Provocazione in forma d’apologo 29

Da giovane Erre maneggiava con sorridente e noncurante abilità i fuochi dell’arte propria e altrui. Oggi ha le mani piagate e la grandezza spesso lo fa arretrare inorridito. 

Ma poi le mani si congiungono e il dolore diventando più forte si fa sopportabile, finché una voce gli grida: “Che cosa credevi, non sei qui per gloriarti ma per servire. Avanti!”.

6 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 29

  1. Carla

    mi fa pensare che…
    non dobbiamo mai abituarci al dolore.
    La vita ci chiama!

    Ciao Roberto carissimo!
    🙂

    Rispondi
  2. elena f

    il dolore che rende capaci di umiltà e l’umiltà che rende forti nel dolore.

    grazie roberto

    elena f

    Rispondi
  3. massimo

    provare dolore e contrazione (dei muscoli; non solo dei muscoli) di fronte alla grandezza; saperla riconoscere; saperla riconoscere anche in chi (e in ciò che) è solo l’ombra dell’ombra del Gotha (poetico o di altro tipo), e non ha la luce della pubblicità su di sé – questo significa essere servi della luce, assunta come unico signore: niente di meglio. chi ha occhi li usa e *trema* e ascolta la “voce” che “grida”. grazie a Roberto dal cuore
    massimo

    Rispondi
  4. robertorossitesta

    Cari amici,
    grazie per le vostre parole.
    Su questo blog, con tutti i limiti insiti nel mezzo, riesco a sperimentare la differenza fra un monologo e un dialogo, e non mi è successo molte volte nella vita.
    Un caro saluto,
    Roberto

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *