Suicidio dei vecchi
Sono molti i vecchi che si uccidono. Il tenore di ottant’anni, ospite della casa di riposo “Giuseppe Verdi”, non è il solo. Sui giornali queste storie parlano spesso di mancate pensioni, di povertà e di solitudine. Pesanti fantasmi che fanno desiderare la morte anche a un vecchio. I giovani lasciano i vecchi sull’altra riva: ma ci sono ragioni ancora più profonde: la non partecipazione sociale e spirituale nella vita dei vecchi. Il perché di queste ultime tragedie? E’ una domanda che ammette una colpa: la mancanza di “equilibrio” non è sempre in chi si uccide, ma in chi ha lasciato, anche senza accorgersi, la scelta della morte a qualcuno.
Salvatore Quasimodo, da “A colpo omicida” e altri scritti, a cura di Gilberto Finzi, Mondadori, 1977

Tratto da: “Amico fragile” di Fabrizio De Andrè
Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d’attenzione e d’amore
troppo, “Se mi vuoi bene piangi ”
per essere corrisposti,
Rifacciamoci una famiglia degna di questo nome, dove tra le generazioni non ci sia conflitto ma continuità.
Altrimenti inutile piangere: questo è il destino di una società il cui unico obiettivo etico sono i diritti individuali.
Fuori tempo questo post; ora sono molti di più i suicidi fra i giovani. La casta dei vecchi si è presa la sua rivincita: alla grande.
Valter: non sono così convinto che la società attuale rincorra i diritti individuali, della singola persona, l’impressione che ho è che lavori a caste per strati sociali, età, similitudini politiche, etc…
Blackjack.
io credo invece che ci sia carenza di conflitto tra le generazioni, troppi giovani accettano pedissequamente il mondo ereditato dai padri, e in più, non so a cosa allude Binaghi con diritti individuali, la gran parte dei giovani non gode delle stesse protezioni sociali dei loro genitori e sta via via formando una casta di paria.
Diritti individuali, è vero, concordo con Valter.
Ma diritti fittizi di un individuo fittizio, inesistente. Un individuo virtuale, televisivo, democratico.
Diritti del single consumatore
a scapito dei veri legami: quelli che non si possono scegliere e che costano anche dolore incomprensibile. Ci illudiamo di poter disporre della nostra vita come il padrone del tempo dei propri operai, o come di uno qualsiasi degli oggetti che comperiamo.
Anche la figlia ultrasessantennei che non riuscendo più ad accudire la madre 93enne la uccide strangolandola con la calza e si consegna ai carabinieri. Solitudine, estrema, e impotenza, mia e di molti, Viola
3@:
il sangue della morte non è mai “fuori tempo”.
Marina, ovviamente non l’ho letto – rimedierò – e ovviamente non mi riferisco, col fuori tempo, al valore letterario dell’opera, ma a quanto ho compreso leggendo questo breve pezzo, e forse voleva comunicare Quasimodo.
E’ un dato di fatto: oggi si suicidano i giovani, non i vecchi e in questo senso è ‘fuori tempo’. Anche ai grandi capita di andare fuori tempo; persino ai grandissimi. Sarebbe un dramma se non succedesse: non più di letterari si tratterebbe, ma di profeti. O no?
Blackjack.
La potenza delle parole,
mitigata dalla veridicità di quelle mani.
non siamo altro che
sassi.
grazie a Marina
Blackjack:
questo post tratta del problema prismatico del suicidio; Quasimodo puo’ essere considerato solo un caso: scrisse queste parole: è pronubo e artefice involontario del sangue della morte devuto al suicidio dei vecchi, qui. forse avrei dovuto postarlo anche nella sezione “oltre la letteratura”. infine, il + o il – li ritengo inadeguati al contesto.
ciao, pace
Marina, mi sto perdendo: lo confesso. Riprovo.
Non ho alcuna intenzione di mettere in discussione la prosa di Quasimodo, cavolo, faccio fatica a tenere in piedi appena decentemente la mia; semplicemente riconducevo, con quel ‘fuori tempo’, le parole di Quasimodo al cambiamento radicale che in 30 anni ha rovesciato la società: non sono più i vecchi a uccidersi, ma i giovani.
Dubito che Quasimodo, fosse ancora in vita, riscriverebbe le stesse parole osservando la società odierna. Forse aprirebbe con ‘Sono molti i giovani che si uccidono’ e avrebbe valutato, come fece allora suppongo, il più e il meno.
Che poi il tema ‘suicidio’ presenti mille facce, ognuna diversa, mi trova d’accordo e non potrebbe essere diversamente.
Potremmo continuare, legando le tue riflessione e le altre e arrivare a un dato di fatto: la potenza delle parole è nascosta nella loro grande capacità di restituire, a ogni lettore, sensazioni diverse; diverse persino dalle sensazioni che hanno ispirato lo scrittore. Fantastico!
Blackjack.
Blackjack:
concordo, sì, ma qui tutto questo è limone d’intelligenza: ripeto, Quasimodo è un puro caso del perenne ritorno del medesimo; la tragedia-liberazione del suicidio è l’enigma che non ha trovato né forse troverà mai ASILO. questa è una rubrichetta comparata tra due essenze che si dimenticano: la poesia e l’asilo inteso in tutte le accezioni.
ciao, pace
eppure ha toccato un tasto…
Marina, lungi da me l’idea di fare la guerra e, anche se a volte mi capita – con la vecchiaia sono migliorato, ma poco – di essere aspro nei confronti, cerco, non sempre con successo, di non essere mai offensivo o troppo testone. Sul testone è dura.
Una nota di colore, o forse no, tu scrivi poesie, io gioco a carte d’azzardo di professione. Apparentemente due mondi diversi, contrastanti, ma con molte similitudini: tu sogni e insegui la lirica perfetta, io sogno e inseguo un Blackjack in double con un tavolo da una milionata di euro. Una vera poesia. Tutti e due sognatori 😉
Blackjack.
Blackjack:
ti saluto con pace perché mi sa d’infantile e di sorriso. sai i bambini quando si dicono: “Pace”?
il gioco d’azzardo fa battere il petto, ti capisco, anche la poesia toglie un po’il fiato.
“si lavicchia” disse Totò al gendarme: ok! anch’io vorrei un milione di euro per smorzarmi un po’in lieto evento, alfine.
ciao, nick[name]
Il suicidio è un dramma umano. Ci vuole più fegato a vivere che non. Valori sbagliati esasperati da una società che ce li mostra essenziali possono ledere la voglia di vivere, così come solitudini interiori, l’impressione di non riuscire a continuare, o anche umiliazioni che annientano nel profondo. Motivazioni varie per un gesto che merita solo compassione.
Tutti noi, credo, siamo stati testimoni involontari di episodi del genere, ragazzi per un brutto voto, adulti per vessazioni. Mille possono essere le ragioni, comunque trattasi sempre di delusioni, ‘il sogno personale del bello intaccato’. E mai giudicare, nessuno si creda migliore..solo pregare di non incorrere mai nel gesto fatale della negazione della vita.
Hai fatto bene, Marina, a postare questo pensiero, valido spunto di riflessione. Ciao