Reclusioni #12 – di Marina Pizzi

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aggiungimi al soqquadro del rigagnolo
nelle storie dei grilli non presi
sulle pallottole che sparano coriandoli
su dove avviene l’indice al veleno
che svende la gincana all’agonia

nel ladro che cintura la mia strage

(Settembre 2007)

15 pensieri su “Reclusioni #12 – di Marina Pizzi

  1. cf05103025

    Questa poesia mi lascia perplesso, cioè non riesco ad entrarci, però sono curioso del dipinto.
    Di chi è?
    Leggo una specie di data in alto a sinistra, forse 95 e un monogramma o due iniziali…..

    MarioB.

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  2. H.J. Uglywords

    Questa poesia mi lascia perplesso, un’accozzaglia di parole “difficili” assemblate ad effetto, atte solo a sorprendere l’orecchio, a sparare mortaretti. Dietro ci vedi solo il poeta, investito, convinto d’esser poeta, che si contorce nel suo soffrire letterario, con tutto il solaio, o la cantina, pieni di veleni, dolori, agonie. Abusato manierismo e null’altro.

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  3. Marina Pizzi

    “quando si hanno delle cose da dire si dicono in prosa, è quando non si ha nulla da dire che si scrivono poesie”, il che è abbastanza sorprendente considerando che chi diceva queste cose aveva scritto credo una massa di poesie sterminata per tutta la sua vita. E tuttavia c’era qualcosa di vero: quando non si ha nulla da dire nel senso di comunicazione, quale può essere la comunicazione prosastica, allora si adopera quel mezzo di comunicazione che dice altro da quello che direbbe la prosa. La poesia non vuole comandare, non vuole persuadere, non vuole indurre, non vuole dimostrare. Si impone con l’autorità dell’ istituzione letteraria che essa evoca o rivive, si impone con l’adempimento di un rituale, di un cerimoniale. Insomma, anche la poesia più apparentemente privata chiama in vita una parte della coscienza collettiva, allude al valore non individuale del linguaggio, produce un senso».

    Goethe

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  4. paola castagna

    No, non ci credo fino in fondo, leggendoti mi accorgo che con questa tua stai raccontando attraverso la poesia quel qualcosa che nel non detto prende voce…
    …aggiungimi al soqquadro del rigagnolo…
    se non si ha nulla da dire non si urlerebbero al vento parole rimate.

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  5. H.J. Uglywords

    Pizzi lasci in pace Goethe e Fortini.

    “quel qualcosa che nel non detto prende voce…” e tutta la mistica che ne consegue nel suo caso si arena fra le doppie q di soqquadro e il fango del rigagnolo. I grilli hanno come merito la sola doppia elle e il loro frinire non buca schermo e foglio. Dalla gincana non esce e la sua strage ha conserva di pomodoro al posto del sangue.

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  6. paola castagna

    @H.J. Uglywords
    é quel “aggiungimi” del poeta, l’urlo .
    preferisco non entrare in merito a critiche più o meno discutibili,il mio riferimento era al passaggio
    se non si ha nulla da dire si scrive poesia, citato sopra.

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  7. H.J. Uglywords

    Ma si figuri. Prego.
    Solo che c’è anche nulla e nulla.
    Il nulla che azzanna e il nulla che vellica l’ego.

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  8. cf05103025

    Io intanto che voi fate gli intellettuali mi lambicco nell’esame del dipinto soprastante.
    Mi pare sia composto da n° 4 distinti telai sagomati e poi accostati ad incastro, su cui è tesa tela dipinta con una mestica povera, direi ad acqua, forse una temperaccia; L’incorniciatura è elementare, composta da quattro listelli, a sezione quadra, dipinti in bianco, consona al tipo di dipinto.
    Gradirei indicazioni sull’ubicazione del dipinto, su dove l’avete trovato, se avete pescato l’immagine sul web.
    Grazie.
    Qui ci vorrebbe l’esame di un altro collega, ad esempio l’ottimo Mario Pandiani, amico mio, socio di LPELS.

    i mie dispetti
    MarioB.

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