(pubblicato da Radio Radicale)
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Premetto che non sono né Israeliano né Ebreo (e mi spiace quasi). Scrivo questi appunti non esaustivi per fornire un po’ di chiarezza a coloro che sparlano di argomenti vitali senza nemmeno prendersi la briga di informarsi. Ho sentito negli anni affermare che Israele sarebbe uno Stato grande come l’Italia, e che gli Ebrei hanno cacciato via dalla Palestina popolazioni indigene per stabilirvisi negli anni ’40.
Dunque, partiamo dall’inizio.
Israele ha una superficie di 20.770 kmq, inferiore a quella della Sicilia (25.710 kmq), con una popolazione di 6.700.000 di abitanti (la Sicilia ne ha 5.087.000, e la sola area urbana di Milano ne ha 7.400.000). È circondata dai seguenti stati islamici confinanti:
Siria kmq 5.087.000 abitanti 17.585.540
Libano kmq 10.452 abitanti 3.826.018
Egitto kmq 1.001.450 abitanti 77.505.756
Giordania kmq 92.300 abitanti 5.153.378
A cui bisogna aggiungere altri 3.702.212 di Palestinesi su un territorio di 6.220 kmq che porta un totale di 107.772.904 di musulmani confinanti. Alle spalle di queste popolazioni vi sono altre centinaia di milioni di musulmani.
[fonte Wikipedia]
RISALENDO ALLE ORIGINI DELLA STORIA.
Gli Ebrei, chiamati anche Israeliti e Giudei o Cananei, verso il 2000 a.C. assieme ad altre tribù Semite scendono dalla Mesopotamia per approdare nelle terre disabitate della costa, chiamata in seguito Palestina, dove si stabiliscono. È il periodo dei patriarchi, Abramo, Isacco, Giacobbe, ecc.
Qui prosperano e si movimentano verso le regioni circostanti, specie l’Egitto. Dopo il XVII sec. a.C. le tribù ebree che abitavano in Egitto (dove vivevano in pace coi locali) fanno ritorno in Palestina perché invise ai nuovi conquistatori dell’Egitto, gli Hyksos (stirpi mesopotamiche) e si riuniscono alle tribù ebraiche qui rimaste. È l’epoca di Mosè.
In Palestina le varie tribù ebree continuano a vivere fino alla fine dell’VIII sec., quando il loro regno viene invaso dagli Assiri (che per capirci vivevano in un territorio identificabile con l’attuale Irak). Dopo un assedio di tre anni, la capitale giudaica Samaria è conquistata e la popolazione ebrea deportata a Babilonia (la prima diaspora). Tutta la terra dei Giudei viene colonizzata da Babilonesi e Siriani (ricorda qualcosa…).
Bisogna aspettare che l’impero babilonese venga attaccato e distrutto dai Persiani (odierni Iraniani) per vedere la fine della cattività degli Ebrei in terra straniera (anche questo ricorda qualcosa). Nel VI sec. gli Ebrei ricominciano a tornare in Palestina perché il re persiano Ciro li libera dalla schiavitù trattandoli con amicizia (oggi verrebbe da ridere).
In Palestina gli Ebrei vivono in pace (relativa, per quei tempi) fino alla conquista di Alessandro Magno. Un alternarsi di conquiste egiziane ha termine con la conquista della Palestina da parte dei Romani. Siamo nel 64 a.C.
La repressione romana fu terribile. Sul fatto che Gesù fosse ebreo e fosse nato in Palestina direi, almeno su questo, che non c’è chi possa dubitarne.
Un fenomeno completamente nuovo si ebbe tre secoli dopo, quando politicamente il cristianesimo fu forte abbastanza da prevalere sull’ebraismo, tanto da far nascere un antisemitismo religioso (vedasi Editto di Milano, 313, e, per chi volesse, il mio libro sul Concilio di Nicea).
Arriviamo al 624 d.C.
Maometto con le tribù beduine inizia le sue conquiste e disperde le comunità israelite dell’Arabia settentrionale. La dominazione musulmana della Palestina durò fino al 1918, tranne i brevi periodi costituiti dai regni dei crociati.
