“La classe fa la ola mentre spiego” (Rizzoli 2006 Euro 10) è una raccolta delle più bizzarre note disciplinari apparse negli ultimi anni sui registri scolastici italiani, collezione compilata da John Beer, oscuro e misterioso autore del sito www.notadisciplinare.it
Negli ultimi tempi, un gran numero di casi di cronaca ha sistematicamente demolito nella mente degli italiani ciò che ancora rimaneva della melensa e posticcia abnegazione umana e studentesta del Libro Cuore di De Amicis. Improvvisamente l’Italia si è accorta che le maestrine dalla penna rossa erano una razza ormai definitivamente estinta e che in compenso, un branco di Franti (non ancora chiamati “bulli”) aveva prepotentemente occupato gli edifici.
Ai casi sono seguite le polemiche, si è dibattuto sugli insegnanti che hanno fatto il ’68, sulla generazione x, sulla maleducazione, l’inciviltà, sui costumi che non sono più quelli di una volta, sulla barbarie giovanile e istituzionale. Questo libro rivela uno spaccato fino ad ora inedito della scuola odierna e lo fa avvalendosi di una forma macrotestuale di tutto rispetto quale la raccolta di “detti piacevoli” che hanno la rara capacità di trasportarci dal sorriso a denti stretti fino alla risata del paradosso. Il tutto offrendo uno spaccato di vita “da banco” e “da cattedra” che certamente può giovare ad un’analisi più approfondita del fenomeno “scuola italiana”. Che cos’è una nota disciplinare? Leggendo questa raccolta (un best seller dell’umorismo, certo, il cui spessore sociale, si badi bene, è però ben distante dalle raccolte di facezie riguardanti calciatori e affini) si ha l’impressione che i registri di classe italiani siano codici manoscritti inesplorati, contenitori di storie e aneddoti che molto hanno da dire sia sullo spirito con cui uno studente affronta la scuola oggi, sia sull’ “occhio docenziale”, il punto di vista dell’insegnante che qui funge da filtro, da torretta di osservazione di una società le cui intemperanze sconcertano e indignano, certo, ma per fortuna non hanno cessato di suscitare nel lettore una salvifica ilarità.Di seguito riportiamo un campionario minimo. Carente. Ovviamente insufficiente.
“L’alunno R. consuma regolarmente la prima colazione in classe durante la prima ora di lezione, offrendo biscotti ai compagni e distraendoli dalla lezione di diritto. Alla minaccia di essere mandato in presidenza si giustifica dicendo: “Prof, non lo sa che la colazione è il pasto più importante alla nostra età?” NB Si richiede lo spegnimento dei distributori automatici presenti al secondo piano almeno fino alle ore 10.00 per evitare il susseguirsi di questo comportamento”
“L’alunno M. durante l’appello ripete i cognomi dei compagni accompagnandoli con bestemmie in rima”
“Gli alunni O, B e F, durante l’interrogazione dell’alunna Z. improvvisano una serenata, accompagnata da sottofondo musicale, oltretutto di pregevole fattura, alla suddetta allieva, rendendo partecipe la classe del sentimento che O nutre nei confronti di Z”
“In classe III B trovo un manichino impiccato sull’appendiabiti che reca in bella vista sul petto il mio nome”
“Trovo in classe il bidone della carta e invito gli alunni a portarlo via. Mentre ciò succede, da esso esce il signor A. esclamando: “Buongiorno Professore!” Il mio cuore ne risente tuttora.
“Alle ore 10.02, dopo aver fatto l’appello, constato che l’aula è deserta”
“L’alunno cinese H, entrato oggi a far parte della classe, viene messo in banco con l’alunno P. per tentare di farlo integrare. Suonata la ricreazione l’alunno P. fa capire al nuovo arrivato che le lezioni sono finite e questo va a casa. Al mio rientro in aula la sottoscritta chiede a P. dove sia H. e si sente rispondere: “Boh, non sono mica la sua balia”. Alla domanda: “Non si sarà mica perso?”, l’alunno risponde: “Embè, so’ un miardo i cinesi, che se ne perde uno sticazzi”.
“Ore 11:05: C. urla, P. e L. giocano a carte, G. ascolta la musica con delle cuffiette, M., F., e D. leggono un giornalino, G. non risponde alle mie domande ma mi sorride insistentemente. Sono frustrata.”
“Alle ore 9.15 la classe impazzisce”
“E. insinua che il professore non abbia mai visto film a luci rosse.”

E’ divertente, ma ho ragione di supporre che sia inventato, magari non proprio di sana pianta ma col meccanismo comico dell’amplificazione.
chi lo sa?
no no, io ste cose le facevo veramente vent’anni fa, ciao marco, come stai?
Anche se è inventato fa davvero molto ridere. Comunque io quando si tratta della caduta libera della scuola, credo a tutto. L’altro giorno uno a cui sto facendo quella che spero sarà per me l’ultima tesi, mi ha chiesto se gli mando per favore l’ “ìndicio” (sarebbe l’indice). Non so se mi spiego.
caro, abbastanza bene, grazie, non c’è male. Tu?
