
Chi era Campana te lo dissi proprio io durante uno dei molteplici miei trip
sulla poesia italiana del nostro Novecento: la notte – un divenire, e frasi e suoni e sogni
e Boboli, il giardino, l’invetriata e la Chimera e tu che ascolti e poi sicuramente pensi
che scrivere significhi davvero sofferenza d’una mente che non si rassegna al buio.
Un pazzo, certamente: una ricetrasmittente con l’onde del cervello forza nove
e sinapsi come cavi di rete collegati per navigare ovunque, diretti al nuovo mondo.
Controlli quest’asta che nessuno assiste con palette: chi offre di più, di sé darà con più fatica.
Hai comprato, per ora, un numero infinito di fumetti Micky Mouse degli anni 30,
ma continuo ad insistere imperterrito che un verso richiede molta più fatica
di mille pennarelli made in china che passano notturni e senza schizzi
intorno alla nuvola pensante, le mille bolle blu d’una vignetta.
Ma ecco che poco dopo t’incupisci e non sai se poi ti piaccia veramente
se capisci esattamente il suo significato: è questo dirsi al buio a spaventarti
queste puttane di bordello pre-Merlin che si trasformano
da luride baldracche un po’ pelose in ancelle di farfalle complanari
questi mari nauseanti da navigare veloce per tornare, ma non qui
non esattamente al posto di partenza, di qualche fotogramma miglioràti
laddove al rallentatore memoriale molto meglio ogni sogno si ravvisa.
Ti dissi crudelmente che il feticcio oggetto non m’interessava più
che il pensiero, possederlo, era l’ impossibile – e comunque l’edizione di Marradi
ce l’aveva Montale che la perse proprio qui a Firenze durante l’alluvione.
Un coglione, certamente. Ridi, pensando a tale spreco, e tu che risparmioso e maniacale
concepisci il materiale come base d’appoggio e di finanza
riempi la stanza di pensieri tondi fatti quasi sghignazzando, da non dire.
Ti lascio fare finchè poi non decidi che tentare in fin dei conti costa niente
e dalla ricerca globale mondiale di server con la connessione ai venditori
il morto orale rispunta come intatto, autografato e fotografato
un corpo d’obitorio dal lago rinvenuto con novant’anni di ritardo
conservato tuttavia da mani molto esperte, faraone da Marradi
stretto fra le bende d’una angusta psichiatria. E tu rilanci.
Quali ganci trattengono alla terra la fibra ottica del mouse
che tu guidi schiacciando uno dopo l’altro tutti i tasti
che pesti invio durante il conto alla rovescia, che io
non so capirne il peso e dargli senso: penso al compulsivo
correggere di bozze da Ravagli, alla tastiera che perpendicolare tieni
rispetto a quello schermo al plasma che tu sei lì ed offri ancora
con un’ansia di possesso di chi più spende più guadagna.
La montagna. Le immagini del viaggio superato. Hai sparato
un prezzo ragionevole, in fin dei conti non l’hai pagato tanto.
Questo è quanto: mi dici che sarà la mia pensione di quando
squattrinato, avrò il catetere invocando la Bacchelli
e i versi più belli saranno quelli che non t’ho scritto mai
E lo sai, è un compleanno, o qualche altro anniversario.
Così me lo donasti in una scatola marrone coi limoni disegnati
(in barba a Montale, dicesti, lui li ha persi, ma tu vedi di conservarli bene)
avevi il viso di Lopachin del Giardino dei Ciliegi
il sorriso di Prometeo che regala il fuoco al mondo.
Allora non è vero che questa poesia non la capisci
chè la grazia del dono di dare di gran lunga supera il mio dire
e se adesso non trovo un regalo più decente d’un’opera d’inchiostro
stampato laser sopra un foglio d’una risma presa al supermercato
è perchè il maledetto pazzo fosti tu, chè proprio non capisci il gran perchè
ogni tanto vado a capo e cambio il rigo, tu, che le parole migliori
le scrivi accuratamente, di seguito, l’un l’altra, e scendi solamente quando
il margine destro non concede ulteriore spazio all’arabesco.