Gli Arabi si insediano in Palestina.
Nel 1517 la Palestina diventa parte dell’impero ottomano (Turco).
Dal 1880 nasce in Europa un movimento ebreo tendente a far tornare in Palestina gli ebrei esiliati (sionismo).
Nella Prima guerra mondiale la Turchia era alleata della Prussia.
Alla fine della guerra Gerusalemme è liberata dalle truppe inglesi che proclamano il ritorno di un insediamento statale ebraico nella terra originaria di Palestina (discorso del ministro inglese lord Balfour), ma in realtà la promessa non è mantenuta e la Gran Bretagna si assume il mandato della Palestina.
Nel 1929 il ritorno delle famiglie ebree in Palestina produce scontento nelle popolazioni musulmane tanto da far scoppiare scontri violentissimi.
Nel maggio 1942 il Programma Baltimore a New York rivendica la ri-costituzione di uno Stato ebraico sul territorio originario di Palestina. Nel frattempo le famiglie ebree nel mondo continuano a comperare terreni in Palestina che gli Arabi sono ben contenti di vendere a peso d’oro: si tratta perlopiù di terre abbandonate, inabitate e non coltivate.
Tuttavia negli anni succede esattamente questo: le famiglie immigrate di Ebrei iniziano a coltivare le terre acquistate e a costruire paesi fiorenti. In una parte degli Arabi abitanti in Palestina sorge un sentimento di invidia e gelosia per l’operosità degli Ebrei, abilmente pilotato da capipopolo che alimentano ostilità nei confronti degli Ebrei per proprie mire politiche. La Grande rivolta araba (1935-1939) è un’esplosione di violenza e terrore tesa sia a rivendicare l’indipendenza dal mandato britannico e la creazione di uno Stato indipendente palestinese, sia la fine dell’immigrazione ebraica e l’espulsione dei nuovi arrivati.
Dopo la Seconda guerra mondiale i paesi palestinesi abitati dai coloni ebrei, scampati al genocidio di sei milioni di loro durante una delle pagine più buie della storia umana, diventano sempre più città fiorenti, dove prima secoli di dominazione araba non avevano prodotto nulla e la popolazione musulmana seguitava a vivere poveramente. Gli scontri armati diventano di intensità sempre maggiore fra fazioni arabe ed Ebrei.
La situazione peggiora fino al punto che la Gran Bretagna nel 1947 decide di abbandonare il mandato della Palestina. Gli Ebrei riescono a difendersi e a mantenere i loro territori.
Nel novembre del 1947 l’Assemblea Plenaria dell’Onu, dopo sei mesi di lavoro da parte dell’UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine), delibera la Risoluzione n. 181, ossia la spartizione della Palestina in due Stati, uno ebraico («con molte zone desertiche» fonte Wikipedia) e uno arabo, con Gerusalemme città internazionale.
Il 15 maggio 1948, il mandato britannico scade ufficialmente e finalmente viene proclamato lo Stato sovrano indipendente di Israele ponendo termine al sionismo. Le truppe britanniche si ritirarono.
Il giorno dopo, 16 maggio, «gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania attaccarono il neonato Stato di Israele. L’offensiva venne bloccata dal neonato esercito israeliano le forze arabe vennero costrette ad arretrare. La guerra terminò con la sconfitta araba nel maggio del 1949 e produsse circa 700 mila profughi arabi. In seguito all’armistizio e al ritiro delle truppe ebraiche l’Egitto occupò la Striscia di Gaza mentre la Transgiordania occupò la Cisgiordania, assumendo il nome di Giordania. Israele si annetté la Galilea e altri territori a maggioranza araba conquistati nella guerra» (fonte Wikipedia).
Nel 1967, per propri calcoli politici all’interno del mondo arabo, il presidente egiziano Nasser si mette alla testa di una minaccia contro Israele alleandosi con Siria e Giordania, ammassando truppe corazzate ai confini. Con un attacco lampo di sei giorni l’esercito israeliano sbaraglia gli eserciti nemici e conquista la Penisola del Sinai, le Alture del Golan, e la Striscia di Gaza che le permettevano di controllare meglio i terreni da cui erano provenuti gli attacchi.
