minimo- di rileggersi Gramsci, o di leggerselo per la prima volta (e non è poco).
    caro Luca, la sinistra in questi ultimi vent’anni non ha fatto niente (e sono buono) mentre noi -magari- stavamo male o lottavamo anche con un ‘semplice’ nichilismo attivo od ognuno a modo suo o a modo altro, mentre le nuove generazioni imparavano i meccanismi dell’arrivismo, del compiacimento e un lungo eccetera. cosa c’entra tutto questo con uno scrittore che -forse- regge bene 200 pagine? me lo chiedo e la risposta non la so, però so che c’entra.

    un abbraccio

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  9. Davide Fent

    Caro Valter,
    ciao, qui condivido 🙂
    mi permetto di segnalare questo del mio “spazietto” in rete
    http://bloomsbury.blog.kataweb.it/bloomsbury/
    Ti e Vi abbraccio forte…
    df

    Caro Niccolò non volermene, sai meglio di me quanto si stà parlando del Premio Strega di questo anno…Non volermene, perchè “Come Dio comanda” devo ancora analizzarlo, farlo entrare nella mia Anima… Ti vorrò bene per sempre (matrimonio letterario?) per “Ti prendo e ti porto via”, l’ avrei voluto fare l’ altra sera in un simposio televisivo altro rispetto alla Letteratura, che Tu ed io amiamo, avrei voluto portarti via, a prendere un caffè e mangiare una pizza da un’ altra parte. Sai fino all’ ultimo ho pensato Niccolò non si presenta, butta un pò di sale in questa Italia svaccata, alla deriva morale, schifosamente verso il basso, senza più voglia di reagire, in questa Italia che sopravvive, Nicolò ci fa sognare e non si presenta o se ne va …
    Invece no… invece no…Guardando quello “svacco” tra tavoli post-craxiani ho pensato il Niccolò che ha scritto quella splendida introduzione a John Fante “Aspetta primavera, Bandini” si alza e se ne va…
    “L’ amore, le passioni, l’ avventura possono generare movimenti del cuore che brucerebbero l’ esile, transitoria, ghiandola che produce le storie…”
    Ti abbraccio forte, forte Niccolò, e perdonami, i poesti son sempre “rompicoglioni” e visonari ed essendo scrittori da tana, ipersensibili e masochisti…
    Pasolini non c’ era l’ altra sera in quella selva che pensava ai denari e poco alla Letteratura…
    TVMB 🙂 🙂 🙂
    davide

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  10. Pasquale Giannino

    @ Franz (# 12)

    Ammaniti è un ottimo tecnico. Ma la mera tecnica non basta neanche a scuola: con la sola forma puoi strappare la sufficienza…

    @ Gian Ruggero (# 5)

    Gian Ruggè ma ‘sto calcolo del 10% come l’hai fatto? 😉 No, cmq il succo è quello e lo condivido, seppur con una piccola sfumatura. Il discorso del monopolio culturale della sinistra è un dato di fatto (vedi Moravia, forse l’unico narratore mitizzato in vita e – giustamente – dimenticato dopo il trapasso… parlo ovviamente dell’autore dei “triangoli”, il precursore del peggior Renato Zero elevato a massimo scrittore del Novecento… tanto di cappello per il saggista e l’intellettuale). Nondimeno mi pare che oggi il contesto sia alquanto diverso. La società è cambiata. I licei una volta formavano, oggi sfornano schiere di analfabeti (e lo mostrano le statistiche europee: anche nella scuola, un tempo motivo di orgoglio, siamo ormai agli ultimi posti in Europa [nonostante gli investimenti siano nella media…]). Gli adolescenti passano interi pomeriggi imbambolati dinanzi agli amici della sig.ra Costanzo e a quei campionari di “intelligenza” che sono i reality. Una volta c’erano i teleromanzi tratti da gente come Simenon e Gadda e capitava persino di ascoltare un vecchio che leggeva Dante (Ungaretti). Oggi ci sono i “format”, le “fiction”… e la cultura viene affidata ai giullari… Ecco, Gian Ruggero, non devi meravigliarti se il cavaliere pubblica torme di comunisti: il Berlusca è anzitutto un mercante… (non male tuttavia la recente osservazione di Buttafuoco: “Berlusconi ha realizzato il sogno del ’68: la fantasia al potere…”). Poi c’è il caso di Ammaniti. Lo vogliono pompare nonostante il flop? Che dire? francamente rimpiango Moravia e gli scrittori comunisti di una volta.

