per chi c’era e per chi non c’era
Ponzano Superiore, Lerici, Sarzana; la letteratura noir che non è noir ma un po’ anche sì e in ogni caso tèl lì il Binaghi che, come fosse còtica, parla del Deus sive natura o di Mt 12,39; Franz Krauspenhaar che civetta per finta con la glaucopide Gaja, lussureggiante nel suo nero iper-snob, e sul serio imita uguale Corrado Mantoni e Sandro Ciotti e non si sa quanti altri; e il Valerio Varesi, cronista d’altri tempi, intimidito incuriosito infreddolito a presentare Le imperfezioni davanti a 3 tavolate di Vermentino Colli di Luni d’etichette raffinatissime, degne cioè del Roberto “Che” Pepe Coggiola. E il Michelangelo Merisi, squisito bandleader, frontman, capobanda. Ma anche, e ci mancava pure: tramonti da un miliardo di colori nello splendore del cinemascope, la cucina di Carmine dell’Hotel del Golfo, a Lerici, con quel memorabile sformato di cernia e le farfalle alle triglie, già consegnate alla leggenda; e infine Anna Milazzo, l’unica editrice del Mediterraneo con personale comparabile a quello di M. Schneider in Ultimo tango, però con un sorriso non annebbiato da niente. Il regista, per una volta, non lo sceglie l’asciutto Ariodante Petacco ma io: è Antonio Silva, si capisce, che come noto a tutti solo è grande.

Cose da ricordare: Merisi, fantastico: un piacere immenso conoscerlo! Il tramonto su Ponzano. Il pranzo leggendario (ha ragione GC) a Lerici. La compagnia. Anna e Marta (sua figlia). Il freddo della sera. Le risate con GC, Franz, Valter e Merisi. Le presentazioni dei libri di Valter e di Franz. La passeggiata per Sarzana con Merisi in qualità di cicerone. La bella atmosfera che si è respirata per due giorni. Mi pare più che abbastanza per ringraziarvi. p.s. GC, è la prima volta che qualcuno mi definisce “glaucopide”. Sono lusingatissima, ma per niente snob, né iper ne poco;-)
E tradurre Stainville alla Trìgola, verso la mezzanotte passata di domenica, il laptop sulle ginocchie, modello fintoMontanelli, Ungheria ’56, anche.
amici miei tutti,
vi ho ringraziato salutandovi, lo faccio ancora adesso, di cuore. serate e parole che lasciano il segno, per dilettanti che mettono insieme feste e non festival, ma lo fanno col cuore e il gusto di incontrare persone, non numeri di copie vendute.
alla prossima.
Com’è che ogni volta che il Gc ci fa un resoconto ci viene voglia di essere lì anche a noi? com’è che i resoconti delle sue serate ci fanno sempre sognare? se Gaja, come ha fatto, conferma la bellezza dell’atmosfera, del cibo e della compagnia, allora il buon chouckha forse non inventa nulla, come i cattivelli a volte hanno insinuato. Allora gloria all’allegra brigata, al noir non così noir e a tutti quelli che all’odio e ai risentimenti preferiscono una bella cena in buona compagnia nella Liguria(di levante o di ponente che sia) davanti a un bel tramonto. Del resto si è detto: potrà questa Bellezza rovesciare il mondo? mica stava scritto potrà la rabbia… e Antonio Silva è grande sì, mica per niente lo è.
Se posso dire, Matteo ha colto l’essenza (una delle) di quest’ennesimo scrittarello da dozzina: che cioè Antonio Silva è grande. Per la proprietà transitiva, anche il finora ignoto (sed per aspera, vero) Matteo lo è.
Confermo e riconfermo, bellissima giornata di cui ringrazio ospiti, compartecipi e pirotecnica conversazione dell’impareggiabile Meister, semper noster.
in data 11 settembre 2007 NON mi va di brindare.
sono da relegare?
Mio cugino Vahé, esule libanese a Vancouver, B. C., Canada, si sposò l’11 settembre dell’81. 20 anni dopo festeggiò il matrimonio. E’ da relegare, Marina, o no? La domanda è tutto fuor che retorica e una risposta gradita.
Momenti molto belli. Allegria come se piovesse. Chouka che mi fa le domande e improvvisamente ci mettiamo a parlare dell’amico Sergio Garufi, che non c’entrava nulla. Bellissimo posto, I Love Lunigiana. Merisi grande lupo di mare dell’estremo Levante. I Love Liguria. Chouka Gran Visir della critica, cena in albergo con grandi pennellate critiche del Meister, uomo dalle idee chiare. Gaja supersimpatika e divertente. Valter on the rocks rio bravo ok corral, compagno di viaggio delizioso. Un nuovo bel ricordo nel cuore. Si vive per questo, in definitiva.