Pubblico questo testo il giorno del mio 28esimo compleanno (così potete farmi anche gli auguri) per ragioni meramente sentimentali. L’edizione a cui si fa riferimento è quella di Marradi del 1914, trovata dal mio fidanzato spippolando sul sito www.ebay.com tre anni fa e poi regalatami quale auspicio e/o fondo pensione.

Buon Compleanno Marco!Ma quanto vale sul mercato questa prima edizione? Anche io, come te, quando posso nei limiti economici, adoro cercare prime edizioni di poesia nei mercatini o nelle cantine… 😉
Un caro saluto e W Campana!
Un testo superbo, bellissimo.
Complimenti e auguri.
fm
Un testo bello, pulito, ordinato nel caos circostante, un testo che fa male, e quando accade è Poesia.
Auguri, sentiti, per l’oggi e per quei giorni a venire.
…in barba a Montale, dicesti, lui li ha persi, ma tu vedi di conservarli bene…
Un testo bello, pulito, ordinato… La mistica della massaia di una volta. Non ci sono più le mezze stagioni.
Complimenti, Marco, per l'”opera d’inchiostro”, e tanti auguri!
“Allora non è vero che questa poesia non la capisci
chè la grazia del dono di dare di gran lunga supera il mio dire”
Grazie, Marco, complimenti e auguri:-)
Giovanni
Ciao Marco, auguri.
Mi piace molto il post.
Campana lo lessi già dal Liceo, uno dei pochi poeti che non sono riusciti a farmi detestare i miei prof. Poi, negli anni Settanta Guanda pubblicò una memoria scritta da uno degli psichiatri che lo ebbe in cura, forse Pariani si chiamava, non ricordo.
E poi “La notte della cometa” di Vassalli.
Un libro che non si può leggere senza avere le lacrime agli occhi.
Campana, il suo calvario, e le traversie di questa edizione finita su E-Bay. Si somigliano, un po’.
commento à la tashtego: a me morgillo me piasce perchè è tanto carino e politicamente coretto.
ciao marco, bel testo, pieno di toscanità vera, quella che piace a me, ecco. un caro augurio per il tuo compleanno.
Caro Marco, auguri di cuore per il tuo compleanno – anzi ti fo un augurio preciso, di ricordarti che le persone valgono sempre più di ogni verso, pure di quelli scritti con il sangue. Forse è anche per questo che oltre la sua poesia, Campana ci commuove così tanto.
Un abbraccio a te.
Bella la poesia!
Scusate il ritardo, pensavo di non poter rispondere ai commenti invece (casi della vita) ce l’ho fatta.
Dunque:
@Ariano: grazie degli auguri. Il valore commerciale c’è ma non è quello il punto, esattamente. Ho visto una copia senza autografo su http://www.maremagnum.com
@Marotta: superbo, suvvia…;-) Grazie!
@Paola Castagna: eh si, fa male, ogni tanto.
@Morgillo: sarebbe veramente un onore potermi definire massaia mistica. Qui non saprei, non voleva essere il caso, un certo misticismo massaiesco forse c’è nei testi di Palinsesti
@Giorgio grazie
@Giovanni, grazie
@BINAGHISSIMO: grazie, grazie grazie, ecco, bello, queste tue parole mi toccano perchè hai centrato proprio uno dei punti che tenevo fossero messi in risalto. Era Pariani, si, uno degli psichiatri di Castel Pulci. E la cometa di Vassalli. Si. Proprio quella. Ci sta che abbiamo vissuto in tempi diversi un rapporto forse simile con questo testo. E il sapertene affezionato in qualche modo è un ottimo punto di contatto
@Antonella grazie!
@Kraus: grazie Franz, beh, forse la toscanità se c’è è involontaria, ma in fondo anche Campana forse era un toscano involontario, grazie per gli auguri (a te come a tutti) mi sa che oggi ne ho un pochino bisogno
@Francesca: un grazie preciso
Io, che non sono mai riuscito ad essere un lettore competente di poesia (ognuno ha i suoi limiti), ho sempre adorato Campana, che ho sempre avvicinato – per intensità, velocità e coraggio – a Rimbaud.