    Un caro saluto.
    Pasquale

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  11. franzk

    Insomma ragazzi, Ammaniti l’ho letto. A parte la tecnica, (che c’entra Pasquale?) io volevo dire che c’è in NA una capacità non comune di tenere alta la concentrazione e l’interesse del lettore. Parlavo di narratore puro: Ammaniti è un raccontatore di storie, uno “story teller”. Non ho voglia di farlo assurgere al podio dei migliori (come potrebbe fare la Lipperini, a esempio, per la quale evidentemente è molto importante la tiratura e la popolarità – ma lei è una giornalista, ci puo’ stare). Ma non ho voglia di sparare cazzate come voi, e dire che Ammaniti non vale nulla. Altrimenti qui finisce come da iannozzi, e buonanotte. L’avete letto Ammaniti? Se la risposta è no, allora leggetelo. Ripeto, c’è in lui una capacità di narrare storie e di rendere sulla carta le immagini di cio’ che racconta non comune. Cosa c’entra questo con la tecnica me lo dovete spiegare voi. La tecnica è NIENTE. Strano poi che magari gli stessi che stroncano Ammaniti si fanno incantare da Landsdale solo perchè è americano e parla di coccodrilli.

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  12. franzk

    E guarda Pasquale che Moravia era un intrattenitore. Solo che invece di “avere paura come Dio comanda”, era parecchio “indifferente”, provava tanta “noia”, e anche “disprezzo”.

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  13. Pasquale Giannino

    Condivido Franz, io l’ho letto: “C’è in lui una capacità di narrare storie e di rendere sulla carta le immagini di cio’ che racconta non comune”. E basta.

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  14. Gian Ruggero Manzoni

    Ma come siamo ridotti letterariamente-artisticamente parlando se stiamo a perdere tempo con dei “story teller” ? Mah !!! Cmq, Franz, ineccepibile la tua analisi, ma stiamo parlando di “story teller”… qui necessita della nerchia, non della cartilagine spacciata per nerbo.

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  15. Alessandro Morgillo

    Ti prendo e ti porto via era un gran bel libro. Con o senza nerchia, Ammaniti in quel romanzo seppe descrivere cosa accade ad una forestiera quando il suo entusiasmo si scontra con la diffidenza di una nuova comunità. Vivide le immagini.

    Niccolò Ammaniti è uno scrittore che resiste al pesante editing del confezionamento. Chi non coglie poi il valore estetico dell’imballaggio non è di questo mondo.

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  16. Alessandro Morgillo

    Io non ho paura mi convinse di meno. Nonostante la forza di alcuni personaggi. Perturbante l’interpretazione di Diego Abatantuono nel film di Gabriele Salvatores. Film che non mi piacque. Belle le distese di grano.
    Non ho letto Come Dio comanda. Non lo farò. Vedrò il film. Forse. Credo che il libro sia stato vittima del  pregiudizio di chi si ostina a combattere inutilmente l’editing. Non credo sia di plastica. L’autore ha una sua forza e resiste alla codificazione. Alla standardizzazione.
    Era inevitabile assegnare quest’anno lo Strega ad Ammaniti. Per consacrarlo. Non so se resisterà al tempo. Pochi lo fanno. Lontano dai riflettori.

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  17. Pasquale Giannino

    Conosco un tale che è uno “story teller” puro: si chiama Ernest Miller Hemingway. In effetti è questione di “nerchia”…

    Alessandro, “Ti prendo e ti porto via” è un romanzo ammantato di sesso anale così “poetico” da far morire di invidia il Bertolucci più talentuoso: quello del burro… Onestamente preferisco gli understatement del mio amico di cui sopra.

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  18. Alessandro Morgillo

    Solo per fare sesso anale ci vuole la nerchia bella dura. Non è necessario il burro. La saliva lubrifica all’inizio l’attrito. Poi è tutto una pasta. Altro che ultimo tango a Parigi!