Sì, Matteo, confermo tutto: non c’è stato niente di meno che bello in quei due giorni. La compagnia è stata superlativa, e così anche il cibo e i luoghi. E poi è stato un piacere conoscere tante persone stupende. Certe risate non si dimenticano!;-)
il lutto per l’11 settembre per tutti gli 11 settembre della storia non finisce il 12. ma la vita è fatta di gioie e dolori. se soffriamo i dolori allora non solo è giusto ma doveroso gioire delle piccole grandi gioie che ci sono concesse.
buona serata
elena f
vedi, simpaticissimo e dottissimo Amico, la vita è un lutto da rispettare: le feste in qualsiasi data, certo, ma non sul terreno del sangue prossimo e addosso. oggi ho preso la metro, ero stanca, molto stanca e non avevo paura. le ricorrenze del rovescio, la morte ingiusta e crudele, per es. banalità da “a chi tonca non si ingrugna”.
ciao, GC:)
correggo
“a chi tocca non si ingrugna” dicono a RM
Insomma mancava solo Gian Babbeo.
FK: “si vive per questo, in definitiva”. Standing ovation, FranzO. Verissimo.
Standing ovation e applausi. Mediomen, tanto per tirare fuori un termine molto visto(ma non altrettanto compreso) in questi giorni, perché non hai pietà? si andava così bene, senza risse. Tu sei pagato da qualcuno, confessa 😉
@Marina sono un po’ confuso, scusa se prendo una tua frase per lanciare quella CHE NON VUOLE ESSERE UNA PROVOCAZIONE ma SOLO AMOR DI LOGICA: per Pavorotti il lutto invece non era da rispettare. Perché era un finto benefattore e non ha pagato le tasse. E allora, se fra i morti dell’11 settembre c’era uno con gli stessi peccati va esculuso? Boh. Non ci capisco più niente.
@Matteo:
quale frase?
Forse,
c’è un tempo per ogni cosa
sta scritto nel libro del Qoèlet.
Bonsoir
Se laùra e se fadìga
pe’ la panza e pe’ Bordìga!
(questo un possibile sottotesto del commento di Franz, visto a Ponzano in forma smagliantissima, per cui il romanzo avvenire si garantisce plauso generale e presentazione summa cum laude en t’èl nòss Milàn – ovvero anche a Roma, stante la location dell’editore, no? La cui ufficia stampa brilla per simpatia, ma diciamo che, nel caso di specie, ce ne si può impipare).
Sui festeggiamenti all’11 settembre ho le confusioni del confuso Matteo. Stasera, per dire, non sapevo se mangiare i lamadjì superstiti dalla festa di condomino: troppo buoni o no? Alla fine me li son mangiati. Per dire, no.
@Marina scusa hai ragione, non ho specificato. La frase che parlava del rispetto per il lutto. Ma è slegata dalla questione, non chiamo in causa te. Solo è una novità perché nei giorni scorsi “lutto” e “rispetto” erano due parole che non volevano stare vicine. Ma lasciamo perdere, che è una serata tanto bella. Godiamocela.
ok, certo, = brindisi e cipressi
gli avanzi delle feste sono ottimi!
x medioman: sei semplicemente…icastico..)!! Un caro saluto, V.
Icastico, sarcastico, ecclesiastico, onomastico. Al limite, e forse più che altro, stocastico. Brào alla Violamarelli, co’ ‘sto bel nome da romanzo del tardo Piero Chiara (non spregevole, nemmeno il campione che oggi si legge su magazine e inserti librari varii)
bravo anche all’autore di questo post, che si muove nelle sue cronache mondane a metà tra Arbasino e Donna Letizia (non sono sarcastica, anzi) ma aye, non ha le corde alla Cederna, notte, Viola
Marella, sònt mìnga culànda, mè! Cus te disèt la Cederna? Senza contare che è abbastanza morta, non meno dell’ottima Donna Letizia, di Irene Brin e di quante altre con loro, ahinoi làssi ch’or è stagion de doler tanto / per ciascun òm che ben porta ragione ecc
No, scusate: la mia sorellina in nero-ultra-snob?
Maporcaputt, perché me le perdo tutte???
^______^
MS
ma solo perchè m’era parso, dalla tua bio, che le ..avevi raggiunte..(no, perchè immaginavo che ti piacerebbe, giustamente, emularle), buona serata, ora davvero V.
E’ vero, Violé.
Son morto
ch’ero bambino
son morto
con altri cento
passato per il cammino
e adesso
mi soffia il vento
e adesso
mi soffia il vento.
Ad Auschwitz
c’era la neve
(ecc. Tipica canzone da osteria di provincia, quando si fa quella certa. Anche Che sarà che sarà che sarà / che sarà della mia vita chi lo sa; oppure Laprimacosabbèlla / che ho avuto dalla vita / è il tuo sorriso giovaneseitù)
Giuvà, non toccarmi Gucccini che se parto non mi fermo più!! 🙂
MS AlCazzeggio
@Mattex: ebbene sì! Ho fatto un figurone! Dovevi vedermi! ^______^ (ma de che…) Però secondo me GC esagera: io e lo snobismo ci somigliamo come un pesce somiglia a una rosa rossa (io sono il pesce ;-))
@chou
Ad Auschwitz tante persone
ma un solo grande silenzio
che strano non ho imparato
a sorridere qui nel vento.
