Che fare? Domande dal V-day

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Una giornata tutta politica
di Gabriele Polo

da “Il Manifesto” (http://www.ilmanifesto.it/), 9 settembre 2007, p.5.

La politica raccoglie ciò che semina. Ieri in più di duecento piazze italiane ha raccolto il «vaffa» di migliaia di cittadini convocati per uno show corale da Beppe Grillo. Un misto di sentimenti diversi, dal giustizialismo all’odio per i privilegi, che ha il pregio di dire una verità. Quella che misura la distanza tra i ceti dirigenti del paese e i rappresentati senza più rappresentanza.

Una distanza che si esprime, appunto, con uno «sfanculo» capace di cancellare le differenze tra i destinatari del medesimo, considerati un’unica casta. Perché le differenze sono sempre meno visibili in termini di valori e progetti, ma anche in termini di comportamenti quotidiani.
Avviene l’8 settembre, data che in Italia simboleggia la morte dello stato, ma non ha il tono di quel 8 settembre: Beppe Grillo non è Duccio Galimberti, non chiama il paese a una rivolta attiva e partecipata per costruire un paese nuovo, chiede agli spettatori, secondo un costume ormai affermatosi a destra e a manca, solo un gesto (una firma, un applauso, un fischio) in negativo, invoca soprattutto pulizia (che per alcuni significa polizia). Ma non è antipolitico: è contro questa politica, questi partiti e raccoglie così pulsioni profonde, in alcuni casi le stesse che hanno portato al potere Berlusconi.
Ciò che è successo ieri va preso sul serio, è un evento tutto politico, che concerne cioè l’agire pubblico: e non per liquidarlo come qualunquismo passeggero, ma per riprendere in mano il senso di quell’agire e affrontare alla radice la crisi della democrazia. Per risolverla non basta fondare un partito che la evoca nominalmente. Bisogna, certo, porre dei limiti al potere del ceto politico (elemento base di forza della giornata di ieri), ma soprattutto far emergere le differenze dentro la politica, fare ciò che si dice (o promette) e non viceversa, ricostruire un tessuto di partecipazione diretta e una rete di verifica dei mandati a disposizione delle persone che, invece, ora vengono semplicemente chiamate a votare su spot televisivi ogni tot anni. E, a sinistra, segnare una differenza con ciò che è – nel metodo e nel merito – di destra. Prendere l’autobus (o la bicicletta) invece dell’auto blu, considerare i poteri forti un avversario da combattere. Essere «altro», a partire dai nodi fondanti delle relazioni economiche e sociali. Quelle che rinsaldano i poteri «né di destra, né di sinistra», cui – cortesemente ricambiati – il V-day non dà alcun fastidio.

32 pensieri su “Che fare? Domande dal V-day

  1. a blink before the end

    mah! non ricordo di aver mai letto sui libri di storia di una politica pulita o di politici disinteressati, insomma per dirla con la matematica non mi pare che sia mai esistito un tempo o un luogo in cui valesse l’equazione Politica=pulizia

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  2. Domenico Lombardini

    senza persarci troppo, mi ha sorpreso l’assoluta e pavloviana prevedibilità della reazione dei politici che hanno parlato di questo movimento di piazza (tale era) con supponenza e arroganza. come a dire: finché siamo a casa a guardare la tv e a consumare va tutto bene, ma non uscite dai ranghi!
    che ci sia qualunquismo e volgarità in Grillo, e accoliti, è noto, ma questo è un altro fatto; d’altronde, qualunquismo e volgarità sono caratteristiche omogene, diciamo gaussiane

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  3. Davide Nota

    Io reputo molto pericoloso che si riempia la bocca di “democrazia dal basso” chi senza nessuna elezione, senza nessuna assemblea, senza nessuna forma di partecipazione, ha semplicemente utilizzato i propri soldi e spazi per organizzare una manifestazione con tematiche da lui scelte assieme ad un ristretto cenacolo di illuminati… Questo è berlusconismo, non partecipazione. Ma reputo soprattutto pericoloso, ed è questo il processo storico in atto di cui occorre prendere coscienza, il progetto politico neo-tecnocrate che fa da imprinting culturale a tutte le iniziative di Grillo, Travaglio e di tutta la “sinistra” populista. L’era Veltroni inizia sotto i peggiori auspici.

    Grazie a dio in Italia un minimo di resistenza realmente democratica continua ad esistere e questa ventata di populismo che non è altro che una colonizzazione oligarchica della sinistra, sotto le mentite spoglie di un populismo che non fa altro che proporre/imporre slogan demagogici nel risaputo metodo del berlusconismo leaderistico e spettacolistico, prima o poi si rivelerà come tale. L’importante è non permettere che parole come “democrazia dal basso” e “partecipazione” vengano sottratte alla collettività attiva per essere tradotte in una ipocrita nuova forma di pubblico televisivo. La democrazia dal basso esiste e resiste e si chiama base. Le forme di questa sono più lente e meno spettacolose ma sicuramente più democratiche e sincere che non la finta partecipazione del pubblico plaudente un leader carismatico quanto vuoto. Ecco le nefaste conseguenze dell’ennesima sconfitta: non si doveva combattere Berlusconi per la persona ma per la “cultura politica”, populista ed anti-partitica, con cui voleva colonizzare l’intera nazione. Stiamo perdendo…

    Davide

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  4. lucaariano

    l populismo ed il qualunquismo sono sempre pericolosi, soprattutto in una democrazia fragile ed instabile come la nostra!Certo non siamo negli anni ’20 nè negli anni ’40 però mi pare di rivivere il clima pre-tangentopoli. Cosa è rimasto di quella stagione? La Seconda Repubblica (che poi è definizione errata visto che la Costituzione è sempre la stessa: non come in Francia, per esempio) è davvero migliore della prima? Ci sono differenze tra i vecchi partiti e i nuovi? Io penso che la Sinistra in questa deriva ha perso la sua più grande occasione uniformandosi al berlusconismo, cercando di combatterlo con le sue armi, non proponendo una vera alternativa “di sinistra”, laica, con una nuova moralità, ecc. Grillo fa il suo mestiere ma se dobbiamo affidarci ai comici per esprimere il malcontento vuol dire che c’è qualcosa che non funziona nella società civile. Gli intelletuali dove sono?
    Concordo con Lombardini: mi sarei aspettato una reazione meno arrogante della politica (le frasi di D’Alema stamattina sono disarmanti), forse perchè sogno e spero sempre che i nostri politici siano migliori di come siamo noi italiani ma, del resto, in una democrazia rappresentativa di cosa ci stupiamo?
    Ai posteri l’ardua sentenza e sono davvero curioso di vedere quanto durerà il PD. Stamattina su Repubblica un sondaggio di Damanti mette in risalto che la maggior parte dei votanti adl V-Day è di sinistra, molti di quelli che l’anno scorso hanno votato il govero Prodi.
    Ma fare un po’ di autocritica a sinistra?

    Ottima provocazione Fabry!

    Un caro saluto

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  5. Marco Saya

    Finirà tutto in una bolla di sapone, come i “girotondi” di Moretti. Quando siamo in 10.000 a sentire Grillo nei suoi spettacoli appena usciamo dagli stadi ci sentiamo tutti rivoluzionari per 5 minuti e poi torniamo a casa pensando che il giorno dopo sarà il solito giorno. L’unica cosa seria? Arrivare a un bipolarismo serio come in tutti gli altri stati. Il resto? Solo demagogia.

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  6. Domenico Lombardini

    Davide Nota parla giustamente di “cittadinanza attiva”, della cosiddetta “base”, ecc. Ma dov’è questa base? di cosa stiamo parlando? non è che ci sfugge qualcosa di più grave, addirittura ontologico? mi è venuto in mente, per associazione di idee, un famoso discorso fatto da PPP ad una festa dell’unità, che metto a seguire (aiutatemi a capire se c’entra o no, ne sono ossessionato da tempo)

    [“Si tratta di un intervento orale di Pier Paolo Pasolini alla Festa dell’Unità di Milano (Estate 1974). La stesura scritta è dovuta alla redazione di “Rinascita”. Vi si sente la mia “voce” ed è per questo che non escludo dal volume questo scritto ripetitivo e ostinato”. – Pubblicato su “Rinascita” il 27 settembre 1974 – Ora in Scritti corsari, Garzanti, Milano 1975]

