Giovanni Giudici, da “Il male dei creditori”, Mondadori, 1977

61ed29adb1dc5be9f1a0024c67fc9028.jpeg

OMAGGIO A BAUDELAIRE

All’ultimo momento come sempre sopraggiunta
Nel taxi già strapieno di notte e su di me
Stipata dentro fra ilare e compunta

Ma poi bastò che di colpo lo sgangherato veicolo
Si tramutasse tutto nuovo e più grande
Con ben tre file di sedili e un nasuto ridicolo

A nome mi sembra Frigerio capo non so di chi
E subito tu da lui baciandolo sulle guance
Tutta effusiva e me lasciandomi lì

Che tuttavia non mi potevo a questo punto più tirare
Via dalla festa in quel lontano pianoterra
Dove poi ci sbarcarono mettendosi a parlare

Del giovinotto che s’era buttato
Giù dal terrazzo dello stesso palazzo
E io forse il solo che non ero invitato

Tanto che tu travestendoti a tua volta
Da neurotico mondano in odore di suicidio
Protervamente mi additavi rivolta

IL QUESTIONARIO

Poi vengono per l’inchiesta sulla famiglia
Se tutto è come si deve raccomandabile
Ma per fortuna telefonano
Un giorno prima allo scopo di dare modo
Ordine pulizia tendine fiori
La zia cretina via presso parenti
Mamma che dice “ecco qui la bambina”
Tutti bei rosa e sorridenti

Sì che si possa con compunta meraviglia
Rispondere al questionario fra molte riverenze
Che ci vogliamo bene che ci vogliamo bene
Benché al giorno lontani molte miglia
Chi al lavoro chi a scuola agli accidenti
Che lo portano ma la sera
Tutti insieme a mangiare scambiandoci esperienze
La bella scena quasi vera

LA MONETA

Provvido dal taschino del panciotto la moneta
Parsimoniosa estraendo e snocciolata
Sul polpastrello pensieroso – per cui
Prontamente ghermendola beata mezzaluna
Di sorriso correva l’infante
A comprarsi cosa e lui con un sospiro
Ancora con un dito per metà dentro il taschino
E perplesso come ogni vero amore

LE GRIGE DONNINE

Avevano ragione le grige donnine
Perché te canti, me fante, perché te canti?
Con tanti dispiaceri che abbiamo avuto
E morti in casa che abbiamo dovuto
Letti e muri rifare bianchi

Stattene al posto non farti avanti
Tüta roba do diàvô queste parole e l’amore
Cosa vuoi metterti con i grandi
Risospiravano le grige donnine
Tra briciole apparecchiando la nostra fine

LA BELLE ENDORMIE

Nobiltà del casto sonno
Dopo il vano trafficare.

Per questo chissà la pellicola di sudore
Dall’uno occhio all’altro
Ti svasa il bel naso tartaro.

Ancora ti avviluppano i fili?
Ti punzecchiano i sèduli insetti?
Profondali nel tuo buio, o vas electionis!

Mentre indago il farsi del tuo volto
Adulto e popolare:
E dai tuoi zigomi dal mento che sorge
Colgo una grazia di prosa.

Un pensiero su “Giovanni Giudici, da “Il male dei creditori”, Mondadori, 1977

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *