Quest’anno l’Mtv Day si è svolto a Milano e a Roma. Io abito tra Tortona e Genova e questo fine settimana mi trovavo a Tortona e Milano rispetto a Tortona si trova a un’ora di treno. Il biglietto costa cinque euro e quaranta centesimi. Soltanto qualche mese fa costava cinque euro e trentacinque centesimi. A proposito di questo, non so se capita soltanto a me, ma tutte le volte che di una cosa penso che tutto sommato non è tanto costosa, e che è tranquillamente alla portata del mio portafoglio e delle mie finanze, e che in fondo non si sta proprio così male, che l’ossigeno per respirare ancora c’è, quella cosa aumenta di prezzo.
Lo Stato sarà anche acefalo, lento e patetico su molte faccende dei cittadini, ma su certe faccende possiede, invece, un intuito eccezionale. Comunque, devo confessarlo, io faccio il biglietto da San Giuliano Vecchio, e allora mi costa quattro euro e quaranta centesimi, ossia un euro di meno. Con buona pace per l’intuito dello Stato. Milano è la città che preferisco. Ci andrei anche se organizzassero un torneo di tacchinelle spiumacchiate – purché si svolgesse in Piazza Duomo o sui Navigli o… be’, l’elenco dei quartieri che preferisco verrebbe piuttosto lungo. E ci sono tre cose che voglio fare da moltissimo tempo e che non sono mai riuscito a togliermi la soddisfazione di fare. Una di queste tre cose è partecipare a un Mtv Day. Le altre due cose, invece, le risparmio, perché sono proprio scemenze. Più precisamente è da dieci anni che voglio partecipare a un Mtv Day. Facendo i conti, dal momento che ho appena compiuto ventinove anni, sento questo desiderio da quando ho diciannove anni. Quest’anno, trovandosi l’Mtv Day a Milano, e per le ragioni che ho scritto, non sono potuto non andare. Anche perché il prossimo anno avrò trent’anni. E Mtv è qualcosa che appartiene ai miei vent’anni. Voglio dire che la decisione di partecipare all’MtvDay di sabato è stata presa dalla parte di me ancora ventenne, ed è stata avallata senza molti problemi dalla parte di me quasi del tutto trentenne. Già poche cose mi erano chiare, che è un modo per dire che di molte cose mi sfuggiva il senso, tra quelle che vedevo e che sentivo in Piazza Duomo quando sono arrivato. Invece, se avessi avuto vent’anni con ogni probabilità tutto quanto mi sarebbe sembrato… bum! Un concentrato di energia, adrenalina, sesso, giovinezza, spensieratezza, entusiasmo. E molto, molto altro ancora. Oggi tutte queste sensazioni si sono come appannate. Il prossimo anno, quando supererò la soglia dei trent’anni, io immagino, si appanneranno ancora di più. Non che non lo consideri un bene. Lo considero un bene. Significa, magari, che le mie energie si sono tutte quante raccolte, e operano tutte verso una direzione sola, e che io ho fortemente cercato, e poi forse significa che non è con gli strambotti, di natura rock o pop che siano, che posso impressionarmi. Credo oggi, anzi, di aver bisogno sopra ogni altra cosa di sfumature per provare emozioni. Ormai, ho imparato, sono le sfumature che contano, le sfumature che hanno un prezzo. E una volta imparato questo, tra l’altro, io credo, si diventa anche un poco più inaccessibili. Più chiusi. Più difficili. Una volta capito, per esempio, che c’è differenza tra un… un… un… Qualche esempio, però, credo non serva: un poco sappiamo tutti di cosa sto parlando. Credo, invece, che più di qualsiasi esempio valga un’immagine. Quando stavamo assieme, la mia ex ragazza aveva un modo particolare di accarezzarmi. Quando mi accarezzava un braccio, una gamba o la fronte, lo faceva usando soltanto un dito e faceva questo con un tocco lievissimo, pressoché impercettibile. Ora, è necessario sapere, che qualche anno fa – diciamo tre anni fa – le mie energie erano tanto raccolte verso una sola direzione, che praticamente tutto il resto restava al di fuori. Così, è facile comprendere perché la mia ex-ragazza accompagnasse la sua lievissima e pressoché impercettibile carezza sussurrandomi le parole: “Dove sei…? Dove sei…? Dove… sei…?”