ALLA POESIA
Specchio di luce,
che affondi nel mio buio,
forse non sai
mutare il nero in bianco.
Però mi rechi
dai secoli un tramonto:
non è più sola
la mia nostalgia.
MI RICONOSCI?
Miriconosci?
Siamo fratelli.
Io che a ventanni
persi Dio.
Tu che senti
il padre accanto
o tu che lo sai
astratta Idea.
Chi, genuflesso
chiama il suo Nome
e chi, Senza Nome
lo prega.
Siamo figli
della stessa madre.
Se, per caso
o per dolore,
costretti
a sprofondare
dal sicuro
di usi e regole,
scendiamo
nello scorrere
di sentimento
che forma non trovò,
o che a stento
si piegò
negli schemi consueti,
riconosciamo
la nostra matrice :
umana fragilità.
Siamo figli
della stessa Vita.
ARCO
Arco di poesia
sostieni
l’eterno tramontare.
Arco
sostieni
il declinare
e la speranza
di nuova
esistenza.
Poesia
arco
di pensieri e sogni
ti costruisci
di contraddizione
da cui si apre
il varco
del nuovo movimento.
Arco
che contieni
in ascese e cadute
tutti i toni
dell’animo.
Come
tutti i colori
l’arco in cielo.
RADICI
Se tu cerchi
le radici,
non fermarti
a distinguere
i granelli
del terriccio.
Può la pianta
stare abbarbicata
agli strati
più profondi
della terra.
Aderente,
agli anfratti
delle rocce.
Forse anche
lievitata
dal calore
di un magma
ribollente.
Contorto filo
di vita e tempo.
E tutto è corredo
per convolare.
OTTIMISMO DELLA SPERANZA
Bambino,
crescerai
e crescerai…
Dunque,
tieni aperta
la stanza
della fantasia,
per non bramare
troppo
la stanza
dei bottoni.
TRA ALBERO E CIELO
Lode all’unità
da cui la vita
si dirama!
Sia ceppo, noumeno,
o sorgente.
Ma inafferrabile
per la mente limitata,
che pulsando,
tra il tutto,
il molteplice
e il niente, si aggira.
(Immagine: Christina’s world di Andrew Wyeth)

tra albero e cielo. si- finalmente poetica di/dal – vivo – che percuote – che non ignora l’esistenza dei – suoni.
una sintesi a moltiplicazione.
un riepilogo in epistassi di – rivelazioni –
molto belli. agli altri versi, che non mi hanno dirottato, ma lo dico senza puntiglio alcuno – credo – bidogna portar “pazienza” – forse una maturazione a cui la poetessa sta lavorando certo.
mi permetto di “prelevare” (chiedendo scusa all’autrice) da ” Ora e sempre”
La donna si toglie
il cappello di piume
o forse i bracciali
di antiche catene
da schiava.
Si toglie antichi
o recenti monili;
poi nuda, sola,
si stacca dal tempo
e s’affida all’eterno,
possibile al mondo
dell’uomo. [cut]
e aggiungo – la traccia fuori dal rogo di Valentina. le donne che tengono tutto e a nulla si sorprendono già tutto comprendendo.
il bavaglio di fumo non potè combinare nessun esilio, anzi, vi si adattarono, le femmine
e si fecero insanguinare per l’unica strada possibile. così vinsero.
un saluto
paola
grazie , specialmente di aver scritto un’altra poesia. Così siamo a 7.
grazie a te per la risposta. mi accorgo solo ora di aver scritto Valentina non Valentini.
chiedo scusa.
un saluto
paola
La prima poesia(?) che riuscii a mandare ad un concorso fu proprio….”la donna si toglie”…
forse perche era in terza persona.
A me piace di parlare di come vengono fuori testi, dal notro rimuginio.
Quella volta ero pressata da immagini televisive ( verso il 1991 o 92. Dunque IraK?).
Poi, come situazione di svago seguivo alla tv un pezzo su una cantante, di come si vestiva e travestiva per interpretare i suoi pezzi Mi pare ANNi Lennox . Io propendevo per “svestirci ” di tutti gli orpelli e segni di inconsapevole accettazione. Grazie
@Liliana
sono versi molto belli.
anch’io da poco “cerco” la (mia ) – in terza persona –
sia come un ponte. poi.
la mutevolezza femminile è omnicomprensiva.
si “sveste” per dire l’invisibile.
si “veste” per proteggere i proverbi
ogni donna è un gioco a squadre miste.
ho letto cose tue, si. me le sono andate a cercare. è stato un piacere. a rileggersi
e grazie ancora a te
” Un filo di parole” Edizioni Helicon
è il mio libro.
Grazie