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  19. Pasquale Giannino

    Ah! poesia allo stato puro… Ma cazzo! voi scrittori di mestiere avete idea di cosa stia accadendo nella società italiana? Vi siete accorti che ci stanno svendendo all’impero multinazionale o amate solo scrivere e disquisire di cazzi e culi? Fra un po’ ci mettono tutti alla pecorina e ci inculano senza sputazza!: all’inizio fa un po’ male ma poi ti abitui: coraggio! sorridi, accogli fra le tue braccia il nuovo che avanza: l’economia globale… Ma sapete cosa significa tutto questo voi esperti di equilibrismi anali? Che nel giro di pochi anni nel nostro bel paese democratico civile occidentale vivremo solo di terziario!: la spunteranno soltanto i mercanti e i faccendieri! Tutti gli altri saranno costretti a emigrare nel far east! “E qual è il problema?” mi ha detto uno al passo coi tempi “bisogna adeguarsi alla globalizzazione…” Ci sono ancora scrittori con le palle in questa desolata nazione che un tempo dettava legge in fatto di cultura? C’è ancora qualcuno dotato di una nerchia tosta come un maglio capace almeno di scalfire queste mura di omertà e cecità intellettuale in cui ci hanno rinchiusi da circa trent’anni?

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  20. Domenico Lombardini

    @ Giannino, quanto hai ragione: difatti, se riesco a trovare un dottorato, poi vìa, united states, anche se è ancora west. questo Paese è ostile a tutti, giovani e non, scrittori e non scrittori, tutto è precarizzato, lo stato sociale in via di smantellamento, la politica è quella che è, ecc., la letteratura naturalmente segue a ruota, credo.

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  21. lucaariano

    “Te ghe propri rasùn” Pasquale, come dice dalle mie parti. Purtroppo oggi va così. Culturalmente e socialmente, secondo me, siamo in un evo. La tecnologia non basta per fare una società evoluta…
    Un caro saluto

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  22. lucaariano

    Anche dalle parti di mio padre in Campania più o meno così, però dai non arrendiamoci così sennò…THE END!
    Un caro saluto

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  23. Pasquale Giannino

    Caro Luca ma figurati se ci arrendiamo così noi due!

    Caro Domenico, tu affondi il coltello nella piaga. La situazione del paese è drammatica per un motivo che non sono ancora riuscito a spiegarmi: il nostro paese ha rinunciato al futuro! E non mi riferisco soltanto al modo in cui sono trattati i giovani: umiliati, vilipesi, per anni dipinti come coglioni viziati e fatui… forse è anche vero in parte, non dimentichiamoci il periodo delle vacche grasse – diciamo dall’epoca del boom fino agli anni Ottanta e parte dei Novanta – ma ora la pacchia è finita, il sipario è stato chiuso: arrivederci e grazie… Certo, gli sprechi e gli sciali ci sono stati mentre i soliti porci si sollazzavano in Costa Smeralda sulla pelle del povero operaio che sudava e moriva nelle loro fabbriche e non contava un cazzo nonostante tutto il bla bla bla dei sindacati e del partito comunista. Oggi a tirare la carretta ci sono i figli di quegli operai muniti di laurea, master, stage ed esperienze internazionali eppure continuano a prendersela nel culo. Non è solo questo. Il nostro paese ha rinunciato alla sfide cruciali del terzo millennio senza neanche provarci: ha rinunciato alla ricerca (oramai relegata nelle cantine infestate di blatte e zoccole di mezzo metro), ha rinunciato alla scommessa dell’energia alternativa che avrebbe potuto affrancarci dal giogo d’oltre oceano, ha rinunciato alla sua linfa vitale che è da sempre la piccola e media impresa e l’artigianato (oggi se cerchi un fabbro o un ciabattino non lo trovi neanche se ti tagli le vene)… ha rinunciato alla storia e alla cultura che in tutto il mondo ci invidiano. Il motivo di questo suicidio collettivo francamente non riesco a spiegarmelo a meno di una improbabile (ma non più di tanto) pandemia masochistica… Mi rivolgo a voi intellettuali laureati: illuminatemi, vi prego! Ho a lungo cercato negli scaffali delle librerie, anche in quelli più imboscati, anonimi, discreti, lontano dal clamore a dai lustrini, ma ahimè la ricerca è stata vana. Non mi resta che consolarmi con l’ultimo romanzo di Ammaniti…

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  24. Domenico Lombardini

    “Oggi a tirare la carretta ci sono i figli di quegli operai muniti di laurea, master, stage ed esperienze internazionali …”

    Caro Pasquale, è qui il punto su cui batto e ribatto come un pazzo tra gli amici, nella poesia che scrivo, ovunque insomma. Sono del 1980, anno in cui iniziò tutto questo: mi viene da sorridere, un po’ amaramente, a pensare che mentre crescevo il mio futuro veniva determinato in questo modo così deterministico, preciso. Ed è inutile prendersela con i fantasmi del neolibersimo, della sinistra ormai morta e sepolta anche nel sentire della gente che, come si dice, non ha coscienza di sé (stavo scrivendo di classe). Anch’io sono figlio di operai che lavorano ancora come pazzi: ho trasformato il loro sacrificio, quotidiano e gratuito, in rabbia e in una vitalità che qualcuno ha definito disperata, solo così io ho un senso. Una proposta a tutti gli animatori del blog: perchè non aprire un post per discutere meglio, e con tutti, di questo particolare e importante “problema”?