    Vorrete scusare qualche mia imprecisione o incertezza terminologica. La materia – si è premesso – non è letteraria, e disgrazia o fortuna vuole che io sia un letterato, e che perciò non possegga soprattutto linguisticamente i termini per trattarla. E ancora una premessa: ciò che dirò non è frutto di un’esperienza politica nel senso specifico, e per così dire professionale deIla parola, ma di un’esperienza che direi quasi esistenziale.
    Dirò subito, e l’avrete già intuito, che la mia tesi è molto più pessimistica, più acremente e dolorosamente critica di quella di Napolitano. Essa ha come tema conduttore il genocidio: ritengo cioè che la distruzione e sostituzione di valori nella società italiana di oggi porti, anche senza carneficine e fucilazioni di massa, alla soppressione di larghe zone della società stessa. Non è del resto un’affermazione totalmente eretica o eterodossa. C’è già nel Manifesto di Marx un passo che descrive con chiarezza e precisione estreme il genocidio ad opera della borghesia nei riguardi di determinati strati delle classi dominate, soprattutto non operai, ma sottoproletari o certe popolazioni coloniali. Oggi l’Italia sta vivendo in maniera drammatica per la prima volta questo fenomeno: larghi strati, che erano rimasti per così dire fuori della storia – la storia del dominio borghese e della rivoluzione borghese – hanno subito questo genocidio, ossia questa assimilazione al modo e alla qualità di vita della borghesia.
    Come avviene questa sostituzione di valori? Io sostengo che oggi essa avviene clandestinamente, attraverso una sorta di persuasione occulta. Mentre ai tempi di Marx era ancora la violenza esplicita, aperta, la conquista coloniale, l’imposizione violenta, oggi i modi sono molto più sottili, abili e complessi, il processo è molto più tecnicamente maturo e profondo. I nuovi valori vengono sostituiti a quelli antichi di soppiatto, forse non occorre nemmeno dichiararlo dato che i grandi discorsi ideologici sono pressoché sconosciuti alle masse (la televisione, per fare un esempio su cui tornerò, non ha certo diffuso il discorso di Cefis agli allievi dell’Accademia di Modena).
    Mi spiegherò meglio tornando al mio solito modo di parlare, cioè quello del letterato. In questi giorni sto scrivendo il passo di una mia opera in cui affronto questo tema in. modo appunto imrnaginoso, metaforico: immagino una specie di discesa agli inferi, dove, il protagonista, per fare esperienza del genocidio di cui parlavo, percorre la strada principale di una borgata di una grande città meridionale, probabilmente Roma, e gli appare una serie di visioni ciascuna delle quali corrisponde a una delle strade trasversali che sboccano su quella centrale. Ognuna di esse è una specie di bolgia, di girone infernale della Divina Commedia: all’imbocco c’è un determinato modello di vita messo lì di soppiatto dal potere, al quale soprattutto i giovani, e più ancora i ragazzi, che vivono nella strada, si adeguano rapidamente. Essi hanno perduto il loro antico modello di vita, quello che realizzavano vivendo e di cui in qualche modo erano contenti e persino fieri anche se implicava tutte le miserie e i lati negativi che c’erano ed erano – sono d’accordo – quelli qui elencati da Napolitano: e adesso
    cercano di imitare il modello nuovo messo lì dalla classe dominante di nascosto. Naturalmente, io elenco tutta una serie di modelli di comportamento, una quindicina, corrispondenti a dieci gironi e cinque bolgie. Accennerò, per brevità, solo a tre; ma premetto ancora che la mia è una città del centro-sud, e il discorso vale solo relativamente per la gente che vive a Milano, a Torino, a Bologna ecc.
    Per esempio, c’è il modello che presiede a un certo edonismo interclassista, il quale impone ai giovani che incoscientemente lo imitano, di adeguarsi nel comportamento, nel vestire, nelle scarpe, nel modo di pettinarsi o di sorridere, nell’agire o nel gestire a ciò che vedono nella pubblicità dei grandi prodotti industriali: pubblicità che si riferisce, quasi razzisticamente, al modo di vita piccolo-borghese. I risultati sono evidentemente penosi, perché un giovane povero di Roma non è ancora in grado di realizzare questi modelli, e ciò crea in lui ansie e frustrazioni che lo portano alle soglie della nevrosi. Oppure, c’è il modello della falsa tolleranza, della perrnissività. Nelle grandi città e nelle campagne del centro-sud vigeva ancora un certo tipo di morale popolare, piuttosto libero, certo, ma con tabù che erano suoi e non della borghesia, non l’ipocrisia, ad esempio, ma semplicemente una sorta di codice a cui tutto il popolo si atteneva. A un certo punto il potere ha avuto bisogno di un tipo diverso di suddito, che fosse prima di tutto un consumatore, e non era un consumatore perfetto se non gli si concedeva una certa permissività in campo sessuale. Ma anche a questo modello il giovane dell’Italia arretrata cerca di adeguarsi in modo goffo, disperato e sempre nevrotizzante. O infine un terzo modello, quello che io chiamo dell’afasia, della perdita della capacità linguistica. Tutta l’Italia centro-meridionale aveva proprie tradizioni regionali, o cittadine, di una lingua viva, di un dialetto che era rigenerato da continue invenzioni, e all’interno di questo dialetto, di gerghi ricchi – di invenzioni quasi poetiche: a cui contribuivano tutti, giorno per giorno, ogni serata nasceva una battuta nuova, una spinitosaggine, una parola imprevista; c’era una meravigliosa vitalità linguistica. Il modello messo ora lì dalla classe dominante li ha bloccati linguisticamente: a Roma, per esempio, non si è più capaci di inventare, si è caduti in una specie di nevrosi afasica; o si parla una lingua finta, che non conosce difficoltà e resistenze, come se tutto fosse facilmente parlabile – ci si esprime come nei libri stampati – oppure si arriva addirittura alla vera e propria afasia nel senso clinico della parola; si è incapaci di inventare metafore e movimenti linguistici reali, quasi si mugola, o ci si danno spintoni, o si sghignazza senza saper dire altro.
    Questo solo per dare un breve riassunto della mia visione infernale, che purtroppo io vivo esistenzialmente. Perché questa tragedia in almeno due terzi d’Italia? Perché questo genocidio dovuto all’acculturazione imposta subdolamente dalle classi dominanti? Ma perché la classe dominante ha scisso nettamente «progresso» e «sviluppo». Ad essa interessa solo lo sviluppo, perché solo da lì trae i suoi profitti. Bisogna farla una buona volta una distinzione drastica tra i due termini: «progresso» e «sviluppo». Si può concepire uno sviluppo senza progresso, cosa mostruosa che è quella che viviamo in circa due terzi d’Italia; ma in fondo si può concepire anche un progresso senza sviluppo, come accadrebbe se in certe zone contadine si applicassero nuovi modi di vita culturale e civile anche senza, o con un minimo di sviluppo materiale. Quello che occorre – ed è qui a mio parere il ruolo del partito comunista e degli intellettuali progressisti – è prendere coscienza di questa dissociazione atroce e renderne coscienti le masse popolari perché appunto essa scompaia, e sviluppo e progresso coincidano.
    Qual è invece lo sviluppo che questo potere vuole? Se volete capirlo meglio, leggete quel discorso di Cefis agli allievi di Modena che citavo prima, e vi troverete una nozione di sviluppo come potere multinazionale – o transnazionale come dicono i sociologhi – fondato fra l’altro su un esercito non più nazionale, tecnologicamente avanzatissimo, ma estraneo alla realtà del proprio paese. Tutto questo dà un colpo di spugna al fascismo tradizionale, che si fondava sul nazionalismo o sul clericalismo, vecchi ideali, naturalmente falsi; ma in realtà si sta assestando una forma di fascismo completamente nuova e ancora più pericolosa. Mi spiego meglio. È in corso nel nostro paese, come ho detto, una sostituzione di valori e di modelli, sulla quale hanno avuto grande peso i mezzi di comunicazione di massa e in primo luogo la televisione. Con questo non sostengo affatto che tali mezzi siano in sé negativi: sono anzi d’accordo che potrebbero costituire un grande strumento di progresso culturale; ma finora sono stati, così come li hanno usati, un mezzo di spaventoso regresso, di sviluppo appunto senza progresso, di genocidio culturale per due terzi almeno degli italiani. Visti in questa luce, anche i risultati del 12 maggio contengono un elemento di ambiguità. Secondo me ai «no» * ha contribuito potentemente anche la televisione, che, ad esempio, in questi vent’anni ha nettamente svalutato ogni contenuto religioso: oh sì, abbiamo visto spesso il Papa benedire, i cardinali inaugurare, abbiamo visto processioni e funerali, ma erano fatti controproducenti ai fini della coscienza religiosa. Di fatto, avveniva invece, almeno a livello inconscio, un profondo processo di laicizzazione, che consegnava le masse del centro-sud al potere dei mass-media e attraverso questi all’ideologia reale del potere: all’edonismo del potere consumistico.
    Per questo mi è accaduto di dire – in maniera troppo violenta ed esagitata, forse – che nel «no» vi è una doppia anima: da una parte un progresso reale e cosciente, in cui i comunisti e la sinistra hanno avuto un grande ruolo; dall’altra un progresso falso, per cui l’italiano accetta il divorzio per le esigenze laicizzanti del potere borghese: perché chi accetta il divorzio è un buon consumatore. Ecco perché, per amore di Verità e per senso dolorosamente critico, io posso giungere anche a una previsione di tipo apocalittico, ed è questa: se dovesse prevalere, nella massa dei «no», la parte che vi ha avuto il potere, sarebbe la fine della nostra società. Non accadrà, perché appunto in Italia c’è un forte Partito comunista, c’è una intelligencjia abbastanza avanzata e progressista; ma il pericolo c’è. La distruzione di valori in corso non implica una immediata sostituzione di altri valori, col loro bene e il loro male, col necessario miglioramento del tenore di vita e insieme con un reale progresso culturale. C’è, nel mezzo, un momento di imponderabilità, ed è appunto quello che stiamo vivendo; e qui sta il grande, tragico pericolo. Pensate a cosa può significare in queste condizioni una recessione e non potete certo non rabbrividire se vi si affaccia anche per un istante il parallelo – forse arbitrario, forse romanzesco – con la Germania degli anni trenta. Qualche analogia il nostro processo di industrializzazione degli ultimi dieci anni con quello tedesco di allora ce l’ha: fu in tali condizioni che il consumismo aprì la strada; con la recessione del ‘20, al nazismo.
    Ecco l’angoscia di un uomo della mia generazione, che ha visto la guerra, i nazisti, le ss, che ne ha subito un trauma mai totalmente vinto. Quando vedo intorno a me i giovani che stanno perdendo gli antichi valori popolari e assorbono i nuovi modelli imposti dal capitalismo, rischiando così una forma di disumanità, una forma di atroce afasia, una brutale assenza di capacità critiche, una faziosa passività, ricordo che queste erano appunto le forme tipiche delle ss: e vedo così stendersi sulle nostre città l’ombra orrenda della croce uncinata. Una visione apocalittica, certamente, la mia. Ma se accanto ad essa e all’angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare.
    * Si tratta dei “no” al referendum con il quale era richiesta, dalla Dc e altri, l’abrogazione della legge sul divorzio

