Intervista a Rossella Messina

Rossella Messina è nata a Bari il 15 gennaio 1974, abita a Roma dove temporaneamente e a progetto lavora per Città Aperta Edizioni come ufficio stampa, anche se preferirebbe passare in redazione (a buon intenditor…). È laureata in giurisprudenza, dottorata in filosofia del diritto. Ogni tanto scrive qui e là. Dal suo blog Pensavopeggio è stato tratto il libro Pensavopeggio, Sironi 2007.

Posso intervistarti?

Cioè questa mail intendevi proprio scriverla a me, o mi arriva per sbaglio? Tipo che volevi mandarla a Gaja e invece la leggo io. Comunque certo che sì. Ma perché?

Scusa neh, non sono granché pratico di interviste, ma non dovrebbe essere l’intervistatore a fare le domande?

Dipende dalle domande. Non ho fatto molte interviste, ma una volta una giornalista ha esordito così. Prima domanda (e naturalmente ultima): «Se mentre lui e lei fanno l’amore lui non la bacia qual è il problema?». E io che ne so. Boh. Ma ti pare? ….Luca, senti, ma dobbiamo essere seri?

Orpo! Quella era esattamente la prossima domanda che volevo farti… Senti, a proposito di serietà, una volta ho notato che tu ridi con la bocca, ma hai occhi serissimi. Praticamente sei un ossimoro ambulante. Premessa indispensabile, questa, per il domandone ad alta tensione intellettuale: cos’è per te l’ironia?

È una prospettiva. Un modo di vedere i fatti, o meglio, il mio modo per prendere le distanze dalle cose, per ridimensionarle, non necessariamente le peggiori, eh, anche le migliori. È un sistema per spogliarle, le cose, di quel che le riveste con la pretesa di renderle diverse da quel che sono. È, nel caso specifico di Pensavopeggio, il modo per esprimermi, dire la mia, sottraendomi al primo piano, all’io dico, io penso che, credo, non sarebbe interessante. È evitare i giudizi generalizzanti. Se vuoi alle volte è una vigliaccheria, oppure una difesa. È uno schermo… È l’alternativa al tutto immediato, tutto facile, tutto evidente… ecco in soldoni… ma anche avere gambe lunghe snelle e sode non sarebbe stato male…

La distanza, lo schermo… Leggendo Pensavopeggio ho avuto spesso l’impressione che fra i due eroi – Lei e Lui – le comunicazioni falliscano sistematicamente. I due convivono, fanno molte cose assieme, ma quando conversano sembra quasi che non si conoscano, che siano due estranei. Secondo te l’amore è un’esperienza tendenzialmente afona, o fra Lei e Lui c’è qualche speranza di capirsi a parole?

La comunicazione… certo che credo sia possibile…. sì, non è la cosa che ci si dice sempre all’inizio? «promettimi che ci diremo tutto», «promettimi che parleremo»… Si comincia bene, e poi si finisce scuotendo la testa e rinfacciandosi le reciproche paranoie… Il problema non è dirsi tutto, il problema è ascoltare. Davvero ascoltare. Non solo nella coppia, sempre.

Nella coppia in più c’è la pretesa di sapere come l’altro dovrebbe vivere. Spesso capitava a me e il mio coinquilino, Marco, con cui abbiamo amici in comune, di andare a cena con …altre coppie. Ne risultava spesso, se non sempre ma spesso, che io e lui fossimo la coppia più felice. Niente frecciate, nessuna acredine, solo leggerezza.

Tornavamo a casa ridendo della cosa e chiedendoci «perché?» cosa impedisce alle coppie di essere come noi? Cioè di conservare quella leggerezza che è dell’amicizia? Che la differenza sia l’amore? Ma l’amore non dovrebbe migliorare il rapporto? Che la differenza sia il sesso? Ma anche lì…il sesso non dovrebbe essere un di più?

Allora cos’è? Mi chiede Marco. È che se tu non vuoi venire a teatro a vedere Aspettando Godot a me non importa proprio niente. Ci vado sola e non penso a tutte le volte che mi toccherà andarci sola. E se una sera non hai voglia di parlare, chissene, chiamo un’amica, e non penso che non mi ami più, o che non mi hai mai amato o che stai smettendo di amarmi. Marco ride. E infatti. Forse la differenza è non pretendere che chi vuoi che condivida la tua vita ne condivida anche le tue scelte, i tuoi gusti, la tua testa, te. Che lui o lei non sia un altro te.