. Con questo non sto cercando di confessare che soffrissi di impotenza o il mio desiderio sessuale fosse diminuito. Grazie al Cielo, tutto funzionava e funziona bene, più che bene, ottimamente, da quelle parti. Ma, e credo che anche qui si sappia un poco tutti quanti di cosa sto parlando, il sesso non è soltanto una questione di pistoni, molle, materassi sventrati, brandine d’acciaio distrutte. E’, appunto, una questione di sintonia. Di testa. “Dove sei…? Dove sei…? Dove… sei…?”. Una questione di sfumature, appunto. Comunque, se mi sono presentato al Mtv Day – con la raccolta di racconti Scendi, Mosè di William Faulkner in una mano -, non posso dimenticare un altro motivo, che forse è in contraddizione con tutto quanto ho appena scritto, e cioè che, se è vero che sono le sfumature che mi fanno provare emozioni, è anche vero che ultimamente – diciamo negl’ultimi sei mesi – provo un godimento persino eccessivo nel sentire scorrere l’adrenalina dentro di me. Forse per questo vado più spesso al cinema. Perché non c’è confronto tra un film alla televisione – anche con uno schermo di quelli da molti pollici e un impianto audio che fa saltare i vetri delle finestre di casa – e un film visto al cinema. E non c’è confronto nel vedere gli artisti che si muovono dal vivo sul palco e vederli in televisione. Tra l’altro credo di aver scritto, senza rendermi conto, una specie di frase fatta. Comunque, mi sembra una verità. Sentire il basso di Saturnino che esplode delle casse ti avvolge di brividi. Vedere Jovanotti correre da una parte all’altra sul piancito del palco e avvicinarsi a te qualcosa dentro ti muove. Mi ha mosso qualcosa. I ragazzi attorno a me – eravamo radunati all’uscita della metropolitana più vicina al palco – impazzivano. Io stavo immobile, col mio libro stretto. Però i brividi, quelli li ho sentiti. Prima di Jovanotti, ho assistito a un pezzo dell’esibizione di Elio e Le storie tese. Devo dire, da Elio a Jovanotti, quei signori sono completamente pazzi quando salgono su un palco. E Jovanotti dal vivo rende molto di più. Da casa tutti quei balzi e quei movimenti mezzi epilettici, celentaneschi, non rendono – più o meno come da casa non rende il tocco di Saturnino sulle corde del basso, che dal vivo, invece, ti entra nelle vene: dal vivo è come se Saturnino ti strimpellasse tutte le vene del corpo, sul serio. C’erano ventimila persone che cantavano le canzoni di Jovanotti. Ventimila bocche. Ventimila memorie da dove si estraevano le parole dei testi di Jovanotti – da Tanto tanto tanto a Serenata Rap a Ragazzo Fortunato. E’ una cosa che mi ero dimenticata, con la poca televisione che guardo, i pochi giornali che leggo, e che un poco mi ha fatto fare delle riflessioni. Soprattutto in relazione all’intervista rilasciata da Jovanotti prima dell’esibizione. Durante l’intervista Jovanotti non ha fatto che usare le parole che userebbe il mio vicino di porta con la differenza che poi là fuori c’erano ventimila, trentamila lingue che battevano il suo nome sui palati, e quarantamila, sessantamila braccia che si alzavano a un suo cenno. D’accordo, la coglioneria del momento era colossale: ma era una coglioneria coinvolgente, e tutto sommato positiva. Sarebbe bello, io dico, che si potesse essere tutti positivamente coglioni così come lo è stato Jovanotti ieri all’Mtv Day. Voglio dire, io ho cominciato a frequentare l’ambiente letterario a ventidue, ventitre anni, quando ancora lavoravo in radio, e il processo di mtvizzazione era radicatissimo in me, forse all’apice, e questo ambiente letterario, che oggi mi piace proprio tanto, e che al netto di molte cose mi sembra il più vero possibile – poiché tutto quanto si fa quasi gratuitamente nell’ambiente letterario puoi incontrare persone che compiono gesti gratuiti di generosità, di bontà; il che implica che si possano incontrare anche persone che compiono gesti cattivi senza nessuna ragione al mondo, per capriccio, la malvagità vera, l’egoismo