Riguardando il link del libro: sembra che al sito di John Beer tali note disciplinari vengano inoltrate tramite foto di videofonino raffiguranti le pagine dei registri…
Caro Marco
di questo libro già ho riso mesi fa nell’ascoltare un amico che mi narrava le gesta di alunni che risultano poi ” simpatici ”
Oltre al sorriso iniziale la speranza che il tutto fosse frutto di fantasia, ahimè hai ragione nel sostenere che sono vere.
E il problema scuola resta, insegnanti mancanti, scuole vecchie che si vantano “grandi” e che sanno bene come isolare ed emarginare Ragazzi difficili.
L’incapacità non solo scolastica, ma di una società a cui mancano le redini del controllo.
Poi sorrido di più nel ricordare, e vi giuro che non so ancora il perchè, in seconda superiore, primo quadrimestre un sette in condotta.
Ai miei genitori i professori hanno giustificato tale gesto sostenendo che ero troppo polemica e contestatrice.
Contro il sistema che per loro doveva essere di tacito consenso.
Ubbidisci e taci…
Ai genitori non bastò il mio dire:
mi chiamano quella di Lunetta ( quartiere da cui venivo ) e non Paola Castagna.
Merita comunque una lettura, semplice e leggera, se si prova ad entrare in merito al problema, se ne esce al quanto affranti.
Abbiamo parlato e commentato molto di alcuni aspetti della scuola italiana odierna e abbiamo anche parlato del formato “libro-best seller” e delle barzellette di Totti. A mio avviso questo libro potrebbe essere una sorta di sintesi fra le due questioni.
Personalmente mi sono ritrovato, leggendo questo libro, ad ammirare questi ragazzi. Quando ero al liceo, il clima era totalmente diverso, lo definirei “paralizzante”, a ripensarci bene. Forse eravamo noi ad essere più plastici o influenzabili dall’autorità scolastica, anche se talvolta quest’autorità se ne approfittava ampiamente. Leggere dell’insegnante che si ritrova una bambola decapitata con su scritto il suo nome sulla cattedra mi ha fatto sorridere. In realtà non ci sarebbe niente da ridere ma presa come “motto di spirito” è riuscita a liberare la carica eversiva che probabilmente tenevo nascosta da qualche parte. “Perchè illo tempore non c’ho pensato?”
A mio avviso è una lettura (leggera, si, ma anche no…) che andrebbe fatta cercando di recuperare gli studenti che siamo stati, dentro di noi. In questo modo può essere utile. Anche catartico.
Non so, ragazzi. Io insegno da venticinque anni e non ho messo mai una nota sul registro: volete dire che mi sono toccate solo mummie e questi capolavori goliardici stanno tutti altrove?
Coi miei colleghi abbiamo spesso commentato libri del tipo:
“Io speriamo che me la cavo”
“Lo stupidario della maturità”
Barzellette, che dimostrano solo la creatività di chi li scrive e la voracità dell’editoria, per cui tutto quanto fa spettacolo.
In realtà, come tutti gli insegnanti (veri) sanno, gli alunni svogliati o renitenti nella maggior parte dei casi sono tutt’altro che brillanti goliardi. Uno che non si fa scuotere dall’eros platonico o dai canti leopardiani è più letargico che creativo. A meno che la promessa di pubblicazione che campeggia nel sito scateni sceneggiate costruite “ad hoc” come ormai accade per i tristi filmati di youtube.
a parte gli episodi di teppismo e di maleducazione esasperata, bisognerebbe inserire nella scuola un principio di creatività. laboratori in cui s’impara un po’ alla volta che l’esterno è collegato all’interno e viceversa.
“Alle ore 10.02, dopo aver fatto l’appello, constato che l’aula è deserta”
questa è geniale!
Alcuni filmati di youtube sono tristi.
Altri allarmanti.
Alcuni disgustosi.
Ma, facciamo un’ipotesi inerente alla sfera dell’impossibilità, un puro esercizio mentale (futile, inutile, ok). Mettiamo che Binaghi è in cattedra e noi siamo i suoi alunni. Non sappiamo nulla della capacità di docente di Binaghi nella REALTA’ ma proviamo ad immaginarlo visivamente, permettendoci di figurarlo in assoluta libertà, per quei pochissimi dati che abbiamo a disposizione. Sforziamoci, concentriamoci. Lui entra in classe e fa per sedersi. Noi lo osserviamo.
Io sinceramente un petofono e un videofonino vorrei averceli.
😉
secondo me il Binaghi ti darebbe una copia di “Come Dio comanda” sulla testa:-)
Oppure ti obbligherei a leggerlo, che è perfino peggio.
beh, in fin dei conti m’è andata bene, pensavo peggio…
Mi sento un antropologo su Marte. Ho insegnato per trent’anni senza mai mettere una nota sul registro (e per la verità senza mai uno scontro con classi o singoli allievi). Credo che quando un insegnante entra in una classe per la prima volta, i ragazzi lo inquadrino dopo trenta secondi circa. E il suo futuro da quei trenta secondi sarà segnato. Come i leoni con un domatore. L’insegnante deve unire due cose: 1) personalità, 2) preparazione. Se ci sono le due cose insieme, difficilmente sorgeranno problemi seri; se manca la personalità (voi qui direste le palle) e/o la preparazione, son dolori.