Dio mio. Cosa mi hai fatto fare, Luca. Cosa ne so io di queste cose qui? Cosa? E tu? Cosa credi? Parla tu un po’, dai…

Ti dirò, Rossella, dell’odio si usa dire che è sordo. Ecco, similitudine per similitudine, per me l’amore è muto. Cioè, credo che la parte parlante e conversevole del rapporto di coppia sia sorretta dall’affetto, dall’amicizia, da quell’intimità che si stabilisce fra due coinquilini (bella, te la rubo!) negli anni, e anche da una rivalità strisciante fra i due. La parte amorosa non parla, ma agisce in silenzio, e…

…e poi ci sono ricascato! Devo ripetermelo a mo’ di mantra: le domande devo farle io! Allora, dov’eravamo rimasti… ah già, Pensavopeggio. In principio fu il blog, poi un bel giorno… racconta, dài.

Vediamo, nel mio caso è successo che ho contattato Giulio Mozzi chiedendogli il permesso di linkare il suo sito Vibrissebollettino sul mio blog. Ora, Giulio Mozzi pensa che sia stata una scusa, un modo per agganciarlo. In realtà io non sono una blogger o una navigatrice esperta, e non so più chi dei miei amici avvezzi a internette mi aveva spiegato che l’etica di rete impone di chiedere il permesso del titolare del sito che vuoi linkare. Ora non che io prenda per oro colato tutto quello che mi raccontano quei debosciati, ma mi sono detta, tentar non nuoce. E in effetti…

Poi tutto è andato così. Il tempo è passato. Con Mozzi si è fatta qualche chiacchiera, e un giorno. Domenica mattina ore 10, lui mi chiama e mi fa, sei seduta? E io, no, sono sdraiata. (Ero a letto). Mi fa, meglio, c’è una cosa, ho fatto leggere il tuo blog in Sironi… e bla e bla e bla, qui ridono… vorrebbero pubblicare un librino…

Io: eh?
Mozzi: un librino.
Io: siete sicuri?
Mozzi: sì.
Io: sicuri sicuri?
Mozzi: sì…
Io: ma avete letto bene?

Quest’ultimo dialoghetto mi fa venire in mente una cosa. Il tuo stile suscita forti istinti di imitazione. C’è cascato Filippo La Porta nella sua recensione su Left e, si parva licet ecc., pure io. Come giudichi i numerosi tentativi di imitazione?

Questa è facile. Mi lusingano.

E mi fanno ridere. Mi è capitato coi più paludati professori universitari, che mi trovo a frequentare per lavoro… Quando sapevano di Pensavopeggio, dopo averlo soppesato, guardato, sfogliato, mi fissavano, e invece di mandarmi a quel paese, mi dicevano, senti, senti questa…

Credo che sia il tema a ispirare. Chi, chi non ha avuto uno scambio bizzarro con il compagno di turno? Qualcosa da raccontare a un goliardico tavolo di amici, da scrivere su un pezzo di carta, o postare su un blog?

Tieni un blog ancora attivo e frequentato, collabori al blog multiautore Cabaretbisanzio, sei redattrice di vibrisselibri, stagista in casa editrice, hai pubblicato un libro con Sironi e un racconto nella raccolta Posa ‘sto libro e baciami dell’editrice Zandegù. Fin qui ci siamo. E da qui in avanti?

Devo comprare un frigorifero, fare una dieta, rimediare una vacanza, capire come fanno quelli che scrivono davvero. Mi piacerebbe essere più costante, più paziente, più ispirata. Vorrei leggere di più, essere più coraggiosa, più acuta. Vorrei chinare la testa davanti ai grandi progetti, e anche riuscire a prendere un ascensore, guidare la macchina, fare un ciambellone né troppo duro né troppo molle. Vorrei riuscire a fermare certe immagini fulminee che la mia mente non riesce a trattenere, mettere ordine, avere pazienza, vantarmi. Vorrei pacificarmi con l’idea del futuro che deve arrivare e del passato che non torna, tutta ansia e malinconia. Vorrei essere gentile, e integerrima e geniale. Che devi fa’, Luca? Vorrei essere meglio di così. Non solo fisicamente intendo. Capisci?

