Montale e la moglie del professore
Pera o mela?”, disse Marie Luise a Bruciapelo. Finora non aveva proferito verbo, né mi aveva mai guardato. E perché mai avrebbe dovuto guardare lo sguattero che le trotterellava dietro, carico di sporte come un mulo?
“Pera”, risposi, ansimante. Ah, la mia prontezza di spirito di allora!
“Vino o maria?”.
“Vino”
“Poesia o prosa?”
“Poesia”
“Mamma o papà?”
“Mamma, manco a dirsi”
“Coca o vino?”
“Vino”. Adesso mi guardava e sorrideva maliziosa.
“Uomo o donna”
“Donna”
“Petto o coscia? … Tette o bicipiti?… ”
“Coscia, ma anche petto e tette… Ma non correre, dammi il tempo di riflettere…”
“Beatles o Rolling stones?”
“Rolling Stones” (qui ebbi un attimo di esitazione).
Erano i miei gloriosi anni ***anta. Frequentavo il terzo anno d’università e facevo parte del nutrito stuolo di attendenti del professor ******. Quel giorno il professore mi aveva incaricato di accompagnare sua moglie Marie Luise in un giro di acquisti (allora si diceva acquisti, e non shopping). Io ero un portaborse, e un portaborse doveva portare anche le borse da spesa della signora; ma non è che quella corvé mi dispiacesse.
Era bella, Marie Luise! Di trent’anni più giovane del professore, aveva una pelle bianca e serica come crema di latte, i capelli biondo-ranciati, una discreta cultura letteraria, un culo che neanche Esterina.
Qualche giorno dopo avrei capito che dai risultati di quel test improvvisato dipendeva la carriera universitaria dei portaborse del professore. Il ruolo di amante in carica della moglie del professor ******, infatti, mi diede un netto vantaggio sugli altri quindici suoi lacchè.
“Culo o… ?”
“Entrambi”. Arrossii.
Ora lei già mi guardava in un altro modo, come – ne ero certo – non aveva mai guardato il professore.
“Ungaretti o Montale”.
“Montale”
Dal lampo di concupiscenza che le balenò negli occhi, capii subito, mentre rispondevo di gitto a quell’ultima domanda, che il mio punteggio si era impennato.
A quei tempi, se avevi fatto il classico e/o scribacchiavi poesie, o eri montaliano sfegatato o ungarettiano fanatico. E se l’uno lo amavi, l’altro lo odiavi: non c’erano vie di mezzo. Fortuna che già allora amavo Montale (e molto meno Ungaretti). Ciò che mi appassionava, di Montale, era la sua onnivora lessicofilia, mentre l’aristocratica stitichezza lessicale di Ungaretti mi pareva (e ancora mi pare) un collo di bottiglia per la ricchezza e l’imprevedibilità dell’ispirazione poetica (perlomeno, della mia ispirazione di apprendista verseggiatore).
Marie Luise era affamata di parole. “Parlami”, mi diceva, mentre si abbandonava al mio abbraccio. E io capivo subito cosa voleva. “Angue, araucaria, asolante…”, le sussurravo nell’orecchio. E via con l’intero glossario del lessico poetico montaliano, in ordine alfabetico… asolante, assembrare, asteria, belletta, bombito, buffo, burchio, carriera, cinabrese, conterie, convolvolo…
“Oh, ancora, sì, ancora.” Adesso era nuda, i capelli rossochiaro, quasi ranci, sparsi sul bianco cuscino.
“…Cretto, croda, crotto, domo, ellera, ergotante, eufuista, fabbrile, fersa, fioccoso, furlana, famella, flabello, goriello, ignito, ilice…”. Qui eravamo già oltre i preliminari. Ora ogni affondo era un lemma, ogni lemma un affondo e un gemito. “Infruscare,
inostrare
intarmolito
lazzeruolo
lionato
melangolo, minugia, muglio,
nidace, nimbate, nubecola, obiurgare, onagro… (sempre più veloce)
…padule pallore palvese paretaio pecchia perento pinzochera piropo pitosforo
rabido
ramure
rancio
redola
riale
riottante
riverdicare
roccolo
sardana
scerpere
scialbatura
scrimolo
sinibbio
sorradere
strepere
stroscia
torbato
turgere
uadi
valedizione
ver…mena
vinattiere … ahhhhh! Uhhh!!
ahhh! aaaahhhh!!!…
zambracca…
ze…nda…do
Lei veniva al zambracca, io al zendado. Un paio di volte non resistetti oltre il valedizione, ma dopo un poco ripresi dalla A: “Angue, araucaria, asolante…”. Tutte le parole di Montale nello stesso, identico ordine alfabetico in cui le avevo mandate a memoria.
Calcolate quanto poteva durare l’amplesso.

ho paura che questo post sia una genialata (fin dalla fotografia). Molto mi garbò. L’interrogatorio iniziale, soprattutto, dovremmo compilarlo tutti.
Io, in genere, dopo il Derma mi annoio e mi metto a pensare alla cena.
che squallore!
chissà le mogli dei professori cosa pretendono oggi…
Divertente, dai.
Bel pezzo. Intelligente.
A me è simpatica anche la foto, mi ricorda Bunuel. Ciao Giovanni, sei forte!
Sembra di vedere il giovane Sordi in un film a episodi degli anni sessanta; quanto a lei, avrebbe potuto facilmente essere Silvia Koscina (che già col cognome ci faceva sognare). S’assolva dunque, per quanto d’autobiografico ci sia, il signor Giovanni Monasteri e si elargisca un bell’8 a quanto prodotto.
Antonio