vero – all’epoca mi sembrava soffocante. Mi sembrava ci fosse da pigliare grosse sventole, e basta. Da uscirci a pezzi, e basta. Mi sembrava ci fosse solo fare la lotta, fare la lotta, fare la lotta. Invece, io, cresciuto a pane e Kitchen, e Sushi, e Mtv Day, e magari anche delle Sit-Com, e dei cartoni animati, mi trovavo nella fase di quel particolare rincoglionimento giovanile che vuole il mondo tutto luccicante e positivo e fatto di parole belle per se stessi e per gl’altri. E però ancora oggi – oggi che mi sono indurito parecchio – penso a questo come a un rincoglionimento santo e positivo. Penso che questo tipo di rincoglionimento sia la parte da salvare di Mtv – una specie di eredità. Un rinconglionimento che, d’accordo, se non te lo togli di dosso può essere letale – ma è la vita che insegna che le cose non sono come Mtv le mostra, se proprio non ci arrivi da solo –: ma anche vitale. La possibilità di recuperare un poco di quel rincoglionimento e di pensare che c’è della speranza nel mondo, che siamo nati un poco tutti quanti a cose grandi, e che c’è ancora la possibilità di dire parole buone per gl’altri e di non fare i vermi in ogni occasione. Insomma di recuperare un po’ di buona finzione. Credo che questo rincoglionimento positivo si trovi nella maggioranza dei blog che mi capita di visitare, nelle mie ricognizioni, dove tutti quanti si inviano sorrisi, si parlano con parole di felicità, di affettuosità, di serenità. Parole tutte queste che, invece, per i frequentatori dei lit-blog (è mia opinione che i lit-blog non siano blog e che i tenutari dei lit-blog non siano blogger) appaiono inesorabilmente per “quello che sono”: delle coglionerie. E invece un poco e un poco ci vogliono anche le coglionerie. Forse è la totale mancanza di quella coglioneria santa e positiva che rende l’ambiente letterario un po’ distante dalle maggioranza delle persone: non perché sia portavoce di un sapere esclusivo, e per pochi, o vai a sapere di chissà cos’altro, ma proprio perché i suoi interpreti mancano di questa coglioneria santa e positiva. Chissà che le cose non possano cambiare… Forse c’è una parte dentro di me, tutta ancora fortemente mtvizzata, che pensa che sì, che possa cambiare, che ci possa essere posto per disposizioni dello spirito accoglienti e non respingenti. Forse se i poeti grandi, ma anche meno grandi, del passato, avessero mentito di più, e fossero stati più cortesi, magari se la sarebbero passata meglio, e avrebbero scritto lo stesso grandi opere – del resto, loro Mtv non lo avevano, e nemmeno le SitCom e i cartoni animati. Tra l’altro i poeti del passato avrebbero regalato a noi interpreti una tradizione meno scomoda, e non soltanto di essere in odore di sociopatia, a fermarsi al difetto minore. Magari questo sarebbe il gesto di apertura che ci si aspetta e che cambierà le cose: non far pubblicare tutti, far dire la propria opinione a tutti; ma comportarsi cristianamente, mostrarsi vicini agl’altri, come gl’altri, senza esibire sempre una supposta distanza, e superiorità. Curiosamente l’ambiente letterario lo si può frequentare soltanto se ci si fa parte. Diventa respirabile se ci si fa parte. Diventa un bellissimo, splendido, e vero ambiente, se ci si fa parte. Le opere prodotte diventano straordinarie, se ci si fa parte (mentre prima sembrano soltanto cose piene di difetti o troppo superficiali o troppo profonde, mai comunque all’altezza di un qualcos’altro di precedente o che ci si fantastica un giorno potrà esistere). Forse, la via è l’mtvizzazione: se si trattassero bene i lettori e gli aspiranti scrittori che si fanno avanti nelle presentazioni e altrove, se ci si mostrasse vicini e partecipi, forse… Chissà. Che la soluzione sia questa per decongestionare il sistema? Fare come Jovanotti… Un po’ di cortesia. Di finzione. Di rincoglionimento santo e positivo. Oddio, volevo fare un resoconto della giornata di ieri, e mi è venuto fuori questo. E mi fermo, ché potrei continuare ancora a lungo.

