In queste prime quattromila ore di web ho attraversato mari di dolori e di illusioni, ma anche effimere gioie e solidi legami. Ho scritto parole che svaniranno nella ferraglia del futuro, col rumore di cose che rotolano per strada e nessuno si sente in dovere di raccogliere. Ho visto volti in uploads, sorrisi che venivano da vite molto più segnate dalla cronaca del mondo, perché qui ogni giorno è un insieme di luci che si accendono e si spengono, e un sentimento si forma come un’onda vicino alla battigia. Ho scoperto la musica in real player, come il bambino che rigira tra le mani la prima stilografica. Si chiamava Vincenzo il compagno di banco con la pelikan macchiata nera e verde, invidiata con molta sobrietà, la rassegnazione che si tollera solo nell’infanzia. Ora che so molte più cose di questa macchina infernale, mi viene una preghiera, come quella del naufrago che abbraccia la carcassa e ne avverte l’effimera natura di salvezza intramondana, eppure sempre salvezza, con la gioia puerile delle ginocchia sulla sabbia, del bacio umido mentre l’anima grida:”terra! terra!”.
In queste prime quattromila ore di web ho pensato nella forma del richiamo, quando ogni occasione persa diventa rimorso nel poeta che sente voci sempre più lontane, respiri che avrebbero il diritto di apparire sulla scena, diventare lettura, seppure di un momento, perché nell’attimo ci dev’essere un segreto che l’intuito malinconico di un paziente osservatore può infine trasformare in memoria.
In queste prime quattromila ore di web ho conosciuto il vuoto del silenzio e il terribile pieno di menzogne bambine, la solerzia dell’inutile difesa e il canto dell’anziana sirena, che Ulisse ormai non teme, ma ascolta con l’ultima riserva di tenace tenerezza.

Una specie di mare sconfinato, questo web. Noi siamo navigatori degli inizi, come Ulisse, come i vichinghi. Esploriamo un nuovo palinsesto della vita.
Bellissimo pezzo Fabrizio, dacci ora e più spesso questo pane (non) quotidiano… (Piaciuta la battuta?)
Grazie president!
Grande la poesia della poesia… e non ho detto poco. Complimenti.
Si, Fabry. E che malinconia che di tutto questo non rimarrà niente, scivolerà “come lacrime nella pioggia” (chi si ricorda il film?)
perché nell’attimo ci dev’essere un segreto che l’intuito malinconico di un paziente osservatore può infine trasformare in memoria.
sì solo nell’attimo esiste il segreto della vita, ma allora può anche, anzi, deve rimanere nel silenzio per dispiegarsi nel cuore, all’infinito.
grazie fabry.
elena f
Bellissimo buongiorno, nel silenzio,nelle righe, nelle ore che portano i risvegli in quel “tenace” di vita.
grazie Fabrizio.
4000 ore di web? Per di più, le definisci le “prime”, quindi c’è intenzione di non smettere…Non diventerai mica un tossico?!
Scherzi a parte, riesci a mettere poesia anche nella prosa!
Complimenti e buona giornata lavorativa (immagno che la domenica per te sia il giorno più impegnativo della settimana)…se ti può essere di sollieo, sappi che son anche io di corvèe:-)
luis@
è un bel pezzo: un viaggio con le sue gioie e le sue delusioni. un marinaio che nonostante tutto naviga ancora con occhi di bambino.
ti voglio bene, fratello. sempre!
nadine (o swan se preferisci) 🙂
Grazie per l’abbraccio mattutino, Fabry. È una stupenda luce accesa su questa giornata: concordo con Franz, ne vorrei di più. La cosa più bella delle tue “Quattromila ore” è che si sente, quasi a poterla toccare, la tua sincerità. Sono parole cristalline che coinvolgono. Anche Swan ha ragione, ho provato la stessa sensazione: “navighi ancora con occhi di bambino”. Ed è meraviglioso! (in bocca al lupo per le prossime quattrocentomila ore di web, quindi! 😉 )
Si è in fondo abitatori ed edificatori di un altro mondo – non di una nuova America – ma proprio di altro mondo; un salto evolutivo nella specie, forse, questo comporterà, là dove l’occhio e la mente sapranno andare oltre, tirando al massimo, oltri i limiti consueti alcune sue facoltà naturali: per starci dentro, a questo mondo, con una tempestività, ricettività, capacità elaborativa senza precedenti, che andrà ad inserirsi e a potenziare l’altro cammino, quello di anni. E’ un’esperienza fondante ma non priva di pericoli: la disarmonia tra i due mondi per la quale ognuno dovrà trovare il suo peculiare equilibrio.
Grazie davvero, Fabrizio, per questo tuo intervento.
Giovanni
Bella riflessione! quasi una settantina di voci che ti accompagnano su una zattera in balia, talvolta, a onde anomale. Penso, al contrario, che di tutto questo rimarra qualcosa, ne sono certo: la costanza, la passione, e soprattutto la voglia di dire, pagine in fase di composizione, alla fine “un transatlantico” con tutta la sua biblioteca approderà nel solo porto che conosco, quello della convinzione e della perseveranza.
Struggente “pezzo” poetico, stralci di vita in prosa non prosastici ma molto lirici…Complimenti Fabry, davvero!!