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  7. Davide Nota

    Rispondo innanzitutto a Marco Saya.
    Può finire in una bolla di sapone così come può rivelarsi il clima culturale adatto per completare quel processo in atto dal 1992 e che tra diverse resistenze ha teso ad una destrutturazione dei partiti in nome di una fede tecnocratica e di un personalismo presidenzialista che assume sempre più spaventose caratteristiche populistiche (con tanto di elezioni, le primarie per quanto riguarda il PD, senza alcun ritegno, quasi per acclamazione).
    Questo vuol dire che senza base nè struttura la democrazia di un Partito (che esiste solo in quanto organizzazione TUTELATIVA di un movimento collettivo) lascia il campo alla spettacolarizzazione dei CIRCOLI del PRESIDENTE. Le possibilità di riuscita politica dell’individuo si restringono dunque a pochi facoltosi o a pupilli finanziati.
    Il processo in corso è dunque la vittoria finale del potere economico su quello politico. Tale potere ha bisogno di distruggere la STRUTTURA sostanzialmente democratica dei partiti tradizionali (DS e AN).
    Non sottovaluterei il sottile filo che lega il 1992 al 2007. Temo si tratti, sciaguratamente, del momento in cui viene creato il consenso per future operazioni giuridiche “e” massmediali (è in questa congiunzione, in quel “e”, il male dichiarato).

    Per quanto riguarda l’intervento di Pasolini postato da Domenico Lombardini e che parla di un bellissimo e importantissimo capitolo di Petrolio, credo che il processo analizzato sia bello che compiuto. Quel che resta è una guerra se vogliamo di elite, nel senso che il “popolo” tradotto in “massa” non segue più il dibattito (vecchio, noioso) nè le lente elezioni di sezione in federazione (lenta, noiosa democrazia) ed esige slogan pubblicitari cui plaudire (torniamo a Grillo o a Fabrizio Corona: è metodologicamente la stessa identica cosa).

    Da una parte ciò è grave e occorre una resistenza che coincida con la RICOSTRUZIONE di una cultura popolare: è ciò che scrivo anche nell’editoriale de La Gru, che potete trovare on line.
    Dall’altra non sono ciecamente pessimista perchè penso che l’umanità, la vita, abbiano anticorpi capaci di ossidare e divorare, facendolo proprio, ogni strumento di colonizzazione.
    L’importante è essere vigili, tornare ad occuparci della Storia: non esserne passivamente divorati.

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  8. mariapia

    Credo, un pò vicina a Michele Serra del giorno dopo, che sia tutto da ponderare “dopo” nelle sedimentazioni o sbocchi (certo, i girotondi no, ma qui.. ma la rete??!!)
    Un apertissimo boooh = di stupore, non sappiamo se prevarrà populismo o liberazione da..è già datato fare le solite previsioni, dunque:Lasciamo che accada, MPia

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  9. Marco Saya

    @ Davide

    “Il processo in corso è dunque la vittoria finale del potere economico su quello politico. Tale potere ha bisogno di distruggere la STRUTTURA sostanzialmente democratica dei partiti tradizionali (DS e AN).”

    Mi chiarisci meglio questa tua affermazione? Il potere economico ha già stravinto da un bel pezzo e AN ha una struttura sostanzialmente democratica?

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  10. Pasquale Giannino

    Mah! se dobbiamo affidare ai comici le nostre istanze democratiche e “giustizialiste” siamo combinati male. Che sia un “naturale” sviluppo della politica spettacolo (leggi: altra faccia del Berlusconismo) e della giustizia spettacolo (leggi: mani pulite – processo Cusani, Striscia la notizia etc. etc.)? Peccato però che i tempi del “linciaggio” all’uomo forte amico di Berlusconi da parte di folle inferocite siano ormai lontani, e se allora bastava qualche timido avviso di garanzia a far crollare un’intera classe politica, oggi il fatto di avere mezzo parlamento infestato da gente che di pulito non ha né le mani né la coscienza, tutt’al più può indurre a una sana risata collettiva – ancorché amara – e a un vaffanculo “populisticamente” organizzato. Mi sta bene pure questo anche se, francamente, avrei preferito che puntassero su altri obiettivi: anzitutto pretendere che i nostri governanti (democraticoulivisti o casaliberisti poco importa) facciano un po’ di chiarezza – e sarebbe ora – su ciò che sta accadendo nel nostro paese e nel mondo: il “professore” se ne esce dopo anni di paciosa indifferenza con uno slogan da fare invidia agli ambientalisti più incalliti: propugna l’alleanza con la natura… Ebbene, ci spieghi cosa vuol dire praticamente, in termini di politica estera (leggi: missioni di “pace”, esportazione del “Verbo” americano…), politica sociale (e non scandalizziamoci se c’è qualche sindacalista che ancora “resiste”, che ancora preferisce difendere i lavoratori anziché i padroni!)… Ci spieghi cosa ha intenzione di fare questo governo al fine di attenuare il dramma di milioni di giovani condannati al carcere dei lavori forzati per non aver commesso il fatto, cosa ha intenzione di fare per risalire la china di una ricerca scientifica inesistente che ci ha relegato agli ultimi posti in Europa, cosa ha intenzione di fare per tentare di affrancarci dal ricatto energetico-guerrafondaio dei nostri padroni d’oltreoceano… Ecco, questa è solo una minima parte delle questioni di cui i nostri “democratici” rappresentanti dovrebbero darci conto. Da esse dipende il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti oltre che il nostro. Abbiamo il diritto di sapere. Una volta certe istanze partivano dagli intellettuali, erano loro che tentavano di leggere la realtà, di approfondire, scavare… vederci chiaro. Oggi dobbiamo accontentarci dei comici e dei giullari.

