Privato

images.jpgNon c’è nessuno per la strada, ed è strano, visto che è un sabato sera d’estate. Non ci sono nemmeno macchine parcheggiate. Non c’è né il chiarore dei fari, né il rumore del traffico in lontananza. Tutto appare immoto e lineare, semplice da assorbire con gli occhi e le orecchie, e spaventoso.
I lampioni alti spuntano, dritti, dalle siepi di bouganvillee e lo seguono mentre percorre fino in fondo il viale che lo porterà a casa di Barbara. Gli sembra strano, tutto questo vuoto, tutto questo concentrato di assenze.
Aveva fatto un sogno del genere, qualche notte prima. Un sogno che era rimasto a circolare nelle sue vene e dal quale non era riuscito a disintossicarsi.
Non ricorda, non è certo che Barbara lo abbia invitato a unirsi a loro, ma lui ci va lo stesso: conosce tutti da vent’anni, è il tassello mancante.
Di una semplicità intonsa e spaventosa, gli pare quel tragitto. Vorrebbe evitare di toccare l’asfalto perché il tic-tac delle scarpe sul selciato è una specie di macchia.
Mentre cammina si vergogna. Si sente osservato, denudato, deriso.
Invece, nessuno lo vede. Non c’è nessuno per la strada.
Stranamente quella paralisi rende irriconoscibile un tragitto che di solito potrebbe fare anche a occhi chiusi.
Sono anni che non vede Barbara e gli altri. L’idea di affrontare il Cambiamento nei loro visi e nei loro corpi lo sbalestra ma prosegue.
Non ha portato niente con sé, nemmeno una bottiglia di vino, o un dessert. Spera che lo accolgano senza considerarlo uno sfacciato, minimizzando su – o ignorando – questa sua mancanza.

I palazzi ai lati ondeggiano. Sono altissimi e lo sovrastano. Si guarda intorno.
Ha la sensazione che quello non sia un semplice silenzio, né quiete, né tantomeno pace. Le non-parole lo atterriscono più delle bugie, quella sorta di non-realtà gli paralizza i movimenti: viene attraversato dal dubbio di essere davvero lì, di essere cosciente.
Tuttavia, malgrado questo ultimo, inquietante dilemma, malgrado i muscoli sembrino irrigidirglisi poco a poco – è arrivato alla fine del viale. Barbara abita in un attico affacciato sul mare: il portone è stranamente aperto e l’ascensore è al piano terra.
Una paura più reale di qualsiasi dolore gli si aggrappa alle spalle. Se la trascina dietro.
Arriva davanti all’ingresso.
È chiuso, sbarrato da una catena pesante. Da dentro sente arrivare risate e voci.
Sono tutti lì.
Trema. D’impazienza. Di paura.
«Barbara, sono io, sono Al*****! Ti ricordi di me?» chiama. Sta parlando davvero o è solo l’eco della sua mente? Aspetta.
«Ah, sì. Sì», risponde lei. Senza entusiasmo, indifferente. Lui è lì ed è come se non ci fosse. È uno qualunque.
Non è più sicuro di voler entrare. Meglio scappare, prima della verità. Meglio girare la testa dall’altra parte, prima di sapere. Non c’è niente di bello da vivere, qui, per lui. Ormai.
Entra.

Solo cinque o sei persone allungate sulle sedie: la terrazza di Barbara sembra una scatola soffocante che ingrigisce anche il cielo.
Lui sorride, incerto. «Ragazzi, come va? È bello rivedervi.»
Lo squadrano, un po’ irritati, un po’ confusi. Scavano nei loro ricordi per ripescarlo da qualche angolino buio.
«Ciao», dice Giovanni.
«Ciao», lo imitano gli altri. Tutti educati e implacabili.
«Ma chi è?» bisbiglia Sabrina all’orecchio di Fabrizio.
Fabrizio si stringe nelle spalle.
Barbara gli si avvicina, da dietro. «Qui possono entrare solo gli amici».
La verità gli strappa lacrime di pura angoscia. Non vuole crederci, eppure è in balia del Cambiamento.
Si chiede ancora una volta se sia davvero lì o se le tossine di quel sogno lo stiano avvelenando poco a poco, benché sistematicamente. Le sue membra sono inconsistenti.
Occhi vuoti lo uccidono con negligenza, poi tornano a fissare il mare.
Lui si lascia risucchiare da un urlo.

