“La poesia del teorema di Pitagora” di Roberto PARACCHINI

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“Non ho difficoltà a immaginare un’antologia dei più bei frammenti della poesia mondiale in cui trovasse posto anche il teorema di Pitagora”, afferma Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura in “Letture facoltative” (Adelphi). E a chi domandasse scandalizzato il “perché?”, la poetessa risponde che “lì c’è quella folgorazione che è connaturata alla grande poesia, e una forma sapientemente ridotta al termini più indispensabili, e una grazia che a non tutti i poeti è stata concessa”.

In Italia, invece, è prassi vantarsi di non capire la matematica. Lo sguardo bonaccione di don Benedetto (Croce) e quello più severo di Giovanni Gentile sembrano incombere ancora su gran parte della nostra cultura, che considera le scienze come un qualcosa di esclusivamente pratico e non in grado di aiutare a capire e godere il mondo. E così alcuni anni fa, durante un importante incontro internazionale tra l’allora presidente del consiglio Berlusconi e Putin, il leader di Forza Italia disse fiero ai giornalisti: “Ecco, domandateci tutto, purché non sia qualcosa di matematica”. Chissà se sarebbe stato disposto ad affermare: “Domandateci tutto ad esclusione di Leopardi, e Dante, Tolstoj e Dostojewskij”. Certamente no: avrebbe suonato come un insulto alla cultura italiana e russa. Eppure, come affermava il poeta Sergio Solmi “è la scienza a riaprirci le porte del Meraviglioso, che l’uomo aveva chiuse da un pezzo”. Non solo: la matematica, sottolinea lo scrittore Robert Musil “si può definire una meravigliosa apparecchiatura spirituale fatta per pensare in anticipo tutti i casi possibili. E ci riesce”.
Nel 1911 il grande Federico Enriques organizzò il IV congresso internazionale di filosofia, ma don Benedetto lo bollò spregiativamente come un “matematico che si diletta di filosofia” e forse da quello scacco iniziò la virata antiscientifica che ancora viviamo.

Da: “La Nuova Sardegna” del 25 agosto 2007

41 pensieri su ““La poesia del teorema di Pitagora” di Roberto PARACCHINI

  1. Marina Pizzi

    sono spesso gli scienziati i migliori lettori di poesia. e, soprattutto, la rispettano e la amano davvero. sono ignorante in matematica e nelle scienze in genere e me ne rammarico molto. la poesia e i numeri sono amanti formidabili. anche saper leggere la musica è raro. insomma, a scuola il nostro tempo è stato tiranneggiato dalle glorie letterarie nazionali proprio perché infuso già pronto, pronto all’uso dell’usura.
    grazie a Giovanni.

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  2. mariapia

    Cara Wilslava, che con una definizione, centra il probelma centralissimo, di chi abbia grazia – e chi no, per parlare ancora della vita, e del cosmo che abitiamo.

    Io stessa, ignorantissima, nelle letture di testi di fisica e di scienze trovavo “sempre” non poco sollievo, ad ascoltare meditazioni in aforismi, discorrere di cose celesti..con pensiero preciso, terrestre, quasi uno zibaldone.(Eppure un “eppur si muove” sconvolse tanto le menti i dogmi, creò terrore, dunque..)
    Maria Pia

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  3. fabry2007

    non amo la matematica, ma mi sono rifatto con la semiotica, che le assomiglia un po’.
    ciao, Giovanni.

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  4. Anna L.B.

    Beh, anche Calvino ha reso il dovuto omaggio alla materia, con le Cosmicomiche. D’accordo, siamo nella prosa. Allora diciamo che la matematica come struttura invisibile del mondo non può mancare “nel manico” nella poesia, dal momento che la poesia ha come suo costituente la musicalità.

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  5. Stefano

    Matematica e poesia non si interfacciano direttamente ma tramite la musica. Credo che questa costituisca il nodo centrale sui cui concentrarsi per approfondire davvero questo rapporto.

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  6. Gaja

    Szymborska: un nome a me sacro. Amo la sua poesia e non sarò mai abbastanza grata alla mia amica Manuela che me l’ha fatta conoscere. Giovanni, i tuoi post sono sempre illuminanti.

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  7. Carla

    Estraggo questo da Wiki:

    “La scelta dei concetti primitivi e degli assiomi è motivata dal desiderio di rappresentare la realtà, e in particolare gli oggetti nello spazio tridimensionale in cui viviamo. Concetti primitivi come la retta ed il piano vengono descritti informalmente come “fili e fogli di carta senza spessore”, e d’altro canto molti oggetti della vita reale vengono idealizzati tramite enti geometrici come il triangolo o la piramide. In questo modo, i teoremi forniscono fin dall’antichità degli strumenti utili per la geografia, la navigazione, l’architettura.”