Io chiedo come può l’uomo
uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento.
Ancora tuona il cannone
ancora non è contenta
di sangue la bestia umana
e ancora ci porta il vento.
Io chiedo quando sarà
che l’uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si poserà.
Per le vittime dell’11 settembre e
per tutte le vittime di tutte le guerre, i genocidi, gli stermini.
E anche per i sopravvissuti, che sembravano vivi, ma erano morti e non ce l’hanno fatta a tornare a vivere. Come Primo levi, come Stefan Zweig, come tanti.
al ricordo del tuo profumo direi un gran cesto di rose rosse, e non una cesta di pesce!
Nessuno tocca Guccini! E se lui a volte lo fa, dov’è il pobblèma? E’ un uomo, rientra ampiamente nelle sue facoltà e fra i suoi diritti, no?
Oddìo… ‘sta scena scatena i miei più bassi istinti, Giovanni… fatti dire da Gaja, fatti dire, che c’ho le foto di Guccini in camera… VESTITO, eh! 🙂
– GAJÉ
Quando potrò vederti in nero ultra-lusso, sorella??
MS
@Merisi: mannaggia, mi fai arrossire! (grazie!) Non è che ti ha dato fastidio, no? un bacio!
@Choukha: è *verissimo*. Mattex ha QUELLE foto di FG!! 😀
@Mattex: presterrimo, lo sai, fratellino! 😉 (ma non era ultra-lusso, è GC che mi prende in giro!)
bentornato, Choukha. ottimo rientro, in tutti i sensi.
# 16 – 20 Matteo. Tu la sai lunga. Fammi i nomi di quelli che non pagavano le tasse morti nei due grattacieli che ne fascicolo subito i dossier e m’informo… voglio subito i nomi che li faccio cancellare dall’elencone esposto lungo il perimetro di Ground Zero. E se è possibile anche i nomi degli islamici terrorifici che evadevano le tasse nei loro rispettivi paesi e che se la sono cavata kamikazandosi, che poi faccio una telefonata al Bin risorto. Perché se non pagavano le tasse non fu vera gloria neanche per loro – stesso metro per tutti – lutto/rispetto? …troppo sacrale il ciò, non fa più parte di questo mondo in diretta… 😉
Interessante, però, il Franz che sflanellava con la Gaja in nero. Se ne potrebbe sapere quel tantino in più? Choukha è vero che Franz è irresistibile e che la Gaja è magnetica come una mina? E il Binaghi è cupo, rude e crudo alla Robert Mitchum come dicono, oppure sta al gioco anche lui dopo la seconda bottiglia? Perché infine è questo che fa la differenza.
Rugge’, no: nun se ne po’ sapé deppiù. Già la Violètta scontrosa / del Misssissippì mi rimprovera (lo sanno il cielo e le stelle con quanta raggiòne!) di non cedernare abbastanza – andassi nei dettagli lambirei, magari poi toccandoli, i territori a me ben noti degli Alfonsi Signorini, delle Marie Latelle. E’ il caso? Che Franz sia irresistibile e Gaja molto più e meglio che magnetica resta tuttavia fuori da ogni possibile discussione.
@Gianruggero. Ammirevole coerenza. No non la so lunga, magari, parlavo per amor di logica. Saluto
io invece non dimenticherò facilmente una sera tardi a Milano,
sette settembre, dalle parti di via antonello da messina, con qualche amico che vedevo per la prima volta o la seconda e che mi pare di riavere anche ora qui accanto sul porto Calata Cuneo di Oneglia. Grazie e hasta luego
marino
Si celiava, Gian, e basta. Una giornata da ricordare. E grazie a Marino, il “Zeewolf”, lupo di mare del Ponente e d’Olanda. Il venerdì una “patrouille” di scrittori con le “contropalle”, dopo birra und Coca Cola, mi hanno fatto l’onore di venire in pellegrinaggio nella mia via, dove vivo, vegeto, scrivo. Erano Marino Magliani, Gianni Biondillo, l’Andrea amico di Marino (non ricordo ora il cognome), Marco Rovelli, Valterone Binaghi, il Mitchum (è vero) della letteratura italiana. Una magica serata d’amicizia. Poi dicono che tra scrittori non può esserci il feeling: balle.