    Un caro saluto.
    Pasquale

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  11. hag reijk

    Ancora una volta mi pare che guardiamo, più che alla luna, al dito che la addita…
    Il problema non è certo Grillo ed il suo V-Day. Ognuno sceglie le forme a lui più consone per manifestare il proprio dissenso. Il problema vero è che i vari deputati e senatori condannati in tribunale o inquisiti, continuano a sedere sui banchi e ci rimarranno -anche grazie a quella parte della sinistra che preferisce “salvare” e difendere le istituzioni anziché ripulirle. I partiti (tutti) continuano a fare quadrato attorno ad un sistema che è la fonte stessa degli squilibri che generano quallo che troppo e spesso, genericamente, viene tacciato come mero populismo.

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  12. Davide Nota

    @ Marco
    il potere economico (inteso come: Confindustria e Finanza) è molto, molto forte ma non ha ancora il predominio totale sulla politica, almeno fino a quando esisterà una resistenza organizzata della “politica” (garantita dalla struttura “Partito”). I partiti tradizionali, PRC, DS, AN e UDC, sono strutturalmente democratici in quanto composti in maniera federale da federazioni regionali, provinciali, sezioni comunali e circoli. Il singolo iscritto, partecipando alle assemblee e alle elezioni del proprio circolo, influisce democraticamente sulla tendenza dell’intero Partito nazionale.
    Non solo: il singolo iscritto, pur senza il minimo fondo, può qualitativamente emergere attraverso la proposta di un programma politico e avanzare dalla militanza alla rappresentanza: il Partito garantirà spese elettorali e soprattutto giuridiche (ad esempio in caso di denuncia per diffamazione).
    L’aria della “nuova politica” che si respira da Berlusconi a Veltroni, da Grillo a Travaglio, rompe tali equilibri e tali diritti: è tendenzialmente oligarchica o se non lo è rema ugualmente ed inconsapevolmente in quella direzione.
    Quello che avremo come in America saranno candidati che più saranno bravi a trovare fondi e appoggi forti (dunque promesse massoniche), più avranno possibilità di riuscire.
    Quello che avremo sarà la sostituzione del lento, impegnativo e partecipativo ingranaggio federale (la militanza) con questa parodia della partecipazione che è l’acclamazione nazionale: prime prove di presidenzialismo=populismo. Le primarie sono la morte della democrazia, checchè ne dicano Prodi e Veltroni. Perchè non il televoto?

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  13. fabry2007

    avevo scritto questo commento su Nazione indiana, in un post di Marco Revelli (http://www.nazioneindiana.com/page/2/):”la politica ha senso solo se difende i deboli, perché i forti non hanno bisogno di essere difesi. è il principio della civiltà. questa politica, dunque, rischia di non avere più senso. forse, addirittura, un senso non ce l’ha più”.

    è in questa prospettiva che, secondo me, devono nascere idee alternative. Grillo ne presenta una con tutti i limiti che sono stati evidenziati qui, e altri ancora. ma è solo una delle tante forme che può prendere una ricerca eterodossa rispetto alle aberrazioni del presente.

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  14. Davide Nota

    Su questo sono daccordo, Fabrizio. La cosa più bella del V-day, o dal mio punto di vista l’UNICA cosa bella del V-day, è stata la partecipazione, la mobilitazione volontaria. Questo significa che la gente vuole tornare ad essere attiva, ad interessarsi, a militare, a lottare per un mondo migliore. Il V-day è stato solo un pretesto (sbagliato) in cui questa esigenza vitale si è incanalata, ma tutto (tranne Beppe Grillo) fa ben sperare.

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  15. lucaariano

    Prosegue il botta e risposta tra Grillo,D’Alema e Repubblica(n.d.c)

    GRILLO, ANTIPOLITICA? NO CONTRO ‘QUESTI’ POLITICI
    “Il Papa e’ venuto in vostro aiuto. Ha dichiarato oggi che ‘lo stato vegetativo e’ vita’. C’e’ ancora speranza. Le 325.000 persone che hanno firmato, per D’Alema ‘hanno posto un problema, ma non danno risposte’. Una legge popolare non e’ una risposta? Gli italiani che protestano non sono l’antipolitica, ma ‘la politica’. Vogliono fare politica. Sono semmai antipolitici, contrari a questi politici”. Anche oggi Beppe Grillo risponde dal suo blog alle critiche che lo accompagnano dopo il suo ormai famoso ‘vaffa day’. “D’Alema – prosegue – ha svelato l’inaudita carica di violenza del V-day. Ha attribuito a qualcuno (a me? ai partecipanti?) la volonta’ di ‘rompere i denti ai politici'” e a questo proposito il comico-blogger critica anche ‘Repubblica’ per una cronaca che ritiene “una condanna senza appello dei terroristi dell’otto settembre”: “Ho i video della giornata a disposizione della Digos. Pericolose vecchiette – ironizza – e mamme con bimbi protobrigatisti urlanti e gente in bicicletta con il sopracciglio alzato”. “Di carica, cari diessini di ‘Repubblica’ – conclude Grillo – vi e’ rimasta solo quella dei 101 iscritti al partito democratico”.