Io, che non sono un bibliofilo, anzi i libri per me sono strumenti, oggetti, e ci scrivo pure sopra gli appunti (orrore!), mi emozionerei oltre misura a tenere in mano questa edizione che ti ha regalato il tuo fidanzato per il tuo compleanno – perché sei tu che parli vero? o mi sono perso un passaggio? – e per il quale ti faccio molti auguri.
io a metà mi sono perso (ma poi sono arrivato fino a fine). di simonelli sto leggendo da un po’ testi e commenti qua e là, mi sembra sempre più chiaramente di capire che ha la tendenza
a scrivere come il primo della classe a scuola, il simpatico-intelligente, a battere sul tasto del politically-correct brillante, al “pop culturel“, in somma a una serie di “posture” piuttosto ben delimitate, o mascherine. o forse: l’educata sega. la sega immaculata. lamento, dal canto mio, la poca libertà, ma è mal comune (e non, certo, la libertà dal verso o dalla forma).
solo impressioni,
lorenzo
Carlucci, va bene che farsi i pompini a vicenda (scusa Fabio, m’è scappata) non è bello, sì. Però lei non ha mai da fare un’apprezzamento? Ho un dubbio: se putacaso le piace qualcosa, un verso, un vocabolo, la foto a corredo, l’opera omnia dell’autore, lei ovviamente non commenta. Vero?
Ma perché? Perchè solo la critica negativa? O il mondo, questo brutto mondo inquinato, lei lo vede solo inquinato, solo brutto? Perchè, dico io, limitarsi a questo posticino pieno di cattolicucci che si tengono per mano? Perchè non va nel vero blog dei duri, Nazione Indiana? Dove quelli come lei la sanno più lunga di tutti? Là stanno facendo a pezzi la memoria di un ragazzo, Carlo Giuliani. Poi ci sono dei miei raccontini romani che secondo me le dovrebbero alquanto dispiacere.
Con una certa empatia,
Franz
Rispondo:
@Baldrus: Campana diceva di scrivere “novelle ad alta velocità” e in questa sua definizione forse c’è racchiuso il motivo per cui riesce ad emozionare lettori disparati, prosatori, poeti, ma anche lettori non specializzati che rimangono incantati/appassionati da quella sorta di flusso ininterrotto. Sì, me li ha regalati lui.
@Carlucci: mi sarebbe piaciuto essere il primo della classe, ahimè, uno poi deve confrontarsi con i propri limiti. Almeno, a me è accaduto. Non so se ravvisare nella sua espressione “sega immaculata” un riferimento alla mia omosessualità (calembour interessante, comunque) o un errore di battitura, forse non ha molta importanza, ma non ho nessuna difficoltà ad applicare alla mia scrittura l’etichetta di masturbazione: in un certo senso è ANCHE questo. Ha ragione: la buona educazione limita la libertà. Ma lei non ha questi problemi, vero? Se proprio le sembro troppo “perbenino” e la cosa la disturba la accontento subito: vada in un certo borgo, prenda una corda, la fissi bene ad un gancio e/o lampadario, vi pratichi un nodo scorsoio, abbia la compiacenza di introdurvi il suo delizioso capino all’altezza del collo, sposti la sua massa corporea su una sedia e/o tavolo e/o altro supporto atto a sostenerla e poi provi a fare un saltino per vedere se su di lei è applicabile la forza di gravità.
@ cfr. Wolf, risolvo problemi.
caro franz, lei mi ha parlato due volte e già è in grado di affermare che non faccio mai complimenti a nessuno? che potere d’induzione possiede? evito per decenza di farle un elenco di commenti o interventi positivi elogiativi o addirittura entusiasti che ho lasciato qua e là, come ogni altro essere umano. su nazioneindiana ci son già stato, non si preoccupi (se qui ci sono cattolicucci che si tengono per mano, come dice lei, lì forse ci sono gauche-caviardistes (??) che si menano pel naso? mi offra lei una definizione migliore).