@37 Riflettendo, perché ho questo brutto vizio di pensare. Sempre e SOLO PER AMOR DI LOGICA: dal lungo elenco di Ground Zero cancelliamo soltanto quelli che non hanno pagato le tasse o anche quelli che hanno tradito il prossimo, hanno usato violenza, hanno rubato, e tutte quelle cose non proprio “edificanti”?. Come ci dobbiamo comportare? Si considera solo quel peccato lì o prendiamo in considerazione anche tutti gli altri? Tanto per portare a compimento la coerenza, per capire. Se è così, se non consideriamo solo le questioni fiscali come ragione di esclusione dal consorzio, beh allora mi sa che sulla lapide di Ground Zero non ci resta più nessuno, credo. Tanto vale distruggerla senza nemmeno tirare fuori i dossier, non ce n’è bisogno.
E dopo questo basta perché il mio intelletto e la mia capacità di comprensione qui si fermano.
Preferisco andarmene a pranzo a ridere con gli amici di cose allegre.
Viva il Chou, viva il Franz imitatore, la magnetica Gaja and so on. E viva Antonio Silva.
Una sommessa preghiera: piantiamola con questa storia delle tasse. Sta diventando un tormentone come “Nemico della patria” ai tempi di Robespierre.
A modest proposal: parliamo ogni tot anche dei post, della forma in che è esposto il loro c.d. contenuto. Magari non di questo, con ogni evidenza soltanto encomiastico (trad. per Medioman: stocastico), ma degli altri sì. Tanto pe’ cambia’, anche, e per non rifare di questo preclàro blog una versione parolaia del fortunatamente obblìato ennegì it.cultura.libri.
La tastiera mia sta languendo e illividendosi per le mille gocce grondanti di invidiosissimo e rancoroso sudore per le vostre inqualificabili bisbocce degne di Sardanapalo,
bruttoni!
MarioBùùùù:-((
Mario, la prossima volta vieni anche tu, no? 😉
Se scrivi un noir che non sia soltanto noir, l’anno prossimo l’eccelso Merisi e la splendente Anna magari t’invitano. Poi però presentare ti presento io. Uomo avvisato, come dicono
@Chou ma lo sai che da qundo ho letto il titolo del tuo post nelle orecchie c’ho sciampainnnnnnnnnnnnperbrrindareaunincontroooooo e mi sembra di vedervi a ponzano con peppino pianobar che fa l’occhiolino alla gaja superchic.Ho provato con tutto anche con coltrane, nientaffa’, non se ne va. Mannaggiaattè mannaggia, ma forse è colpa mia che sono stanco e mi è andato in patatrac il cervello. Salut
Matteo, invidio un cervello glossolalico come il tuo. Mi ricordi dappresso Giulio Del Tredici di Tarbagatài, romanzo preleghista e posttaylorista uscito da Einaudi secoli or sono e prestissimo desmentegà. Sei mica delle parti della Lomellina, te? Gran terra, santa la polenta.
Però, voglio dire, Mario e Matteo potrebbero venire anche come semplici spettatori, no? In fondo io ero lì in quella veste… 😉
Falso! Tu menti sapendo di mentire! Tu eri a Ponz Sup, Sarz e Ler nelle vesti della Mata Hari de p.zza Navona, d’ ‘a Marlene Dietrich de Santo Pietro. Avevi una veste, un ruolo drammaturgico tuttaffatto tuo e tuo solamente. Chiamo a testimonii i dott. Binaghi e Krauspenhaar, oltre ovviamente al comm. Merisi.
Ma così sembra che io sia una donna fatale… (oddio, in effetti sembra più che tu mi stia prendendo in giro in modo davvero *solenne*! ;-))
Confermo e riconfermo, gli occhi de Gaja so’ du carbonchi nella notte.
Grazie a ibBinaghi (omaggio mòdico a Gioannbrerafucarlo, maestro mio ignoto) per il càllido intervento. In quanto alla sciarmantissima, non vedo dove stia la presa a gàbbo. Per quella, prometto e garantisco, metto i sottotitoli, se pure sarà mai il caso.
@Chou che c’hai da invidiare? A glossolalìa stai messo moooooolto meglio di me e in più sei un’enciclopedia vivente che contiene innumere pagine di romanzi, poesia, cinema, musica, tv, pietanze, vini, chiacchiere con l’Atahualpa e tramonti liguri. E poi ne sai di lingue, accciderbolina, dai dialetti del nord e del sud vive o morte non ne tralasci una. Quindi semmai son io che invidio te, ma siccome l’invidia è l’unico peccato che non conosco a te va tutta la mia ammirazione.
Gaja, sì magari la prossima volta ci sarò anch’io. Chissà. Però peppino lasciatelo a capri che non lo posso più sentì.
Ho capito: non mi resta che arrossire. Pure “sciarmantissima”, adesso. Grazie… sono lusingata.
No, Peppino è qui / con tutta la Diccì. E il meraviglioso doppio live con Fred, uscito nel ’96 da quella non obbliàbile tournée nei teatri italiani, sembra un disco dell’autunno scorso (o del ’57, ma lì sta la grandezza dell’uomo, dell’artista, del mùsico, del poeta in versi cantandi). Peppino toda la vìda!