    (http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_2518961.html?ref=hpsbdx3)

    Un caro saluto

    Rispondi
  16. Marco Saya

    Certo che questi politici sono proprio degli “inetti”, caro Luca. preoccuparsi per così poco. Quando affameranno il popolo allora sì che si dovranno preoccupare…, no? Grillo deve capire che la lotta ha successo quando diventa bisogno-necessità del popolo!

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  17. NightSwimmer

    Ho firmato per la legge d’iniziativa popolare formulata da Grillo, pur consapevole di quei problemi che qui avete analizzato con precisione. La mia speranza, forse ingenua, è quella che, di fronte a 300 mila firme, il Parlamento non continui a negligere sui tre problemi che la proposta evidenzia. O meglio, so che andrà esattamente così, ma auspico che quel “movimento spontaneo” che è stato il V-Day e che sono stati i Girotondi morettiani, di fronte ad uno sgarbo del genere, ritrovi la capacità di incazzarsi(non è qualunquista e non è demagogico, questo termine. è vitale.) ed esprima il proprio dissenso attraverso tutti i mezzi che una democrazia permette.
    Capitolo D’Alema: la sua boria è nota a tutti, ma non posso fare a meno di ricordare un’altra occasione in cui l’ha manifestata in modo particolare. Nella puntata di Ballarò dedicata al taglio dei costi di ricarica, in studio era stato invitato il ragazzo da cui era partita la raccolta di firme sul web. Il Baffetto, interrogato sulla questione, non ha accennato nemmeno un ringraziamento al giovane, arrogando al partito tutti i meriti di quel decreto. Floris gli fa notare i meriti del ragazzo, e lui ripete che l’iniziativa del giovane non era stata importante quanto quella del partito. Evviva la cultura della partecipazione.

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  18. Blackjack

    C’è un’immensa nota stonata nell’articolo del Manifesto: Berlusconi come unico termine di ‘questa politica’. Scusate, sarò anche gnucco e pirla, ma non mi pare di intravedere nulla di meglio in questa presunta sinistra destrorsa ora al governo. Solo decisioni economicamente infondate, massacri fiscali dei soliti noti (i reddito fisso) e la ripartenza, dopo un quinquennio triste, dei finanziamenti a FIAT (per informazioni vedere il ricatto della FIAT relativo a Termini Imerese).

    Vogliamo aggiungere qualche ciliegina sulla torta? 97 miliardi di euro (vedere il Sole 24 Ore di un paio di mesi fa ignorato da tutti) non incassati dal fisco (qualcuno se n’è dimenticato!) per le giocate delle ‘malefiche’ macchinette dei videopoker e lasciati nelle tasche delle concessionarie. Per chi non avesse chiara la dimesione della cifra: sono quattro manovre fiscali pesanti e, se qualcuno avesse qualche dubbio, non deve far altro che andarsi a leggere l’archivio del Sole 24 Ore.

    L’imposizione fiscale aumentata, per le fasce basse di reddito (quelle che avrebbero dovuto essere esenti) di qualche punto percentuale: o in modo diretto, o indiretto tramite gli adeguamenti ICI e altri ammenicoli simili.

    Grillo non mi sta simpatico, per niente, è il solito demagogo e 300.000 persone in piazza sono una briciola lo 0,005% della popolazione italiana (è come se in una piazza con cento persone una si grattasse le palle senza muovere nemmeno un muscolo: chi la noterebbe?). Nonostante questo trombe e tromboni a dar retta a Grillo per cercare di tramutare queste 300.000 (lo 0,005%) in 600.000 (lo 0,010%).

    La domanda che mi viene non è relativa al Vaffa Day di Grillo, ma al motivo per cui, un evento così insignificante, dal punto di vista numerico, riesca a ottenere un’eco così vasta?

    Perché la stessa enfasi non è stata data al referendum di modifica della legge elettorale che è riuscito, nonostante l’abulica assenza di tutti i mezzi di informazione, a raccogliere consensi quasi tre volte superiori alla sparuta truppa di Grillo?

    Per chi sta realmente lavorando Grillo e a chi giova enfatizzare questa insignificate, perché così dicono i numeri, manifestazione di ‘protesta’?

    Blackjack.

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  19. Swan

    aggiungo:
    non perché non condivida e viva in prima persona il malessere in generale che proviene da ogni tentativo politico, ma perché un v-day, significa toccare il fondo! qui certi illustri antenati si rigirano nella tomba!

    swan

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  20. Gian Ruggero Manzoni

    Leggiamoci due ‘destrorsi’, il secondo, Mughini, già di Lotta Continua, e continuiamo a riflettere:

    Da un’intervista di Antonella Loi a Francesco Cossiga per http://notizie.tiscali.it/

    Presidente Francesco Cossiga, Beppe Grillo ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone per una legge “contro la partitocrazia” perché, ha detto il comico, i partiti in Italia sono il “cancro della democrazia”. Cosa ne pensa?

    – “Penso che esista un solo tipo di populismo, il populismo di destra, che diventa molto pericoloso quando è camuffato da populismo di sinistra. Le faccio un esempio pratico: il peronismo in Argentina. Questo è quello che penso di Grillo e della sua iniziativa”.

    Ma Grillo, con la sua proposta di legge ha raccolto 300mila firme in un solo giorno e riempito più di 200 piazze in altrettante città. Vorrà dire qualcosa?

    – “Senta, ho visto folle maggiori in piazza Venezia o in Germania che inneggiavano a Hitler. Grillo è secondo me un buffone, nel senso artistico del termine, intendiamoci, e il ruolo del buffone è importante. Però questi non si fa pagare e un buffone che non si fa pagare a me fa paura”.

    Ma un “buffone” potrà ben fare politica.

    – “Sì certo ma si deve far pagare, altrimenti fa qualcos’altro di pericoloso”.

    Però il ministro della Famiglia Rosy Bindi ha esortato i colleghi a riflettere su quanto successo a Bologna e Bertinotti ha detto che Grillo “riempie i vuoti che la politica lascia”.