gentile simonelli, mi dispiaccio per i suoi non eccellenti risultati scolastici. di certo sta recuperando ora con il suo stile da primo della classe. la “sega immaculata” non era un riferimento alla sua omossessualità, di cui non mi interesso e che s’intona a meraviglia alla sua political correctness moderna, bensì a un testo che lei di certo conosce di Pier Paolo Pasolini, intitolato “la maculata concezione”. meno perbenino certo della sua sega su campana e del suo invito, a me rivolto, a impiccarmi.
auguri,
lorenzo
Complimenti Marco,
ricordare la poesia di Dino,
tellurica come la forza degli elementi, poesia di sangue, poesia vissuta, che nella sua follia rasenta il vero, si può toccare.
grazie e
auguri anche se in ritardo!
carla
Carissimo Lorenzo, gauche-caviardistes è ottimo. Non si attaglia a tutti, anche se io, se opportunamente invitato al consumo dei generi di conforto made in France, non disdegno pur non essendo di gauche manco pel cazzo (Brotto mi perdoni e Dio no).
Io no l’ho seguita in tutte le sue peregrinazioni webbiche, ovviamente, Carlucci, non mi prenda per i fondelli che è domenica e ho mia cugina col marito in visita e ho anche voglia di menarli di brutto. Su. Ho letto di lei solo critiche, a volte pesantissime. Sarà stato un caso? Non credo.
Eccomi:
@la quarta sorella Carlucci: lo sa che di Pasolini ho letto veramente pochissimo? Ahimè, quel poco che ho letto non m’ha scaldato più di tanto. Non credo d’aver ben capito cosa intende lei per politically correct ma dopo aver trovato una sua foto su google sarei ben felice me lo spiegasse sotto la doccia di casa mia.
@Carla: al di là dell’esperienza, e del fatto che Campana sia stato internato come folle, ho trovato ancor più folle che questo libro dopo chissà quali e quante peregrinazioni dal concepimento alla pubblicazione e via dicendo, mi sia spuntato un giorno su ebay… a me per esempio ha fatto tanta impressione
@FK: Franz, ricordiamoci che non è giusto dare la colpa alla famiglia. E che, all’interno di una famiglia, ovviamente, ogni membro matura e prende strade diverse, fa scelte anche opposte a quelle degli altri membri. Per esempio, guarda Milly: da pattinatrice a presentatrice. E Gabriella? Gabriella, quella che un tempo a Buona Domenica si lanciava da otto piani di morbidezza finì a fare il deputato di Forza Italia. E Anna? Oh, Anna Carlucci è dispersa. Sono scelte personali. Se poi all’altra sorella come tu dici è nata la vena del polemista distruttivista, beh… MIca è tutta colpa sua? Tu cosa faresti se le tue tre sorelle ballassero, cantassero, presentassero e tu ti sentissi escluso dalla pubblicità dei formaggini Prealpi? A me un po’ girerebbero….;-)
Strepitosa. Una cosa strepitosa ed un gesto d’amore superlativo.
Bello descrverla, anche, così, si vedono le mosse, si imparano gli ingranaggi quando il mondo pare perduto, al supermarket delle proposte facili.
gentile simonelli, che dice: “lo sa che di Pasolini ho letto veramente pochissimo? Ahimè, quel poco che ho letto non m’ha scaldato più di tanto.” intendo anche questo, per politically correct. va parecchio di moda dir così, la sufficienza per pasolini. è il contraltare della deficienza dei suoi groupies. è l’altra faccia dei compitini su campana. intendo, anche, l’amore sotto la doccia, il soft porn del quadernino sul quale lei computa i pensieri.
ciao,
lorenzo
@Molesini: forse si tratta di un tributo ad un tributo. Molta merce che ci passa sott’occhi e poi, all’improvviso, qualcosa che ha un valore altro, alto. Ma che cosa ha un valore? Un libro o un regalo? Forse ha valore cercare di entrare per amore in qualcosa che ci è estraneo, per il gusto di conoscere, dell’altro, anche quello.
