Immagino, Marina, che si tratti (visto anche il primo) dei testi iniziali di un nuovo lavoro, per il quale ti faccio i miei migliori auguri. Di buona scrittura: come sempre.
caro Francesco, sono così lieta di sentirti. no, sto inserendo “Reclusioni” nella raccolta che sto più o meno ultimando: “Un gerundio di venia”. la prigionia, la reclusione è la POESIA: costringe in una cella, come ben sappiamo. le parodie e le invidie e le cattiverie sono del tutto fuori luogo. la poesia è la gioia del disperato e si paga con la vita! ma il disperato ha anche il sorriso e addirittura il riso! ciao, caro Amico, ti saluto con stima e affetto e, qui, mi manchi. Marina
* Crea silenzio, dentro e attorno a te.
* Leggi la poesia ad alta voce, lentamente.
* Non aver paura di quel brivido che da in fondo alla schiena ti si attorciglia addosso…
😉
@ Marina Pizzi
I miei complimenti, sinceri, sono cumulativi: per LPELS e NI
Cara Marina,
la cella è la poesia, ma la poesia è anche il tunnel che ne conduce fuori: proprio come le uscite dal mondo di zolliana memoria sono il mondo stesso. Concordi?
Un caro saluto,
Roberto
Caro Roberto,
concordo: “abbiamo” solo questa terra. ma l’unica uscita dal mondo è la morte. il più grande dono non essere mai concepiti e, dunque, non nascere (mai).
Un caro saluto da Marina
Cara Marina e cari tutti,
scusate se vado un po’ fuori tema, ma desidero rispondere al commento #10.
Marina, non so se quello che scrivi è vero.
Molti grandi la pensano così, e l’hanno espresso grandiosamente; anch’io un tempo ero di quell’idea, ora non so esattamente come la penso, ma quello che scrivi mi lascia un po’ (tanto) d’amaro.
In un tuo gentile commento tu hai parlato del dono di una fede forte ; fede forte che purtroppo non ho, ma se a tratti riesco a dare questa sensazione sono contento, perché mi sembra di poter dare un’indicazione buona.
Il fatto è che la fede non viene da sola; si parla di fede speranza e carità, che non sono come primo secondo e dolce, che si possono anche prendere separatamente.
Tutto parte dalla carità: dalla quale viene la speranza, dalla quale viene la fede.
E alla luce di questo primato della carità andrebbe letto il tuo commento.
Perché avere la carità è avere “anche” le altre due virtù teologali, e quindi non avere “solo” il mondo come ribalta, e “solo” la morte come prospettiva.
Così almeno sento, e mi sembra d’aver capito leggendo col mio poco ingegno qua e là. Scusate se ho parlato alla buona, se c’è qualcosa di giusto non è merito mio, per quanto di sbagliato accetterò le reprimende.
Grazie per la pazienza e un abbraccio a Marina e a tutti gli amici,
Roberto
Caro Roberto,
la mia carità è la poesia. non ho altro, credimi. e non sono invasata, anche se qualcuno potrebbe penasarlo. la fede con la poesia può essere o non essere. la poesia è ritenuta una vergogna da molti intellettuali e, soprattutto, dalla accademia. è tollerata e poi i poeti sono tonnellate di tonnelate o presunti tali. per questo, ormai e purtroppo, occorre aggiungere un aggettivo prima o dopo la parola poeta. e, in tutto questo,i defenestrati di genio e talento sono parecchi. vecchia storia, almeno in Italia. ecc.
con un caro saluto a Roberto da Marina
No. Dovresti sognare ad occhi aperti. Imparare il gioco delle tre carte. Investire in borsa. Bleffare a poker. Smettere i panni della contadinotta. Con affetto.
cosa per “contadinotta”?
conosco l’aspetto ludico della poesia.
non sono furba.
ad occhi aperti le brutture le noto tutte e i sogni ad occhi aperti non sono ammessi: si può essere investiti dal primo pirata della strada, dal primo distratto, dal primo maldestro, ecc.
ciao
Cara Marina,
ero negli stessi panni tuoi e dunque ti capisco. Ora mi sento in panni diversi e spero che tu un giorno possa dire altrettanto.
Con simpatia,
Roberto
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mi ci lambiccherò il cervello, in questa tua…
baci
carla
Immagino, Marina, che si tratti (visto anche il primo) dei testi iniziali di un nuovo lavoro, per il quale ti faccio i miei migliori auguri. Di buona scrittura: come sempre.
fm
caro Francesco, sono così lieta di sentirti. no, sto inserendo “Reclusioni” nella raccolta che sto più o meno ultimando: “Un gerundio di venia”. la prigionia, la reclusione è la POESIA: costringe in una cella, come ben sappiamo. le parodie e le invidie e le cattiverie sono del tutto fuori luogo. la poesia è la gioia del disperato e si paga con la vita! ma il disperato ha anche il sorriso e addirittura il riso! ciao, caro Amico, ti saluto con stima e affetto e, qui, mi manchi. Marina
BRAVA
mi piace davvero
e trovo interessante tutto il sito.