«Nel 1973 Egitto e Siria attaccarono a sorpresa Israele nel giorno della festività ebraica dello Yom Kippur. Nei primi giorni di conflitto i due paesi arabi ebbero la meglio ma, dopo una fase di stallo, le truppe israeliane riuscirono a riprendere il controllo della situazione e a rovesciare le sorti del conflitto, ricacciando Egiziani e Siriani al di là delle posizioni iniziali. In seguito, nel 1978, con gli accordi di Camp David, Israele si impegnava a restituire la Penisola del Sinai mentre l’Egitto si impegnava al riconoscimento dello Stato di Israele» (fonte Wikipedia).
Gli anni recenti sono stati caratterizzati da continui conflitti armati fra l’Olp e gli Israeliani, fino a quando nel 1982 l’esercito israeliano costrinse l’Olp a fuggire trasferendosi in Tunisia.
«Per lungo tempo l’Olp rifiutò di assumere come base per il dialogo la risoluzione 242 dell’Onu (che prevedeva il ritorno ai confini di prima della “guerra dei sei giorni”, legittimando così le conquiste territoriali israeliane del 1948-1949), finché nel 1988 la sua linea si ammorbidì consentendo l’avvio di un cauto e non sempre coerente avvicinamento fra le opposte posizioni» (fonte Wikipedia). Quando tutto sembrava iniziare a svolgersi verso una soluzione, Arafat proclamò la Prima Intifada (lotta armata) pensando (erroneamente) di poter ottenere molto di più, o, probabilmente, ritenendo che il proprio ruolo di capo militare non potesse trasformarsi in quello di politico. È molto più facile comandare un esercito terroristica che una nazione, e nessuno dell’Olp aveva intenzione di creare uno Stato palestinese che avrebbe decretato la fine del senso di esistere della lotta armata. Chi ci rimise fu il popolo palestinese che rimane tuttora in miseria nonostante miliardi di dollari stanziati dall’Occidente e finiti nelle casse dell’Olp.
Nel 1993 si attua un vertice di pace a Washington che prevede un accordo sul ritiro da Gaza. Mediazione di Clinton. Israele accetta ma gli attacchi palestinesi ai civili non smettono: continuano stragi di Israeliani.
Un nuovo vertice per la pace a Washington non riuscì a convincere con le sue proposte Arafat sui termini della pace e le trattative conobbero così un cocente fallimento. Nell’ultimo periodo, la nuova strategia di Hamas di ricorrere ad attentati suicidi contro i civili ebrei ha ulteriormente acuito la tensione, facendo irrigidire le posizioni degli Israeliani.
La morte del leader dell’Olp Arafat (primavera 2004) ha finalmente sbloccato la situazione e l’elezione del suo successore Abu Mazen ha portato, tra innumerevoli azioni di guerriglia e di contro-guerriglia, di attentati terroristici palestinesi e di “uccisioni mirate” e dure ritorsioni israeliane contro civili palestinesi, allo sgombero (unilateralmente disposto nel 2005 dal premier israeliano Ariel Sharon) della Striscia di Gaza, consegnata in novembre all’Anp, sui cui valichi è stata chiamata a vigilare una forza di polizia della Comunità Europea, comandata da un generale dei Carabinieri dell’esercito italiano.
In questo delicato momento, in cui al-Fatah è disposta a riconoscere Israele e a lavorare per uno Stato palestinese, Hamas séguita a proclamare la distruzione di Israele, in ciò fomentata da Hezbollah filo iraniano.
Il resto è cronaca quotidiana.