17 pensieri su “Privato

  1. Carla

    è in corso un cambiamento,

    può partire da lui e proiettarsi sugli altri (visioni)
    oppure è un brutto sogno!

    ciao Gaja
    abbràccioti
    carla

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  2. Gaja

    @viadellebelledonne: può darsi. Un parere è un parere, non è mai modesto.

    @Carla: verissimo. È proprio ciò che intendevo, questa ambiguità. E non doveva essere troppo “chiara”. Abbràccioti!

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  3. ruggerosolmi

    viadellebelledonne che cosa è? me lo chiedo, con simpatia estrema. una via? un sito archeologico? una organizzazione no profit? una organizzazione profit? una casa di produzione di film porno? di film prono? le donne sono tutte belle? età? misure? stato civile? sesso?
    grazie
    saluti,
    rs

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  4. Manuela

    Cambiare è un po’ morire, per parafrasare l’adagio. Il senso di vuoto che pervade il racconto si condensa nel non riconoscere e nel non essere riconosciuti. Come un gioco di specchi al contrario. Terribile, come il peccato originale:
    “Mentre cammina si vergogna. Si sente osservato, denudato, deriso.Invece, nessuno lo vede. Non c’è nessuno per la strada.”
    Un abbraccio forte, cara.

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  5. Gaja

    Grazie, Manuela, per aver saputo cogliere con tanta precisione questo aspetto (che, d’altro canto, è proprio il cardine del racconto). Ricambio l’abbraccio!

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  6. Laura

    Eccomi, Gaja!
    Bello! Mi è piaciuto davvero molto. “educati e implacabili” messi vicini, beh! un gran bel colpo di stecca cara mia. Mi piace il senso di vuoto alla bocca dello stomaco che mi prende leggendo, la visione offuscata (almeno a me ha fatto questo effetto) di tutto lo svolgimento come quando sogni ma l’ansia lavora a mangiare certi nitori per metterti in contatto con la tua parte in ombra.
    Grazie per questi 5 minuti di lettura.
    Lòra

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  7. Gaja

    Laura, grazie a te di avermi letto così bene. E di avermi descritto le tue sensazioni (che sono precisamente quelle che avrei voluto suscitare. Esserci riuscita è un altro paio di maniche. Però le tue parole mi confortano). Un bacio.

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  8. violaamarelli

    ovviamente Barbara abita in “un attico affacciato sul mare”. E ovviamente non si sa come e perchè il protagonista abbia saputo della serata. E conosce a menadito la via anche se vi manca da 20 anni. Ovviamente, concluderei, non si va dove non si è stato invitati. Un manuale di buona educazione o un racconto onirico sul passare degli anni e la solitudine dei ricordi alienanti? Sì, buono il ritmo, Viola

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  9. giovannichoukhadarian

    Bello e terribile, come i famosi angeli delle anche più celebri Duinesi. Brava, a dispetto di qualche lungaggine e di qualche aggettivo non utile ai fini dell’intelligenza del testo.

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  10. Gaja

    @Viola: scusami, cosa c’è di ovvio nella collocazione logistica di Barbara? Mi interessa davvero saperlo. Manuale di buona educazione non direi, viste anche le tue osservazioni in merito! Tutte le altre tue considerazioni trovano una sorta di “giustificazione” proprio nella definizione di racconto onirico 😉 Grazie di avermi letto.

    @GC: grazie davvero [un paragone che mi fa gonfiare d’orgoglio]. Credo, d’altro canto, che le tue osservazioni sul testo siano giuste. Quindi, doppiamente grazie.

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  11. Stefano

    Una situazione davvero cruciale, Gaja, nella quale penso non sia difficile ritrovarsi. Mi è piaciuto il finale: lo hai “stoppato” nel punto giusto.

