con la terra che sembra tremare di coincidenze
non ho fiato per gridare la mia indifferenza
***
Per la fibra dell’universo che rifiuta di cadere ad ogni
nostra caduta io esclamo ancora ed ancora che la libertà
vigilata sia fatta, a digiuno e con il pane in bocca.
***
Vedevo nell’ora più oscura il tramonto
di gelide giornate, rivalutando questioni
che non mi appartenevano affatto. E
nel giro di pochi giorni queste diurne
dannazioni (ogni giorno uno spogliatoio)
s’applicavano a farmi stringere vanamente
una sequela di arrangiamenti, piccoli
boschi tramontati che avrei tanto voluto
fossero pace semplice.
Il canone della tua vita pratica è questa
furia di iniettare sangue in ferite
che non provocano disagio ma solo un
disarmarsi delle intenzioni; il non
averle e pur volerle.
Volendole ti accorgevi d’esserti tanto
frainteso!
***
L’infelice luna si chinò piangente.
Rivoli innocenti, barche semivuote, larghi laghi delle montagne
premettono ch’io sia tua, e obbediente.
***
Ti vendo i miei fornelli, poi li sgraffi
e ti siedi impreparato sulla scrivania
se ti vendo il leggiero giogo della
mia inferma mente, meno roba ho, più
contenta sono. Disfatta dalla pioggia
e dai dolori incommensurabile mestruazione
senilità che s’avvicina, petrolifera
immaginazione.
***
Una pace che bisbiglia, t’ho trovato
ingaggiato a perderti di vista. E’
come se, nel tuo vuoto coronato d’ombelici
impudichi, nascesse una storia vera,
veramente attenta alle tue parole.
E nell’ingaggio ch’io ritengo necessario
prendere per la tua dimora ancora
si scuote un fiore, esso è la mia
mente ammalata di tante false soluzioni.
Rovesciando lo stilema, portando via
quel fracasso di automobili sagaci
e rientrando subito dopo la cena
scorgo, infatti, il tuo regno ancora
da spolverarsi, ancora da tentare
la benda al ginocchio!
***
Ossigeno nelle mie tende, sei tu, a
graffiare la mia porta d’entrata, a
guarire il mio misterioso non andare
non potere andare in alcun modo con
gli altri. Come fai? Mi sorvegli e
nel passo che ci congiunge v’è soprattutto
quintessenza di Dio; il suo farneticare
se non proprio amore qualcosa di più
grande: il tuo corpo la tua mente e
i tuoi muscoli tutti affaticati: da
un messaggio che restò lì nel vuoto
come se ad ombra non portasse messaggio
augurale l’inquilino che sono io: tua
figlia, in una foresta pietrificata.

Non ci sono dei commenti utili, e intelligenti su A. Rosselli.
Ma il rinnovarsi silenzioso della commozione (altissima) e la gratitudine, per un pensiero ed una poesia (in lei associati) che ha toni biblici, sapienziali e lirici senza paragoni, pur amandone tante altre, io.
Queste poesie poi: tra “Documento” e “Diario ottuso”, c’è una liquidità oracolare piena; di lei è stato scritto “apolide” troppe volte, è meglio dire universale e basta, come la poesia grande, quando è vera.
E rileggerla sempre, poi leggerla ancora, è scelta obbligata (ma ce lo dimentichiamo in questa vitetta..)
Grazie allora, a chi ce lo ricorda. Brava Marina!
Maria Pia
“ma solo un/ disarmarsi delle intenzioni; il non/ averle e pur volerle”
ha ragione Mariapia, non ci sono commenti, la Rosselli chiede solo ascolto, pieno, Viola
Amelia Rosselli? Sì.
E potrei finire qui. Ma aggiungo che per arrivare ad amare la sua poesia ho dovuto attraversare un rifiuto totale per i suoi testi. Lessi La Libellula quando seppi della sua scomparsa. Ero ancora minorenne e liquidai immediatamente quel testo. Poi, dopo qualche anno, all’uscita delle Poesie curate dalla Tandello ebbi la volontà di leggermi tutto Spazi Metrici e di non terminare finchè non l’avessi assimilato. Per me è stato come un percorso di apertura alla possibilità del linguaggio. Uno stravolgimento di tutto quello che sostenevo come dato certo. Una rivoluzione copernicana. Leggere Amelia Rosselli è un’esperienza che può stravolgere. Ma ne vale la pena.
Il consenso e l’attenzione critica che adesso suscita il suo lavoro mi fa pensare: ammiro molto chi si è dedicato e chi si dedica alla sua esegesi. E’ un lavoro necessario ma sterminato.
Amelia ebbe la ventura di avere un lettore di eccellenza: l’amore fattivo, vero e certo di Pier Paolo Pasolini.
oggi e appena ieri il DESERTO.
ma forse, vedi, noi siamo qui a leggere,qualcuno anche a scrivere, non è che tutti siamo ovviamente Pasolini, anzi, pulviscoli di sabbia nel deserto, ma insomma, anche il deserto “é”, e poi a ognuno tocca in sorte un periodo storico, calca la scena che trova, cercando come può, di cambiarla o comunque viverla,limpidamente, come generosamente fai, provi, anche tu, un saluto V.
Viola, le tue parole sono sagge.
L’Italia è MATRIGNA perché NON esiste!
vero, com’era vero per Dante, si parva licet..V.
A fine mese uscirà un libro bellissimo e spero importante su questa immensa sacerdotessa, su questa poetessa eroe. Abbiate fede e pazienza!
Si, confermo ciò che dice Anna sopra: esce per Le Lettere, in Fuoricollana (collana curata da Cortellessa) e contiene oltre ai saggi un dvd con un documentario e un cd con la lettura integrale della Libellula (entrambi curati da Rosaria Lo Russo).
Prendo nota e prenoto.. (il documentario lo vidi al festival di Parmapoesia 2006, raccolta di tanto materiale, bello!)
Sull’Italia matrigna, e su come ad Amelia sia stata fatto pagare (poi)anche la splendida presentazione di Pasolini, idem: riprova che solo da santi e forse, potranno assurgere in…”assurti per sempre”.
MPia
Ho cominciato con la lettura di Diario ottuso, che conservo sempre sul mio comodino, l’ho trovato ostico all’inizio, poi me ne sono immamorata, come è accaduto a Marco S., le parole hanno cominciato a dischiudere gemme. Ad abbagliarmi. Stordirmi.
Grazie Marina, per aver proposto questa lettura di una scrittrice in cui la parola vive magistralmente nel solco del magmatico e dell’imperfetto.
Mapi