Vabbè, allora teniamoci Peppino e tutti quelli che si porta dietro che se lo dice il Chouckha, che è un’autorità in materia, ci si può fidare. Vuol dire che quando canterà la mia amata sciampainnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnn fingerò un bisogno repellente e scapperò in bagno. buonasera a tout le monde
Amici, ho avuto notizie fresche su Gaja da un fratello che ne stima le capacità, l’ex lottacontinuista Pablo Echaurren… mi ha confermato che oltre ad essere magnetica come una mina ci becca assai nelle cose d’arte. Ciò non mi ha stupito… penso che tutti l’avessimo già inteso. Questo mi spinge a volerla conoscere a viso a tutti costi. Che ne dici, Gaja, se ci vediamo romanamente al Cavalieri-Hilton sabato (così faccio il Pavarotti anch’io)?
#Matteo al 42. Mi hai spiazzato. Allora chi mai può dirsi fra gli uomini: vera gloria? Tragico tutto ciò se infine ci riflettiamo sopra. Mi hai stroncato lo sviluppo e mi hai affossato ogni possibilità di mitologema. Mi do all’alcool come Binaghi 🙂 oppure e meglio alla gajte compulsiva… e che Franz mi sostenga e Fabry mi benedica il viatico, così che vada in pace fra le braccia di una bella donna profumata (…Echaurren mi ha anche detto che profuma assai la nostra ninfa – che sfiga essermi ritirato definitivamente in camporella a 20 chilometri dalle Valli di Comacchio, almeno Baldrati sta a Bologna e fa ancora strage fra le giovani universitarie…) 🙂
Echaurren, sì, il figlio di Matta. Brào lui (nel senso del padre).
Vedersi romanamente all’Hilton vuol dire salutarsi col braccio destro testo e portare, te maschio, il fez in testa? Non sono certo che il cav. Angelo Guido Terruzzi, figlio di rotamàt e rotamàt lui stesso, gradirebbe; e manco il prode Heinz, il tedesco più romano che ci sta a Roma. Fàcci però sapere.
Eh eh eh eh eh !!!! Stupendo il tuo romanamente, Choukha,… mirabolante… non solo io, ma io e Gaja entrambi col fez in testa come Stanlio e Ollio adepti della Loggia del Leopardo in quel film in cui fuggivano dalle moglie per andare a suonare l’ukulele (assieme ad altri 200 sbarellati come loro) in un grande albergo newyorkese… mi ci vedrei… non so Gaja 🙂 Cmq, a parte i non gradenti da te citati (da cui ci guarderemo bene.. e non a torto), credo fermamente che faremo faville, scintille e petardi 😉
In effetti il Matta era un grande… il Pablito è un buon conoscitore di vini e del Futurismo, e ciò lo salva e non guasta… eh eh eh eh eh !!!! Sei un grande anche tu, Choukha. Mi hai regalato un buon risveglio e una buona giornata… che rilancio anche a te.
Ve farò sapé!
GRM: non sapevo che M.E. mi conoscesse! E cosa ti ha detto di preciso di me e della mia autorevolezza sulle cose d’arte? Naturalmente mi lusinga assai che tutti voi pensiate che io sia un’esperta in materia… anche se, GRM, io non ci sto capendo niente, perciò, ti prego, spiegamelo come se fossi una bambina di cinque anni (cit. Denzel Washington in “Philadelphia” ;-)) Oh, però “magnetica come una mina” non me l’aveva detto mai nessuno. Arrossisco e ringrazio.
p.s. l’ukulele mi ricorda Zucchero “Monroe” in “A qualcuno piace caldo”. Nessuno è perfetto…;-)
Che ve smettète de contàvve ‘a rava e ‘a fava tra ‘ddé vòi? No, perché magàra ce sta pure quarcùni che se po’ sentì come tipo escrùso, no? Vedi te che te tocca véde, la màtina presto, vedi. E gràzzie, eh, se m’ascòrtate in rime spàrze ‘r sòno
@Gr son contento di essere riuscito dove la da te detestata Portia sveva fallito. In fondo, pur seguendo strade diverse, anch’io ho voluto dire le stesse cose. Onore a te Gian Ruggero che hai ammesso lo spiazzamento. Hai colto il punto essenziale: chi mai può dirsi degli uomini: fu vera gloria? Tragico tutto ciò. Nelle tue parole c’è tutta l’essenza dalla questione, hai riassunto benissimo. Un saluto più che cordiale
@ L’hai detto Matteo… touché! Mi sei entrato nella guardia. Tanto di cappello, anche se ancora voglio credere che esistano uomini che si possana dire in toto degni… almeno ci spero… almeno lasciatemi ‘baloccare’ in questa mia illusione (?)… o almeno cerchiamo di esserlo noi (e concedetemi la punta di retorica). Se polemica c’è stata, se ho lanciato un masso nello stagno per dare il via alle danze, se nella mia ‘sgradevolezza’ nel predicare su di un cadavere ancora caldo ho procurato sdegno e risentimento (in parte giusto… e perché no?! Da uomo, come mi sento, lo devo ammettere per vissuta onaribilità) in alcuni… infine che resti, fra noi, una promessa che qui ci facciamo. Ed è già molto, almeno il richiamarci ad una coerenza di intenti e di stile (sia nell’artistico sia nell’umano – reputando che nell’oggi ce ne sia alquanto bisogno). Grazie Matteo e grazie a tutti coloro che con intelligenza hanno inteso il mio “jaccuse”.