@Lorenzo: più che di sufficienza per Pasolini parlerei di insufficienza del sottoscritto. Mi sono messo di impegno a leggerlo, con la precisa volontà di approfondire, di colmare una mia lacuna. Ma durante la lettura mi accorgevo che il mio pensiero faticava molto a seguire. A differenza di altri autori, per esempio Rosselli che riesco a seguire speditamente, la poesia di Pasolini mi affatica. La mia spiegazione a questo fenomeno è stata: “in questo determinato momento non sono pronto per affrontare questa lettura, meglio sarebbe riprovare più tardi”. Una cosa simile mi accadde con Proust. Ripreso poi in un tempo successivo la lettura si rivelò più scorrevole della prima esperienza e fui in grado di apprezzarlo con spirito inedito. Ma ancora non vedo cosa ci sia di politically correct ad avere delle difficoltà a leggere un autore. Riguardo alla doccia non fraintenda, la prego, non d’amore si trattava ma di mera congiunzione carnale (sesso, l’amore è altra cosa, ne converrà). Inoltre: voglia perdonarmi ma non vedo il nesso che lei sottende fra un testo che ingloba per esigenze narrative dettagli di pseudomitologia campaniana da comodino, il mio eventuale computare pensieri su un quadernino (?) il politically correct e il primo della classe. Mi appaiono elementi scollegati. Riuscirebbe a esprimere una critica sul testo con una logica un po’ più chiara e possibilmente evitando di tirare in ballo la mia persona? Se preferisce, mi mandi un email.
“Forse ha valore cercare di entrare per amore in qualcosa che ci è estraneo, per il gusto di conoscere, dell’altro, anche quello.”
Personalmente non ne avevo nessun bisogno, ma questo “biglietto da visita” è una riprova, che mi rimarrà a futura memoria, di quello che sei come uomo e come poeta. E sarà sempre una gran bella memoria, un ricordo indelebile.
fm
p.s.
Ciao Lorenzaccio, a presto. Un caro saluto.
Simonelli, hai un gran bel carattere, te lo invidio sinceramente.
Ma forse è più che psicologico. Bontà d’animo?
gentile simonelli, lei è intelligente e per questo non deve fare il furbacchione, perché sarebbe uno spreco della sua intelligenza. che il suo giudizio su pasolini derivasse da individuali “difficoltà a leggere un autore”, e non fosse parente della diffusa sufficienza per questo autore da parte di stuoli di mezze tacche letterarie, non si poteva evincere prima che rigirasse la frittata nell’ultimo messaggio. magari chiacchieriamo un’altra volta. comunque, non mi pare d’aver tirato in ballo “la persona” (fisica, intende?), solo giudicato in base a dati testuali.
ciao,
lorenzo
p.s. ciao francesco stammi bene!
Rieccomi
@Francescomarotta: ma grazie! Mi son svegliato con un braccio informicolato, le pesche sotto gli occhi, un dente spaccato (e non so come mai, spero non sia piorrea), son 4 giorni che sono febbricitante e particolarmente sul depresso andante, m’è saltata la festa di compleanno e queste tue parole sono un bel “massaggio dell’ego” (espressione che rubo a Fabio e Fiamma di Radio2, quelli che leggono la posta del cuore)
@Binaghi: Binaghi, suvvia, lei la mi’ fa arrossire… Non lo so, non credo si tratti proprio di bontà d’animo, forse un po’ di rincitrullimento o fessaggine che non mi riesce manco di dissimulare. Se proprio devo essere sincero, Binaghi, a me invece garberebbe avere un po’ della tua grinta lupesca. Se fosse possibile si dovrebbe fare come con le figurine, celo-celo/manca manca.
