estate il mito delle statue
del mare reso al secchiello
della maretta dentro la conchiglia
del molo all’infinito della zattera di cielo
vestirci di un grappolo di uva
vederci dietro una tenda
pronuba dell’ombra stenta
che dà silvano il sole
cruento altrimenti
venuto a spegnerci la vista
lo sguardo al guado solo per granello.
(Agosto 2007)

La tua maestrìa è proverbiale.
Inimitabile. Leggera e chiara.
🙂
Leggiadra, e perfetta come un passo di danza..
MPia
La poetessa ripensa a quando, d’estate, in spiaggia, giocava alle belle statuine, riempiva il secchiello d’acqua di mare, raccoglieva conchiglie, si spingeva sul molo nel suo bikini a disegni di grappoli d’uva, dava i primi appuntamenti amorosi rigorosamente all’ombra nei momenti di più feroce canicola (sole cruento), ingurgitava granatine strabuzzando gli occhi (lo sguardo perso al guado).
(Ci ho azzeccato?)