E’ in arrivo il book’s qualit-o-meter

books-qualit-o-meter-3.gif Meraviglia!!! Finalmente il book’s qualit-o-meter sta per diventare realtà !!!

Già da qualche tempo negli ambienti letterari della Est Coast si rumoreggiava che il fantastico oggetto di cui ha parlato l’indimenticato e indimenticabile H.P. Lovecraft fosse sul punto di trasformarsi in strumento reale.
Certamente gli intenti di Lovecraft erano burleschi quando citava, tra le ricerche dei laboratori della prestigiosa Miskatonic University, anche lo studio di una macchina atta a misurare la qualità letteraria di un libro. Forse fu mosso a questa trovata dalla consapevolezza che le proprie opere non fossero stimate per il loro reale valore letterario (e difatti vedasi i riconoscimenti post-mortem).
Ebbene, ci ha pensato la raffinata Long Island Lector’s Review a svelare in anteprima mondiale che dai laboratori di un’università degli States (il nome è ancora top-secret) sta per uscire un prototipo di quello che è stato già battezzato come book’s qualit-o-meter


E’ uno studio che ha richiesto anni di fatiche e ingenti investimenti da parte di alcuni sponsor, tra cui pare ci siano due big dell’editoria. Del resto i tempi lunghi hanno permesso di affinare il primissimo prototipo, riducendolo alle dimensioni di un aggeggino portatile e di comodo utilizzo.
La rivista svela che la macchina originaria consisteva in una sorta di scanner, su cui poggiare (una per volta) le pagine del libro da misurare. Per ogni pagina il simil-scanner, dopo svariati friggimenti, emetteva un giudizio, con una tabellina riepilogativa per l’intero testo. Chiaro che, pur nella sua novità, trattavasi di un macchinario lento e poco pratico, che oltretutto faticava a dare un giudizio complessivo attendibile.
Così si è arrivati all’aggeggio finale, dal peso contenuto e dalle dimensioni veramente modeste (sta nel palmo di una mano), molto simile a quello che da noi è il penetrometro, ovvero lo strumento per misurare la densità di un frutto.
In buona sostanza si tratta di un misuratore dotato di una sonda affilata come una lama che va conficcata con decisione nel centro del libro (si consiglia di evitare quelli con copertine troppo spesse). Dalla sonda, una volta penetrata in profondità tra le pagine, si diffondono centinaia di microfilamenti in lega dotati di sensori di lettura che inviano le informazioni a una cpu interna. Il cuore è un programma in grado di codificare quanto letto e trasformarlo in un voto di sintesi, scolasticamente da zero a dieci, con tanto di lode, meno, meno meno, ecc. Il tutto emesso dalla macchinetta in forma e dimensioni di scontrino fiscale.
Ecco, qui si pone un primo problema, ignorato dalla Long Island Lector’s Review.
Come tarare il programma? Quali regole assegnare, quali direttive, quali parametri oggettivi individuare come indicatori certi del grado di qualità letteraria del libro?
Questo è un argomento su cui voi, cari amici di LPELS, potreste dare un prezioso contributo!
La rivista infine rivela che nel Vecchio Continente ci sarebbe un notevole interesse per l’aggeggio, in primis da parte di alcuni gruppi editoriali italiani.
Del resto, non è difficile immaginare quale sconfinato bacino di utenza avrebbe, in casa nostra, questo meraviglioso strumento.

Come sicuri fruitori immagino le giurie dei maggiori premi letterari. Pensiamo alle eterne polemiche sullo Strega, o a quelle recentissime sul Viareggio: quale mirabile modo per risolvere ogni questione alla radice! Conficcare nel testo il book’s qualit-o-meter e aspettare che caghi lo scontrino!
Oppure, pensiamo all’esercito senza gradi dei lettori di manoscritti in casa editrice, quotidianamente soggetti (oltre alle altre mille vessazioni) al pericolo di trovarsi tra le mani un capolavoro e non riconoscerlo, come succede nel delizioso racconto di Pontiggia dove un lettore sfoglia una copia anonima e non si accorge che è Delitto e Castigo, facendosi pure smascherare dall’editore.
Ancora, sarebbe utilissimo anche per gli scrittori dilettanti, armata poderosa che è noto esser più vasta di quella dei lettori. Ebbene, i nostri amici e cugini (mai noi, per carità) che si rigiran tra le mani il dattiloscritto rilegato in spirali, incerti se e a quale editore spedirlo, potranno risolvere all’istante i loro dubbi con un semplice ticket che potrà dare un imprimatur tecnologico alle loro ambizioni.
E poi, perchè no, tale strumento potrebbe soddisfare appieno l’ego dello scrittore esordiente, infine pubblicato e lanciato come l’ennesima nuova promessa del firmamento narrativo, salvo poi accorgersi che del suo libro si vendono poche centinaia di copie, mentre i Totti, i GinieMicheli, i Faletti, i Moccia, quei maledetti che hanno un millesimo del suo genio letterario, accumulano euri a palate.
Il ticket, il ticket, con tanto di giudizio garantito iso 9000, da sbattere sul musetto anche nelle tenzoni tra scrittori, spesso sotterranee ma pure ferocissime, da usare anche come status symbol per lo scrittore puro, dedito solo ed esclusivamente alle lettere, contro quella banda di scrittori spurii, di mezzi scrittori che fan gli operai, gli impiegati, gli avvocati, i magistrati e pure han la pretesa di farsi pubblicare, invadendo scaffali e territorio che qualcuno vorrebbe come una corporazione medievale, a cui solo i più puri possano accedere per cooptazione, e in futuro anche certificati dal ticket di qualità.
Attendiamo quindi con trepidazione l’arrivo del book’s qualit-o-meter .

