Religione del buco – di Valter Binaghi

volo

Il tossico che si è venduto tutto per la roba (prima i dischi d’epoca, i libri, i vestiti, l’orologio, la catenina della prima comunione, perfino i mobili, e poi i gioielli della madre che l’ha buttato fuori, adesso dorme in una casa occupata su un materasso bisunto, dall’altra parte della parete una coppia di disperati come lui, loro almeno stanno insieme ma non scopano mai, li sentirebbe) il tossico è la sceneggiatura parodiata da un demone della parabola del Vangelo – ricordate? quella del mercante che trovata la perla preziosa vende tutto ciò che ha per averla – l’eroina è il paradiso zippato in 2 cc della società dei consumi e il tossico col suo appetito insaziabile è il cattivo infinito di Hegel, lo sberleffo alla ragioneria dei piaceri di Epicuro e la dimostrazione lampante dell’esistenza di Dio.

La sua giornata è interamente ipotecata dall’inflessibile teologia del veleno: fin dal primo istante del risveglio, anzi prima ancora, dal piombo delle membra indolenzite, dalle termiti invisibili che rosicchiano gli alluci, l’ultimo lembo di sogno si è già fatto preghiera: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Per questo, mentre voi scribi e farisei affidate a polizze assicurative e fondi d’investimento il vostro futuro, egli vi precederà scalzo nel Regno dei Cieli.
Non stamattina, però.
Stamattina Arvo dorme satollo, e il sole che invade la finestra – non ci sono vetri nè serramenti, solo orbite vuote nel teschio della casa in costruzione, rimasta così per fallimento della ditta appaltatrice e subito occupata dal piccolo esercito di pantecane bipedi della metropoli: tossici, barboni e clandestini – il sole non basta a togliergli dal volto quel sorriso d’innocenza a tempo: un paio d’ore ancora, prima di risentire la fame nelle vene, e nel materasso c’è già di che saziarla, per oggi, domani e dopo.
Ieri sera ha incontrato Giorgino, al parco: il mese scorso lui l’ha tolto dai guai nascondendolo a un paio di marocchini incarogniti che l’avrebbero volentieri sbudellato – non si vende raschiatura di muro per roba a gente dal coltello facile – e Giorgino ha voluto sdebitarsi. Gli gira bene adesso: dieci grammi. Dieci grammi di brown sugar della migliore: nel calendario liturgico di un tossico è un Giubileo.
Di là lo sanno, non si capisce come ma certe notizie è difficile tenerle nascoste: Mirko e Lorena è da un bel cinque minuti che parlottano, non tanto se fare o non fare (Lorena fa marchette tutti i giorni al parco, è di quello che vivono) ma quanto chiedere, perchè Arvo non si irrigidisca e li mandi al diavolo.
Alla fine compare, sulla soglia della stanza. Non sembra una Barbie, coi capelli unti e le gambe nude non più depilate da un pezzo, ma la camicia aperta è l’unica cosa che indossa e i seni sono colmi, non ancora avvizziti. Arvo apre gli occhi.
Già lo sa. La lascia avvicinare.
– Un grammo? – fa lei.
Lui scosta la coperta. Lei si china.
Si vede che è in forze: le basta sfiorarlo con la lingua per farlo alzare.
Il cazzo è lungo e sottile, e non sa nemmeno di piscio come certi altri.
Si mette a cavalcioni, si muove, non troppo veloce. Lui si lascia sfuggire un sospiro.
L’altro, di là, prepara gli attrezzi per la Messa: siringhe, cucchiaino, un mezzo limone avanzato e la bottiglia d’acqua Ferrarelle.

32 pensieri su “Religione del buco – di Valter Binaghi

  1. vbinaghi

    Domani compio 50 anni. Anche per rispondere alla richiesta di un’amica, ho deciso di fare i conti con un pezzo del mio passato su cui finora non ho avuto cuore di scrivere. Così ho iniziato un breve romanzo, questo è l’incipit. Ho riletto la pagina e ho deciso di postarla qui. La domanda è: avreste lo stomaco per continuare a leggere?

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  2. Marco Saya

    “avreste lo stomaco per continuare a leggere?”

    Valter, la gente non vive sotto le campane di vetro, forse qualcuno ama nascondere la testa come gli struzzi per non vedere! Bell’incipit! 😉

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  3. beccalossi

    anche il mio è un augurio di cuore, ma con un poco di avvertimento: usa meno lo stomaco, babo, e fallo usare meno agli altri.

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  4. remo

    sai, a me piacciono i post di due, tre righe. quelli di quattro li oscuro e passo ad altro. però succede, con alcuni post, che inizi a leggerli e vorresti proseguire.
    ho avuto a che fare, perché li ho frequentati per un paio d’anni, con dei tossici, ma giovani giovani, tamarri di periferia.
    due anni, quasi tutte le sere.
    poi, come succede per certe cose che fanno male, ho voluto scriverne solo un po’.
    dieci pagine, non vere, ma elaborate dal vero.
    vere quindi.
    un editore, a cui mandai quel racconto, mi rispose: il solito racconto con violenze di periferia.
    ne sapeva una beata fava, quell’editore (che poi mi ha pubblicato altro) di tossici e di violenze e di ragazzi dimenticati da dio.
    tu scrivi binaghi, scrivi.

