Da: Variazioni newyorkesi, di Jim Carroll

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Sempre di ritorno nelle strade, devastate e bagnate,
affaticate dalla stanchezza del centro, tardo pomeriggio
quando i furbi pedoni incanalano il flusso dei taxi
o si voltano verso il cielo per staccarsi parole bagnate
dalle palpebre.

Gli sconosciuti dai capelli unti sono soliti
strangolare scolarette a queste ore riflesse.
E i contorni ombreggiati sono logori e la luce è trainata
da autobus e lo sballo è intanto nella precipitosa altezza
dei palazzi federali più in basso. Guardo quest’isola
dove anch’io sono nato e ho trascorso la giovinezza a
camminare, non a destarmi.

Camminando sul grigio sul verde in Central Park portavo
jeans squarciati e una maglia giamaicana azzurra e gialla
con il cappuccio e molti bottoni rossi che non mi
apparteneva.

***

Alcuni detective dagli abiti sciupati strisciano alla mia
porta.
Mi hanno detto che Eddie è morto all’incrocio fra
Lexington e la 103rd

pugnalato alla giugulare a mezzogiorno
fuori da due porte automatiche d’ospedale.

Spesso girava per East Harlem dopo il calare del buio,
fatto
di rosse, chiamando l’uomo nero. Prima che il lenzuolo
calasse

sui suoi occhi ha preso l’infermiera per il polso
per controllare che il sangue fosse vero, ha firmato un
ultimo foglio

per donare correttamente i suoi occhi.

E io ti rendo omaggio, fratello mio.

***

Grosse vene sul dorso del mio avambraccio,
come la corda di un acrobata,
sono giunte di nuovo in superficie

come una linea di demarcazione
fra campi di battaglia
che vacillano facilmente ma con poco dolore
attraverso questo flusso di angoscia fra luce e buio

presente e futuro cenere e fulgida fiamma.

(Traduzione di Stefano Bortolussi)

Jim Carroll, nato a New York nel 1950, è poeta, musicista e diarista. Il “catholic boy“, come viene soprannominato, ha pubblicato la prima raccolta di poesie a ventidue anni, e le sue immagini allucinate gli hanno valso lodi e paragoni con Rimbaud e Frank O’ Hara. William S. Burroughs lo definì “uno scrittore nato”, Jack Kerouac proclamò che “all’età di tredici anni scrive meglio dell’ottantanove per cento dei romanzieri in circolazione”.

12 pensieri su “Da: Variazioni newyorkesi, di Jim Carroll

  1. Francesca E. Magni

    Be’ Kerouac ci ha visto giusto, no? 🙂

    Avevo bisogno anche di queste poesie, grazie Franz

    fem

    Rispondi
  2. c&c

    [fk sempre lì ai posti di combattimento… come un muso giallo con il coltello fra i denti sull’isola deserta che non sa che la guerra è finita….eh?!]

    La sua voce. I reading di Jim Carrol sono vere e proprie performance con musica.

    Questo al Boulder Museum of Contemporary Art. (July 9, 1999) è di “Facts, al 36° minuto circa “8 Fragments for Kurt Cobain,” “Train Surfing”, al 55° minuto circa “I Want the Angel” e al 58° minuto circa “People Who Died.” Accompagnato da Steven Taylor, dei Fugs.

    c&c

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  3. Carla

    L’ultima è di forte impatto visivo
    si avverte il flusso di angoscia tra
    luce e buio,
    e il sangue nella vena.

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  4. Marina Pizzi

    “e ho trascorso la giovinezza a
    camminare, non a destarmi.”: anch’io

    “sui suoi occhi ha preso l’infermiera per il polso
    per controllare che il sangue fosse vero, ha firmato un
    ultimo foglio

    per donare correttamente i suoi occhi.”: chissà se potrò farlo anch’io

    ciao fk

    Rispondi
  5. c&c

    ma prego fk…

    ma mi sovvenne il dubbio di mezzanotte non è che

    i furbi perdoni

    sono dei pedestri pedoni?

    Rispondi

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