    La geometria ha molte assonanze con la poesia.

    un caro saluto a Giovanni
    carla

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  8. Francesca E. Magni

    leggo con molto interesse!! Avrei molte cose da dire, ma su questo tema ci vorrebbe un convegno, un seminario, un festival ….

    Speriamo che almeno uno dei miei amici ai quali ho segnalato questo post entri nella discussione (ehi, vincitore del famelico premio “Logaritmo d’oro” sto parlando con te…) 🙂 🙂

    be’, torno ai miei algoritmi!

    fem

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  9. riccardo ferrazzi

    Posso confessare che a me la matematica stava sullo stomaco fin dalla prima elementare? Dubito che Croce e Gentile c’entrassero già allora. Ho cominciato a divertirmi solo con lo studio delle funzioni e gli integrali. Ma è stato solo un flirt.

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  10. Francesca E. Magni

    Questo post mi è anche servito per ricordarmi che devo finire di leggere “Gli elisir della scienza” di Enzensberger…

    C’e’ anche un bellissimo post di Sparzani su Giorgio Cicogna: http://www.nazioneindiana.com/2007/08/18/inno-alla-matematica/#more-4332

    fem

    Riccardo: c’e’ un testo che andrebbe letto (anche per essere criticato, ovviamente!) di Anne Siexty “Matematica mio terrore” nel quale si ragiona a lungo sul perche’ la matemtica stia sullo stomaco da sempre a quasi tutti… e pensa che l’autrice ricorre alla favola, alla fantasia degli studenti e al racconto per farla digerire

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  11. ruggerosolmi

    ho capito, tra un pò fateci avere la lista delle letture, poi quella della spesa, poi fateci sapere che fate per pranzo (carla, ci senti?) e quante volte la date al marito.

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  12. Anna L.B.

    Oggesùmmaria, c’è un tipo che è riuscito a fare una sparatella pseudospiritosa volgare e maschilista anche qui! Aria!

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  13. Francesca E. Magni

    Ruggero, proprio tu parli di liste?? Bho…

    A proposito di geometria, vi copio questa poesia che io e mia figlia (di quattro anni) abbiamo imparato a memoria l’anno scorso:

    Sinuoso è il respiro del mare
    retto il volo dell’uccello marino
    spianate le armate di scogli
    e tutta una geometria di grani
    fa spiaggia fa muraglia
    fa orma d’uomo e di cane.
    Galleggiamo qui come spadaccini
    al rallentatore entriamo
    in tutti i bar della riviera
    ma è sete decennale che ci arde
    è il rombo di tutte le acque.

    di Mariangela Gualtieri “Senza polvere senza peso”, Einaudi 2006

    fem

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  14. Gaja

    Mariangela Gualtieri! Grazie, Francesca. Che meraviglia e che bei regali! Prima la Szymborska poi la Gualteri.
    Un abbraccio.

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  15. Fabio Brotto

    Diciamo una cosa: la metrica classica ha una dimensione matematica evidente. Certo, l’idea che moltissimi sembrano avere, che un verso sia l’andare a capo prima della naturale fine della riga, arbitrariamente, deve pur aver avuto un’origine. Interroghiamoci su questo abisso.

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  16. ruggerosolmi

    pure ‘sto brotto è di una pallosità oltre l’infinito umano! tra lui e la bariffi (due estremi che si tocan, l’intellettualone megapedante e l’oca giuliva blogghica) io scelgo l’astensionismo.

    saluti
    rs

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  17. ruggerosolmi

    che fa ferrazzi prende per i fondelli? ma è milanese, lei? no, perchè tutto mi lascia arguire che lei sia milanese cento per cento. milàn est grand comme allah, ecco. (io vorrei diventare milanese e anche romano, ecco 2).

    saluti,
    rs

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  18. Giovanni Nuscis

    Saluto e ringrazio per la vostra lettura e i commenti.