@Lorenzo: mi scuso per non aver mostrato fin da subito la reale natura della frittata (anche se a questo punto mi sembra più uno scrumbled egg che una frittata) ma ho qui i testimoni: la stessa persona che mi fece omaggio dei Canti Orfici mi regalò (dietro mio suggerimento) anche il Meridiano di Pasolini, quello in due volumi ed è tutt’ora qui che mi rimprovera di non averlo ancora letto tutto. Non so quanto m’è dato di campare ma spero di riuscire a leggerlo prima di schiattare. Ora, Carlucci, veniamo ad una questione che mi sta a cuore chiarire e sappia che è liberissimo di non ascoltare. Volendo proprio spaccare il capello in quattro, lei mi dice che ha solo “giudicato in base a dati testuali”. Ora: da quando in qua i testi si giudicano? Potrei capire se fosse un premio letterario, ma questo non è affatto il contesto, nè è un contest. Che io sappia (ma anche qui son scelte personali) i testi si criticano. E fra criticare e giudicare c’è grande differenza. Se lei si mette la parrucca bianca e prende il martelletto in mano e vuole fare il giudice, ebbene, lo faccia, ma non si lamenti se poi quelli che con disprezzo chiama i miei “groupie” (eh, come se me li portassi a letto prima di un concerto rock) fanno da giuria popolare e io mi metto a fare l’avvocato. Insomma, ecco, questo modus non potremmo lasciarlo a Santi Licheri? Critica, nel mio vedere, implica mettere in crisi il testo e una crisi non è affatto un giudizio ma una collaborazione mirata: lei avrebbe potuto fornirmi degli ottimi spunti su come migliorare questo testo e la mia scrittura in genere e sarei stato più che contento di annotare le sue critiche sul famoso mio quadernino dei pensierini che lei menzionò. Mettiamo: se lei mi avesse detto: “A mio parere il verso lungo penalizza la resa” oppure “Ci sono troppi dettagli sulla mitologia campaniana che rendono pesante la lettura” lei mi avrebbe fornito delle chiavi per migliorare il testo. Tutto questo lei non l’ha fatto (e non che fosse tenuto a farlo, ci mancherebbe). Lei ha detto che il Simonelli “tende a scrivere come il primo della classe”, mi tira in ballo la politically correctness, mi parla di mode e modi e poi mi dice che non “GIUDICAVA” me ma il testo. Ora, ok, arrivo anche a concepire che un testo possa essere politically correct (ma questo qui sopra in che punto lo sarebbe? E in che modo? E, secondo lei, per essere politically scorrect, come avrebbe dovuto essere? E per uscire dalle categorie manichee correct/uncorrect?) ma se lei mi dice che “è scritto come dal primo della classe” lei parla di chi il testo lo scrive, non del testo. Ergo parla della mia persona. E a me starebbe anche bene, visto che mi sono preso l’onere di renderlo pubblico. Ma almeno non lo mascheri da critica/giudizio letterario. Dica più semplicemente “‘sto Simonelli mi sta sullo scroto e andrebbe epurato”. Se avesse detto così, mi sarei preso io per primo la briga di suggerirle di non leggermi, onde evitarle una gastrite.
Adesso, se fosse così cortese da dimostrarmi che il termine “furbacchione” non appartiene alla categoria delle opinioni sulla persona ma fa parte del campo semantico della critica letteraria al pari di “ellissi”, “iperbole” o “versoliberismo”, mi toglierebbe un gran peso.
dunque, caro simonelli, le rispondo brevemente.
usavo il termine “giudicare” nel senso (filosofico, se vuole, e generalissimo) di “determinare il giudizio” (e, poi, esprimerlo). credo che questa “facoltà del giudizio” possa applicarsi tranquillamente a un testo senza bisogno di parrucche o rita dalla chiesa.
la sua definizione (post-strutturalista e post-heideggeriana-in-salmì – o buberiana?) di critica e di crisi “Critica, nel mio vedere, implica mettere in crisi il testo e una crisi non è affatto un giudizio ma una collaborazione mirata” non mi scalda, per usare una sua espressione.
parlando di “primo della classe” descrivevo il suo stile, non il suo comportamento o le sue abitudini extraletterarie. ergo, la sua deduzione è incorretta (a meno che “persona” non includa anche la “persona letteraria”, e in questo caso il suo problema non sussiste). parlando di “furbacchione” connotavo i suoi espedienti retorici, non le sue abitudini alimentari.
parlando di “groupie” parlavo dei groupie di pasolini, non dei suoi.
infine, mi sembra(va) inutile precisarle che non intendevo offrire qui un lavoro accademico di critica letteraria sul suo testo. sarei davvero felice di farlo, se avessi tempo e forza infiniti, che non ho.
lei non mi sta “sullo scroto”, mi sta anche piuttosto simpatico. ma qui, per l’appunto, non parliamo della sua persona, ma del suo testo e del suo discorso culturale.
la saluto con una citazione dal suo amato Dino (mi perdoni se è scorretta, non posso controllare):
“Letteratura Nazionale.