@ Gaja, pare che P.E. fosse ad una presentazione del tuo “Il cerchio” in Roma… oppure e comunque alla presentazione di un tuo libro e che ti ricordi come sopra ho descritto… in quell’occasione dicesti una frase sul fare artistico che molto lo colpì (ci siamo sentiti due giorni fa al telefono e parlando di questo nostro blog – forse anche adesso ci sta seguendo – è venuto fuori anche il tuo nome fra i romani che pubblicano in queste pagine). Tutti qui, però piacevole, non trovi?
Ribadisco il tuo essere magnetica come una mina 🙂 Mi rende felice che ti sia piaciuto.
No, ma torno a di’, e po’ m’abbiòcco: quì ‘n ce se capìsche ‘na mazzancòlla pòpio! Ma che state a dì? Ma l’itàjiano nun ve l’ànno ‘mparàto, ‘a ‘a scòla? E inòrtre: me sa ve che ve state tutti a arronza’ a ‘a Gaja. ‘a còsi: ve sbàjate de ‘ggròsso: qua’ ‘a llà è ‘na seria pòpio, eh.
@Gr sono felice che sia “finita” così. Accolgo e sottoscrivo il tuo appello. Portia, come raccontò già il Grande Bardo, dovette smettere i suoi abiti femminili e diventare Baldassare per farsi intendere. Ora torna volentieri ai suoi paramenti femminei. Il mascheramento di cui si è servì fu solo per dissumulare non già per ingannare il prossimo. Perciò perdonatela se usò un piccolo strategemma che l’intelletto e il cuore no, dietro le vesti, mai li mascherò e furono sempre autentici.
@GRM: sì, forse alla presentazione romana di “Extra Omnes”, a settembre 2006, oppure il 22 giugno u.s.. È possibilissimo. Peccato non averlo visto. C’era tanta di quella gente e io, a dire la verità, ero molto emozionata. Sono felicissima di aver detto qualcosa che lo ha colpito, ho grande stima di lui e del suo lavoro. Direi che mi hai dato una notizia ben più che piacevole, altroché. Se ci sta leggendo, lo ringrazio di cuore.
Grazie per la fiducia nelle mie doti estetiche. Però non mi hai mai visto… come fai a esserne così sicuro?;-) E comunque di certi complimenti ce ne vorrebbero almeno un paio al giorno! ^______*
Ti abbraccio.
# 67 Matteo. Inteso… 🙂 e che tutto ciò sia merito anche di questo strumento che, se infine usato con dovere, risulta mezzo che può dare molto… non solo ‘ciarle’, ma anche pagnotte. Nell’autenticità che mi riconosco, tanto di omaggio all’altrui dirsi con sincerità.
# 68 Gaja. Nonostante i ‘mosconi’ che ci vogliono vedere separati, forti del nostro amore per il bello e il giusto, convoleremo, di certo, ad un incontro stratosferico… bella tu, come ti poni, ‘gaglioffo’ quel tanto io, nel menar tenzone, ma pur disposto alle delicatezza per sì tanta dama 😉
@GRM #69: dunque dentro di te si nasconde l’animo di un cavaliere romantico! Ma è meraviglioso! 😉
attenta Gaja … mi viene in mente Re Carlo torna dalla battaglia di Poitiers di De André/Villaggio, a proposito di cavalieri. naturalmente scherzo.
@Domenico: non c’è l’icona che arrossisce? Mannaggia! 😉
@Gian Ruggero. Vero è uno strumento che può dare. Ma che fatìca a volte. Settanta camicie bisogna sudare, cambiarsi d’abito e andare avanti perché l’insulto e l’offesa sono una sconfitta per tutti, per chi le riceve ma ancora di più per chi li pronuncia. Per questo non mi sono rassegnata e ho tentato un’altra via, non perchè volvevo aver ragione o altro ma perché era amaro per me chiudere in quel modo.
@Zamora Meno male che ce stai te Zamora che te sì chettentendi. che l’italjano te l’anno ‘mparatobbene mica ammodo de nojaltri poracci che ce tocca chiamarce a seconda der caso ‘pazia ‘portia matteo, che ‘mo me sò pure scordà comè che me chiamo davero… malìmorta’ azZamora! ‘ste cose nun te capitanoattè, tessì che te fai capìsubbitottè. li mortaaaaaaaaaaaccivostra (se pòddì, nu pecché se nun se poddì afabbrì te supplico: censurame!!!!!!!)
