CANTO DI MORTE DI UN CONTADINELLO DEI BALCANI

Il giogo proveniente dalla sera
che tiene uniti i buoi pellegrinanti
su e giù dal campo bruno, alla maniera
di una chiavarda, di un lucchetto enorme
sopra l’osso del collo: si vedeva
che proiettava delle oscure forme
di serratura sopra l’erba, a fianco
del coltivato, con il legno a schermo
dei raggi lunghi di quel sole stanco
filtrato in mezzo al ferro e alle colonne
vertebrali, coperte in carne e pelo
e corna e vita di quegli animali.
Poveri buoi, tiravano le cinghie
dell’aratro pesante, sulla testa
gli scendeva la sera. Mi moriva
tutto anche a me che li vedevo appena,
mi cadeva del sangue dalle unghie,
avevo quindici anni sulle mine,
le bestie mi sembravano sorelle.

4 pensieri su “CANTO DI MORTE DI UN CONTADINELLO DEI BALCANI

  1. franzk

    Brava Anna, a volte anche a noi ci “scende la sera”, quando la giornata è stata pesante particolarmente. E le bestie ci “sembrano sorelle”. Vero.

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