Tutto morto (I)

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Il rondone rasentò il pero, poi il gruppo di robinie, si innalzò, si abbassò, tornò indietro verso di lui. Gli parve di sentire il rumore secco dell’insetto volante che veniva intercettato. Il rondone sparì. Un rondone nel 2006.

Uno solo, pensò Emilio, e si passò sulla fronte sudata una mano che trovò ruvida.

Camminava piano, ansimando un poco. Il sole era alto, e nuvolette passavano, veloci, senza dare il sollievo dell’ombra. Accese il telefonino, pensando che forse non c’era campo. C’era, e si tranquillizzò. Per sua moglie, soprattutto, sempre in pensiero per lui, quando andava in giro. Sessant’anni aveva, lui, e un cuore un po’ stanco.

Si era proposto una salita di un paio d’ore, su una strada bianca, una delle ultime rimaste, per arrivare ad un paesetto isolato, da cui pensava che avrebbe goduto una bella vista sulla pianura veneta, fino a Treviso, e se era fortunato fino a Venezia. Il paese di C. era morto qualche anno prima. L’agricoltura in montagna è finita, avanzano boschi e sottoboschi, e soprattutto rovi. Spine dappertutto.

Estrasse di tasca la macchina fotografica, la piccola minolta elettronica, si fermò e provò a inquadrare una bella farfalla posata su un sasso. Ali rosse e nere, un fremito. La vanessa volò prima che potesse scattare. Ce ne sono ancora, pensò. Non è tutto morto.

Ma non era casuale, questa passeggiata fino a C. L’aveva fatta un’altra volta, una sola, tanto tempo prima, quando aveva diciassette anni. Gli anni sessanta. Sì, era il 1963. La sua famiglia andava in vacanza con la Fiat 1100. Era con suo padre, quella volta, e con un amico di suo padre, che aveva due figlie. E c’erano anche loro, avevano un anno meno di lui, gemelle. Una grassa, però, e l’altra bella. Se non ci fossero stati gli adulti sarebbe stato diverso. Con le ragazze aveva parlato poco, quella volta, e nemmeno aveva fatto amicizia. La presenza degli adulti lo intimidiva, si ritraeva nel suo guscio. Nemmeno le aveva più riviste. Tuttavia, di quella gita aveva ancora una vecchia foto in bianco e nero, coi bordi bianchi dentellati, lui vicino alla bella che sorrideva al fotografo, cioè a suo padre, e lui serio serio, quasi cupo. E ogni tanto quella foto riemergeva dalla scatola, che era nel cassetto, che era nell’armadio, a farsi vedere da lui. Gli era rimasto un vuoto, da allora, come una piccola nicchia nel cuore, visitata raramente. Dopo tanti anni, vicino alla pensione e iniziata una vita di passeggiate e piccole escursioni solitarie, gli era venuto in mente di andare a rivedere C.. Sono le cose che fanno certi uomini nel declinare della loro vita, quando tutto sembra assumere un tono di luce tenue, e si diffonde in loro una malinconia dolce-amara, una insoddisfazione radicale, e sogni di impossibili ritorni. Spesso questi uomini non hanno amici, o li hanno perduti.

Strilli di rondoni. Cinque o sei. Le loro cacce vertiginose. Loro ci sono sempre, mormorò cercando di mantenere un passo cadenzato, come sempre faceva nelle salite. Ma il fiato stava diventando un fiatone, e pensò di fermarsi qualche minuto. Sul margine di una curva c’era uno slargo, e un tronco d’albero sembrava messo lì come una panchina. Per sua fortuna, da quando aveva iniziato la camminata non erano passate che due macchine, due fuoristrada enormi che avevano sollevato un gran polverone. Dalla tracolla, che aveva almeno trent’anni, estrasse la bevanda energetica che si era portato e bevve alcuni sorsi. Palpò nella tasca la scatoletta delle pastiglie, doveva ricordarsi quella di mezzogiorno. Pensò che l’infarto poteva venirgli all’aperto, sotto un albero, tra l’erba e i fiori. Guardò per terra, a cercare vita: neanche un insetto. Ma c’erano delle banconote sparse qua e là. Ne prese una in mano, e vide che era egiziana. Pensò che non aveva la minima idea del valore di quei soldi. Erano di differenti colori. Il colore dei soldi, un colore morto.

Mentre rifletteva su quei denari, una figura nera apparve. Giacca e pantaloni neri, una camicia abbottonata senza cravatta, blu scuro. Si avvicinò rapido il prete, camminando in discesa. Era un prete anziano e accaldato, in bocca un toscano spento. La figura allampanata, ma il passo sicuro del vecchio montanaro con le gambe ancora buone.

Si sente bene, gli chiese.

Sì, buongiorno, don, rispose.