Matteo è di una strabordante capacità mimetica. Scrive come un Gaddus che si sia fumato un intero pioppeto e svariate abetaie nei dintorni. Dovessero fargli l’antidoping, lo squalificano fino alle Olimpiadi di Kuala Lumpur del 2048. Però è un notevole tocco di vivacità lessico-semantica in questo thread, che vede invece perseverare nella violazione del IX e X comandamento sia Gaja (quelle surprise, quoi!) sia il ruggente Gian Ruggero.
Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d’allor
al sol della calda primavera
lampeggia l’armatura
del sire vincitor
il sangue del principe del Moro
arrossano il ciniero
d’identico color
ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite
le bramosie d’amor
“se ansia di gloria e sete d’onore
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare all’amore
chi poi impone alla sposa soave di castità
la cintura in me grave
in battaglia può correre il rischio di perder la chiave”
così si lamenta il Re cristiano
s’inchina intorno il grano
gli son corona i fior
lo specchi di chiara fontanella
riflette fiero in sella
dei Mori il vincitor
Quand’ecco nell’acqua si compone
mirabile visione
il simbolo d’amor
nel folto di lunghe trecce bionde
il seno si confonde
ignudo in pieno sol
“Mai non fu vista cosa più bella
mai io non colsi siffatta pulzella”
disse Re Carlo scendendo veloce di sella
“De’ cavaliere non v’accostate
già d’altri è gaudio quel che cercate
ad altra più facile fonte la sete calmate”
Sorpreso da un dire sì deciso
sentendosi deriso
Re Carlo s’arrestò
ma più dell’onor potè il digiuno
fremente l’elmo bruno
il sire si levò
codesta era l’arma sua segreta
da Carlo spesso usata
in gran difficoltà
alla donna apparve un gran nasone
e un volto da caprone
ma era sua maestà
“Se voi non foste il mio sovrano”
Carlo si sfila il pesante spadone
“non celerei il disio di fuggirvi lontano,
ma poiché siete il mio signore”
Carlo si toglie l’intero gabbione
“debbo concedermi spoglia ad ogni pudore”
Cavaliere egli era assai valente
ed anche in quel frangente
d’onor si ricoprì
e giunto alla fin della tenzone
incerto sull’arcione
tentò di risalir
veloce lo arpiona la pulzella
repente la parcella
presenta al suo signor
“Beh proprio perché voi siete il sire
fan cinquemila lire
è un prezzo di favor”
“E’ mai possibile o porco di un cane
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane,
anche sul prezzo c’è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
v’eran tariffe inferiori alle tremila lire”
Ciò detto agì da gran cialtrone
con balzo da leone
in sella si lanciò
frustando il cavallo come un ciuco
fra i glicini e il sambuco
il Re si dileguò
Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d’allor
al sol della calda primavera
lampeggia l’armatura
del sire vincitor
Minchia signor tenente! Forse la più brutta canzone mai cantata dal simapatico canzonettista genovese, oltre a tutto scritta in collaborazione scellerata con quell’altro bellimbusto del Villaggio (nel senso di Paolo). Da dimenticare, come lui stesso la dimenticò, una volta diventato grande e famoso e generosissimo, come testimonia di continuo chi gli lavorò insieme, dall’immenso Ellade al fonico Pierozzi a, va senza dire, Mauro Pagani.
Azzamora! ma come? ti si è pulito improvvisamente l’eloquio! maddài! allora non è vero che a te l’italiano te l’hanno ‘mparato meglio che a noi. Gaddus fumato davero. Che proprio il romesco mio fa venire un “bisogno repellente”(conio di un’amica laureanda in legge pronipote di azzeccarbugli che parlava anche di “creme solari con filtro hiv” e di “sciopero degli automi in centro”) che fa correre in bagno. A proposito di capacità mimetica invece, Azzamo, lodicosolattè pure se me sòrimmessa ebbrache mie, ancora Matteo me faccio chiamà che me pare stì bloggeristi spesso ce stanno approvà. Eliaaaaaaaaaaaaaaaana monti dove sei? Sei tu la regista occulta del blog eh? vieni fuori e facciamo uno speedating alla luce sole va’, e quellochesuccedesuccede 🙂
Oh, quel bordel, ce type de blog si typiquement italien! Les hommes qui veulent baiser les femmes, mais les femmes aiment aussi bien les femmes que les hommes et toute cette belle population de pervertis, de degenerés veux donner l’air de parler de Culture – ou bien quelque chose comme ça. Ah, on la tolère a pèine, vous savez, Mr. Matteo?