    (quel racconto, comunque, è vivo: in rete. in spazio autori di stampa alternativa. ci tengo a dirlo e, credetemi, non per me. per la memoria di uno di quei ragazzi che ora non c’è più. e che io – dovrei vergogarmene e me ne vergogno – non sono riuscito ad aiutare. chiedo scusa).

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  5. Fabio Brotto

    Quando leggo pagine come queste, in cui prima di tutto mi colpisce il “furor” del narratore, mi pongo alcune domande, che possono concentrarsi su espressioni del tipo
    “Il cazzo è lungo e sottile, e non sa nemmeno di piscio come certi altri”.
    Qual è, qui, il punto di vista? Non mi pare indifferente la questione del punto in cui si colloca il narratore. Che poi è legato agli effetti che egli intende causare nel lettore. Come si sa, il “discorso indiretto libero”, e tutto ciò che in qualche misura vi è legato, non è così neutro come pensavano i naturalisti dell’Ottocento…

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  6. rael

    io sì, andrei avanti a leggere, ma è quasi sullla linea dell’inverosimile e dello stereotipo.
    ho la sensazione che binaghi parli della vita del tossico per sentito dire o visto in tv o letto da altri e, allo stesso tempo, che invece ne sappia molto di più e si trattenga per pudore.

    chiedo scusa sin d’ora se il mio commento può apparire insultante, signor Binaghi: le assicuro che non è così, ho solo riferito con sincerità le mie sensazioni.

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  7. vbinaghi

    Grazie a tutti per gli incoraggiamenti.

    @Remo
    Il racconto l’ho scaricato e l’ho letto. Non è affatto trucido, perchè c’è la pietas del narratore e il dolore del suicida che redimono lo squallore. Non è sociologismo d’accatto, che domina in questo genere di cose. Io lo riprenderei e scaverei nei personaggi.

    @Fabio
    Il punto di vista è di lei, mi pare ovvio.
    Ma potrebbe essere anche del narratore.
    O dell’oggetto, che illustra le proprie virtù.
    Il punto di vista del cazzo.

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  8. vbinaghi

    @Rael
    Con altrettanta sincerità: non parlo per sentito dire, ma quella scena è ambientata venticinque anni fa.
    E’ cambiato il costumista.

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  9. Carla

    Valter,
    più mi addentro nella tua scrittura e più qualcosa si ‘muove dentro’…
    non posso dire nulla ora, solo che
    deve ancora uscire il grido che sai.
    osa sempre, di più…

    Ti abbraccio
    carla

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  10. cf05103025

    Premetto che ci sono romanzi importanti che hanno degli inizi noiosi e divaganti, poi danno molto di più di quanto l’incipit prometteva.

    Questo pezzo non divaga per nulla, tuttavia non mi piace affatto e, forse, dico forse, non leggerei più avante.

    MarioB.

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  11. fabry2007

    giusto in tempo per farti gli auguri: per il compleanno. ma, giacché ci sono, anche per il romanzo. di tossici ne vedo tanti, ma lo stomaco mi si rovina per altri motivi.

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  12. Annalisa

    Lo stomaco per andare avanti, sì.
    Magari però non andrei ugualmente, avanti.
    Sono d’accordo con MarioB, qui sopra.
    Soprattutto per la prima dozzina di righe, faticosa da seguire per la parentesi, gli incisi e i paragoni che sembrano -sembrano- molto ‘voluti’ e vanno letti e riletti, e, si sa, le lettrici come me son pigre, d’estate… Altre frasi poco chiare, a una prima lettura, per la scarsa punteggiatura che è probabilmente funzionale al racconto ma (sempre, ovviamente, a me che sono ignorante in materia) fuorviante. Esempio: “– non si vende raschiatura di muro per roba a gente dal coltello facile –” al primo passaggio l’avevo letta così “– non si vende raschiatura di muro // per roba a gente dal coltello facile –” e non capivo che cosa fosse la “roba a gente”.
    Poi, visto che ho già fatto la figura della pignola rompiballe, aggiungiamo un’imprecisione: il mercante del vangelo non vende niente per avere la perla. Il mercante riceve un carico di mercanzia, si accorge che c’è dentro una perla, vende tutto il resto ma decide di tenersi la perla. E per questo viene definito “accorto”.