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  12. violaamarelli

    Cara Gaja, hai ragione, le mie erano notazioni personali, un pò da flusso di coscienza. Cerco allora di spiegar(mi). Premesso che realmente c’è un buon ritmo e che hai una scrittura molto nitida- due atout non trascurabili- la mia sensazione è che sin dagli inizi di questo testo il lettore capisce che è un racconto onirico ecc.ecc , si accorge cioè del tuo intendimento.Invece nel meccanismo narrativo che hai scelto il protagonista dovrebbe essere convinto, certo dell’invito di Barbara, esser preso dal problema del Cambiamento e dsl timore misto a rimpianto di rivedere luoghi e persone e amori passati(che non deve esser per forza, un pò retoricamente la trasposizione della madonna della lirica cortese, ossia ricca signora con attico sul mare) ma non dovrebbe assolutamente rendersi conto che c’è qualcosa di strano, altrimenti l’urlo finale, il colpo di scena non funziona . E del resto chi sogna sino a quando non ha l’agnizione crede fermamente nella realtà di quel che va sognando. La stranezza o più esattamente il clima estraniato forse andrebbe accennato di sbieco, sottotraccia, con un qualche correlato oggettvo, non definito solo come strano. Questo mi sembra in sostanza quel che in parte non va, o meglio quello che riduce un potenziale bel racconto a solo un buon racconto. E poichè tu puoi scrivere bei racconti..mi son permessa di intervenire anche se il mio è solo un parere ovviamente personale. Un caro saluto e a presto rileggerti, Viola

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  13. fabry2007

    l’altra notte ho sognato di una rapinatrice con la pistola – da noi rubano sempre, ma senza pistola – che dovevo decidere se affrontare e come affrontare: un calcio, un pugno, col rischio che ammazzasse don mario o me o tutti e due? prima di decidere, mi sono svegliato. questo racconto l’ho condiviso fino in fondo, con questi precedenti.

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  14. Giovanni Nuscis

    Mi piace l’atmosfera di sospensione. La senzazione di non essere soli, che tutti, forse, abbiamo provato. Il buio, la solitudine, il viale alberato sono simboli di una condizione emotiva ed esistenziale. Usati accortamente, riteniamo, per costruire una metafora, sottotraccia; intuiamo, di un’esistenza in solitudine, e di un percorso, di un approdo possibile. Nulla è causale, tutto ci sembra preordinato a tal fine: la parola “Cambiamento” (con la maiuscola, usata due volte), il non portare nulla con sé (e di sé); l’umanità che lo ha “smosso” dalla sua condizione è solo, unicamente Barbara; le persone che sono assieme a lei sono “gli altri”: educati e formali. Ma lui è uscito da sé stesso, e adesso è li con loro, li ha raggiunti: ma «Qui possono entrare solo gli amici». “Eppure (lui) è in balia del Cambiamento”
    “Occhi vuoti (non) lo uccid(a)[o]no con negligenza! (Non lo) si lasci(a) risucchiare da un urlo.(!)
    Grande Gaia!

    Giovanni

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  15. Gaja

    @Viola: capisco perfettamente ciò che intendi. La difficoltà del racconto era proprio questa. In realtà la mia intenzione era di restare in bilico tra realtà e sogno, di non dare troppa “verità” a quanto descrivevo. Non mi piaceva creare un episodio verosimile per poi inserire il colpo di scena: ho preferito usare un tono volutamente onirico, volutamente sospeso, perché si comprendesse che, per l’appunto, non era tutto come sembrava. Ti ringrazio, però, per i preziosi consigli, e anche per l’attenzione. Un abbraccio.

    @Fabry: talvolta i sogni ti rimangono appiccicati addosso, e non è propriamente una bella sensazione…

    @Giovanni: che dirti? Il tuo entusiasmo è contagioso e mi gratifica. Anzi, mi rende felice! Sì, la solitudine, la vergogna, il Cambiamento, il cammino: sono tutti aspetti – per il protagonista, spaventosi – di questo racconto. Grazie, caro.

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