Dall’amore all’odio

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“Noi siamo intimi amici di certe persone e crediamo, in effetti, che lo saremo per sempre e quando un giorno veniamo delusi proprio dalle persone che considerevamo superiori a tutte le altre, persone che ammiravamo, che in fondo addirittura amavamo, allora le detestiamo, queste persone, e le odiamo, e non vogliamo avere più niente a che fare con loro, dato che non le vogliamo perseguitare per tutta la vita con il nostro odio, come in origine facevamo con la nostra simpatia e con il nostro amore, semplicemente le cancelliamo dalla nostra memoria.”

(Thomas Bernhard A colpi d’ascia)

14 pensieri su “Dall’amore all’odio

  1. elena f

    l’errore è mettere l’altro sul piedistallo e pretendere che sia dio in terra, è questo ciò che non riusciamo a perdonare ad un amico che ci delude (e in genere è anche ciò che non riusciamo a perdonare a noi stessi), di essere semplicemente un essere umano.

    buon pomeriggio

    elena f

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  2. lapoesiaelospirito

    Elena.
    Nei sentimenti si sbaglia quasi sempre. Secondo me. Dunque, se si sbaglia amando, si sbaglia anche odiando, dopo. A mio avviso questo passo di A colpi d’ascia (se non l’ha letto glielo consiglio)è esemplificativo di un sentire umanissimo. A me succede spesso, purtroppo.

    Franz

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  3. vbinaghi

    Grazie della precisazione. In effetti mi sembrava una bomba all’idrogeno, rispetto al mio bazooka.
    Ciao todesco.

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  4. elena f

    basterebbe affrontare seriamente il mondo dell’odio e dell’amore per rendersi conto che non è la scienza l’unica risposta che l’essere umano cerca nella vita.

    grazie del consiglio bibliografico

    buona serata

    elena f

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  5. Giovanni Nuscis

    “Meno amore e più civiltà” sosteneva Hermann Hesse. Parole che mi risuonano spesso in testa, da quando le ho lette, più meno ventenne. Civiltà da intendersi anche come rispetto: di tempi, di distanze (fisico-temporali: causa ad esempio di violenze inaudite in famiglia, nelle carceri, nelle caserme, in tutti i luoghi ristretti e di convivenza forzata), di sentimenti ed esigenze degli amici; del beneficio del dubbio – sulla eventuale, ritenuta loro mala fede, o dell’effettivo torto subito, prima di condanne sommarie. Chi è che non è stato vittima o carnefice, talvolta, ingiustamente? Credo che questa profilassi dovrebbe stare alla base di qualunqe rapporto umano, familiare, amicale, professionale e via dicendo. Ma ci si casca, comunque, purtroppo.
    Ha però ragione Elena quando dice che è un errore “mettere l’altro sul piedistallo e pretendere che sia dio in terra”. Sostiene un mio vecchio amico che “ognuno ha le sue miserie”, a partire da noi stessi, e anche questo mi torna spesso in mente. Scaramanticamente e pragmaticamente, mi chiedo se non sarebbe forse meglio ragionare in termini di gesti “concreti” d’amicizia, piuttosto che limitarsi a definirla tale ma senza contenuti reali; anche perchè da ultimo i gesti sono proprio quelli che ricordiamo, e che fanno andare avanti i rapporti, superare le crisi. Il gesto di un perfetto sconosciuto, si vale spesso i mille gesti risibili di un c.d. “amico”.
    La distanza, certo, è preferibile all’odio, ed è obbligata, talvolta, per impedirci di odiarlo.

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  6. elena f

    “meno amore più civiltà”… vorrei un mondo in cui esistesse “solo amore e nessuna civiltà”,perchè la civiltà si fonda sulla bilancia della giustizia che necessariamente genera l’odio(DO UT DES) mentre l’amore è quello che ama dentro e nonostante la miseria, i fallimenti, i limiti . è difficile amare perchè l’amore ama l’altro nonostante l’altro, nonostante se stessi. conoscere quest’amore, farne esperienza, cambia davvero la vita.

    buonanotte

    elena f

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  7. Giovanni Nuscis

    ”… vorrei un mondo in cui esistesse “solo amore e nessuna civiltà”

    E certo che sì, Elena, e fuori dalla logica del do ut des. Ma così non è, e la battuta di Hesse, probabilmente, intendeva auspicare, in via residuale, “almeno” una condizione di civiltà (da civile: “Che tiene al decoro e alla correttezza nel modo di vivere e nel comportamento” – Devoto-Oli) tra le persone. L’amore è ben altro, ovviamente, ma pur al fuori da logiche di bilancino, richiede secondo me un minimo di rispondenza; soprattutto, non può accettare alla lunga la volgarità e la mancanza di rispetto, se non al costo di una letale/rischiosa sofferenza.
    La civiltà, come sopra definita, diviene così il substrato imprescindibile dell’amore, tale per lo meno, da contenere la sofferenza dell’unilateralità di un'”amore (che) ama l’altro nonostante l’altro”.

    Buonanotte anche a te

    Giovanni

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  8. Blackjack

    Al di là delle parole esiste solo un metodo per distinguere l’amicizia vera: rimanere improvvisamente senza un centesimo e trovare qualcuno disposto ad aiutarti, senza chiedere nulla in cambio.

    Il resto grandissime seghe di circostanza.

    Blackjack

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  9. Giancarlo Tramutoli

    Ma anche l’altro metodo è buono. Amici che diventano muti e latitanti se qualcosa ti gira stranamente bene. (Cosa rara, per fortuna). Quelli ti vogliono sempre pesto e dolorante. Sottoscrivo le parole del grande Thomas Bernhard di cui sto leggendo Estinzione (magnifica demolizione degli “affetti” familiari). Ciao

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  10. Giancarlo Tramutoli

    Se uno sogna un passaggio a livello col rosso e sente fischiare un treno e pensa a un numero mentre il cellulare squilla e nessuno risponde cosa vuol dire? Già lo disse quello là, uno bravo, certo Catullo (senza fare il bullo): Odio e amo. Un saluto con anacoluto e senza scorbuto. Un pensiero ai caduti e ai militi ignoti ai mitili noti, cozze e calamari, quelli che per scrivere, usano ancora l’inchiostro…

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