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  13. Annalisa

    p.s.: sono andata a ricontrollare. C’è anche questa versione: “In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Il Regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il Regno del cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.” versione di Matteo
    Perciò, mi scuso, ma la citazione è giusta. Io pensavo al Tommaso (apocrifo)

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  14. Gian Ruggero Manzoni

    Mah, Valter, non so se storie del genere possano ancora catturare… scrive Fabrizio: “di tossici ne vedo tanti, ma lo stomaco mi si rovina per altri motivi”… lo stesso è per me. In definitiva ne ho visti a tal punto tanti in vita mia (io i 50 li ho compiuti in marzo) che dei tossici non me ne frega più mezza… anzi… i tossici rientrano fra quelle categorie a cui farei la cura… la mia cura… ovviamente differenziando fra tossico e tossico – perché fra i tossici c’è anche quello in cravatta che dirige la Fiat mentre ha 40.000 operai in mobilità, cioè 40.000 famiglie a rischio miseria (ma questo è un altro discorso). Un paio di settimane fa, sempre in tuo post dedicato a Tondelli, si è parlato anche di questo… di letteratura ‘votata’ a tali argomenti. Reputo che sia letteratura andata, che non ha più nulla da dire, se non quale ‘memoria’, e non a caso affermi che il tuo si tratta di un fatto avvenuto 25 anni fa. Stupendo il tuo scrivere, che ho iniziato ad apprezzare già da tempo, ma è il soggetto che mi lascia quel tanto perplesso. Infine, a mio avviso, necessitano altri ‘tasti’ e altre ‘storie’… ma questo è parer mio (di uno che poi ama e scrive romanzi storici – però sempre attento ai periodi e alle trame – finirò presto, cmq anch’io, di tuffarmi nel passato, non appena uscirà il mio prossimo romanzo, poi, e infine, liberatomi da quegli spettri, mi dedicherò al contemporaneo… e a 50anni penso, appunto, che sia giunto il momento). Ecco… nulla da eccepire sul come scrivi e descrivi, molto su ciò che richiami. Tutto, Valter, è a tal punto ormai tossico che non c’è più bisogno di raccontare di Messe suon di Spade da insulina. Forse bisognerrebe raccontare di altre Spade, ben più affilate e già ‘frugratrici’ tra le nostre costole… cioè tra le costole di noi tutti occidentali. Ti abbraccio e ti dico bravo, ma picchia più duro… picchia più sui molari di tutti, che ce n’è bisogno e gli strumenti li hai.

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  15. massimo

    risposta alla domanda sullo “stomaco”: sì, perché sarà uno scritto NECESSARIO. perché IN EXITU di Testori è un grandissimo monologo dall’esterno: ma Testori vedeva e non sapeva nella carne; ma questo di Valter è l’INTERNO, di chi sa e vede.
    grazie

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  16. vbinaghi

    @Gian Ruggero
    Sulla mitologia del buco la penso come te, e infatti in questi 25 anni ho lasciato che ne scrivessero altri. In realtà questo incipit sfiora questo genere di “devozione” e poi va avanti con culti diversi (“Religione del nuovo”, “Religione del pixel”).
    Il titolo del romanzo potrebbe essere “Devoti a Babele”.

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  17. Giovanni Nuscis

    Ancora in tempo, Valter, per i miei auguri (il “traguardo”, ahimé, il prossimo anno…)

    Questa pagina che proponi è di sicura efficacia, e conferma talento e competenze, già notate in altri post.

    Quanto dici sopra – “in questi 25 anni ho lasciato che ne scrivessero altri” – è da approvare appieno: Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo…

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  18. Gian Ruggero Manzoni

    Quanti refusi nel mio com. sopra.

    Valter, scrivi: “Religione del nuovo,Religione del pixel”… direi già molto meglio… soprattutto quella del Nuovo. Mi piacerebbe sapere come l’affronterai.

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  19. vbinaghi

    @Gian Ruggero
    Sette new age che promettono la rigenerazione integrale e talk show del tipo eroi per un giorno. Il tossico era solo un precursore: la cavia per generare il dipendente del terzo millennio. E’ Taricone il Cristo elettrico. Ti basta?

    @Morgillo
    A 50 anni sarai contemporaneo del tuo passato e dei tuoi errori.
    “Piaga per allentar d’arco non sana”
    Ricchi premi e cotillon per chi indovina il poeta.

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  20. elena f

    Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
    che ‘n mille dolci nodi gli avolgea,
    e ‘l vago lume oltra misura ardea
    di quei begli occhi ch’or ne son sì scarsi;

    e ‘l viso di pietosi color farsi,
    non so se vero o falso, mi parea:
    i’ che l’esca amorosa al petto avea,
    qual meraviglia se di subito arsi?

    Non era l’andar suo cosa mortale
    ma d’angelica forma, e le parole
    sonavan altro che pur voce umana;

    uno spirto celeste, un vivo sole
    fu quel ch’i’ vidi, e se non fosse or tale,
    piaga per allentar d’arco non sana.
    (Francesco Petrarca, Canzoniere, XC)

    buona domenica (rinuncio al pemio, in nome dell’arte petrarchesca che da sola basta) 🙂

    elena f.

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  21. Gian Paolo Serino

    “L’eroina è il paradiso zippato in 2 cc della società dei consumi”, la religione del mio tempo versione debord(ata).
    Implica, fin dal titolo.
    Il che non è poco.

    Gian Paolo

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