13 pensieri su “Intervista a Rossella Messina

  1. anna lamberti bocconi

    Uhuh, ma quanto sono brutte le coppie? La trovo una combinazione infelice persino quando vanno bene. La coppia seda e siede. E’ finita lì, è una felice (quando va bene) o perversa (quando va male) forma di egoismo… Chi ha la fortuna di azzeccarla giusta da giovane, così poi “costruisce” qualcosa, buon per loro, se no tutti come don Fabri, e via andare! 🙂

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  2. Fabio Brotto

    La comunicazione… certo che credo sia possibile…. sì, non è la cosa che ci si dice sempre all’inizio? «promettimi che ci diremo tutto», «promettimi che parleremo»… Si comincia bene, e poi si finisce scuotendo la testa e rinfacciandosi le reciproche paranoie… Il problema non è dirsi tutto, il problema è ascoltare. Davvero ascoltare. Non solo nella coppia, sempre.

    Nella coppia in più c’è la pretesa di sapere come l’altro dovrebbe vivere. Spesso capitava a me e il mio coinquilino, Marco, con cui abbiamo amici in comune, di andare a cena con …altre coppie. Ne risultava spesso, se non sempre ma spesso, che io e lui fossimo la coppia più felice. Niente frecciate, nessuna acredine, solo leggerezza.

    Tornavamo a casa ridendo della cosa e chiedendoci «perché?» cosa impedisce alle coppie di essere come noi? Cioè di conservare quella leggerezza che è dell’amicizia? Che la differenza sia l’amore? Ma l’amore non dovrebbe migliorare il rapporto? Che la differenza sia il sesso? Ma anche lì…il sesso non dovrebbe essere un di più?

    Però, c’è… c’è … profondità… in tutto questo… C’è sempre qualcosa da scoprire sull’amore. Altro che Alberoni & Soci…

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  3. Gaja

    Grandissima Rox (in redazione ci sei già :-D, quantomeno in UNA redazione!) Ebbene sì, l’intervista era proprio per te! ^________* Complimenti a Rox e a Luca!

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  4. Angela D.N.

    la coppia non comunica più quando l’amore è finito e se non ha mai comunicato non c’è mai stato..ci sarebbe da chiedersi quante donne sanno scherzare divertite con il proprio ‘amore’ mentre lui viene colto a guardare il culo di un’altra donna con spontaneo interesse e chiederei anche agli uomini, se si sa scherzare su questo credo che il più sia fatto 🙂
    molto simpatica rossella, brava.

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  5. hag reijk

    Non so che farci. A me viene sempre in mente “Knots” di R.D. Laing. Lo so, lo so altra roba. Lui era psichiatra e lottava per un’approccio diverso al malessere mentale, al disagio (e non era un antipsichiatra, come per comodità lo si era incassettato!!!). Erano non dialoghi, i suoi, bensì paradigmi su cui molto si rifletteva (ach! quanta “serietà” nelle letture di allora ;-)) -spesso poi alla fine si accendeva la classica lampadina, ci si dava la classica pacca sulla classica fronte, e ci si poteva osservare alla luce: belli impigliati nelle reti tese… Ci si impiglia sempre quando ci si addentra nelle radici… I dialoghi di Rox vanno in fondo nella stessa direzione, sono un’altra faccia di quello specchio: ma più leggeri, disinvolti, ironici: comunicano le stesse cose, le stesse difficoltà, ma in più c’è un regalo, quello del sorriso -un sorriso serio ma pur sempre un sorriso: non una risata perchè questa sarebbe troppo rumorosa ed offuscherebbe certa grazia nel rendere le follie del mondo di quel Lui e di quella Lei costretti, eterni Sisifo -nel senso di Camus- a rotolare il loro masso su per il pendìo…
    Insomma, grazie Rox.

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  6. Bartolomeo Di Monaco

    Dissento garbatamente da Luca – ormai avviato nel ruolo di intervistatore ufficiale delle celebrità -: gli occhi di Rossella – che ho avuto il piacere di conoscere – sono ridenti, ome tutta la sua persona. In perfetta sintonia. In più, Rossella è una simpatica e bella ragazza. Lo pontifico e certifico dalla mia cattedra di nonno sessantacinquenne:-)

    Luca, mi sono perso un po’ tra corsivo e normale, sei sicuro della impaginazione?

    Bart

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  7. Luca Tassinari

    Sì Bart, ho controllato: in corsivo lui, in tondo lei. Solo che mi ha fregato in più punti, mettendosi lei a fare domande invece di rispondere alle mie: tremenda, guarda.

    A tutti volevo dire che dai commenti emerge bene la caratteristica della scrittura di Rossella: leggera e ironica, ma capace di agire in profondità. Per me ha il dono raro dello straniamento, quello che ti consente di osservare la vita da fuori, da una certa distanza, anche quando ci sei immerso fino al collo.

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