Un caro saluto
Qualcosa rimane sempre, Fabrizio: ricordi, sensazioni, parole (anche una sola, che importa?). Forse è vero che il Web non ha memoria, o ce l’ha così vasta e totalitaria da risultare inutilizzabile, ma le donne e gli uomini sanno ancora “serbare queste cose nel proprio cuore”. Siam mica bestie, cazzarola! 🙂
grazie di cuore
a Franz, a Gian Ruggero, a Valter, a Elena, a Paola, a Luisa, a Swan, a Gaja, a Giovanni,
a Marco, a Luca & Luca. oggi è una giornata pazzesca fuori del web. la cifra è simbolica, non avrei mai saputo fare calcoli del genere:-).
il bilancio provvisorio, secondo me, è in pareggio.
fabrizio
Molto bello e sentito, direi accorato.
MarioB.
ti auguro quattromila altri post cosi’, anzi lo auguro a me per poterti leggere sempre di piu’!
fem
(parli di macchina infernale, ma la rendi celestiale)
Rileggendola, mi accorgo che è una meditazione più che uno squarcio poetico sul mondo. C’è di più.
Mundus imaginalis chiamava il mistico sufi Ibn Arabi questa dimensione in cui siamo e non siamo, lasciando traccia del sentire nostro senza colmare il vuoto del cuore in un abbraccio, eppure amando e soffrendo comunque.
Il filosofo direbbe che il dualismo in cui si è irretito l’occidente da cartesio in poi trova qui la migliore smentita.
Corpo, psiche e spirito e non res cogitans e res extensa, dove la psiche è precisamente l’imago, il primo sentire che lo spirito ha di sè nella condizione carnale, e il luogo sorgivo di ogni altra espressione, la madre che riveste il Verbo e gli dà carne. Conferendo un supporto materiale all’immagine, e soprattutto rendendola tecnicamente riproducibile, abbiamo dato un veicolo al pensiero di cui lo spirito si compiace. Purchè non diventi seducente prigione (ricordate Merlino irretito da Morgana? c’è sempre una fenomenologia dello spirito nella favola). Ma qui vi ho incontrato, amici, e qui si combatte l’ultima battaglia insieme. Un presidio di umanità, nel regno sibillino delle immagini.
per fabrizio non posso far altro che levarmi il cappello e non profferir parola.
a valter dico che rutger hauer ha recitato, in quel film, il suo pezzo di sempre, e spero di aver vinto qualcosa, anche se la domanda era facile.
Mario, Francesca, Alessandro, grazie!
Valter, sei andato a scavare; sì, è la zona che fa da cerniera, con tutto il rischio che questo comporta. ma noi siamo fatti per l’azzardo quotidiano, no?
un abbraccio a tutti.
fabrizio
Pezzo molto bello, mi è piaciuta particolarmente questa finesse stilistica: “Ho scritto parole che svaniranno nella ferraglia del futuro”.
Quattromila ore dall’inizio di una nuova avventura che segna l’anima come mai avresti creduto.
Quattromila ore di condivisone dei tuoi sogni e pensieri con chi quei sogni e pensieri ha bisogno di leggerli per metterli a fuoco e fermarsi a pensare. Ore in cui ti sei arricchito e hai arricchito gli altri, dove un semplice grazie o anche un non condivido hanno riempito lo scrigno delle esperienze. Deluso, illuso o ferito, felice o senza parole hai comunicato qualcosa di te che voleva uscir fuori, fiume in piena nel mare dell’anima.
Quattromila ore per dare inizio alla realizzazione di un sogno di bambino o di adulto che continua a sognare lasciando vivo il bambino. Ore di ansia o di gioie comunque di vita vissuta.
Amato odiato web dall’apparenza fredda di milioni di byte quante persone hai fatto conoscere? quante amicizie hai fatto nascere? quante delusioni e incomprensioni hai dato? Tecnologia che fa comunicare il mondo e rende possibili incontri improbabili, per fortuna che ci sei, altrimenti come comunicare oltre ogni tempo e ogni dove? Permetti l’incontro di anime e mondi diversi dove non esiste differenza sociale, ricchezza e povertà, razzismo o immagine ma solo cuori che battono, vene che pulsano in emozioni troppo spesso celate.
Quattromila ore e poi ancora quattromila e quattromila fino a perderne il conto ma impresse a fuoco nella memoria, testimoniate in un sorriso e un incontro. Memoria che si fa acqua col tempo e come l’acqua scorre via dopo aver scavato il suo solco e aver lasciato indelebile impronta.
Continua “don” per altre quattromila e ancora e ancora perché il fascino della carta scritta è piacere del tatto e della vista ma il web è universo del comunicare in fotografie indelebili del cuore.
Un abbraccio a tutti coloro che su questo blog scrivono facendo di me una persona più completa e migliore, ma permettetemi una menzione speciale a chi ha creato e gestisce tutto questo: the president come lo chiama Franz.
Stella
Stella che ha il nome di cometa che desta il mio essere…oggi.
Stella che è l’amica che tutti vorrebbero avere, che si chiama uguale, uguale alla donna che da anni accompagna il mio vivere.
( e non è facile, credo, trovare due donne con un nome così non comune, sanno entrambe rendernmi gioia.)
Stella te ne esci di rado dal tuo nido ma quando lo fai resta il desiderio di un Grazie, che Fabrizio ben conosce, per le parole che provi e che doni gratuitamente.
L’essere un cane sciolto in questo blog, mi consola, nel sapere che ci sei attenta e discreta, respiri sui nostri commenti e con grazia disarmante ci doni emozioni vere.
Un abbraccio a te che meriti nel rispetto perchè provi senza preconcetti e doni senza aspettative.
Non ho parole ma solo una furtiva lacrima di commozione.
ti abbraccio, una nuova amica.
Stella
Mauro, detto da te è una cosa grande.
grazie a Stella e a Paola, lettrici dalle sensibili vibrisse.