Fidarsi della vita perché Dio la vive con noi. Ricordo di Alfred Delp

delp1.jpgA proposito di un film sulla vita di Claus Schenk Graf von Stauffenberg, l’uomo che tentò di uccidere Hitler il 20.7. 1944, in Germania si è riacceso nell’ultimo periodo un dibattito sulla resistenza tedesca contro il nazismo.
Pochi sono, in generale, i nomi che si ricordano – e purtroppo sempre gli stessi. Infatti si parla dei fratelli Hans e Sophie Scholl che facevano parte della Rosa bianca, un gruppo di studenti che erano attivi a Monaco e del cosidetto Kreisauer Kreis a cui apparteneva appunto Stauffenberg.
Ma non solo lui.
Il Kreisauer Kreis era formato da una cerchia alquanto eterogenea di politici, militari e intellettuali che per motivi assai diversi (!) volevano porre fine al regime di Hitler. C’era chi era convinto che la guerra dovesse finire per impedire la totale distruzione della Germania e c’era chi vedeva nell’assassinio del tiranno un modo per salvare l’onore della patria nel mondo. C’erano rappresentanti, per la maggior parte nobili, dell’alta generalità dell’esercito e , dall’altra parte, socialdemocratici – uniti in questo drammatico momento storico sotto l’insegna di un forte imperativo morale: testimoniare l’esistenza di un’altra Germania. Nel corso degli anni, per ovvi motivi, fu proprio Stauffenberg a diventare la figura simbolo del gruppo, mentre i nomi di tanti altri membri caddero in dimenticanza.
Vorrei ricordare oggi, nel centesimo anniversario della sua nascita, una figura importante del Kreisauer Kreis , il gesuita, Alfred Delp.
Nato il 15.9.1907 in una famiglia piccolo borghese – il padre è protestante, la madre cattolica – Delp viene battezzato protestante. Solo all’età di 14 anni, dopo una lite con il parroco evangelico, si converte al cattolicesimo. Nel 1926 entra nel ordine gesuita e nel 1937 viene nominato sacerdote.
Delp non è solamente un uomo di profonda fede e un eloquente e trascinante predicatore, ma anche un intellettuale di alto rango. Un carattere forte, complesso e appassionato, che sfida il regime senza farsi intimidire dalle sue minacce. Accanto al suo sacerdozio svolge una intensa attività di studio e di ricerca. Infatti è lui l’autore del primo libro che analizza Sein und Zeit di Heidegger dal punto di vista cattolico.
Dal 1939 è redattore della rivista gesuita Stimmen der Zeit, dove si occupa soprattutto di questioni sociologiche e nel 1942 viene convocato da Helmut James Graf von Moltke nel Keisauer Kreis.
In questi anni, Delp si dedica con entusiasmo ad una serie di scritti sul futuro ordine politico-sociale della Germania in prospettiva cristiana, diventando, in breve tempo, una delle voci più influenti del gruppo.
In seguito al fallito attentato di Stauffenberg, Delp viene arrestato dalla Gestapo e portato a Berlino, dove nel gennaio 1945 viene condannato a morte e in seguito, come la maggior parte dei membri del Kreisauer Kreis , impiccato a Plötzensee.
In sei mesi di prigionia, Delp scrive una impressionate serie di testi, la cui radicalità esistenziale è paragonabile solamente agli scritti di Dietrich Bonhoeffer. Dopo la fine della guerra questi scritti, che oggi sono considerati il testamento spirituale di Alfred Delp, vengono pubblicati sotto il titolo Im Angesicht des Todes.
Le meditazioni di Delp intorno all’ avvento, al Pater noster e ad altre preghiere, testimoniano la, tanto spietata quanto appassionata, lotta dell’uomo per e in Dio. Né la fame, né l’isolamento, né la tortura possono spezzare la volontà e la forza di questo uomo che affronta la morte nella certezza che essa non avrà l’ultima parola.

Alfred Delp

La legge della libertà

L’uomo dev’ essere libero. Come schiavo, in catene, nel carcere e nella prigionia deperisce. Molto ha riflettuto e molto si è preoccupato della sua libertà esteriore. Ha fatto di tutto per assicurarsela, eppure l’ha sempre di nuovo persa. E’ terribile che spesso si abitua addirittura alla non-libertà, facendosi convincere che proprio quella sia la propria libertà.
In queste settimane ho compreso che gli uomini sono sempre persi quando cominciano ad accettare le leggi delle circostanze in cui vivono, quando si fanno violentare e quando perdono la capacità di sviluppare dentro di sé la loro libertà interiore. Chi non vive in un’atmosfera di libertà, che, a dispetto di tutte le forze esteriori, intoccabile è e rimane , è perso. Non è un vero uomo, ma un oggetto, un numero, una comparsa, una scheda.
L’uomo può guadagnare questa libertà solamente quando trascende i propri confini. Può farlo in modo non adeguato, arrogantemente. Ma proprio quel fulmine della ribellione che dorme nell’essere umano, mostra che il suo essere è predestinato ad uscire dal proprio recinto. Il ribelle può ancora diventare un uomo, il filisteo non più.
La liberta umana nasce nell’incontro con Dio. E non importa se egli costringe l’uomo fuori da sé stesso in un momento di bisogno e di sofferenza, se lo attira attraverso immagini di bellezza e verità, o se lo libera attraverso terribili tormenti, attraverso la fame e la sete di giustizia. Se solo l’uomo viene chiamato e ed pronto a farsi chiamare.

in : Alfred Delp: Im Angesicht des Todes, Freiburg, 1958. Traduzione di Stefanie Golisch.

8 pensieri su “Fidarsi della vita perché Dio la vive con noi. Ricordo di Alfred Delp

  1. Rina

    “..o se lo libera attraverso terribili tormenti, attraverso la fame e la sete di giustizia.”
    -Tutto- il testo è bellissimo. Complimenti a Stefanie per la traduzione, non so l’originale, ma le parole sono le più adatte 🙂 nel rendere..
    Un saluto

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  2. elena f

    il ribelle può ancora diventare uomo…

    quanto è vero eppure quanto difficile comprendere le vie della vera ribellione

    grazie

    elena f

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  3. fabry2007

    ci vogliono, cose così. conoscevo Dietrich Bonhoeffer, Delp no. ma se ebbe lo stesso coraggio è probabile che sia un altro maestro da cui imparare.

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  4. Giovanni Nuscis

    La verità di un testo vergato col sangue di un’esperienza terribile.

    Grazie, Stefanie

    Giovanni

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  5. Alessandro Eugeni

    Un grazie di cuore a Stefanie che con la bella traduzione “In Angesicht des Todes” la legge la legge della libertà di Alfred Dell’. Una libertà che rapidamente diventa sempre più preziosa e rara. Basta pensare alla libertà di stampa in Italia con una scala di 180 gradini. Al primo posto i fortunati norvegesi, noi poveri italiani stiamo ai livelli ungheresi (Orban è stato invitato dalla regina degli anelli,da poco tempo alla festa di partito “Atreju”). Sono le 4,30 del 5 maggio e sta passando la nottata,come diceva il grande Edoardo De Filippo….una grande ” notte” che mi ha fatto conoscere Alfred Delp. Mi scuso per la lunghezza del commento. Credo che l’ eroe e martire del nazismo Alfred Delp mi farà uscire dal recinto che mi sono costruito al piu’ presto e chiudo con uno dei 7 pensieri ” Fidarsi della Vita perché Dio la vive con noi “….Un cordiale saluto da Monaco di Baviera. Sandro

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