Se ti va guarda e ascolta questa
http://www.youtube.com/watch?v=tW9hePij2Rc
e scusami per l’intrusione
p.a.
grazie, Pino.
(“cammino con il mio destino sotto il naso”: se ho sentito bene e ricordo bene).ciao
segnalo che la prima parte di Un gerundio di venia è su nazione indiana da stamattina. La seconda parte il 30.
fk
@ Carla
Non lambiccarti il cervello… Non serve!
* Crea silenzio, dentro e attorno a te.
* Leggi la poesia ad alta voce, lentamente.
* Non aver paura di quel brivido che da in fondo alla schiena ti si attorciglia addosso…
😉
@ Marina Pizzi
I miei complimenti, sinceri, sono cumulativi: per LPELS e NI
Stefano, ciao
quando si dice empatia….
Cara Marina,
la cella è la poesia, ma la poesia è anche il tunnel che ne conduce fuori: proprio come le uscite dal mondo di zolliana memoria sono il mondo stesso. Concordi?
Un caro saluto,
Roberto
Caro Roberto,
concordo: “abbiamo” solo questa terra. ma l’unica uscita dal mondo è la morte. il più grande dono non essere mai concepiti e, dunque, non nascere (mai).
Un caro saluto da Marina
Afa. Quando vi assiepate nelle vostre tane non sognate? Soli a guardare il deserto? Occhio agli abbagli.
quando dormo sogno sempre o quasi.
Cara Marina e cari tutti,
scusate se vado un po’ fuori tema, ma desidero rispondere al commento #10.
Marina, non so se quello che scrivi è vero.
Molti grandi la pensano così, e l’hanno espresso grandiosamente; anch’io un tempo ero di quell’idea, ora non so esattamente come la penso, ma quello che scrivi mi lascia un po’ (tanto) d’amaro.
In un tuo gentile commento tu hai parlato del dono di una fede forte ; fede forte che purtroppo non ho, ma se a tratti riesco a dare questa sensazione sono contento, perché mi sembra di poter dare un’indicazione buona.
Il fatto è che la fede non viene da sola; si parla di fede speranza e carità, che non sono come primo secondo e dolce, che si possono anche prendere separatamente.
Tutto parte dalla carità: dalla quale viene la speranza, dalla quale viene la fede.
E alla luce di questo primato della carità andrebbe letto il tuo commento.
Perché avere la carità è avere “anche” le altre due virtù teologali, e quindi non avere “solo” il mondo come ribalta, e “solo” la morte come prospettiva.
Così almeno sento, e mi sembra d’aver capito leggendo col mio poco ingegno qua e là. Scusate se ho parlato alla buona, se c’è qualcosa di giusto non è merito mio, per quanto di sbagliato accetterò le reprimende.
Grazie per la pazienza e un abbraccio a Marina e a tutti gli amici,
Roberto
Caro Roberto,
la mia carità è la poesia. non ho altro, credimi. e non sono invasata, anche se qualcuno potrebbe penasarlo. la fede con la poesia può essere o non essere. la poesia è ritenuta una vergogna da molti intellettuali e, soprattutto, dalla accademia. è tollerata e poi i poeti sono tonnellate di tonnelate o presunti tali. per questo, ormai e purtroppo, occorre aggiungere un aggettivo prima o dopo la parola poeta. e, in tutto questo,i defenestrati di genio e talento sono parecchi. vecchia storia, almeno in Italia. ecc.
con un caro saluto a Roberto da Marina
No. Dovresti sognare ad occhi aperti. Imparare il gioco delle tre carte. Investire in borsa. Bleffare a poker. Smettere i panni della contadinotta. Con affetto.
correggo: pensarlo.
cosa per “contadinotta”?
conosco l’aspetto ludico della poesia.
non sono furba.
ad occhi aperti le brutture le noto tutte e i sogni ad occhi aperti non sono ammessi: si può essere investiti dal primo pirata della strada, dal primo distratto, dal primo maldestro, ecc.
ciao
@Marina,
quell’immagine che hai scelto, ieri sera mi ha fatto restare senza parole.
Vi mando un sorriso
Cara Marina,
ero negli stessi panni tuoi e dunque ti capisco. Ora mi sento in panni diversi e spero che tu un giorno possa dire altrettanto.
Con simpatia,
Roberto
@Carla, a quale immagine ti riferisci?
@Carla, ho capito: ti riferisci a QUESTA immagine di questo post.
ho visto il tempo
che corrode le finestre
il rosso intatto dell’amore
secco nel vaso, cantuccio
la miseria di un dolore.