Fonti:
Limes – Rivista di geopolitica
Karl Ploetz – Enciclopedia della Storia – Mondadori
Michel Mourre – Dizionario di Storia Universale – Mondadori
Benedetto Conforti – Le Nazioni Unite – Cedam
Bendetto Conforti – Lezioni di diritto internazionale – Editoriale Scientifica
Carlo Jean – Geopolitica – Laterza
Henry Kissinger – Gli anni della Casa Bianca – Mondadori

E’ quanto di più tendenzioso abbia mai letto; il taglio con cui è narrata la storia più antica di Israele fa semplicemente sorridere, soprattutto grazie al tono delle parentetiche.
Un testo nocivo all’ebraismo stesso.
Ciao
Simone
Ho scovato tra i miei appunti queste righe scritte da Francesco Bernardelli prima degli anni ‘75. Purtroppo non ho appuntato la loro provenienza.
“Una delle più importanti storie umane è la creazione dello stato d’Israele. Un popolo disperso, dopo secoli di resistenza tenace, eroica, di commovente pazienza, dopo il “pogrom” più colossale, più nefando, che si conosca (tale genocidio, e di così immane orrore, da rappresentare di per sé solo tutto il male del mondo), un popolo grande e infelice, che ci ha dato il libro di Dio ed è stato poi martirizzato, frantumato, ritrova se stesso, e non si dice soltanto l’unità, la patria e la terra antica, ma lo spirito stesso, la sorgente primitiva e fertile della sua civiltà. Questa storia recente è senza dubbio un’epopea, e contiene, con inevitabile violenza, con il sacrificio e la disperazione, un che di stupendamente candido e nuovo: un’aurora, una fede nell’uomo che è insieme carità e giustizia.”
Francesco Bernardelli.
Mamma mia.
a me israele piace per il mare. sei estati fa ci portai la famiglia in vacanza. le bambine presero anche un bel colorito.
saluti
rs
Uno che avesse a cuore la storia come disciplina avrebbe molto di che ridire su questo post, ma siccome sta passando l’equazione antisionista=antisemita, e siccome tutti noi teniamo famiglia, allora diciamo che i molti censori dell’estremismo ideologico su LPELS sono improvvisamente andati in vacanza, questo bigino è un capolavoro di oggettività, Israele non è uno stato razzista, i campi profughi sono un’invenzione propagandistica, mia nonna cacava miliardi e io sono più ricco di Berlusconi.
ma valter Binaghi non era andato in montagna lontano dal pc?
Buon ferragosto!
🙂
La poesia e lo spirito
Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?
Non credo che ci riuscirà mai.
Fino a che c’è gente che commenta e critica senza argomentare.
Fino a che si usano espressioni come “mia nonna cacava miliardi”.
Complimenti Binaghi… espressione poetica,di una bellezza stupefacente !
Tutti in perfetta sintonia con l’intento del blog cioè : “dare vita a una cultura dell’incontro fraterno ” e dove ( questo blog ) “si scambiano opinioni schiette, disinteressate, suggerite dall’amore per la verità: ognuno con le sue strutture di pensiero, con la voglia di conservare o di cambiare, attendere o lanciarsi, lottare o difendersi ”
Auguri !
Cara Corradini, se lasciar passare ogni cosa senza preoccuparsi di cosa sia vero o falso, per puro desiderio di evitare lo scontro, sia civiltà o paraculaggine, lascio giudicare ai più.
Ne ho vista di gente che t’infilza in punta di forchetta, e poi magari distribuisce cari saluti al cianuro.
Preferisco la clava.
Caro Binaghi,
forse sono diventata sorda, ma continuo a non sentire argomenti.
Lascio giudicare ai più.
E mi ripeto , mi risulta che in questo blog “si scambiano opinioni schiette, disinteressate, suggerite dall’amore per la verità…”
Non avevo dubbi sulla tua preferenza per la clava.
Trasuda.
>in questo blog “si scambiano opinioni schiette,
>disinteressate, suggerite dall’amore per la verità…”
Non mi sembrano queste le intenzioni dell’autore del testo che stiamo commentando, nemmeno di “provocare”: direi piuttosto che vuole “attaccar briga”.
Questa è la ragione per la quale finora mi sono astenuto dal commentare questo testo.