7 pensieri su “E’ in arrivo il book’s qualit-o-meter

  1. fabry2007

    davvero fantastico, Paolo:-)
    dev’esserci un attacco di telepatia generale. pensa che avevo programmato questo post: “Frammenti di storia sociale in vetta alle classifiche”, di Mariarosa Bricchi, tratto da “Il Manifesto” del 4 settembre e l’ho cancellato dopo aver visto che l’aveva pubblicato Mozzi su Vibrisse.
    il book’s qualit-o-meter sarebbe una panacea per tutti quelli che sono costretti a perdere ore e ore a leggere inutili best sellers.
    così sembra che ci credo?:-)

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  2. Blackjack

    Questo ‘coso’ è meraviglioso, ne esistesse uno per controllare la sequenza delle carte dal sabot del Black Jack sarei disposto a pagarlo a peso d’oro 😉

    Blackjack.

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  3. paolocacciolati

    Ciao Blackjack, ho seguito con interesse quanto hai scritto altrove, e in questo post, se ci fai caso, appoggio il tuo parere in merito alla questione dello scrittore “puro”.
    Però, c’è un’altra cosa (a cui sottintendo con l’artifizio dell’aggeggio) che mi sta a cuore: com’è che uno è così sicuro della qualità letteraria di ciò che scrive? in base a che cosa si prende il diritto di dire che la propria opera è più elevata rispetto, che so, a quella di un Moccia o di un Faletti? non è che si appioppano etichette di scrittore di qualità un pò tropppo facilmente?
    Ecco, su queste e simili domande mi piacerebbe ricevere qualche risposta.
    P.

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  4. Blackjack

    Paolo, la motivazione che mi portava a ricondurre l’aggeggio alla valutazione della sequenza di uscita delle carte, fa il paio con le domande che poni. Con le carte potrebbe funzionare, ma come si fa ad essere certi che una ‘letteratura’ sia più elevata di un’altra?

    Personalmente, da non addetto e ignorante cronico, credo sia impossibile, per un modello matematico, esprimere una simile valutazione. Potrebbe riuscire, egregiamente, a valutare parametri sintattici, linguistici, di metrica, ma non vedo come possa valutare le ’emozioni’ che un testo può generare. In alcuni casi queste ’emozioni’ sono indipendenti da parametri misurabili.
    Se penso, ad esempio, ai racconti di Durrenmatt (stupendi) che scalciano la normale metrica linguistica, la appollottolano e la gettano nel cestino, senza perdere un solo grammo della loro bellezza, capisci bene come le mie perplessità aumentino.

    Certo è che di Durrenmatt in giro, almeno io, ne vedo pochi e, da giocatore d’azzardo, mi sono rifatto, per evitare massacri economici quando gioco, a una regola banalissima: meglio una brutta regola che nessuna regola. La regola brutta la puoi migliorare; nessuna regola, non la puoi migliorare.

    Ma è possibile trovare ‘regole’ per la letteratura? Bohhh…

    Blackjack.

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  5. paolocacciolati

    Blackjack, penso al racconto La salsiccia di Durrenmatt e condivido ciò che dici sull’innovazione e la libertà dagli schemi. Però, credo che non basti, come indicatore.
    Anche il discorso delle emozioni è una spia interessante,eppure temo che porti a deragliare dal discorso in questione.
    A questo punto potrei aggiungere: veh, bada, io una risposta ce l’ho. Ecco, potrei dirlo, avendocela, la risposta.

    A proposito: meglio vedere o andare?

    Ciao

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  6. Blackjack

    Vedere o andare. Bel dilemma. Dipende da talmente tanti elementi, non ultima la curiosità, che è praticamente impossibile esprimere un parere.
    Non ho mai fatto da suggeritore a qualcun altro durante il gioco: non funziona.

    La Salsiccia è, probabilmente,il miglior racconto breve cha abbia mai letto: riso come un matto. E far ridere non è facile.

    Le emozioni fanno sempre deragliare, in qualunque situazione. Mai provato a reggere una puntata da mezzo milioncino? A me capitato. Gustata molto di più dopo un paio di giorni; in quel momento era impossibile perché dopo quella da mezzo c’era quella da venti, da cinquanta, da trenta…

    Epperò la letteratura è un’altra cosa; e torniamo al nostro ‘aggeggio’. Come giudicherebbe La Salsiccia? E ‘Dialoghi con Leucò’ di Pavese? E ‘Fondamenta degli Incurabili’ di Brodskij?
    Ho l’impressione che, oggi, non li pubblicherebbe nessuno; nemmeno ‘l’aggeggio’ tecnologico.

    Blackjack.

    PS: se sai giocare non devi essere tu nelle condizioni di dover gestire il dilemma del vedere o andare, ma il tuo avversario. In caso contrario sei messo male e, che tu veda o lasci… sei perdente 😉

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