    Per Francesca e per altri, a cui può interessare, ho trovato in rete un’intervista di Odifreddi ad Enzensberger, proprio sul tema, uscita su L’Espresso nel 2004.
    http://www2.polito.it/didattica/polymath/htmlS/Interventi/Articoli/EnzensbergerOdifreddi/EnzensbergerOdifreddi.htm

    Cari Marina, Maria Mia e Fabrizio: pure io come voi per la matematica, per limite mio, ovviamente, ma anche scolastico, credo.
    Fuori discussione però è l’importanza della matematica, regina delle scienze, nello sforzo millenario di spiegare il mondo per renderlo, poi – con l’applicazione tecnologica – più vivibile e gradevole (e più pericoloso, sappiamo..), dissolvendo misteri e credenze. E molto ancora si scoprirà, assieme alle altre scienze, nell’infinitamente piccolo e nel grande, immenso, inimmaginabile.
    Ciò che invece non potrà mai “quantificare” e “dimostrare” è la dimensione sensibile, emotiva del suo più evoluto abitatore. Quale “composto chimico” sarà forse soppesabile, sintetizzabile in una formula, ma non si potrà mai ridurne in numeri, nel suo divenire, la complessità della sua esistenza, nell’infinita e combinatoria successione di eventi e di relazioni; né l’interazione affettiva con l’esterno, coi suo simili e con la sua stessa esperienza. E il discorso potrebbe continuare all’infinito.

    Credo che il punto di contatto della matematica con la poesia, come osservano Stefano e Fabio, sia la musica ed il metro. Ma non solo. Penso che nell’artista (non solo nel poeta) la consapevolezza del mondo, la cognizione fisica e dialettica delle sue manifestazioni sia il nutrimento di cui non potrà mai fare a meno.

    Giovanni

    Rispondi
  19. Francesca E. Magni

    Che il Solmi mi spieghi plees che cos’e’ l’ “infinito umano” (o era una licenza poetica?)

    fem

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  20. ruggerosolmi

    dubita di che? che io conosca cosa? carla, mi dia retta, vada a farsi una vacanza lontano dalle tastiere. una bell’isola deserta sarebbe l’ideale. e magari, ecco, se ci resta vita natural durante… con simpatia (i pennuti mi son sempre piaciuti, mi creda).

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  21. Francesca E. Magni

    #23: grazie Giovanni per il link, chissa’ perche’, prima, non avevo visto il tuo commento…

    fem

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  22. ruggerosolmi

    io odio mia moglie valeria. con la quale ho divorziato ormai da anni. solo che mia moglie NON è una donna. è un lanciatore del peso della ex DDR.

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  23. vbinaghi

    Confesso di aver condiviso l’antipatia per la matematica ai tempi del liceo, ma me ne sono ravvedito quamdo, all’università, ho studiato un epistemologo come Bachelard (ho finito per laurearmi con una tesi su di lui): uno che coniugava la “surrealtà” della teoria con il surrealismo dei poeti. Perchè quest’antipatia italiota? Lancio un’ipotesi. Finchè ci saranno in giro dei coglioni come Odifreddi, che a partire dal loro sapere settoriale si arrogano il diritto di un’opinione pseudoscientifica su tutto, la diffidenza resterà d’obbligo. Così la scienza continuerà a pagare pegno a causa del proprio figlio bastardo: lo scientismo.

    Rispondi
  24. Francesca E. Magni

    sono d’accordo sul peccato di scientismo di Odifreddi e sul peccato di offesa ai credenti con lo strombazzamento provocatorio delle proprie opinioni, anche se a mio parere è più una reazione che un’azione (penso alla crociata contro la ricerca scientifica dell’ultimo referendum in cui addirittura si è consigliato di non andare a votare, nonostante tutti i premi Nobel del mondo…ma questo è uno degli ultimi esempi, anche se non è una giustificazione alle provocazioni che lui attua: ci aveva già pensato Voltaire, tra l’altro, basta leggersi il Dizionario filosofico, insomma, nulla di nuovo). E’ un atteggiamento che nuoce agli scienziati.

    Non sono d’accordo sul c..one, affatto, è una persona di un’intelligenza disarmante, di grande umanità e piacevolissima (sono io che ho coniato il termine “odifreddure”: è quasi meglio di Woody Allen, non lo si può negare). Quindi quello che fa lo fa in maniera consapevole e, ovviamente, calcolata (a mio modesto parere). Lo puoi vedere come un nemico, ma non come un c..one. Di solito i nemici si rispettano anche se non ti rispettano.
    Poi sforna un libro ogni due mesi, quindi è anche difficile da seguire e come Woody fa delle cose ottime e altre meno (quelle di tipo “religioso” non le leggo o le salto).

    fem

    P.S: sono molto in imbarazzo con Vbinaghi perché mi devo scusare per quella volta che in un altro blog lo ho chiamato “mister bin”, ma lo avevo fatto per un insano e inopportuno senso dell’umorismo solo mio, per assonanza con mister bean, senza sapere che bin significa anche sacco della spazzatura… :-((
    Sta pensando che sono una c..ona eh?? Amen.
    Adesso pero’ devo uscire.