Una scrittura del genere è chiusa fin dal principio, anche nello stile, rifiuta il dialogo in partenza, altro che “opinioni disinteressate”.
E poi, che titolo… “Ad usum ignorantis”. Piuttoso arrogante, direi…
Corradini, il Blog non è (più) responsabile delle mie posizioni: come vedi sono uscito dal novero dei collaboratori per farmi un blog personale dove usare clava o fioretto in libertà, senza rendere coinvolgere nessun altro nelle mie scelte.
Gli argomenti?
Sono nei libri di storia. Ma soprattutto in un fatto macroscopico quanto volutamente sottaciuto da molti. Ad Israele si concede quello che a nessun altro Stato al mondo si concederebbe, cioè di essere uno Stato ebraico, dove i pieni diritti di cittadinanza sono riservati a un’appartenenza etnica. Questa è fin dal principio la natura del sionismo, sulle cui basi Israele è nato (peraltro incontrando l’opposizione di molti ebrei nel mondo, vedi Noam Chomsky e non solo).
Se Israele fosse la democrazia che dice di essere, non esisterebbe una questione palestinese, e non saremmo qui a discutere.
Binaghi, che tu fossi ignorante lo sapevo, ma non pensavo fino a questo punto. Non esiste un’etnia ebraica! Non lo sapevi, razzista qualunquista? Vergognati.
Comunque, ringrazio tantissimo l’amico Franz per avermi ospitato su questo sito, ma seguirò l’esempio del prof. Fabio Brotto e non vi parteciperò mai più. Qui vi sono troppi razzisti anti americani, anti israeliani, vetero-comunisti, intolleranti censori, e poetesse invasate.
Grazie a Dio il web è pieno di luoghi ulteriori in cui lavorare e pensare insieme senza le frustrazioni di un Binaghi che non aspetta altro di aggredire chi non la pensa come lui in puro stile censorio. Io quando leggo cose che non amo volto la pagina e leggo altro, tu Binaghi evidentemente hai molto tempo da perdere e fantasie inespresse, forse anche problemi di coito precoce (o qualcuna ha riso delle tue dimensioni?) e quindi ti sfoghi qui a insultare e aggredire chi non la pensa come te. Io mi sono stufato.
Addio a tutti e un abbraccio a Franz.
Chiunque legga i miei commenti e quelli del signor Nardi potrà farsi la propria opinione circa i rispettivi problemi e dimensioni dell’organo sessuale. Per quanto mi riguarda, va tutto bene Nardi, ma non dire in giro di essere uno scrittore. Hai l’immaginario di una lavandaia e polemizzi di conseguenza.
Non riesco a capire l’utilità di questo post (non l’avevo ancora letto). Chi conosce la storia e in particolare quella contemporanea sa tutto ciò che qui è riportato (manca un particolare importante: l’Occidente, nel ’48, permise agli ebrei di crearsi uno Stato anche a seguito dei 6 milioni di morti nei lager tedeschi – una sorta di risarcimento all’Olocausto, o, meglio, allo sterminio etnico – che poi ai più degli europei andò benissimo, lo sterminio, visto il come collaborarono – inoltre, e del resto, la lobby ebraica in Occidente ha sempre, nei secoli, premuto per la nascita dello Stato di Israele – il ‘lavoro’ di Hitler ha facilitato il processo, diversamente sarebbe andata se il ‘baffetto’ avesse vinto la guerra… ma con i se e i ma la storia non si fa… lo stesso valga se i comunisti avessero vinto un qualcosa… di certo agli ebrei sarebbe andata parimenti dura – URSS docet).