Il prete si fermò davanti a lui, che si chiese se dovesse alzarsi. Ma decise di rimanere seduto.

Don Renato, disse quello, estraendo un fazzoletto bianco e asciugandosi la fronte. Vado ogni tanto a C., apro la chiesa e dico una preghiera. Quando ho tempo, naturalmente, una camminata mi fa bene. Ha fuoco? Aveva le guance non rasate, pelo bianco e duro, la pelle rossa, da bevitore. Puzzava di sudore.

Non fumo.

Io ho il vizietto, un toscano ogni tanto.

Ogni tanto, echeggiò lui. Anche i preti fumano, molti.

Lei signor..

Sono di Venezia, disse lui. Sto andando a C.. C’è ancora qualcuno in paese?

Nessun’anima viva, a parte quelli del bar, che è aperto tutto l’anno e nessuno sa come facciano a campare, visto che a C. non ci viene quasi nessuno. Cioè, sì, in primavera-estate di domenica qualcuno a fare una gitarella, ma nei giorni feriali lì è tutto morto per davvero.

Tutto morto, uscì dalla bocca di lui.

Il prete chiese se poteva sedersi.

Certo, rispose lui, e non era contento.

Il prete si sedette alla sua destra, e vide le banconote. Sono suoi, chiese.

Sono egiziani.

Gli extracomunitari sono dappertutto, disse il prete, e aggiunse che spesso dei poveracci bussavano alla porta della canonica per chiedere qualcosa, soldi o da mangiare. Adesso anche in paese hanno una moschea in un capannone. Sono ancora religiosi, loro. Si girò a guardare verso le montagne, sospirando. Poi si alzò, si allontanò di due passi e raccolse qualcosa da terra, un settimanale abbandonato. Altra carta, disse, guardi che roba. Si sedette di nuovo, porgendola a Emilio.

Era un settimanale per ragazzine, in copertina un divetto seminudo. Lesse: “come far felice il tuo ragazzo”; “vergine: che vergogna”; “quello che piace a lui”; “come sedurlo in cinque minuti”… Magari lo leggevano gli egiziani, quelli che hanno lasciato qui i soldi.

Il prete si alzò in piedi. Tuonò che ormai i tempi erano tempi di Sodoma e Gomorra, che non c’erano più giusti sotto il cielo, che l’albero era marcio alla radice. I preti avevano smesso di parlare di peccato. Bastava guardare le ragazzine di dodici anni preparate per le loro festicciole come fossero già delle puttanelle, e tutti i grandi e i piccoli del regno pensare solo al sesso e ai soldi. Disse che tutte le differenze stavano cadendo, che nessuno sapeva più distinguere il bene dal male, che ormai anche gli omosessuali si sposavano e volevano figli. Presto si sarebbe vista esplodere l’ira dell’Agnello.

Emilio si sentì a disagio. Non amava l’idea del matrimonio omosessuale, pensava che la società fosse in decadenza, ma il vecchio prete gli sembrava pazzo. Ma quello smise di inveire e si sedette .

Rimasero silenziosi. Una nuvoletta oscurò il sole e iniziò a cambiare forma.

Il prete mugugnò qualcosa di incomprensibile. Fa caldo per essere in maggio, disse poi.

Sì, fa caldo, disse Emilio alzandosi, è meglio che riprenda il cammino. Volevo arrivare a C. per mezzogiorno, e fermarmi qualche ora in paese o nei dintorni, all’ombra, e tornare verso le sette, col fresco.

Fa bene, disse il prete, ma tutte quelle ore là, cosa pensa di fare, si annoierà.

Mica bisogna aver sempre qualcosa da fare, si può anche oziare, guardare il panorama, la natura, Venezia lontana…

Stamattina si vedeva, disse il prete, adesso non credo, il caldo alza la foschia.

Anche le cavallette sui prati sono un piacere per me.

Non credo che ce ne siano tante, disse il prete, non c’è più quasi niente di vivo sui prati. Stia attento alle vipere però.

Quelle ci sono, allora ci saranno anche gli animaletti che si mangiano. C’è ancora vita insomma. Sarà sempre di più di quella che c’è nel cortile del mio condominio in città. Là c’è solo qualche piccione, e qualche pantegana. Le auguro una buona giornata.

Emilio si mosse, dando un ultimo sguardo al prete, che gli sembrò sogghignare. Buona giornata a lei, gli disse quello. Non faccia troppa fatica.

Emilio sentì il suo sguardo sulla schiena, e si sentì di nuovo a disagio mentre cercava di riprendere il ritmo del cammino. Quando ebbe percorso trecento metri, si voltò verso il tronco. Il prete era ancora là, seduto. Quella è, era, la Chiesa cattolica, pensò Emilio.

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