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  25. valter binaghi

    Sono daccordo, Pasquale e Domenico. Un post per vedere il declino in filigrana, se c’è qualcuno all’altezza per farlo.
    Sospetto che proprio gli anni Ottanta, la democrazia bloccata, la distribuzione di favori e l’elefantiasi del settore pubblico siano alle origini di questo. E poi il tradimento degli intellettuali, che preferiscono svendere stereotipi nichilistici o edonismo di bassa lega piuttosto che sognare una rinascita. Da qui la stroncatura di Ammaniti e Colombati.

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  26. Luca Ariano

    Pasquale me lo chiedo ogni giorno anche io e non trovo risposte….Saranno i soliti corsi e ricorsi storici? Viviamo un nuovo ‘600?Ci sono voluti poi tre secoli per riprendersi….
    Un caro saluto

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  27. Darlene Alibigie

    Sono d’accordo sulla mediocrità di Ammaniti, in generale, e sulla modestia del suo ultimo lavoro, in particolare, ma non capisco cosa c’entri l’intellighenzia sinistrese. Non mi risulta che Ammaniti sia uno scrittore particolarmente politicizzato.

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  28. Vincenzo Guerrazzi

    Caro Pasquale,
    ti ho sempre detto che io non so assolutamente utilizzare questo mezzo diabolico e fantastico di diavolo di computer Scrivere è fatica La fatica è sudore e dolore di chi la fa Cosa dire Non lo so L’unica cosa che so è che ho le palle piene un po’ di tutto Ho le palle piene di me stesso Ma perché mi chiedi di intervenire su un premio lo Strega quando tutti sappiamo che gli alcolici sono dannosi alla salute e che a lungo andare portano alla cirrosi epatica Il liquore Strega ha il colore del giallo di Napoli con l’aggiunta di una punta di bianco di zinco Oggi però a tutto questo hanno ancora aggiunto un po’ di blu di Prussia e così la gradazione alcolica si è alterata Al palato il gusto apparentemente sembra più morbido Questo è tutto un inganno politico Qui il discorso diventa difficile e pericoloso Facciamo un passo indietro Alla fine del secondo conflitto mondiale lo Strega si afferma come liquore popolare Dava calorie alle masse povere e potevano così lavorare di più senza sentire i morsi della fame che divoravano i loro stomaci Andiamo avanti mio nonno ch’era un uomo saggio mi diceva sempre che gli uomini sulla luna non avevano mai messo piede perché la luna lui la sera la lasciava a Zarapota e al mattino la trovava sul monte Limena Come fa un aeroplano a scendere su una cosa che non sta mai ferma No no e poi no Gli uomini sulla luna caro nipote non sono mai scesi perché non sono mai partiti Oggi ci sono cose più importanti dello Strega C’è la Mannite Non ricordo se si dice Mannite o Ammanite Nel paese dove son nato la Ammanite la preparava lo speziale ma bisognava stare attenti a non prenderne troppa perché c’era poi il rischio di prendere la cacarella Carissimo giovane amico non si può spendere le forze per parlare di liquori e di Ammanite Oggi la moderna farmacologia fornisce per gli stitici prodotti più moderni dell’Ammanite Ora termino perché ho altro da fare che parlare dei danni che può causare l’uso sfrenato di questo prodotto.

    Un caro saluto.
    VG

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  29. Pasquale Giannino

    Caro Vincenzo tu sei uno scrittore con le palle e per questo ti ammiro. Anche se non sai usare il computer… Grazie per quello che hai detto e in bocca al lupo per il tuo nuovo romanzo!

    (“Il compagno sbagliato” edito da Mursia: nel sonnacchioso e desolante panorama che sappiamo questo è un libro “diverso”)

    Un abbraccio.
    Pasquale

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  30. Filter

    “Il libro di Ammanniti è proprio brutto. Avesse vinto il Bancarella, già sarebbe un po’ meglio”.
    Battuta su “Tutti da Fulvia il sabato sera”, su Repubblica, sabato scorso.

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