Cogli la prima mela

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Testo di Angelo Branduardi
Foto di Gianluca Figus

Cogli la prima mela

Bella che così fiera vai
non lo rimpiangerai.

Cogli la prima mela
cogli la prima mela
cogli la prima mela – a.

Bella che così fiera vai
non aspettare mai.
Cogli la prima mela
cogli la prima mela
cogli la prima mela – a.

Danzala la vita tua
al ritmo del tempo che va
ridila la tua allegria
cogli la prima mela – a.
Danzala la vita tua
al ritmo del tempo che va
ridila la tua allegria
cogli la prima mela – a.
Bella che così fiera vai
non lo rimpiangerai.
Cogli la prima mela
cogli la prima mela
cogli la prima mela – a.

Bella che così fiera vai
non ti pentire mai.
Cogli la prima mela
cogli la prima mela
cogli la prima mela – a.

Stringilo forte a te
l’amico che ti sorriderà.
E fortuna a chi se ne va
Cogli la prima mela – a.

Stringilo forte a te
l’amico che ti sorriderà.
E fortuna a chi se ne va
Cogli la prima mela – a.

Bella che così fiera vai
non lo rimpiangerai
Cogli la prima mela
cogli la prima mela
cogli la prima mela – a.

10 pensieri su “Cogli la prima mela

  1. Carla

    Grazie Emilia!
    Adoro Branduardi, questo cantore così vagabondo, che va per terre e paesi a cantare l’amore, la vita, ogni cosa che si può cogliere.
    ho il cd Camminando Camminando
    ora lo ascolto…
    ciao
    carla

    Rispondi
  2. ruggero solmi

    conobbi la mia ex moglie valeria ascoltando questa canzone. solo per questo avete sulla coscienza un mio pianto dirotto.

    saluti,
    rs

    Rispondi
  3. francesco sasso

    Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
    ritrovarsi a volare
    e sdraiarsi felice sopra l’erba ad ascoltare
    un sottile dispiacere
    E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
    dove il sole va a dormire
    Domandarsi perche’ quando cade la tristezza
    in fondo al cuore
    come la neve non fa rumore
    e guidare come un pazzo a fari spenti nella notte
    per vedere
    se poi e’ tanto difficile morire
    E stringere le mani per fermare
    qualcosa che
    e’ dentro me
    ma nella mente tua non c’e’
    Capire tu non puoi
    tu chiamale se vuoi
    emozioni
    tu chiamale se vuoi
    emozioni
    Uscir dalla brughiera di mattina
    dove non si vede ad un passo
    per ritrovar se stesso
    Parlar del piu’ e del meno con un pescatore
    per ore ed ore
    per non sentir che dentro qualcosa muore
    E ricoprir di terra una piantina verde
    sperando possa
    nascere un giorno una rosa rossa
    E prendere a pugni un uomo solo
    perche’ e’ stato un po’ scortese
    sapendo che quel che brucia non son le offese
    e chiudere gli occhi per fermare
    qualcosa che
    e’ dentro me
    ma nella mente tua non c’e’
    Capire tu non puoi
    tu chiamale se vuoi
    emozioni
    tu chiamale se vuoi
    emozioni

    Rispondi
  4. ruggero solmi

    ecco. a questo punto chiedo i danni al signor sasso. emozioni mi ricorda alda, la mia prima ragazza. di cerveteri. 174 cm di bontà senza olio d’oliva.

    saluti,
    rs

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  5. Gaja

    Ah, Francesco, il mitico TCarotone! 😉
    Emilia, anche da parte mia un abbraccio e un ringraziamento per aver postato questa canzone del mitico Branduardi.
    Ciò mi fa venire in mente una cosina che potrei pubblicare su LPELS…

    Bàcioti!

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  6. ruggero solmi

    caro sasso, quando uscì quel pezzo mia figlia gianna sfuggì per un pelo all’aggressione di una compagna di classe lesbica e nazimaoista. ti ringrazio, quando la sento ho un sospiro di sollievo.

    saluti,
    rs

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  7. Mikimeta

    C’è qui una metafora e un accostamento, per cui “cogliere la prima mela” significa “danzare la propria vita”. Ma la mela a sua volta evoca spesso un’immagine di femminilità, come per esempio in questa fiaba fiorentina in cui il cogliere, il vedere una donna nella mela ha un senso di freschezza e di vivacità immediate, simile a quelle della canzone:

    La ragazza mela

    C’era una volta un Re e una Regina, disperati perché non avevano figlioli. E la Regina diceva: — Perché non posso fare figli, così come il melo fa le mele? Ora successe che alla Regina invece di nascerle un figlio le nacque una mela. Era una mela così bella e colorata come non se n’erano mai viste. E il Re la mise in un vassoio d’oro sul suo terrazzo. In faccia a questo Re ce ne stava un altro, e quest’altro Re, un giorno che stava affacciato alla finestra, vide sul terrazzo del Re di fronte una bella ragazza bianca e rossa come una mela che si lavava e pettinava al sole. Lui rimase a guardare a bocca aperta, perché mai aveva visto una ragazza così bella. Ma la ragazza appena s’accorse d’esser guardata, corse al vassoio, entrò nella mela e sparì. Il Re ne era rimasto innamorato. Pensa e ripensa, va a bussare al palazzo di fronte, e chiede della Regina: — Maestà, — le dice, — avrei da chiederle un favore. — Volentieri, Maestà; tra vicini se si può essere utili… — dice la Regina. — Vorrei quella bella mela che avete sul terrazzo. — Ma che dite, Maestà? Ma non sapete che io sono la madre di quella mela, e che ho sospirato tanto perché mi nascesse? […].

    La donna che coglie la prima mela sembra allora che colga se stessa in quanto mela: cogliere cioè il proprio essere donna per “ridere la propria allegria”.

    Angelo Branduardi

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