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  25. vbinaghi

    No Francesca, non mi è nemmeno passato per la mente.

    Però se Odifreddi fosse il genio che dici, analizzerebbe le proprie superstizioni (ne ha un sacco, come tutti i cattivi filosofi), prima di quelle altrui.

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  26. Domenico Lombardini

    no c’entra molto con la discussione, ma è sempre carina (Ernesto Ragazzoni)

    Il teorema di Pitagora

    I tempi sono tristi! Il vecchio mondo s’usa
    a trascinarsi il fianco nel giro dei pianeti!
    Le balene si fan sempre piú rare, i feti
    voglion dar fuoco all’alcool ove la vita han chiusa.
    Per consolarti, o povera anima mia, ripeti:
    il quadrato costrutto sovra l’ipotenusa
    è la somma di quelli fatti sui due cateti.

    Anima mia, rammenti? dall’ombre d’oggi illusa,
    questo non ti riporta al raggio dei dí lieti?
    O che non ci fiorivano nel cuor tutti i roseti
    al tempo in cui a zuffa coll’algebra confusa,
    sui banchi imparavamo, monelli irrequïeti,
    che il quadrato costrutto sovra l’ipotenusa
    è la somma di quelli fatti sui due cateti?

    Ora, i tempi a mal volgono. L’un polo l’altro accusa
    di accaparrarsi il ghiaccio, e sono ambo inquieti;
    l’oche pretendon esser – ahimè! – cigni; i poeti
    annegano in tropp’acqua il vino della musa;
    le questioni scottanti brucian tutti i tappeti;
    ma il quadrato costrutto sovra l’ipotenusa
    è la somma di quelli fatti sui due cateti.

    Il cannone, Tamagno delle battaglie, abusa
    della sua voce, e fulmina. – O dunque, dai roveti
    ardenti piú non parlano i Jeova ai profeti?
    Non tentenna la terra a un guardo di Medusa?
    Un mane, techel, phares è a tutte le pareti…

    Ma il quadrato costrutto sovra l’ipotenusa
    è la somma di quelli fatti sui due cateti.
    La vita è una prigione in che l’anima hai chiusa,
    uomo, ed invano brancoli cercando alle pareti.
    Sono di là da quelle i bei fonti segreti
    ove tu aneli, e dove la pura gioia è fusa.
    Qui, solo hai qualche gocciola di ver per le tue seti.
    Il quadrato costrutto sovra l’ipotenusa
    è la somma di quelli fatti sui due cateti.

    Rispondi
  27. danielegouthier

    che dire: sono un matematico di formazione, che scrive di scienza per lavoro e divora letteratura per piacere. detto questo ignoravo l’esistenza stessa della szymborska. mi spiace.

    invece mi piace ciò che dice su pitagora. non condivido invece del tutto il passaggio del post su croce e gentile. mi spiego.

    ho dei seri dubbi che in un’italica e profonda frattura tra le due culture la matematica sieda dalla parte di quella scientifica. io continuo a vedere nella matematica il meglio dell’umanesimo mediterraneo.

    schematizzando i problemi per me sono due

    1) in italia grazie a ben&joe abbiamo una bella frattura tra la cultura umanistica e quella scientifica. più che frattura baratro e in fondo a questo stanno le scienze che gli uomini di cultura guardano dalle loro vette. corollario: avete mai pensato che tutta la nostra vita pubblica è informata da questo errore? perché un buon politico è quello che parla bene (=tanto) e non quello che ragiona bene (=razionalmente)? sigh!

    2. in italia, ma non solo qui purtroppo, la matematica – che è vero da fondamento a molte scienze (ma non proprio tutte) – viene arruolata nella cultura scientifica. mentre l’humus da cui è nata è quello di atene e alessandria, grandi catalizzatrici del pensiero indiano e babilonese (=iraqeno per dirla con parole moderne)

    per finirla qui: c’è da colmare un baratro e da riportare a casa una poverella smarrita…

    a presto e grazie per questi pensieri
    daniele

    Rispondi
  28. Francesca E. Magni

    ciao Daniele!

    va be’, adesso voi matematici siete umanisti… e noi fisici? Per forza poeti, no?

    un caro saluto

    fem
    (= forza elettro motrice, come tu ben sai!!)

    Rispondi

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