Visto che ho amici ebrei e anche un po’ di sangue ebraico nelle vene, seppur molto ma molto diluito, così come ho conoscenze nel mondo arabo-palestinese (fra cui anche il pediatra di mia figlia) qui posso tranquillamente asserire che la questione ebraico-palestinese finirà quando o l’ultimo ebreo sarà morto o l’ultimo palestinese sarà morto, così dicono da ambo le parti (falchi o colombe che siano) e, sinceramente, trovo entrambe le posizioni più che giuste, visto che sia gli uni che gli altri hanno lo stesso diritto di restare in Palestina, così come un’altra verità è che sono in conflitto da 4000 anni proprio e sempre per questo… quindi!?! Il solo problema (per noi) è che una ferita aperta là significa una pustola purulenta sempre pronta a infettare l’intera area Euroasiatica con tutto ciò che ne comporta (vedi quel che succede giornalmente)… inoltre gli israeliani stanno facendo da 60anni il lavoro sporco anche per noi, non solo per loro – sono la nostra punta di diamante entro il mondo islamico – quindi non possiamo che sostenerli… i loro Servizi ci danno sempre le dritte giuste (anche riguardo l’11 settembre 2001) e non scherzano… al contrario i palestinesi non ci danno alcunché. Tirata la linea del totale: caduto un muro, quello di Berlino, se ne è costruito un altro, quello di Gerusalemme. Sempre tutto è iniziato là e là finirà dicono i testi sacri così come i libri dei profeti o degli ‘esoterici-negromanti’… anche Dante lo ha scritto… e io non fatico a crederci. Quindi aspettiamo l’evolversi degli eventi e… auguri a tutti.
Altro particolare non da poco è che tutti gli ebrei, soprattutto quelli che vivono in diaspora, sono sionisti, anche se un qualche intellettuale fa il ‘superiore’ o ‘la voce fuori dal coro’ (ma sappiamo il come siano bravi gli ebrei nel mischiare le carte… e non vuole essere una sorta di ‘insulto’, ma, anzi, un complimento alla loro intelligenza strategica – del resto se non fossero stati e non fossero intelligenti come si potrebbe spiegare che un popolo di 15-20 milioni di individui, in Israele e in diaspora – e ancora non si sa a quanto ammontino gli ebrei nel mondo – sia ancora ben piazzato dopo che tutti hanno tentato di spazzarlo via? Che gli ebrei siano, in effetti, gli Eletti da Dio?).
Altro particolare che qui non condivido è il dire che le terre poi definite di Palestina (erezt Pelishtiyim “terra dei Filistei”) fossero disabitate 2000 anni prima di Cristo… meglio dire scarsamente abitate nel loro interno (così che quei 4500 ebrei – numero che lo si evince dalle scritture – divisi in 12 tribù nomadi + 1, quella di Levi, trovarono, anche loro, un po’ di spazio in quel deserto… ma non sulla costa, appunto – i nomadi raramente piantano le loro tende sulla costa, per molte ragioni che qui non sto a elencare, ma su cui potrete documentarvi-ricercare a fini ulteriormente antro-conoscitivi), ma anche dopo la venuta degli ebrei quelle terre furono, sempre, scarsamente abitate, almeno nel loro interno, visto che furono sempre occupate da popoli su popoli, e questo per secoli… e il fritto misto che scaturì dal mischiarsi di quell’andarivieni di etnie non è altro che la ‘radice’ che ha dato poi vita agli odierni palestinesi… ovvio che gli ebrei, imparentandosi sempre fra loro e accettando con difficoltà conversioni al loro credo, non caddero, mai, nella padella…
Grazie a tutti per come avete affrontato la discussione… ciò prova che la questione, qui come là, finirà, solo, in un modo… e, infine e per stanchezza, è modo che trovo giusto visto il come l’umanità, e lo ripeto, è giovane e deve ancora sgrugnare e sputare sangue… e che quindi lo sputi. Non se ne può più! Amen.
Due popoli vogliono la stessa cosa,quindi non si può dividere……Se la pace sta dalla parte dei più forti,perchè Israele continua ad esercitare una politica così aggressiva? Se entrambi vogliono uno stato,basterebbe crearne uno solo dove palestinesi e israeliani convivano in democrazia e tutto sarebbe risolto,ma….
(Soprattutto spiegatemi perchè gli ebrei dovrebbero avere uno stato di diritto,quando,invece,cristiani,musulmani,buddisti,ecc…vivono nel mondo)