# 76 Choukha. Condivido e sottoscrivo… non vituperatemi il flirt platonicamente romantico con Gaja… Re Carlo è, in effetti, una canzonaccia da lupanare portuense genovese.
# Matteo. Grande nobiltà, in particolare la chiusura del #73. Tutto è consentito se intelligente e a fin di bene (… meglio specificare perché pare che anche Goebbels non fosse uno stupido) 😉
# 74 Zamora. Per il IX, in questo blog (ma solo qui, bada bene), siamo dispensati a divinis dal Capo in persona… che non è Lui in testa, quello lassù, ma il Lui quaggiù che ne fa le veci 😉 quindi approfittatene !!! Anche con Portia…
NO! Portia è mia e me la gestisco io! Giù le mani da Portia, margniffone che non 6 altro! Nun se fa’ accussì, no.
C’est vrai Monsieur George. Ceci est un blog de pervertis, et nous avons bien aussi des travestis. Ce blog est un scandale! Ah les italiens, toujours l’amour or something like that. More than love I would rather say something I cannot say here. Enschuldigen Sie, Freude schoner Gotterfunken Tochter aus Elisyum, wir betreten feuertrunken himmliche dein Heiligtum! Aurevoir
Vocé è linda
mas que demais
vocé è linda
assìm
@GRM #79: sentir parlare un uomo di romanticismo è una meraviglia (Sarà perché io sono un’inguaribile romantica?)! Gli uomini romantici sono una specie in estinzione! Ma qualcuno – a quanto vedo – resiste… 😉
Posso annoverarmi, è vero?
Sono ultimosauro, un romantico quasi estinto.
Valter, non avevo dubbi, ma proprio nessuno, che tu lo fossi. Leggendo quel che scrivi e come lo scrivi… e leggendo gli ultimi post sul tuo blog, l’ho capito immediatamente. (hai presente il commento che ti ho lasciato?). Ti mando un bacio infinito e verde.
anch’io sono romantico, in fondo, molto in fondo…
Invece, Ruggero, secondo me tu sei proprio un romanticone… e nemmeno troppo in fondo!;-)
Alfredo
Libiamo ne’ lieti calici
che la bellezza infiora;
e la fuggevol ora
s’inebriì a voluttà.
Peppino
sciampaaaaaaaaaaaaaaaaaaaainnnnnnperbrindareaunincontroooooo
Alfredo
Libiam ne’ dolci fremiti
che suscita l’amore,
poichè quell’occhio al core
onnipotente va.
Libiamo, amore, amor fra i calici
più caldi baci avrà.
Peppino
sciampaaaaaaaaaaaaaaaaaaaainnnnnnperbrindareaunincontroooooo
Tutti
Ah! Libiam, amor fra’ calici
più caldi baci avrà.
Peppino
sciampaaaaaaaaaaaaaaaaaaaainnnnnnperbrindareaunincontroooooo
Violetta (s’alza)
Tra voi saprò dividere
il tempo mio giocondo;
tutto è follia nel mondo
ciò che non è piacer.
Peppino
sciampaaaaaaaaaaaaaaaaaaaainnnnnnperbrindareaunincontroooooo
Godiam, fugace e rapido
è il gaudio dell’amore;
e un fior che nasce e muore,
nè più si può goder.
Peppino
sciampaaaaaaaaaaaaaaaaaaaainnnnnnperbrindareaunincontroooooo
My Gawd, so operatic! I loooooove this italian stuff. Reminds of Callas, Tebaldi and that big blond one, I can’t remember the name, Konia, Kolya, Katya – who was she? Lovely, anyway
O-missis Suonk!!!!!Hallo! happy you like it! you are speaking about Katia Ricciareilli yeah! Pipponational-ex-wife(trattinisme!). But the best we have is PePPino. Do you know Capri? I’m sure you do. ‘mbeh Peppino from Capri(pronunciation: keipri). He usually plays in Ponzano, Lerici, Liguria. Many people here have fallen in love last saturday listening to his “sciampainperbrindareauncontro”(champagnetosaycheers!toamatch). We’ll be glad if you join us next time and I’m sure our italian marpions from the blog we’ll be very happy to know you(Per chi the bell swank?)
bai bai
P***in, qu’est-ce-qui passe ici? Qu’est-ce que ce tourbillon de mots insensés que tu comprendras? Chais pas, quoi. Et cettes mauvaises pensées sur mon idole, Joseph de Caprì. Oh, qu’il est connu à Montepellier, dans le Queyras, à Lyon, à Dijon. Desolé de voir qu’en Italie on l’aime plus, desolé et tout à fait abasourdi de ça. Je vous laisse à votre bavardage, malheureux Mathieu. J’ai mes Iglesias pour moi, Enrique aussi bien que ce merveilleux père, Julio; et mon église, celle du cardinal Fiorenzo Angelini, avec le quel j’aurai le plaisir de consommer un p’tit repas dimanche prochaine.
brindare o blindare?.)))))