Vo’ alla latrina e vomito.”
saluti,
lorenzo
Caro Carlucci,
la ringrazio delle precisazioni prima di tutto e poi del tempo che ha dedicato alla scrittura delle sue considerazioni, impressioni, giudizi etc. (poteva non farlo ma l’ha fatto, da qui traggo alcune mie considerazioni).
Qualora nel suo navigare internettiano le capitasse di imbattersi in qualche testo in cui ravvisa esempi di “furbacchionismo” la pregherei di segnalarmeli, se ha tempo, così ch’io possa avere un esempio pratico per eventuali confronti. E chissà poi che il “furbacchionismo” non vada ad aggiungersi alla ridda di correnti postnovecentesche insieme alla poetica del fanciullone, al nevroromanticismo, al necroclassicismo e a tante altre etichette a cui io continuo a preferire gli adesivi di Hello Kitty che da brava scema appiccico sui miei oramai mitici quadernini di computistica del pensiero nonostante i 28 anni appena suonati.
Se ne avesse tempo e voglia, mi scriva pure, l’email la trova sul mio sito che è quassù linkato cliccando sul mio nome in rosso. Per ringraziarla della sua attenzione le manderò un pacchettino che non conterrà esplosivo o antrace bensì un librettino che potrà leggere per evacuare succhi gastrici invece delle fin troppo consuete due dita in gola.
E campanianamente, in riferimento alla Letteratura Nazionale, mi segnali pure la sua latrina che un po’ di noie gastriche pur io le avverto e, temendo di stramazzar privo di sensi sulla tazza, vomitare in sua compagnia molto m’alletterebbe.
mi pulisco la bocca con la manica e la bacio
Marco Simonelli
😉
alla prossima simone’…
lorenzo
bel testo – complimenti per la prima edizione – Campana (il suo già fragile equilibrio mentale) fu fottuto in vita dalla strafottenza di uno di quei boss del mondo letterario che risponde al nome di Papini –
C. non era uno che scendeva a patti col mondo: nell’attimo della parola ha vinto
sei caduto nella tela del ragno, tessuta dalla dalla vacua dialettica speculativa del Carlucci …
Un duetto di grandissima scuola, ragazzi (non sto affatto scherzando!): complimenti vivissimi a entrambi. :-)))
fm
grazie lombardini, “dialettica speculativa” mi piace moltissimo!
(bio)ciao,
lorenzo
Ancora qualche post e si daranno addirittura del tu… ma Carlucci, lei quanti anni ha, l’età del dattero (tipo la mia, 46?)
31, franz. l’età del fico.
lorenzo
Cominciamo a ragionare. Cioè, a sragionare…
Ottimo.
A presto.
Franz
@ Enrico de Lea: delle volte mi domando se Campana fosse l’unico lucido.
@Domenico Lombardini: si, forse si, però mi ci son anche divertito, ci siamo spipuzzolati con cavalleria, poi temo ci sia venuto a noia a entrambi.
@Francesco Marotta: c’è modo e modo di esporsi, polemizzare, disaccordarsi e invettivarsi. Con Carlucci lo rifarei volentieri, ammesso e non concesso che sia un provocateur lo fa con stile.
Fra l’altro Carlucci ha delle belle idee sulle invettive, genere di dignità letteraria assodata, che espone a contaminazioni e interessanti cut-up.
e per ultimo con divertio ritardo ti faccio gli auguri anche io. Perchè sei una persona che si espande sotto la pelle degli altri, perchè spesso mi emoziona leggerti, perchè ti voglio bene. Buon compleanno Marco, ci vediamo tra qualche giorno.
Alessandro Seri
Ehi, posso aggiungermi agli auguri fuori tempo massimo????!!!! ho letto il post solo ora, chiedo venia!
Caro Marco, sappi che io verrò a Macerata solo per conoscerti!! bacioni cri