Chiedo scusa se ho occupato tutto questo spazio in homepage, ma sono nuovo alla piattaforma wordpress e non riesco ancora a gestirla bene.
ho sistemato, Marco.
Ciao, Marcocandida. Mi è piaciuto il tuo post “candido”, la tua disposizione mentale verso il mondo. Anch’io sono profondamente del tuo avviso. Ci ho pensato tante volte al motivo per cui le persone hanno difficoltà ad essere cortesi, a fraternizzare, a condividere. La risposta che mi sono data? ” Poca leggerezza.” Si dimentica che la vita è una soltanto, ci si immedesima sempre troppo poco nell’altro, ci facciamo sempre poche domande, una soprattutto ” Come mi piacerebbe essere trattato? ” E agire di conseguenza, cominciare a fare quello che ci piacerebbe ricevere. Dov’è la convenienza? Non c’è. Soprattutto quando vedi che comportandoti così, tutti i giorni, come uno scellerato, la gente in generale ti piglia quasi per suonato. Ma per me è una filosofia di vita. E’ facile chiudersi nel proprio piccolo, rimuginare sui propri guai a oltranza, dimenticarsi del resto. Trovi l’impiegato acido, l’automobilista che ti frega il posto sotto il naso e quello che vuole per forza litigare perché la tintoria gli ha smarrito il golf e allora invade i blog con fuoco e fiamme. Ci si fa carico di tanti pesi morti, torti, arrabbiature, rancori covati, persino le mezze parole. Si accumula, quando sarebbe meglio disperdere e recuperare solo il meglio (il meglio del tuo avversario, anche, come di chiunque altro), la leggerezza di ogni giorno, come boccate di ossigeno. Io respiro molto bene. Mi piacerebbe che le persone che incontro ogni giorno respirassero con me. Condivisione. Senza tirarsela, che pare una cosa difficilissima di questi tempi. “Io sono”. Beh, siamo lo spazio che occupiamo, una manciata di anni e poi, via.
E poi?
Tu parli degli ambienti letterari -io dico tutti-, del “solo se ne fai parte”. Quest’ultima mi sembra una regola di una presunzione inaudita. Sono d’accordo con te che non dovrebbe pubblicare chiunque, ché anche questo è scandaloso. Ma dire la propria, sì. Se nessuno ti ascolta, ti isoli e muori. E prima di morire sprechi tempo ad incazzarti con chi ti capita a tiro, sempre. Un generatore di rabbia. Quindi dire la propria, sì. Imparando la gentilezza. Come? Forse con più esami di coscienza, tolleranza, generosità. Trovare la leggerezza nella pesantezza. E il credo religioso, non penso c’entri molto. E’ che tendiamo a complicare. Tutto qui.
p.s. Scusate la lunghezza ma Marcocandida, beh, mi ha teso fin troppo bene la mano.
Laura
Oddio, c’è un duplicato del mio commento! Signor Fabry, o chiunque ne abbia la possibilità, potrebbe fare qualcosa? Grazie.
Marco, mtv tratta bene aspiranti e pubblico perchè il vero spettacolo sono loro. Nessuna generosità, solo sfruttamento di pulsioni esibizionistiche. Come – mutatis mutandis – gli editori a pagamento.
Laura, tu dici “tutti gli ambienti” sono chiusi. Però l’ambiente letterario è aperto al pubblico. A differenza di molti altri ambienti. Ecco perché il paragone con l’ambiente del mondo dello spettacolo. 🙂 Valter, se ho capito bene cosa vuoi dire, anche le case editrici campano sul pubblico. Poi il “vero spettacolo” probabilmente è un insieme di attori e pubblico in sala. Se manca uno o l’altro non sè in presenza di un “vero spettacolo”.
non si è
Dal mio personalissimo punto di vista mtv è diventata interessante da un paio d’anni, da quando la pletora dei ‘danarosi in cerca di immagine’ che ruota intorno al circo è stata contaminata dal poker televisivo. Una riserva quasi sterminata di polli grassi e ben pasciuti con tante piumette da raccogliere nei momenti di magra. Per il resto mi astengo.
Blackjack.
Scusate gli errori nel nome al post precedente, ma ho in uso un solo braccio.
Blackjack.