    – “Rosy Bindi è una bella donna e se capisse di politica sarebbe ancora più bella. Anche Bertinotti non è che ne capisca tanto. Sa come l’ha definito un grande leader comunista? Un militante del socialismo confusionario”.

    Insomma, lei non condivide nessuno dei punti contenuti nell’iniziativa legislativa popolare promossa dal V-Day?

    – “Lei sa quante volte è stato eletto alla Camera dei Comuni Winston Churchill? E sa quante volte sono stati eletti Togliatti o De Gasperi nel parlamento italiano? Se si può dire, e concludo, sono solo coglionerie”.

    Giampiero Mughini per “Libero” di Martedì 11 settembre 2007

    Ma non è che un Paese nel cui stadio più rinomato sono decine e decine di migliaia gli animaloidi che fischiano l’inno nazionale della Francia, è solo e soltanto un Paese di merda? Ma non è che un Paese dove si radunano in 200mila a venerare e applaudire un clown che si guadagna le prime pagine dei quotidiani nello sparare a vanvera fanfaronate becere e populiste, non è altro che un Paese di merda? Lo sapevano due personaggi politici eccome se diversi tra loro, Camillo Benso conte di Cavour e Benito Mussolini, che gli italiani sono “ingovernabili”, che il problema non era “fare l’Italia” ma “fare gli italiani”, un’impresa impossibile. Lo diceva Carlo Dossi, forse il personaggio più grande della cultura italiana che dall’Ottocento stava saltando a piedi uniti nel Novecento: «Il problema di un Paese non sono i governanti, ma i governati». Ora, che i “governanti” il più delle volte facciano schifo, in questa nostra sventurata Italia del terzo millennio, è fuori di ogni dubbio. Che le curve animaloidi di San Siro e la platea di Bologna rumoreggiante senza capo né coda sino a offendere la memoria di un uomo assassinato dalle Brigate Rosse, siano altrettanto impresentabili, è fuori di ogni dubbio. Vedo che in molti, sui quotidiani di domenica e lunedì, sottolineano il “potere culturale” di internet, il fatto che Beppe Grillo sia riuscito a convocare le sue truppe da combattimento solo sfruttando la comunicazione via internet. Forse sarebbe meglio dire che il Gran Comizio di Grillo è il frutto della subcultura propria a internet, del linguaggio insolente e beffardo (ma soltanto quello) di generazioni ormai ignare del linguaggio dei giornali e dei libri, e bensì esperte in sms e e-mail che più spicce e più rozze sono meglio è. È il nostro tempo, certo. È un tempo di merda. E mi viene da ridere a leggere che qualcuno si aspetta che Grillo dia una sorta di contenuto e struttura politica a quel gran casino che gli va dietro. Quale politica, quali contenuti che non siano gli umori della pancia? Ma possibile che tutti non sappiano più nulla, al punto da ignorare che un Guglielmo Giannini nel Secondo dopoguerra di casino se ne trascinava dietro ancora di più e che tutto finì in un pugno di polvere? Che Grillo sia un erede del Qualunquismo di Giannini non è affatto un’offesa. Anzi è un complimento. Epperò ci vuole niente a sparare sulla croce rossa, ossia sulla peggiore classe politica dell’Europa occidentale. Parto ancora una volta da un episodio di vita vissuta. Due giorni fa. Sul metro che prendo abitualmente per tornare a casa (non ho auto, non so guidare) mi incontra e attacca bottone uno che conosco perché aveva fatto un lavoro per me ai tempi in cui avevo comprato la casa in cui abito. Degno connazionale di Grillo, attacca alla grande e con voce rauca. Ce l’ha con i politici, i quali a suo dire hanno commesso dei “reati” con l’ottenere dei mutui particolarmente favorevoli. Replico che la parola “reato” non mi sembra la più esatta, che loro hanno usufruito di norme sì favorevoli ma che valevano per tutti. Detto altrimenti: io non penso affatto che Francesco Cossiga, Piero Fassino, Nando Adornato, Clemente Mastella abbiano commesso dei “reati”. Penso che si sono avvalsi delle loro connessioni con i poteri e della loro esperienza del potere, ma non più che questo. Il mio interlocutore si arroventa. Lo lascio parlare. Il fatto è che me lo ricordavo benissimo di quando fece quel lavoro per la mia casa e pose come condizione sine qua non di essere pagato in nero. Mi ricordo la sua faccia mentre me lo chiedeva, mi ricordo la cifra, mi ricordo tutto. Quanti ce n’è di questi moralisti della domenica nelle platee tumultuanti che inveiscono contro la classe politica a furia di insulti e di auguri di morte? Siccome sono un figlio della carta stampata, e non un figlio dei messaggi via internet, confesso che non una sola volta della mia vita ho percorso il blog di Grillo, che so essere visitatissimo. Leggo però le bestialità che andavano per la maggiore nel comizio di Bologna. Che i parlamentari non possano fare più di due legislature; che se uno è stato colpito da una sentenza passata in giudicato deve mettersi da parte per sempre, e come se ognuno di noi non abbia il diritto di ricostruire la sua vita e il suo cammino; il tutto sempre corredato da urla e insulti, tutto il contrario di quello che è della ragione e della capacità di distinguere, senza le quali hai solo la barbarie e la giungla. Voi mi direte che la barbarie sta già nel livello mostruosamente basso della nostra classe politica, della nostra amministrazione civile, del linguaggio corrente della politica partitante. Voi mi direte che è barbarico il livello delle nostre ferrovie, un livello documentato mille volte dalle testimonianze pubblicate su Libero. Voi mi direte che barbarico è lo sperpero di denaro pubblico di cui è capace la nostra macchina politica e amministrativa. Lo so a memoria. Sono uno che da anni non va a votare. L'”antipolitica” non è per me una gran tentazione, perché nel mio piccolo la pratico da molti anni: l’indifferenza e talvolta il disprezzo per la politica partitante, sia essa di sinistra o di destra, un’indifferenza che in termini professionali ho pagato ben salata. Solo che non si contrasta (e non si conosce) la barbarie usando un altro tipo di barbarie. Non è con gli urlacci, gli improperi e le smargiassate clownesche che usciremo dall’abisso in cui rischiamo di precipitare. O meglio in cui siamo precipitati. Quello che dice persino il “Rapporto Verde” preparato dal ministro Tommaso Padoa-Schioppa. Che gli indici della nostra vita civile sono fra i più bassi tra le società industrializzate. “Voi non lo sapete come vivete” mi aveva detto una volta un mio amico reduce da dieci anni trascorsi negli Usa. E meno male che adesso c’è il film di Michael Moore a dirci che il nostro sistema sanitario è un paradiso rispetto a quello americano. Come vedete, l’erba del vicino è sempre più verde. L’ultima parola su quello che è successo allo stadio di San Siro, e di cui i primi a essere rossi di vergogna sono i nostri giocatori e i dirigenti del nostro calcio. È vero che Raymond Domenech, il ct della nazionale francese, ci aveva offeso, ma bastava replicargli con uno striscione e con una battuta (indimenticabile lo striscione che i tifosi napoletani portarono a Verona: “Giulietta è ‘na zoccola”). Bastava e strabastava. E invece quei miserabili fischiatori hanno insultato l’anima della nazione francese che ci è cugina, quel gran pezzo di storia occidentale che quella nazione rappresenta. Hanno insultato i grandi campioni francesi, molti dei quali hanno reso più bello il calcio italiano di questi ultimi anni. E soprattutto hanno insultato lo sport. Non so se quei miserabili nella loro vita abbiano mai fatto un’ora di sport agonistico. Perché in quel caso saprebbero che la cosa più bella e più nobile dello sport è la stima e il rispetto per l’avversario. Le gare più drammatiche finiscono immancabilmente con l’abbraccio tra l’atleta vittorioso e l’atleta sconfitto. Tra sabato e domenica scorsa c’è stato un uragano di sport agonistico di altissimo livello. Pallavolo, rugby, ginnastica artistica, tennis. In ognuna di quelle gare la stretta di mano tra gli avversari era l’avvio e la conclusione della competizione. Quando uno spettacolare ginnasta tedesco ha concluso il suo lavoro alla sbarra dove aveva vinto il titolo di campione del mondo, il primo che è andato ad abbracciarlo è stato il ginnasta arrivato secondo. Razza di animali che stavate a San Siro, tutto questo lo capite? Non servono questi moralisti della domenica nelle platee tumultuanti che inveiscono contro la classe politica a furia di insulti e di auguri di morte. Non si contrasta la barbarie usando un altro tipo di barbarie.

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  21. fabry2007

    capita quasi tutte le volte che si mette un link, Gian:-)
    rilancio: il V-day, “La casta”, sono segnali che ripetono un’impressione che si fa sempre più generale: i politici non rappresentano i cittadini. faremmo lo stesso al posto loro? altrove fanno peggio? non ha importanza. cominciamo a togliere tutti i privilegi e le superspese. la politica è un lavoro al servizio dei deboli, non dev’essere un’ulteriore occasione per sfruttarli e calpestarli.

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  22. fm

    Gian, le parole del signor Cossiga e quelle del signor Mughini hanno la stessa consistenza del fumo che si leva da un cumulo di letame lasciato in aperta campagna in una fredda mattinata di gennaio. Con una sola piccola, ma non insignificante, differenza: che il cumulo di letame, almeno, serve per concimare i campi.

    fm

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  23. matteo

    Ieri Hillmann al Festivalfilosofia intervistato da Felice Cimatti ha parlato, fra le altre cose, di Grillo. Ha detto anche di come può la Bellezza cambiare il mondo, parole che sono anche nel titolo di questo blog come sapete. Se non c’è ancora questa intervista la metteranno di sicuro sul sito di Fahrenheit. Appena posso ve la linko.

    Buona giornata a tutti

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  24. Pasquale Giannino

    «Serve una moralizzazione dei mercati. L’ Europa non può essere la sola regione dove il mondo intero arriva e si serve – ha attaccato subito Sarkozy -. Non possiamo permettere a qualche decina di speculatori di mettere al tappeto l’intero sistema internazionale».

    Corriere della Sera – 11 settembre, 2007

    Il populismo va prevenuto. Non serve biasimarlo né tanto meno snobbarlo, anche se proviene da un “buffone” che riesce a collezionare “solo” trecentomila firme (perché erano finiti i moduli – dice), una quisquilia rispetto alle folle oceaniche in estasi per i macabri comizi di un folle sanguinario dal sembiante mite e pacifico, che si era messo in testa di conquistare il mondo in nome della razza, o a quelle in visibilio dinanzi alla mascella volitiva di un ex direttore dell’Avanti che, dopo aver fondato l’impero, annunciava l’entrata in guerra del suo popolo a fianco di quel pazzo. Il populismo va prevenuto. Il problema è che il nostro è un paese addormentato, e francamente non riesco a spiegarmelo. I nostri politici dovrebbero guardare alla Francia. I nostri giovani dovrebbero guardare ai loro coetanei francesi, che ancora sono capaci di scendere in piazza e far sentire la loro voce, che ancora hanno le palle per dire basta a questo precariato assurdo imposto dalle multinazionali, a questa flessibilità ipocrita e dissennata che sta spegnendo il loro futuro. L’Italia dovrebbe guardare alla Francia e al suo premier “liberale”. Ma i nostri politici, a quanto pare, preferiscono difendere la causa di pochi faccendieri senza scrupoli a danno di quanti – milioni di donne e uomini onesti – lavorano per “produrre” anziché speculare.

    Ciao a tutti.
    Pasquale

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  25. Domenico Lombardini

    non mi sembra che la situazione del precariato in Francia sia megliore rispetto alla nostra. poi, per quanto riguarda i recenti avvenimenti di piazza in Francia, per il CPE, non dimentichiamo il ruolo della seconda generazione di immigrati. questo non toglie che i precari dovrebbero “sollevarsi”…

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  26. Marco Saya

    Volete mettere una ventina di fanatici neonazisti di forza nuova che l’altra sera assieme a tutti i cittadini del quartiere sbraitavano contro una ventina di rom al buio tra cui 10 bambini? Questa sì che è democrazia…, una ventata di libertà!

    Rispondi

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